L'Italia offre una ricchezza di itinerari che spaziano dai luoghi di profonda spiritualità, come gli eremi, a complesse esplorazioni naturali, come le vie carsiche caratterizzate da pozzi e gallerie. Questo articolo esplora diverse di queste destinazioni e percorsi, offrendo dettagli su luoghi di meditazione, avventura e meraviglie naturali.
Eremi e Percorsi Storici
Nella regione Abruzzo, in particolare nel Parco Nazionale della Majella, si concentrano borghi di rilevanza storica mondiale e due eremi di straordinaria bellezza, incastonati in paesaggi montani.
L'Eremo di San Bartolomeo in Legio
Il più spettacolare è senza dubbio l'eremo di S. Bartolomeo in Legio, incastonato nella parete a strapiombo del vallone di S. Spirito. Il romitorio fu ricostruito intorno alla metà del XIII secolo dal futuro Papa Celestino V, che vi dimorò per un breve periodo (dal 1274 al 1276). Ogni anno, nella giornata del 25 Agosto, numerose compagnie di pellegrini si recano sul posto per assistere alla messa in onore del Santo, celebrata all'alba, e bere l'acqua miracolosa che sgorga dalla roccia. Dall'eremo di S. Bartolomeo si può proseguire su un sentiero che, attraversando il vallone di Santo Spirito, conduce in poco più di mezzora all'interessante area archeologica della Valle Giumentina, uno dei principali siti abruzzesi del Paleolitico Inferiore, situata nel territorio comunale di Abbateggio (uno dei "Borghi più belli d'Italia"). Nella zona si ha anche la possibilità di ammirare la capanna a "tholos" più grande, nonché l'unica edificata su due piani, tra le centinaia che costellano la suggestiva Majella pescarese.

L'Eremo di Santo Spirito a Majella
Altro luogo suggestivo è l'eremo di S. Spirito a Majella (antecedente l'anno Mille), il più grande e famoso dei numerosi romitori disseminati sul gigantesco massiccio montuoso che il Petrarca definì "Domus Christi". Nelle vicinanze dell'eremo, lungo la ripida strada che conduce ai 1.995 m. della Majelletta, il territorio è costellato di caratteristiche capanne in pietra a secco, simili a "tholos", utilizzate dai pastori per il rifugio degli armenti. Il raggruppamento più spettacolare (capanne e stazzi) si incontra in località Colle della Civita.
L'Eremo di Sant'Onofrio
A Serramonacesca, situata nel Parco Nazionale della Majella, si trova il suggestivo eremo di S. Onofrio (XI-XIV sec.). Questa località custodisce anche la storica abbazia benedettina di San Liberatore a Majella (IX-XI sec.), che presenta un pregevole pavimento a mosaico del '200 ed affreschi del XII sec., oltre ai ruderi della fortezza di Castel Menardo (XII-XIV sec.). Il fiume Alento, nelle immediate vicinanze dell'abbazia, contribuisce a rendere ancora più straordinari questi luoghi.
L'Eremo di Camaldoli
Per gli appassionati di cicloturismo, un itinerario impegnativo conduce a Camaldoli e poi all’Eremo, situato a 1100m di altitudine, con una prosecuzione in salita fino a 1200m.
Esplorazioni Carsiche nelle Apuane: La Via dei Pozzi e Pozzetti
Le Apuane, celebri per la loro speleologia, hanno visto la mitica giunzione Antro del Corchia-Abisso Fighiera che, negli anni ’80, fece diventare il monte Corchia la sede del complesso carsico più grande d’Italia. La giunzione fu il coronamento di una lunga ricerca iniziata nella seconda metà degli anni ’70, coinvolgendo numerosi speleologi di diversi gruppi. Furono i Piemontesi a completare la giunzione, mentre i Lucchesi, pur non riuscendo nell'impresa, ottennero comunque importanti scoperte. Le cronache dei Fiorentini sono letture appassionanti per chi pratica la speleologia, e per i frequentatori abituali del Corchia, quei racconti generano un grande fascino e il desiderio di visitare quelle regioni remote.
