Con la prima domenica di Avvento, la Chiesa dà inizio a un nuovo anno liturgico, che ripercorre i misteri della vita, morte e risurrezione del Signore. L'Avvento, dal latino Adventus che significa "venuta", è un tempo liturgico dalla duplice caratteristica. Da un lato, è un periodo di preparazione alla solennità del Natale, commemorando la prima venuta di Dio tra gli uomini. Dall'altro, attraverso tale ricordo, guida lo spirito all'attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi. La vita del cristiano è un cammino costante incontro al Signore, e la Chiesa, come Sposa, attende il suo Sposo Gesù, vivendo nel "frattempo" tra la venuta di Cristo nella carne e il suo glorioso ritorno.
Il Significato dell'Attesa e della Vigilanza
L'Avvento è intrinsecamente un tempo di vigilante attesa, senza la quale sarebbe impossibile ascoltare e riconoscere i passi del Signore che rincasa nella notte. È un invito pressante, come risuona nel Vangelo: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate». Questo ammonimento esorta alla fiducia e alla perseveranza nell'attesa, ricordando che non si devono fare calcoli sul futuro, ma essere sempre pronti a incontrare il Signore.

L'Avvento è anche un tempo per contemplare la presenza fedele e amorevole di Dio nella nostra vita e nella storia dell'umanità. Da questa presenza ininterrotta, possiamo aprirci alla speranza che «qualcosa di nuovo sta nascendo» (Is 43,19), nonostante le molteplici situazioni di sofferenza che ci circondano. La certezza che il Signore è venuto, viene e verrà, è motivo di gioia e fondamento della nostra esistenza. Papa Francesco, nell'Udienza Generale del 9 dicembre 2020, ha sottolineato come «Il Signore ci visita ogni giorno, se noi siamo in attesa. E tante volte non ci accorgiamo che il Signore è vicino e lo lasciamo passare.»
Vegliare: Tenere gli Occhi Aperti nella Notte
La persona vigilante è colei che accoglie l'invito a vegliare, cioè a non lasciarsi sopraffare dal sonno dello scoraggiamento, della mancanza di speranza, della delusione. Come spiegato dal cardinale Carlo Maria Martini, «Vegliare vuol dire tenere gli occhi aperti nella notte, per capire che Dio viene anche nel negativo dell’uomo, cioè nella croce. Nel massimo del negativo dell’uomo Gesù viene e salva. Dunque, quello che sembra un cataclisma decisivo e irrevocabile diviene l’occasione per contemplare il Figlio dell’Uomo.»
La tradizione rabbinica identifica quattro "grandi notti": la notte della creazione, la notte dell'alleanza con Abramo, la notte dell'Esodo e della Pasqua, e la quarta notte, quella in cui Israele attende il Messia. Questa simbologia suggerisce come Dio prediliga agire nel mistero della "notte", immagine della sua apparente assenza, per manifestarsi nella storia e nella nostra vita.
Nonostante la luce vera sia venuta nel mondo per illuminare ogni uomo, spesso il mondo non l'ha riconosciuta. Gesù porta la luce, ma il nostro peccato può accecarci e renderci incapaci di tollerarla. Come ammonisce Carlo Carretto, «possiamo non accoglierlo, possiamo non volere la luce. Ed è qui il nostro vero dramma. Perché non è che Dio verrà in te ora che sei diventato “buono”. Lui c’era già, Lui è già venuto da sempre e viene sempre.»
Fede, Speranza e Amore: Il Ciclo Virtuoso
L'attesa del cristiano è sostenuta dalla certezza che Dio mantiene le sue promesse, e questa fede ci spinge a tenere la porta del cuore aperta. La pace è un dono della grazia che nasce dalla fede in Gesù. Chi si lascia accogliere e amare dal Signore riceve la grazia di uno sguardo nuovo sulla sua vita e sulla storia, arrivando persino a «vantarsi nelle tribolazioni», in linea con le Beatitudini: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
La pace del cuore è il frutto di un percorso interiore di rigenerazione, dono dello Spirito Santo. Nascere dall'alto significa accogliere il dono dello Spirito che ci fa sentire figli amati e ci consente di affrontare le tribolazioni con pazienza, senza scandalizzarci di fronte alle prove della fedeltà al Vangelo. La pazienza genera la dokimè, l'esperienza provata, una maturazione nella fede che porta a una speranza solida e che non delude. L'ascolto della Parola di Dio suscita la fede: ascoltando crediamo, credendo speriamo, sperando amiamo. Sant'Agostino ci ricorda che solo chi spera è in grado di amare, e la speranza stessa è frutto della fede nell'amore di Dio che sempre ci precede. Si crea così un circolo virtuoso: la fede suscita la speranza, la speranza sostiene l'amore, e l'amore per il prossimo, a sua volta, consolida fede e speranza.
