La benedizione Urbi et Orbi è un atto solenne del Pontefice rivolto a tutta la Chiesa e ai fedeli sparsi per il mondo. Questa locuzione latina, che letteralmente significa “alla città (di Roma) e al mondo”, sottolinea la duplice autorità del Papa come Vescovo di Roma e Sommo Pontefice della Chiesa universale.
Origini e Occasioni Tradizionali della Benedizione Urbi et Orbi
Tradizionalmente, la benedizione apostolica Urbi et Orbi viene pronunciata dal Papa dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro in occasione delle solennità di Natale e Pasqua. Un altro momento fondamentale in cui il Pontefice impartisce questa benedizione è subito dopo la propria elezione a Papa, come sua prima benedizione.
Evoluzione Storica delle Occasioni
Nel lontano passato, il Pontefice impartiva questa benedizione in determinate circostanze. Si affacciava dalla Loggia centrale della facciata della Basilica di San Pietro il Giovedì Santo, la domenica di Pasqua e nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Dalla Basilica di San Giovanni in Laterano la impartiva il giorno dell’Ascensione e in occasione della sua intronizzazione come vescovo di Roma. Inoltre, dalla loggia della Basilica di Santa Maria Maggiore la concedeva il giorno dell’Assunzione.
Durante l'Anno Santo del 1650, Papa Innocenzo X (1644-1655) s’affacciò anche il giorno dell’Epifania, a Pentecoste e nella festa di tutti i Santi, dal Palazzo del Quirinale, che dal 1500 al 1800 è stato sede del papato.
Con la firma dei “Patti Lateranensi” tra la Santa Sede e lo Stato italiano, avvenuta l’11 febbraio del 1929, la pratica si consolidò nelle attuali ricorrenze principali.

Il Significato Spirituale: Un Gesto di Pace e Speranza
La Benedizione Urbi et Orbi è un gesto solenne che porta con sé un profondo significato spirituale. Oltre ad annunciare pace e speranza, è un momento di unione per la comunità cattolica mondiale e per tutte le persone in cerca di consolazione.
È propria del ministero petrino perché, come ricorda il liturgista padre Arturo Elberti, si riferisce alla città di Roma in quanto il Papa è vescovo della diocesi, e al mondo in quanto Sommo Pontefice.
L'Indulgenza Plenaria Annessa alla Benedizione
Alla benedizione Urbi et Orbi è annessa la possibilità di ricevere l'indulgenza plenaria, un dono spirituale che rappresenta la remissione delle pene temporali dovute ai peccati già confessati e perdonati. Il Catechismo della Chiesa cattolica definisce l'indulgenza come "la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi".
Secondo la teologia cattolica, se l'indulgenza plenaria rimette completamente la pena dovuta, chi muore senza essere caduto nuovamente in peccato mortale non deve passare per il Purgatorio e accede direttamente al cielo.
La Chiesa ha il potere di perdonare tutti i peccati, ma questi lasciano delle conseguenze in questa vita e nell'altra. L'indulgenza plenaria si chiama così perché rimette tutte le conseguenze del peccato, a differenza dei casi in cui si può ricevere l'indulgenza parziale. Gli effetti della benedizione si compiono per chiunque la riceva con fede e devozione, anche se la segue in diretta attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Esempio del testo della Benedizione
Una parte del testo della benedizione recita: «Il Signore onnipotente e misericordioso vi conceda l’indulgenza, l’assoluzione e la remissione di tutti i vostri peccati, un periodo di pentimento genuino e fruttuoso, un cuore sempre penitente e una conversione della vita, la grazia e il consiglio dello Spirito Santo, e la perseveranza continua nelle opere buone. Amen. E la benedizione di Dio onnipotente, Padre † e Figlio † e Spirito † Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.»
L'Evento Straordinario del 27 Marzo 2020 durante la Pandemia
Un esempio straordinario della benedizione Urbi et Orbi si è verificato il 27 marzo 2020. Durante l’epidemia di Coronavirus, Papa Francesco ha impartito una speciale benedizione apostolica sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza antistante completamente vuota. Fu un momento storico, dove il mondo era in ginocchio per la pandemia, e gli occhi del mondo erano puntati su questo gesto.
Di fronte a una Piazza San Pietro deserta ma "piena" della presenza spirituale dei fedeli attraverso i mezzi di comunicazione, il Papa diede la Benedizione "Urbi et Orbi" con il Santissimo Sacramento, annessa alla possibilità di ricevere l'indulgenza plenaria "secondo le condizioni previste dal recente decreto della Penitenzieria Apostolica".
Questo momento di grazia straordinario ha concesso un’opportunità di vivere con fede e speranza quel tempo di sofferenza e paura. Tale grazia è stata concessa sia ai fedeli affetti da Coronavirus e a chi li assisteva (familiari, sanitari), sia a tutti i fedeli che pregavano per i malati, a condizioni leggermente differenti, illustrate nel decreto della Penitenzieria.
Il canonista don Antonio Interguglielmi ha sottolineato che "è una grazia che risponde al momento che tutti stiamo vivendo, per aiutare tutti a scoprire che Cristo si fa presente nella malattia, nella paura e nella debolezza dell'uomo, come il Buon Samaritano".

