Il Significato Biblico del Pane e del Vino

Nella tradizione biblica, il pane e il vino non sono semplici alimenti, ma elementi profondamente intrisi di significati spirituali, simbolici e rituali. Attraverso le Scritture, dal Vecchio al Nuovo Testamento, questi doni della terra diventano metafore centrali per la vita, la comunione, il sacrificio divino e la promessa di salvezza.

Tavola imbandita con pane e vino, sullo sfondo una croce

Il Pane: Nutrimento, Dono e Comunione

Il Pane come Necessità Quotidiana

La necessità del pane è un tema ricorrente. Leggendo il commento del pastore e prof. Ricca, intitolato "Il pane e il regno", si esplora il significato del pane in relazione alla preghiera del Padre Nostro: "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". Il mondo ha bisogno del pane per sfamarsi ogni giorno, quotidianamente; senza pane non c'è possibilità di vita.

I discepoli chiedevano a Gesù di insegnargli a pregare, il che significa anche chiedere le cose fondamentali, le cose che veramente contano e danno senso alla loro vita e alla loro esistenza, rendendola possibile, significativa e bella. Anche noi che crediamo chiediamo a Dio di aiutarci a distinguere tra il pane e ciò che non è pane, tra le cose che valgono e le cose superflue.

Gesù disse: "I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono" (Giovanni 6:49). In questo versetto, egli ricordò ai figli di Israele dei loro antenati nel deserto che mangiarono la manna per 40 anni, ma morirono lo stesso. Così, rivelò ai suoi discepoli che per quanto riguarda il cibo lui aveva qualcosa di più prezioso da dire, da rivelare loro, che avrebbero ricevuto in dono.

Il Pane della Vita: Cristo Stesso

L'apostolo Giovanni narrò la testimonianza di Gesù su sé stesso: "Io sono il pane che dà vita", "io sono il vivente che vi dà il pane perché viviate a patto che crediate", "io sono la vostra vita e perché vivrete". Gesù, donando la vita e morendo sulla croce, il suo corpo e il suo sangue, è stato offerto al mondo come prezzo di riscatto e di liberazione dai nostri peccati, diventando per noi credenti, il cibo. Egli dice che il pane della vita è la sua carne, affinché la sua vita viva nel mondo.

Non c'è un altro cibo diverso per il mondo per coloro che credono nella sua parola. Preghiamo il Padre Nostro e diciamo "Dacci oggi il nostro pane quotidiano". La Parola di Dio è verità, ma dobbiamo impararla, studiarla e meditarla nel suo vero senso per oggi, affinché viva in ciascuno di noi.

L'Evangelo è un dono completo: bevanda e cibo, tutto ciò che serve alla vita, e richiede la nostra partecipazione: ciascuno può andare a Gesù.

Il Pane nella Moltiplicazione e la Condivisione

L'evangelista Giovanni, nel capitolo 6, racconta l'episodio della moltiplicazione dei pani per cinquemila uomini (versetti 1-15) e poi quello del pane della vita. Nel primo episodio, Gesù divise i pochi pani in molti pezzi perché tutti potessero mangiare e in quel gesto dello spezzare, della divisione per avere un momento di condivisione e di comunione, manifestò anche la sua volontà di donare sé stesso, quel vero significato di donare ciò che è e ciò che ha, insegnandoci la sua partecipazione completa e totalmente gratuita.

Per essere un membro di una comunità, è importante ricordarsi dell'appartenenza al corpo di Cristo Gesù che, con questi gesti di partecipazione, ci nutre con la parola e la pratica dell'essere suoi discepoli. Il nostro nutrimento, dunque, è la parola del Signore e anche quella del nostro fratello e della nostra sorella di questa comunità, che si manifesta nell'edificazione continua. Il pane è un dono, il pane è comunione. Non bisogna esitare a partecipare e a coinvolgersi nella sua distribuzione. Tocca a noi oggi discutere e fare esame di coscienza su cosa facciamo di Cristo in noi come cibo da offrire per sfamare chi ne ha bisogno.