Il Percorso Iniziale: Dal Serpente alla Galleria dell'Iris
Un tipico programma di esplorazione prevedeva un'uscita tranquilla con l'obiettivo di raggiungere il campo base dei Fiorentini, per poi pernottare e rientrare la domenica mattina. Dall’ingresso del Serpente, superata una stretta "buca da lettere" di 5 metri in discesa, si arriva, seguendo la frattura, alla sommità del pozzo Empoli, di circa 30 metri. Sceso il quale, si segue la galleria turistica fino al bivio per il Ramo del Fiume, dove si abbandona la passerella d’acciaio. Si prosegue tra i massi, superando un saltino sempre armato e, dopo un po’, si giunge in una grande sala dal fondo sabbioso che immette nel fiume Vianello. Si segue il corso del fiume in risalita, mantenendosi in alto sulla sinistra. Le prime sezioni, quali la “buca da lettere”, il Pozzo Empoli e le passerelle del turistico, sono percorsi noti e ripetuti decine di volte. Tuttavia, l'esperienza rivela la trasformazione della grotta: negli anni ’70 le passerelle non esistevano, e il percorso era puramente "grotta", come ricordano le corde fisse, ormai in disuso, agganciate alle pareti. La vera "grotta" inizia scavalcando la passerella e dirigendosi verso il fiume, attraverso una zona di crollo e un saltino armato, per poi entrare in una breve galleria che conduce a una sala che, in piena, si trasforma in un lago. Risalendo il fiume, si arriva al traverso che porta alla base del pozzo della Fangaia: 50 metri di risalita in un ambiente enorme e maestoso, amplificato dal fragore della cascata che scende lateralmente. Superata la Fangaia e un tratto quasi orizzontale assicurato con una corda, si giunge, dopo un saltino in discesa, nella bellissima Galleria dell’Iris, una condotta attiva facilmente percorribile. Sulla sinistra si trova uno spiazzo sabbioso e, in corrispondenza di una curva a destra, una cascata. Si notano grandi cenge di conglomerato molto sottili, percorribili senza problemi. In fondo alla galleria, una corda sospesa introduce al Pozzo delle Pisoliti, un salto di 30 metri nel vuoto. Risalito questo e superato un traverso, un saltino in discesa porta a un punto di arrivo d’acqua. La Galleria dell’Iris è suggestiva per i giochi d’acqua, le cascate e le nicchie sabbiose; una di queste ospitava il “Fort Fighiera”, ora un cumulo anonimo di sabbia, ma la sua storia di fortino costruito dai Romani di passaggio rimane vivida. Il Pozzo delle Pisoliti, che si affaccia sulla Galleria Quadrata, ha una partenza a pendolo che lascia sospesi nel vuoto, sempre con il fragore della cascata in sottofondo.
Speleologia Toscana "Grotta M.Minoletti - San Giorgio e il Masso" Esplorazioni 2006 Forno (Ms)
La Forra di Tuchulcha e la Saletta del Pipistrello
Terminata la salita, si entra nel vivo della forra di Tuchulcha, che inizialmente si presenta come un facile percorso tra le rocce che accolgono il torrente. Si prosegue in salita fino a un traverso che conduce a una grossa colata calcitica, oltre la quale si individua una corda che segnala il pozzo della Colata. La parte successiva della forra è più impegnativa, richiedendo l'utilizzo degli appoggi sulle pareti e un po’ di opposizione con le mani. Quando la corda di sicura scompare e la forra si allarga, è il momento di abbandonarla e arrampicarsi sulla sinistra per raggiungere un cunicolo che immette in una saletta ricca di concrezioni e colonne: la Saletta del Pipistrello, un piccolo nodo da cui si diramano diversi percorsi. La progressione, sebbene non semplice, non presenta difficoltà insormontabili, evocando l'impegno dei primi esploratori che percorrevano la forra senza corde di sicura per prevenire il “pirataggio” dei Rami da parte di gruppi rivali. Dopo aver superato il Pozzo della Colata e aver prestato attenzione agli appoggi, si giunge a un punto dove la progressione diretta è impossibile. Individuata la via, si sale sulla sinistra verso la Saletta del Pipistrello, un ambiente molto concrezionato e splendido. Dopo aver superato questo ambiente, si accede a un'altra forra, di dimensioni maggiori.
