Il Complesso del Buon Pastore a Roma: Architettura e Profonda Simbologia Cristiana

Il Complesso del Buon Pastore a Bravetta

A nord della Riserva della Valle dei Casali, in via di Bravetta, si erge il grande complesso edilizio del Buon Pastore.

Progettato dal famoso architetto Armando Brasini (1879-1965) e realizzato fra il 1929 e il 1943, il complesso era nato per ospitare un convento. Per il Buon Pastore, come pure per le altre sue realizzazioni fra le quali Ponte Flaminio e la chiesa del Sacro Cuore a piazza Euclide, Brasini intendeva ricreare uno stile monumentale che stupisse, rivolgendosi a esempi tratti dall'architettura di Roma. Originariamente destinato a ospitare la casa provinciale della congregazione delle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore di Angers, l'edificio fu in seguito adibito a ospedale e sanatorio militare.

Vista aerea o planimetria del Complesso del Buon Pastore a Roma

L’intero impianto è caratterizzato da un asse centrale che attraversa l’ingresso principale, il cortile e la chiesa a pianta centrale. Il cortile centrale dell’edificio, che si apre dopo l'arco di ingresso, è decisamente il più importante; è quello a cui Brasini ha dedicato una maggiore attenzione.

Il ritmo architettonico del cortile principale è dato, al piano terreno, da un portico perimetrale delimitato da colonne tuscaniche (colonne di stile dorico-etrusco) binate, sostenenti porzioni di trabeazione. Al di sopra sono disposti archi a tutto sesto in travertino che formano una cornice spezzata, mentre nel piano superiore si alternano finestre ad arco ed aperture circolari, con cornici michelangiolesche. Di fronte all’ingresso, un’ala convessa del portico preannuncia il portale d’ingresso della chiesa. Colonne corinzie binate a tutto tondo sorreggono una trabeazione mistilinea ed inquadrano un’ampia arcata sostenuta da un ordine minore di colonne tuscaniche.

Foto del cortile centrale del Complesso del Buon Pastore, con dettagli architettonici

La Ricca Iconografia del Buon Pastore

Il nome stesso del complesso di Bravetta, "Buon Pastore", affonda le sue radici in una delle più antiche e significative rappresentazioni iconografiche della fede cristiana. La nuova evangelizzazione, ripartendo dalle origini della fede cristiana, spesso si è avvalsa di simboli e immagini potenti. Tre reperti cristiani antichi, un tempo esposti nell'atrio dell'Aula Paolo VI in occasione della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi e curati dai Musei Vaticani, ben illustrano la profondità di questo tema.

Le Origini della Rappresentazione: Il Buon Pastore come Filantropia Divina

Uno splendido monumento, risalente alla fine del III o agli inizi del IV secolo d.C. e realizzato in marmo bianco (cm 100 x 36 x 27), proviene dal complesso delle catacombe di S. Callisto a Roma. Questo reperto fa parte di un gruppo di opere acquisite per liberalità del papa Clemente XIII Rezzonico (1758-1769), che le destinò alla collezione di antichità cristiane contenute nel Museo Sacro o Cristiano della Biblioteca Apostolica Vaticana, fondato nel 1756 per illuminata volontà di papa Benedetto XIV (1740-1758).

Le opere giunte al Museo furono opportunamente restaurate e integrate; le fronti dei sarcofagi istoriati furono spesso distaccate dalle casse integre ritenute inservibili in quanto prive di rilievi, anche per permetterne l'affissione alle pareti alte del Museo. Il restauratore Angelini descrisse così il suo intervento su un frammento di bassorilievo rappresentante la figura del Buon Pastore: "Essendomi capitato un pezzo di Fragmento di Bassorilievo rappresentante la figura del Buon Pastore è stato da me ristaurato [ ... ], ed essendo approvati li modelli si è eseguito il lavoro di Marmo, quale è stata ridotta ad una buona figurina di Proporzione palmi 4 ½ ed il tutto importa Scudi cento".

Osservando con attenzione l'opera, si può apprezzare, eliminando idealmente le aggiunte, la sagoma piuttosto bidimensionale della figura, coerente con la sua realtà di "bassorilievo", o più propriamente, d'altorilievo. Se la romantica figura della statuetta è allontanata dal nostro immaginario, non va invece sminuita la straordinaria valenza iconografica di tale opera.