Secondo la Regola di San Benedetto, nel Capitolo XXXVIII sulla lettura in refettorio, prima di iniziare la lettura, il monaco di turno prende un po' di vino aromatico, sia per rispetto alla santa Comunione, sia per evitare che il digiuno gli pesi troppo, e poi mangia con i fratelli che prestano servizio in cucina e in refettorio.

Antico forno a legna mentre cuoce il pane

Il Pane nella Cultura e nella Tradizione

Una tavola con sopra del pane e una bottiglia di vino è un'immagine impressa nella memoria, una visione indelebile, magisteriale, venerabile. Nelle case dopo la Seconda guerra mondiale, al centro della stanza regnava una tavola di legno massiccio, grande e solida, ornata da una tovaglia al centro, come se fosse un altare. Su questa tovaglia erano sempre presenti una forma di pane e una bottiglia di vino, per dire all'ospite che c'era da mangiare anche per lui.

Nella Bibbia, nel tempio di Gerusalemme, davanti al Santo dei santi, c'era una tavola coperta d'oro su cui erano deposti "i pani del volto", cioè dodici pani posti l'uno sull'altro in due pile da sei, che venivano mangiati ogni sabato dai sacerdoti. Questi pani stavano dinanzi a Dio, quale unica realtà visibile, e testimoniavano la sua Presenza. Non il pane era Dio, né stava al suo posto, ma si mangiava il pane davanti a Dio per avere comunione con lui. Cerco Dio e vedo pane, il pane del suo volto!

Simbolismo e Origini del Pane

Il pane era il cibo del Mediterraneo, nato in Egitto nel II millennio a.C. e diffusosi in tutto il Medio Oriente. Nella terra di Israele, il frumento era la coltura che regnava, e il pane era considerato il nutrimento base, il cibo per eccellenza: "pane dalla terra", frutto della terra e dono del Creatore, ma anche frutto del lavoro dell'uomo, guadagnato con fatica e sudore. Confezionato con farina e acqua, cotto dal fuoco, il pane è un alimento specifico ma è diventato l'equivalente di ogni cibo; non avere pane significa non avere nulla da mangiare, condurre un'esistenza precaria. Il pane esprime il bisogno, ciò che è necessario per vivere, e perciò diventa anche simbolo della vita. Mancanza di pane significa fame, quindi malattia e morte! Proprio perché il pane è "necessario", è un bisogno, esso è anche "quotidiano", nutrimento di ogni giorno, perché questo è il ritmo del cibarsi da parte dell'essere umano.

Il Linguaggio del Pane

  • Basta guardarlo nella sua realtà e materialità per accogliere un linguaggio, uno zampillare di simboli e significati.
  • Basta sentirne il profumo quando è appena sfornato per percepire un sentimento di vita.
  • Basta spezzarlo - tagliarlo un tempo era proibito! - per sentire quel sonoro frantumarsi di crosta che risuscita l’immagine del pane nel forno.
  • Basta toccarlo per sentire le forme diverse, la sua croccantezza o la sua pienezza.
  • Basta metterlo in bocca e gustarlo per dire che è buono, fino a dire di un’altra cosa o persona: "È buona come il pane!".

Gustare il pane da solo, o intinto in un bicchiere di vino, o insaporito da un velo di olio, è operazione ormai rara, eppure riempie più il cuore dello stomaco, di gioia, di semplicità consapevole, di essenzialità ritrovata. In ogni caso, il pane chiede sempre rispetto, venerazione, attenzione per ogni singolo pezzo; sprecarlo è una bestemmia, segno di profonda ingratitudine e di non sapere quello che si fa!

