Le Virtù Teologali nel Catechismo

Le virtù teologali rappresentano un orizzonte alto e profondo per la vita cristiana: fede, speranza e carità, o amore. Sono definite teologali perché hanno la loro origine direttamente in Dio, a Lui appartengono e a Lui si attribuiscono, e per noi uomini costituiscono la via con cui raggiungerlo. Spesso, fede, speranza e carità vengono considerate come semplici abitudini di religiosità o generosità quotidiana, ma questa visione si discosta dal loro significato più profondo e dalla loro natura di virtù teologali.

Il cristiano non è un eroe che compie il bene attraverso uno sforzo titanico, ma un umile discepolo che cammina dietro a Gesù. Le virtù teologali sono un dono che deve essere chiesto quotidianamente al Signore e sono il grande antidoto all'autosufficienza.

Origine e Significato delle Virtù Teologali

Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina. Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio e dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Esse fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano, informando e vivificando tutte le virtù morali. Sono infuse da Dio nell'anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell'azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell'essere umano. Tre sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.

Il Catechismo chiarisce che la virtù è una costante disposizione dell'anima a fare il bene. Esistono virtù naturali, acquisite tramite la ripetizione di atti buoni (come le virtù morali), e virtù soprannaturali, che non possiamo acquisire o esercitare con le sole nostre forze, ma ci sono donate da Dio. Queste ultime sono le virtù proprie del cristiano, chiamate teologali o divine, perché hanno Dio stesso come oggetto e motivo.

La Fede: Assenso a Dio e alla Sua Verità

La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo in Dio e a tutto ciò che egli ci ha detto e rivelato, e che la Chiesa ci propone da credere, perché egli è la stessa verità. Con la fede «l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente». È la forza con la quale diamo il nostro assenso a Dio, ne riconosciamo la verità e ci leghiamo personalmente a Lui. Il credente cerca di conoscere e di fare la volontà di Dio, poiché "il giusto vivrà mediante la fede" e la fede viva "opera per mezzo della carità".

Il dono della fede rimane in colui che non ha peccato contro di essa, ma "la fede senza le opere è morta". Il discepolo di Cristo non deve soltanto custodire la fede e vivere di essa, ma anche professarla, darne testimonianza con franchezza e diffonderla. Tutti devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini, e a seguirlo sulla via della croce attraverso le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa. Il servizio e la testimonianza della fede sono indispensabili per la salvezza. Ciò che Dio ha rivelato e ci propone a credere per mezzo della Chiesa si conserva nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Solo la Chiesa può con autorità farci conoscere interamente e nel vero senso le verità contenute nella Scrittura e nella Tradizione, poiché a lei sola Dio ha affidato il deposito della Fede e ha inviato lo Spirito Santo che continuamente l'assiste, affinché non erri.

Non basta credere in generale le verità rivelate da Dio, ma alcune, come l'esistenza di Dio rimuneratore e i due misteri principali, si debbono credere anche con espresso atto di fede.

Icona raffigurante la Fede cristiana

La Speranza: Fiducia nelle Promesse Divine

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo. È la forza che ci fa volgere costantemente lo sguardo verso l'essenza del nostro essere sulla terra, ovvero lodare e servire Dio. È fiducia in ciò che Dio ha promesso già dalla creazione, attraverso i profeti e, in modo particolare, in Gesù Cristo.

Per sant'Agostino, sperare significa credere nell'avventura dell'amore, aver fiducia degli uomini, compiere il salto nell'incerto e affidarsi completamente a Dio. La virtù della speranza risponde all'aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini, le purifica per ordinarle al regno dei cieli, salvaguarda dallo scoraggiamento, sostiene in tutti i momenti di abbandono e dilata il cuore nell'attesa della beatitudine eterna.

La speranza cristiana si sviluppa fin dagli inizi della predicazione di Gesù, nell'annuncio delle beatitudini. Le beatitudini elevano la nostra speranza verso il cielo come verso la nuova Terra promessa; ne tracciano il cammino attraverso le prove che attendono i discepoli di Gesù. Per i meriti di Gesù Cristo e della sua passione, Dio ci custodisce nella speranza che "non delude". La speranza è l'«ancora della nostra vita, sicura e salda», un'arma che ci protegge nel combattimento della salvezza, e ci procura la gioia anche nella prova. Possiamo, dunque, sperare la gloria del cielo promessa da Dio a coloro che lo amano e fanno la sua volontà. In ogni circostanza ognuno deve sperare, con la grazia di Dio, di perseverare sino alla fine e ottenere la gioia del cielo, quale eterna ricompensa di Dio per le buone opere compiute con la grazia di Cristo. Nella speranza la Chiesa prega che "tutti gli uomini siano salvati".

Immagine simbolica della Speranza cristiana

La Carità: L'Amore Divino e Verso il Prossimo

La carità è la virtù soprannaturale per cui amiamo Dio per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi medesimi per amor di Dio. Gesù fa della carità il comandamento nuovo. Amando i suoi "sino alla fine", egli manifesta l'amore che riceve dal Padre. Amandosi gli uni gli altri, i discepoli imitano l'amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore».

