Introduzione a Belmonte Mezzagno
Belmonte Mezzagno è un piccolo paese con una storia affascinante, la cui fondazione risale alla metà del Settecento, più esattamente al 1752, per volere di Giuseppe Ventimiglia Principe di Belmonte. Tuttavia, l'area era sede di un feudo da molto più tempo, come attestato da un documento del 1439, il testamento di Pietro di Afflitto, che lasciava ai suoi eredi il feudo di Menzagno. Questo feudo rimase a lungo tra le proprietà della famiglia Afflitto, passando poi ai Ventimiglia quando Ninfa d'Afflitto sposò Francesco Ventimiglia.
Il nome del paese ha una sua storia peculiare. La prima parte, Belmonte, deriva dal pizzo Belmonte che sovrasta il paese. Sul secondo nome, Mezzagno, esistono diverse ipotesi: potrebbe riferirsi a un preesistente casale di origine araba, all'usanza dei contadini di pagare al Principe "mezz'agno" (la metà di un agnello), o significare "terra di mezzo", collocata tra diverse valli o a mezza altezza. Il paese si chiamò Mezzagno fino al 1776, poi solo Belmonte, e dal 1864, assunse definitivamente il nome di Belmonte Mezzagno.
Posizione Geografica
Belmonte Mezzagno si trova in una splendida posizione, quasi come un anfiteatro naturale, circondato da colline e rilievi montuosi. A sud-ovest si erge Pizzo Neviera, a est le colline delle Montagnole e a nord Monte Santa Caterina. Storicamente, l'unico accesso al paese era garantito da una stretta mulattiera che, attraversando la valle detta "la Scala", collegava Belmonte a Palermo. La storia di Belmonte, quindi, inizia precisamente il 18 aprile 1752, quando Giuseppe Emmanuele Ventimiglia e Statella, principe di Belmonte, ottenne dal re la “licentia populandi”.

La Storica Villa Belmonte
Origini e Progettazione
La Villa Belmonte, commissionata da Giuseppe Ventimiglia, principe di Belmonte, fu edificata ai margini della borgata dell’Acquasanta, ai piedi di un costone roccioso del Monte Pellegrino. La sua posizione è descritta dall’abate Giovanni Meli come "supra di una eminenza o sia d’una falda di muntagna chi sporgi sinu ad un picciulu crateri di mare nominatu l’Acqua Santa". Acquistata nel 1799, la proprietà originaria comprendeva anche l’area dove oggi sorge il complesso della Villa Igiea.
I lavori della villa iniziarono immediatamente e furono affidati a Giuseppe Venanzio Marvuglia, affiancato dal figlio Alessandro Emanuele. Successivamente, collaborò al progetto anche Giovanni Battista La Licata, noto come Fra Felice. I lavori si conclusero nel 1809 e videro la partecipazione di numerosi artisti responsabili delle decorazioni degli edifici e del parco.

Caratteristiche Architettoniche e Paesaggistiche
La villa, progettata dal Marvuglia, aveva originariamente un’estensione molto più ampia, giungendo fino al mare. Il parco copriva una superficie di 130.000 mq e si sviluppava gradualmente dal mare fino a un risalto roccioso sul fianco meridionale del Monte Pellegrino. L’impianto originale era configurato secondo il gusto paesaggistico in voga tra il Settecento e l'Ottocento, specialmente nelle aree marginali, dove la vegetazione si adattava all’orografia del luogo, integrando diversi manufatti d’arredo peculiari.
Nella parte più alta del parco si trovavano due elementi distintivi: il caffeaus a forma di “Tempietto di Vesta”, a pianta circolare, ispirato all'immagine del tempio tiburtino e decorato all’interno con affreschi pompeiani di Francesco La Farina; e, sulla “Montagnola”, il Kaffeehaus neogotico a pianta ottagonale, progettato da Alessandro Emanuele Marvuglia.
Un altro elemento interessante era la falsa rovina di un tempietto circolare situato sulla scogliera di fronte al mare, oggi ricompresa nell’area del Grand Hôtel Villa Igiea. Altri edifici di servizio alla villa e al parco includevano i cosiddetti “corpi bassi”, la cappella, la vaccheria e la “Cavallerizza”.

Gli Orti e gli Arredi del Parco
Le aree pianeggianti adiacenti alla villa erano sistemate a parterres regolari. Quello sul lato nord era delimitato da una bassa vasca semiellittica con un ninfeo roccioso e da cippi di marmo, ornato da un busto femminile e sedili di pietra. L’altro, a sud, era caratterizzato da una vasca circolare in marmo, sorretta da quattro teste leonine innestate su zampe, e accessibile tramite una scalinata affiancata da due conche in marmo con piedi di leoni. Tutte queste opere scultoree sono attribuite a Francesco Quattrocchi. Degna di nota è anche la recinzione d’ingresso, con cippi sormontati da canopi di foggia egizia, civette e sfingi, anch’esse realizzate da Quattrocchi.

L'Evoluzione e i Cambiamenti nel Tempo
Nel 1844, la Villa Belmonte fu trasformata nel “Belmonte Hôtel”. Nella seconda metà dell’Ottocento, l’area del parco prospiciente il mare, che includeva la falsa rovina di un tempietto circolare, venne ceduta all’ammiraglio Cecil Downville. Quest'area, divenuta di proprietà di Ignazio Florio alla fine del secolo, ospitò inizialmente un sanatorio, poi trasformato e ampliato nel 1903 nell’attuale Grand Hôtel Villa Igiea, opera di Ernesto Basile.
Nel 1947, la Villa divenne proprietà dello Stato e fu destinata a ospitare iniziative di carattere sociale. Nel 1966, ciò comportò la costruzione di un blocco edilizio per un collegio femminile, in sostituzione di un corpo di servizio originale. Più di recente, la struttura ha ospitato l’Istituto Materno Infantile (IMI) dell’Università di Palermo.
Patrimonio Botanico
La villa e il suo parco vantano un notevole patrimonio botanico. Si segnala la presenza di un uliveto, affiancato da una varietà di essenze arboree come tigli, cipressi, salici, pini, palme e tasso. Questa diversità contribuisce alla bellezza e al valore paesaggistico dell'intera area.
Riferimento bibliografico: Mazzola P., Domina, G. Mineo, C. Alliata, Il parco della Villa Belmonte all’Acquasanta. Analisi del patrimonio floristico e ipotesi di restauro, in “Quaderni di botanica ambientale applicata, 17/2, 2006, pp.