Il Pane come Dono di Dio e Simbolo di Condivisione

Nella Bibbia, il pane è presente dalla prima all’ultima pagina, perché non si può descrivere e leggere l'uomo, creatura mortale, senza menzionare la sua qualità di creatura bisognosa, innanzitutto del cibo, di cui il pane è immagine. Il pane è per il bisogno dell'uomo, lo nutre e gli dà la vita, e il collegamento tra l'umanità e il pane è essenziale. Per questo il pane è dono di Dio, affinché gli umani vivano: Dio lo dona per amore e gratuitamente, ai buoni e ai cattivi, ai giusti e agli ingiusti, così come dona il sole.

Proprio da questa sua qualità di dono gratuito, scaturisce la necessità che il pane non sia "mio" o "tuo", ma "nostro". Come "nostro" è il Padre che è nei cieli, così "nostro" è il suo dono primo: il pane quotidiano. Dono di Dio a noi, affinché noi aiutiamo questo dono a raggiungere quelli che non vi possono accedere. Come Dio ci dona il pane, il nostro primo compito è donarlo a nostra volta, condividerlo. La Legge che il Signore dona a Mosè è martellante sull’esigenza del donare il pane all’affamato, del condividerlo con chi non ne ha, dell’offrirlo all’ospite, anche allo straniero.

Il messaggio biblico è inequivocabile sulla destinazione universale della terra, delle sue risorse, e dunque del pane che tutte le riassume e le significa, al punto da affermare che dare il pane all’affamato è condizione di salvezza.

Il vero digiuno che Dio gradisce consiste nel condividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa, alla propria tavola, i miseri, perché si deve arrivare a mangiare meno o poco, se ciò è necessario per condividere il pane. In questa scia profetica, Gesù ha voluto "moltiplicare" il pane per inaugurare l'era messianica come sconfitta della fame: pane donato, condiviso fuori della logica dello scambio e del mercato; pane sempre poco per tutti ma che, condiviso, diventa abbondante; pane che non è solo ciò che si ha ma ciò che si è, e che può essere donato agli altri spendendo la vita per loro.

Il Papa: l'Eucaristia è il pane dei peccatori non il premio dei santi

Il Vino: Gioia, Consolazione e Patto

Il Vino come Dono della Terra Promessa

Nel Mediterraneo, accanto al frumento cresce la vite. La terra di Israele, terra "promessa", è definita nelle benedizioni pronunciate da Mosè: "Terra di frumento e di mosto, dove il cielo stilla rugiada" (Deuteronomio 33:28). Quando Mosè inviò esploratori nella terra di Canaan, questi tornarono con un tralcio di vite con un grappolo d'uva talmente grande da dover essere portato da due uomini. Dunque si tratta di una terra resa feconda dalla presenza della vigna, e non è un caso che il popolo di Israele sia paragonato proprio a una vigna, la vigna del Signore.

Tra i doni che Dio aveva fatto al suo popolo donandogli la terra, il vino è quello più benedetto insieme al pane. La convinzione di Israele è che Dio abbia creato tutto "buono e bello" e che sia stato Noè il primo a piantare una vigna e a produrre il vino, come consolazione sua e degli scampati al diluvio. Il vino, all'indomani del diluvio, così come quello prodotto dopo l'ingresso nella terra promessa, sono il segno di una consolazione, di una ri-creazione, di una novità donata da Dio alla terra.

Il Vino come Simbolo Indispensabile

Luis Alonso Schökel, grande maestro di studi biblici, definiva la Scrittura come una tavola imbandita di pane e di vino: il pane è la prosa, il vino la poesia. Per "gustare" la Parola non può mancare quell'"indispensabile superfluo" che il vino rappresenta. Questo descrive il carattere della fede biblica dal Primo al Nuovo Testamento: il dono gratuito di una storia diversa, un corpo diverso, un pensiero diverso, quello che nasce all'intreccio tra il Cielo e la terra, Dio e l'umano.

"Non di solo pane vive l'uomo" è il punto di partenza (Deuteronomio 8:3). "Lo stomaco è per i cibi [...] mentre il corpo è per il Signore" dice Paolo (1 Corinzi 6:13), insinuando che di pane viva solo lo stomaco e non il corpo. Il vino della poesia è, dunque, un "superfluo" che la Bibbia rende, però, indispensabile. Nelle Scritture cibo e bevanda non sono mai semplicemente tali, ma insieme nutrimento e poesia.