Questa profonda trasformazione interiore è spesso frutto di un percorso di umiltà e riconoscimento della propria fragilità, come illustrato da un'antica allegoria. C’era una volta un cavaliere che aveva combattuto coraggiosamente in ogni angolo del regno. Un giorno, durante una battaglia, un colpo di spada gli aveva trafitto una gamba e aveva quasi messo fine alla sua vita. Mentre giaceva nel suo letto il cavaliere aveva intravisto il Paradiso, ma era molto lontano e fuori dalla sua portata. L‘inferno con la sua fossa aperta e infuocata era vicino. Da tempo, infatti, aveva calpestato tutte le promesse e le regole della cavalleria e si era trasformato in un soldato duro e impenitente che uccideva senza rimorsi il prossimo, saccheggiava e commetteva ogni sorta di violenza. Pieno di santo timore, gettò il suo elmo, la spada e l’armatura e si mise in cammino verso la grotta di un santo eremita. «Padre vorrei ricevere il perdono di tutte le mie colpe, perché ho un grande timore per la salvezza della mia anima. Farò qualsiasi penitenza. Io non temo niente!» «Molto bene, figlio mio», rispose l’eremita. «Fa’ solo una cosa: vai a riempire questo bicchiere d’acqua e poi riportamelo». Prese il bicchiere e ringhiando se ne andò verso il fiume. Immerse il bicchiere nell’acqua, ma il bicchiere rifiutò di riempirsi. «Si tratta di un incantesimo magico» ruggì il penitente. «Ma ora andiamo a vedere». Si incamminò verso una sorgente, ma il bicchiere rimase ostinatamente vuoto. Furibondo si precipitò verso il pozzo del villaggio. Fatica perduta! Un anno dopo il vecchio eremita vide arrivare un povero uomo con i piedi sanguinanti e un bicchiere vuoto nelle sue mani. «Padre mio», disse il cavaliere (era veramente lui) con la voce bassa e rattristata, «Ho percorso tutti i fiumi e tutte le sorgenti del regno. Non ho potuto riempire questo bicchiere. Ora so che i miei peccati non saranno mai perdonati. Sono condannato per l’eternità. Ah, i miei peccati, i miei peccati sono così pesanti. Troppo tardi mi sono pentito». Le lacrime scorrevano sul suo viso scavato. Una piccola lacrima scivolando sulla lunga barba del cavaliere cadde nel bicchiere. All’improvviso il bicchiere si riempì fino al bordo dell’acqua più pura, fresca e buona che si fosse mai vista.
Il Portiere della Coscienza
L'insistente invito di Gesù: «E ha ordinato al portiere di vegliare!» ci interpella direttamente. Chi è questo portiere? Sebbene si riferisca ai responsabili della comunità, possiamo applicarlo a noi stessi. Il portiere è la coscienza del cristiano, chiamata alla vigilanza per discernere l'arrivo del Signore. Tante cose, sentimenti, realtà, persone, sollecitazioni e desideri bussano alla porta del nostro cuore. Il "portiere" deve essere attento a non lasciare entrare il nemico che porta semi di morte, ricordando che «anche satana si può mascherare da angelo di luce» (2Corinzi 11,14). Al contrario, deve aprire a ciò che è sorgente di nuova vitalità e percepire i segni dell'arrivo del Signore: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Apocalisse 3,20). È lui che viene verso di noi, più di quanto siamo noi ad andare al suo incontro.
Maria, la Vergine dell'Attesa e Esempio Missionario
La Vergine Maria è la figura esemplare del tempo di Avvento. Dopo l'Annunciazione, Maria avrebbe potuto concentrarsi sulle sue preoccupazioni e timori, ma invece si affidò totalmente a Dio. Ella diviene tempio di Dio, immagine della Chiesa in cammino, una Chiesa che esce e si mette al servizio, portatrice della Buona Novella. Maria che si mette in viaggio incinta, gravida di Dio, sui monti di Giuda, è l'immagine più potente che il Vangelo ci offre sul senso della nostra vita. Santa Maria, Vergine dell'attesa, è invocata come colei che può donarci l'olio della speranza quando le nostre lampade sembrano spegnersi. Soffriamo spesso una profonda crisi di desiderio e speranza, sentendoci più "figli del crepuscolo" che "profeti dell'avvento". Maria, sentinella del mattino, ci ridesta la passione per annunciare un Vangelo sempre nuovo al mondo che si sente vecchio. Ci insegna che non basta accogliere, ma bisogna attendere; perché accogliere talvolta è rassegnazione, mentre attendere è sempre speranza. Siamo chiamati, dunque, a essere ministri dell'attesa.

La Dimensione Missionaria dell'Avvento
L'Avvento è un tempo liturgico propizio per risvegliare e rafforzare nei cristiani la consapevolezza della responsabilità missionaria. Mentre noi cristiani attendiamo il ritorno del nostro Salvatore, gran parte dell'umanità attende ancora la Sua venuta, ovvero il primo annuncio di Cristo Salvatore. Già Papa Pio XII nel 1957 raccomandava la preghiera e l'impegno missionario in questo tempo. San Francesco Saverio, patrono delle Missioni, ci ricorda ogni anno all'inizio dell'Avvento l'importanza di questo "viaggio della speranza".