La Galleria Roversi e i Pozzi Superiori
Dopo la Saletta del Pipistrello si apre la grande e bellissima Galleria Roversi. Inizialmente, si presenta come un ambiente di crollo, richiedendo di procedere accovacciati per qualche metro. Successivamente, si apre una bella forra e, dopo una curva a destra in corrispondenza di un incrocio tra due faglie, una grande galleria obliqua facilmente percorribile. Seguendo la galleria fino a un bivio apparente, con scritte sulle pareti, si deve prendere a destra, dove un altro tratto in forra porta alla base di un saltino. Oltre, si trova una saletta dalle pareti fangose e una corda. La progressione riparte, addentrandosi in tratti nuovi per tutti, percorrendo la Galleria Roversi sui massi e poi in opposizione tra le lame delle pareti, fino a che la galleria diventa comoda. Ci si imbatte in un bivio con due rami: una scritta arancione “Olonnese Volante” di fronte e un simbolo indecifrabile sulla parete destra. Nonostante la logica suggerisca di andare a destra, una scritta sulla parete sinistra indica: “Black and White - Fighiera”, generando perplessità. Si consulta il rilievo, che non segnala bivi in quel punto. Tentando a sinistra, si trova un pozzetto da risalire sotto un forte stillicidio, che sembra stringere. Controllando il ramo a destra, si scopre un'altra forra da percorrere in spaccata, dotata di corda di sicura, sebbene sia consigliabile non utilizzarla per la progressione. Oltre la forra e un saltino, si trova una saletta e una corda. Ricordando le descrizioni, si riconoscono le pareti fangose della saletta che precede il Pozzo del Tetto. Il Pozzo del Tetto, di 17 m, inizia con un pendolo alla base. Dopo frazionamenti, si raggiunge la cima, dove si scavalca una lama con l'aiuto di una corda fissa di sicura. Un saltino in discesa introduce a un'altra saletta: quella del Pozzo dell’Omo, di 13 m. Utilizzando la corda in loco, si risale un meandro. Dopo pochi metri, un grosso masso segna un bivio, con la prosecuzione normale a sinistra. Rassicurati dal ritrovamento della via, si superano rapidamente il Pozzo del Tetto, il saltino in discesa, il traverso e il Pozzo dell’Omo, ritrovandosi nel meandro superiore, dietro un grosso masso, al bivio per il Ramo del Sole.
La Galleria di Damocle e la Sala delle Cattedrali
Al bivio del Ramo del Sole si gira a sinistra. La via è contraddistinta da lame concrezionate sul soffitto, da cui prende il nome la Galleria di Damocle, una galleria fossile. Al termine, in una saletta, inizia l’ennesimo pozzetto (pozzo del Meandro, di 10 m). Continuando a salire attraverso saltini e pozzetti, si raggiunge il Pozzo dei Tre Spit, che segna la fine delle corde per un tratto. La via è ormai chiara. Al bivio del Ramo del Sole c’è un po’ d’acqua, poi il meandro è fossile fino al primo pozzetto, da risalire. Dopo un controllo veloce agli armi, e un piccolo saggio, si procede in salita (sempre con prudenza, data la condizione dei materiali). Un frazionamento esposto precede l'attacco del pozzo, e poi le corde terminano. Si arriva così alla Galleria in Salita, un ambiente grande e facilmente arrampicabile, dove si può fare il punto della situazione e scattare alcune foto. La galleria continua a salire, inizialmente tra i massi, poi in un ambiente concrezionato, offrendo ulteriori opportunità fotografiche. La galleria in salita termina dietro un masso. Oltre questo, un pozzo: è il Pozzo della Traversata. Superato, un altro breve meandro conduce in una saletta sabbiosa parzialmente allagata a causa del forte stillicidio, la Sala delle Cattedrali. La curiosità guida l'esplorazione, non la fretta, poiché ci sono molte meraviglie da osservare. La sala del Pozzo della Traversata, ad esempio, è molto bella, con la corda che invita a un altro pendolo per salire. Un terrazzino richiede manovre di equilibrio, ma si procede rapidamente fino alla Sala delle Cattedrali, dove si individua lo spiazzo sabbioso. Le cronache raccontano di strane formazioni di fango e sassi che richiamavano l'idea di cattedrali, ma sono state distrutte durante le esplorazioni. Qui ci si approfitta per prendere acqua, prima di raggiungere il Campo Base dopo circa 9 ore di grotta, organizzandosi per la cena e la notte. Le scritte sulle pareti del Campo Base sono poche (solo un paio di sigle GSF), ma l'esperienza complessiva è di grande soddisfazione per i luoghi visitati.