Il pane e l'acqua nutrono lo stomaco, ma non il corpo, che è fatto d'anima e cuore, d'amore e relazione. La libertà è quel vino senza il quale anche il pane diventa digiuno. La vigna è il segno e il simbolo della terra promessa: quel paese che è sempre una visione, pasta di paradiso, poesia di vita piena poiché fraterna, solidale, libera e felice. Non ci sarà nessun indigente in mezzo a loro, non si udrà il grido di Agar per la morte dei figli e degli innocenti, non ci sarà la vergogna degli scartati, l'ingiustizia di chi ha troppo e chi niente, il disgusto di una mensa escludente e avara.

Vigneto fertile in una giornata di sole

Il Vino nel Banchetto e nell'Ultima Cena

Il banchetto è il luogo per eccellenza della gioia. Quando i profeti immaginano il ritorno degli esuli dalla cattività babilonese, lo fanno con quadri festosi: "Verranno e canteranno inni sull’altura di Sion andranno insieme verso i beni del Signore, verso il grano, il vino e l’olio [...] la vergine allora si allieterà alla danza, giovani e vecchi gioiranno insieme. Cambierò il loro lutto in gioia, li consolerò e li renderò felici" (Geremia 31:12-13). Il pane sarà la pace, il vino sarà la gioia e l'olio il dolce bagno della Benedizione.

Gesù disse ai suoi seguaci di ricordare la sua morte con una cerimonia semplice in cui vengono usati pane e vino. Osservare ogni anno questa ricorrenza è un modo per esprimere quanto apprezziamo l'amore mostrato da Dio e da Gesù.

"Prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: questo è il mio corpo che è dato per voi [...] Dopo aver cenato fece lo stesso con il calice dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che è versato per voi": sono le parole dell'Ultima Cena (Luca 22:19-20). Il corpo di Gesù sarà di pane e vino sulla mensa di un amore estremo: "avendo amato i suoi li amò sino alla fine" (Giovanni 13:1).

Un cibo e una bevanda che riuscirà a trasformare il corpo di chi siede alla mensa eucaristica. Di quella gioia saranno, infatti, ubriachi, colmi del "vino dolce" della Parola e dello Spirito, primizia di Pasqua, il dì di Pentecoste.

Il Compimento in Cristo: Pane e Vino nell'Eucaristia

Il Sacrificio di Cristo e la Nuova Alleanza

La morte di Gesù è stato l'avvenimento più importante della storia. Gesù è morto per riportare la vita umana alle condizioni originali. Dio mostrò un amore straordinario mandando suo Figlio sulla terra a morire per noi (1 Giovanni 4:9, 10).

Quando per la prima volta Gesù disse ai suoi discepoli di ricordare la sua morte, parlò di un patto, o accordo (Matteo 26:26-28). Quel patto avrebbe permesso a loro e a un numero limitato di altre persone di diventare re e sacerdoti con Gesù in cielo. Anche se milioni di persone commemorano la morte di Gesù, solo chi è incluso in quel patto mangia il pane e beve il vino.

"Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?»". Gesù li inviò a preparare la cena. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: "Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti". (Marco 14:12-24).

Pane e vino, spighe e grappoli, chicchi frantumati, macinati e trasformati, ecco il segno che Gesù ha voluto per "nascondersi" e rimanere per sempre in mezzo a noi. L'eucaristia, la presenza vera, reale e sostanziale di Gesù, è rappresentata, per sua scelta, in questi semplici elementi dell'alimentazione umana. Essi rappresentano l'elemento e l'alimento essenziale, ma ci ricordano che non esistono isolati ma in "comunità": spighe e grappoli, ed hanno anche la caratteristica che, per essere utilizzati al meglio, necessitano di una trasformazione che li distrugge, li macina, li immola, per formare farina e vino.