L'amore, affermava san Francesco di Sales, è una virtù meravigliosa: è al tempo stesso mezzo e scopo, movimento e fine, la via che guida a lui stesso. Non c'è bisogno di nessun artificio per amare, ma solo di amare, come si impara il liuto suonandolo e la danza danzando. La carità, frutto dello Spirito e pienezza della Legge, osserva i comandamenti di Dio e del suo Cristo. Cristo è morto per amore verso di noi, quando eravamo ancora "nemici". Il Signore ci chiede di amare come lui, perfino i nostri nemici, di farci prossimo del più lontano, di amare i bambini e i poveri come lui stesso.

L'Apostolo san Paolo ha dato un ineguagliabile quadro della carità: «La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità». Se non avessi la carità, dice ancora l'Apostolo, "non sono nulla". E tutto ciò che è privilegio, servizio, perfino virtù senza la carità, «niente mi giova». La carità è superiore a tutte le virtù.

L'esercizio di tutte le virtù è animato e ispirato dalla carità. Questa è il "vincolo di perfezione", è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è sorgente e termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità umana di amare. La pratica della vita morale animata dalla carità dà al cristiano la libertà spirituale dei figli di Dio. «Il compimento di tutte le nostre opere è l'amore. Qui è il nostro fine; per questo noi corriamo, verso questa meta corriamo; quando saremo giunti, vi troveremo riposo».

Raffigurazione della Carità, con riferimento all'amore verso Dio e il prossimo

Virtù Teologali e Morali: Interconnessione

Le virtù soprannaturali, e specialmente la fede, la speranza e la carità, si chiamano teologali o divine, perché hanno Dio stesso per oggetto e per motivo. Noi riceviamo le virtù soprannaturali insieme con la grazia santificante, per mezzo dei sacramenti o per l'amore di carità, e le esercitiamo con le grazie attuali dei buoni pensieri e delle ispirazioni con cui Dio ci muove e ci aiuta in ogni atto buono. Tra le virtù soprannaturali la più eccellente è la carità, perché è inseparabile dalla grazia santificante, ci unisce intimamente a Dio e al prossimo, ci muove alla perfetta osservanza della Legge e a ogni opera buona, e non cesserà mai: in essa sta la perfezione cristiana.

Le virtù morali crescono per mezzo dell'educazione, di atti deliberati e della perseveranza nello sforzo. Le principali virtù morali sono la religione, che ci fa rendere a Dio il culto dovuto, e le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Queste ultime sono così chiamate perché sono il cardine, cioè il sostegno delle altre virtù morali. Esse rendono onesti nel vivere.

L'Esercizio delle Virtù

Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità molte volte nella vita, e, in particolare, quando abbiamo tentazioni da vincere o importanti doveri cristiani da compiere, e nei pericoli di morte. È bene fare spesso atti di fede, di speranza e di carità, per conservare, accrescere e rafforzare virtù tanto necessarie, che sono come le parti vitali dell'«uomo spirituale». Dobbiamo fare atti di fede, di speranza e di carità col cuore, con la bocca e con l'opera, dandone prova nella nostra condotta.

  • Prova della fede: si dà confessandola e difendendola, quando occorra, senza timore e senza rispetto umano, e vivendo secondo le sue massime: "la fede senza le opere è morta".
  • Prova della speranza: si dà non turbandosi per le miserie e contrarietà della vita, e nemmeno per le persecuzioni; ma vivendo rassegnati, sicuri delle promesse di Dio.
  • Prova della carità: si dà osservando i comandamenti ed esercitando le opere di misericordia, e se Dio chiama, seguendo i consigli evangelici.

I consigli evangelici, come la povertà volontaria, la castità perpetua e l'ubbidienza perfetta, sono esortazioni che Gesù Cristo fece nel Vangelo ad una vita più perfetta, mediante la pratica di virtù non comandate.

Le sette virtù fondamentali della vita cristiana - LA FEDE - don Massimo Malfer

I Doni dello Spirito Santo e le Beatitudini

La vita morale dei cristiani è sorretta dai doni dello Spirito Santo. I sette doni dello Spirito Santo sono la sapienza, l'intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio. Appartengono nella loro pienezza a Cristo, Figlio di Davide. Essi completano e portano alla perfezione le virtù di coloro che li ricevono. I frutti dello Spirito sono perfezioni che lo Spirito Santo plasma in noi come primizie della gloria eterna.

Gesù Cristo ha raccomandato in particolare alcune virtù morali, chiamando, nelle otto Beatitudini evangeliche, beato chi le esercita. Le Beatitudini sono:

  1. Beati i poveri in spirito, perché di questi è il regno dei cieli.
  2. Beati i mansueti, perché questi erediteranno la terra.
  3. Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.
  4. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
  5. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
  6. Beati i mondi di cuore, perché vedranno Dio.
  7. Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
  8. Beati i perseguitati per amor della giustizia, perché di questi è il regno dei cieli.

Gesù Cristo disse beate, contrariamente all'opinione del mondo, le persone umili e tribolate, perché avranno premio speciale da Dio, e ci insegnò ad imitarle, senza curare le fallaci massime del mondo. Coloro che seguono le massime del mondo non possono essere veramente felici, perché non cercano Dio, loro Signore e loro vera felicità; e così non hanno la pace della coscienza, e camminano verso la perdizione.

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