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Papa Francesco, nel capitolo conclusivo dell'Evangelii Gaudium, sottolinea la nostra identità di discepoli missionari: «Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari. L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati. Non si vive meglio fuggendo dagli altri, nascondendosi, negandosi alla condivisione, se si resiste a dare, se ci si rinchiude nella comodità. Ciò non è altro che un lento suicidio». Questo spinge a caratterizzare il tempo dell'Avvento con iniziative di solidarietà missionaria, come il "ponte di amicizia" tra diocesi diverse, che necessita di nuove forze, non solo economiche. L'aiuto alle chiese più giovani è proficuo non solo per chi riceve, ma soprattutto per chi si mette in gioco offrendolo.
C'è un bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo. La sfida missionaria odierna passa attraverso la riscoperta della capacità di comunicare, dialogare e annunciare. La Chiesa esiste per evangelizzare, e tutti siamo chiamati a essere testimoni e profeti, discepoli-missionari di Gesù. Il mese missionario è un invito a una profonda conversione missionaria della pastorale e delle comunità, un'occasione per confrontarsi con altre chiese e "costruire ponti" di incontro e scambio.
Il Signore invita a seminare gesti d'amicizia: una parola buona, un sorriso, un incoraggiamento. Nel silenzio di adorazione, ognuno è chiamato a discernere il dono che il Signore desidera affidargli per portarlo agli altri, affinché la luce vera che illumina ogni uomo possa splendere nel mondo. La pace si costruisce credendo nella forza dei piccoli gesti di ogni giorno, come il granello di senape che, una volta seminato, cresce e diventa un albero.
Struttura e Componenti della Veglia Missionaria di Avvento
Le veglie missionarie di Avvento sono momenti di preghiera profondi e strutturati, volti a celebrare e rafforzare la dimensione missionaria del tempo liturgico. Sebbene ogni veglia possa avere le sue specificità, esistono elementi comuni che ne caratterizzano la celebrazione:
- Temi Centrali: Spesso le veglie si focalizzano sulla preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale, sull'inizio del mese missionario (che si apre il 1° ottobre con la festa di Santa Teresa di Lisieux, Patrona delle missioni), o su figure ispiratrici come Madre Teresa, Peter To Rot, o Maria. Altri temi includono la carità come anima della missione, la speranza per gli ultimi, o la chiamata a essere testimoni e apostoli.
- Letture Bibliche e Riflessioni: Ogni veglia include brani biblici pertinenti, spesso accompagnati da riflessioni tratte da messaggi papali (come quelli di Papa Francesco per la GMM) o da testi di autori spirituali (come Carlo Carretto o il Cardinal Carlo Maria Martini). Il profeta Isaia, in particolare, è un riferimento costante, con le sue invocazioni a Dio perché "squarciasse i cieli e scendesse".
- Preghiere e Invocazioni: Un elemento fondamentale sono le preghiere comunitarie, i salmi e le invocazioni che esprimono l'attesa del Signore e la richiesta di ravvivare la fede e lo spirito missionario. Frasi come «Ravviva la nostra fede, Signore» o «Vieni, Signore Gesù» (Marana tha!) sono ricorrenti. Altre invocazioni possono riguardare la rivelazione del senso cristiano della vita, l'accensione del fuoco della missione e la volontà di andare incontro a Cristo con le buone opere.
- Testimonianze: Le esperienze dirette di missionari (sacerdoti fidei donum, religiosi/e, laici) arricchiscono la veglia, offrendo spunti di riflessione e incoraggiamento. Video-testimonianze possono essere integrate per condividere queste storie.
- Mandato Missionario: In alcune veglie, specialmente quelle diocesane o con partecipazione giovanile, è previsto un momento di invio o "mandato" ai giovani o a missionari partenti, simboleggiando l'impegno concreto nell'evangelizzazione.
- Gesti Simbolici: L'offerta di un granello di senape per ricordare la forza dei piccoli gesti di fede, o un momento di silenziosa adorazione per discernere il dono che il Signore vuole affidare, sono esempi di segni che aiutano a interiorizzare il messaggio.
- Struttura Tipica: Molte veglie seguono uno schema di base che include una breve introduzione, un brano biblico, una preghiera o salmo e intercessioni, permettendo una partecipazione attiva e meditativa.
Preparazione e Risorse per l'Animazione Missionaria
Per prepararsi spiritualmente a una veglia missionaria, è essenziale praticare l'arte della preghiera che implica un atto di presenza. Gesù stesso insegna: «Entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto» (Mt 6, 6). Questo significa liberarsi da ciò che impedisce di amare, un processo di ri-orientamento alla santa volontà di Dio, un atto eminentemente battesimale. Non si può fare le cose "con la testa altrove", perché l'amore è fatto di attenzioni. Il silenzio non è assenza, ma uno spazio sacro per l'incontro.
Materiali per l'animazione missionaria sono spesso disponibili presso i Centri Missionari Diocesani o su siti dedicati, offrendo spunti per la riflessione personale o di gruppo, per incontri fraterni di sacerdoti, laici o consacrati. Video-testimonianze di missionari offrono occasioni per stimolare lo scambio, la comunicazione e il desiderio di contattare direttamente i missionari, aiutando a costruire ponti di incontro e solidarietà.
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