Cristo ha fatto della sua vita la stessa cosa. Si è frantumato, immolato, donato e chiede anche a noi di imitarlo. Ma chi ci darà la forza? Proprio lui come cibo e bevanda che ristorano, donano coraggio, forza e capacità di donarsi. Il pane che lui spezza, il calice che invita a bere sono gli alimenti necessari per seguirlo nello stesso intendimento. Difatti, prima di ordinare ai suoi amici di fare come lui, ordina: "Prendete". Questo invito contiene in sé stesso il desiderio di Dio di donarsi, di far parte sostanziale della nostra vita. Vuole essere pasto, quindi masticato, digerito, metabolizzato dalla nostra esistenza. Nulla Dio chiede a noi se prima non è lui stesso che dona, anticipatamente, a noi.

La Presenza di Cristo nel Prossimo

Cristo è presente anche nel corpo del povero, del piccolo, dell'affamato, dell'escluso, del forestiero, del detenuto, della prostituta, dell'anziano. Allora il suo invito "Prendete" significa accoglierlo anche in loro, farli diventare la nostra vita, la nostra forza e non la causa del nostro abbandono o peggio della nostra indifferenza. Lasciarli ai margini degli interessi, delle relazioni significa abbandonare e rifiutare Dio stesso. L'ha affermato chiaramente quando dice che quello che farete al più piccolo di questi miei fratelli lo avrete fatto a me. Ogni piaga curata, ogni cuore consolato, ogni esigenza fatta propria ci avvicina a Dio, ci dona Dio attraverso i fratelli che ce lo mostrano nelle loro debolezze e fragilità.

Significati Multifaccettati

Nazareno Ulfo (Chiesa Evangelica Sola Grazia, Caltanissetta) e Cédric Placentino (Truth and Transformation, Finlandia) hanno delineato gli aspetti chiave del pane e del vino, iscrivendoli nel motivo creazione-caduta-redenzione-consumazione e notando, a seconda del contesto, il loro significato reale, metaforico, rituale e spirituale. Ulfo ha sottolineato il carattere donativo del pane, da interpretare in senso lato come cibo, pasto e nutrimento. Alla creazione, Dio ha chiamato l'uomo a lavorare la terra per trarne il suo nutrimento. Donandogli intelligenza e tecnica, gli ha permesso di beneficiare del pane, cibo primario e sostegno della vita. L'entrata del peccato nel mondo ha portato l'uomo a "mangiare il pane con il sudore del suo volto" (Genesi 3:19). Nella sua misericordia, il Signore non ha cessato di far crescere il grano e di donare nutrimento, ma al contempo la corruzione dell'uomo l'ha portato a fare cattivo uso del bene di Dio.

Placentino ha individuato i temi biblici che si ricollegano al vino. Quest'ultimo è considerato, ad esempio, come bevanda che reca conforto e consolazione (Salmo 104:14-15), come segno di prosperità e benedizione (Genesi 49:9-11) e immagine del benessere familiare e sessuale (Salmo 128:1-3; Cantico dei Cantici 1:2). Tutti questi temi possono essere ricondotti alla shalom di Dio, quella pace che non comunica solamente assenza di conflitto, ma la presenza di qualcosa di positivo. Il vino e la vigna sono l'immagine della pace che caratterizza il regno di Dio e la vita di coloro che ne sono cittadini.

È nella persona del Signore Gesù Cristo che i significati reali, metaforici, rituali e spirituali del pane e del vino vengono convogliati e compiuti. Dio Figlio è il pane della vita disceso dal cielo e incarnatosi realmente nella persona di Gesù Cristo. Egli non solo benedisse la consumazione del pane (moltiplicazione) e del vino (nozze di Cana), ma questi due elementi furono utilizzati frequentemente come metafore e illustrazioni dei suoi insegnamenti. La notte prima di morire il Signore istruì i suoi discepoli sulla sua cena, segno del nuovo patto inaugurato con il suo sacrificio: il pane come ricordo del suo corpo immolato, il vino del suo sangue versato.

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