Illustrazione del bassorilievo del Buon Pastore dalle catacombe di San Callisto

La raffigurazione di un pastore con un agnello sulle spalle, così come di scene genericamente pastorali, era assai diffusa nell'arte antica, riferita ad una pluralità di temi positivi, fra i quali il più significativo appare quello della filantropia (humanitas, in latino). Il dio Mercurio, infatti, ma anche l'eroe Ercole, conducevano pietosamente le anime dei defunti nell'aldilà, caricandosele sulle spalle come appunto un pastore porta un agnello.

I cristiani dei primi secoli trovarono del tutto naturale utilizzare queste stesse immagini artistiche per veicolare attraverso di esse un contenuto nuovo: la rivelazione di Gesù quale **Buono (e Bel) Pastore**, secondo le parole di Giovanni. L'immagine evangelica del Pastore richiama, a sua volta, uno dei temi più significativi della cultura biblica ebraica. Dio stesso, infatti, nell'Antico Testamento si rivela pastore del suo popolo (cfr. Ez 34; Sal 23) ed i profeti promettono che egli farà germogliare dal suo popolo un pastore di sua scelta, dal nome simbolico di Davide che esprime la regalità del Messia: "Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide-mio-servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide-mio-servo sarà principe in mezzo a loro" (Ez 34, 23-24).

Come Origene in Oriente, anche Ireneo di Lione (fine del II sec.) riprende la parabola sinottica del "buon pastore", quella cioè della pecorella smarrita. Proprio Ireneo, riprendendo un'immagine della lettera agli Ebrei (“ha fatto risalire dai morti il grande pastore delle pecore”: 13, 20), porta a pieno compimento la ricca simbologia del pastore, mostrando infine la sua ascesa (anabasis, in greco), la sua risalita dai morti, la Risurrezione: "dopo essere disceso per noi nelle profondità della terra per cercarvi la pecorella smarrita [ ... Ecco per qual motivo il simbolo pagano della filantropia poté ben esprimere la filantropia di Dio, rivelata in Cristo: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).

Il Buon Pastore e il Collegio Apostolico: Evoluzione Teologica

Un'ampia fronte di sarcofago, datata circa 375-400 d.C. e realizzata in marmo bianco (cm 60 x 221 x 11), proviene dal Cimitero di Ciriaca (o S. Lorenzo) e successivamente fu custodita nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, poi a Santa Maria Nuova (S. Francesca Romana), e dal 1757 nel Museo Cristiano di Benedetto XIV, per giungere infine nel 1854 al Museo Pio Cristiano.

Questa fronte, oggi isolata dalla cassa originaria e priva del coperchio, è interamente ornata di rilievi: al centro è la figura di Cristo, con il volto apollineo nimbato, raffigurato come "buon pastore" in atto di carezzare alla sua destra un agnello. Ai suoi fianchi si dispongono, su ciascun lato, due teorie di sei personaggi virili in tunica e pallio, variamente atteggiati (gli apostoli, fra cui si distinguono, a destra e a sinistra di Cristo, i tratti fisionomici di Pietro e di Paolo) e, ai loro piedi, di sei agnelli, comprendendo il primo alla destra di Cristo.

Al di là del sostrato sociale, è il pensiero teologico della comunità stessa - che si fa più approfondito e sistematico - a manifestarsi nelle opere d'arte prodotte nel suo seno. Se le scene pastorali e l'immagine già "pagana" del pastore crioforo ("che porta un agnello") avevano popolato le fronti dei sarcofagi fra la metà del III e il primo IV secolo, veicolando - in un passaggio interculturale di sorprendente naturalezza - la figura evangelica del Buon Pastore, qui invece la figura di Cristo, Buon Pastore, torna al centro della raffigurazione.

Il suo volto umano, prestatogli dal fallace dio della bellezza e dell'eloquenza, ne manifesta la natura celeste, così come il nimbo circolare, mutuato proprio in quegli anni dall'iconografia pagana. I Dodici appaiono, infatti, raffigurati canonicamente in sontuose vesti, in gesto di acclamazione o di adlocutio, o semplicemente reggenti un rotolo, tutti rivelandosi "discipuli" in dialogo con il loro "magister".