Papa Francesco, Preghiera e Benedizione urbi et orbi al Mondo - LIVE 27/03/2020 (ore 18:00)
La Risposta della Chiesa nelle Difficoltà Storiche
La Chiesa è sempre venuta in soccorso degli uomini nei momenti di difficoltà, "concedendo il dono più grande che è la Misericordia e il Perdono, anche con la concessione di speciali indulgenze in occasioni di guerre e soprattutto di pestilenze", ricorda don Interguglielmi. Questo si inserisce nell’opera di fedeli come i membri delle Confraternite della buona Morte, che davano degna sepoltura agli appestati, ricevendo speciali indulgenze. Oppure i cappellani militari al fronte, che assolvevano i peccati dei moribondi e concedevano indulgenze "in articulis mortis".
La Benedizione con il Santissimo Sacramento e le Sante Immagini
La Benedizione con il Santissimo Sacramento, normalmente data al termine dell’adorazione eucaristica (le cui origini risalgono alla fine del 1100, inizi del 1200 in Belgio), fu incentivata da Papa Urbano IV che nel 1264 istituì la Solennità del Corpus Domini per la Chiesa universale, un anno dopo il miracolo eucaristico di Bolsena, e fu poi incentivata dal Concilio ecumenico tridentino.
Ad accompagnare lo speciale momento di preghiera del 27 marzo 2020 furono l’icona della Salus Populi Romani e il Crocifisso della Chiesa di San Marcello al Corso. Queste due immagini, che il Papa aveva venerato il 15 marzo per invocare la fine della pandemia, sono entrambe legate alla preghiera per la cessazione di epidemie e esprimono un amore totalmente donato, invitando a levare gli occhi al Cielo con fede.

Un Precedente Storico: Papa Gregorio Magno e la Peste
Il sacerdote don Interguglielmi ha ricordato anche la terribile epidemia di peste durante il pontificato di Papa Gregorio Magno. Papa Gregorio si rivolse al popolo romano invitandolo al pentimento e alla conversione, e indisse una processione, chiamata Litania Settiforme, suddividendo la popolazione in sette cortei, tutti con destinazione San Pietro. Seguendo la processione, i fedeli, scalzi e con il capo cosparso di cenere, pregavano con Papa Gregorio che innalzava al cielo l'icona bizantina della Vergine Maria, ancora oggi conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
Si narra che, giunta la processione a Ponte Sant’Angelo, i fedeli udirono un Coro di Angeli intonare ‘Regina Coeli’ e videro, sulla sommità del Castello, l'Arcangelo Michele: l’epidemia era stata sconfitta. Nacque così il Regina Coeli, l’antifona con cui nel tempo pasquale la Chiesa saluta Maria Regina per la risurrezione del Salvatore. Per questo i romani chiamarono la Mole Adriana ‘Castel Sant’Angelo’ e posero in cima al castello la statua di san Michele che rinfodera la spada, indicando la fine della pestilenza.
Papa Francesco, Preghiera e Benedizione urbi et orbi al Mondo - LIVE 27/03/2020 (ore 18:00)
Urbi et Orbi nel Linguaggio Quotidiano
Può succedere di sentire l'espressione Urbi et Orbi detta in una frase slegata da un contesto religioso. In quei casi, denota, in maniera scherzosa, qualcosa che viene detto o pubblicato "ai quattro venti", con il preciso intento di farlo sapere a tutti. Un esempio? Nel linguaggio quotidiano, l’espressione viene utilizzata in modo scherzoso per denotare qualcosa detto o pubblicato ai quattro venti, facendolo sapere a tutti.
Partecipazione e Sacramenti: Una Chiarificazione Teologica
Secondo la teologia, “seguire” la celebrazione della Messa attraverso i mezzi di comunicazione non significa “partecipare” sacramentalmente. I sacramenti mediatici non esistono e la Messa televisiva non sostituisce il sacramento dell’Eucaristia. Tuttavia, la benedizione Urbi et Orbi, ricevuta con fede e devozione anche tramite i mezzi di comunicazione di massa, concede comunque la remissione delle pene dei peccati già perdonati, ovvero l’indulgenza plenaria secondo le condizioni stabilite dal Diritto Canonico ed esplicitate dal Catechismo della Chiesa cattolica.
Il peccato provoca nella vita del credente un disordine che può rimanere anche dopo la Confessione, e l'indulgenza plenaria, in questo contesto, è un gesto della misericordia divina che mira a sanare pienamente queste conseguenze.