Schema o foto della fronte del sarcofago con Cristo Buon Pastore e apostoli/agnelli

Ma è qui la sorpresa: il Maestro che altre raffigurazioni sugli stessi sarcofagi ci hanno abituato a riconoscere in una figura ugualmente e riccamente panneggiata si presenta qui invece umilmente vestito da pastore, con la sua tunica corta e la mantellina abbottonata sulle spalle. Anzi, egli mostra di accarezzare il primo di una serie di dodici agnelli, i quali, posti ai piedi degli apostoli, si manifestano non altro che immagine ribadita degli apostoli stessi, in quella che è forse la più comune delle "sostituzioni zoomorfe" paleocristiane, che traducono in simbolici animali i personaggi biblici (si pensi al Gesù pesce, o appunto agnello; agli apostoli agnelli o altrove colombe, eccetera).

Sul nostro sarcofago si è dunque operata la fusione di due diverse tipologie iconografiche: il collegio apostolico presieduto dal Maestro "filosofo" e gli agnelli/apostoli che si volgono all'agnello/Cristo. Se la missione degli apostoli è quella di pascere il gregge affidato loro dal Signore (cfr. 1 Pt 5, 2) ammaestrando i fedeli nella verità del suo Vangelo, è pur vero che questo munus pastorale deriva loro dall'ufficio di Gesù stesso, "il pastore supremo" (1 Pt 5, 4), il Buon Pastore appunto raffigurato al centro (cioè a capo) di questo collegio.

Pietro, il corifeo degli apostoli, come il Vangelo rivela in più punti e come l'iconografia sottolinea ponendolo come primo alla destra del Signore, viene esplicitamente indicato come l'agnello/pastore degli altri agnelli/pastori suoi compagni. Si osservi, infine, alla sinistra di Cristo, la presenza di Paolo, che ha ormai sostituito nell'iconografia l'apostolo traditore, imponendosi nell'immaginario ecclesiale sul Mattia degli Atti. I pastori che accarezzano gli agnelli alle estremità della fronte del sarcofago chiudono, infine, la raffigurazione (anche come pendant iconografico del Cristo/pastore centrale) e forniscono la chiave interpretativa ultima per le due teorie di apostoli: essi sono infatti "inviati" (come dice il loro nome) a pascere il suo popolo con amore, e ascoltano dal loro grande "pastore" l'invito che costituisce l'explicit del Vangelo di Matteo: "Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi [ ... ]. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.

La Nave della Chiesa: Un Simbolo di Guida e Salvezza

Un piccolo frammento del coperchio di un sarcofago, risalente circa 325-350 d.C. e realizzato in marmo bianco (cm 20 x 46 x 7,5), di provenienza sconosciuta, fu riutilizzato quale elemento murario a Spoleto, località Apostoli, e infine donato al Museo Pio Cristiano da Natalia Ferraioli de Rossi nel 1931.

Questo frammento si ricollega alle tante raffigurazioni marine frequenti nell'arte antica greco-romana, e spesso utilizzate nella decorazione dei sarcofagi. La nave si muove su un mare mosso da onde, mentre a destra si vede a malapena una superstite porzione del basamento di un faro.

Disegno o foto del frammento di sarcofago raffigurante la nave della Chiesa

La generica nave che appare su tanti sarcofagi e iscrizioni antiche riceve dunque, su questo frammento, la sua più vera identità: essa rappresenta, infatti, la Chiesa, la quale, come la barca della tempesta sedata (cfr. Mc 4, 35-41), è guidata e salvata da Cristo. All'inizio delle sue Omelie, nella lettera indirizzata a Giacomo (14, 1), anche l'autore delle Pseudo-Clementine afferma che "il corpo intero della Chiesa somiglia ad una grande nave, che trasporta in una violenta tempesta uomini di provenienze lontane".

Gli evangelisti che sospingono la barca guidata da Cristo, non possono infatti che riferirsi all'invito che Gesù rivolge ai suoi al termine del racconto evangelico: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura."

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