Il concetto di "partenza" nel Vangelo e nella tradizione cristiana assume molteplici significati, non limitandosi a un semplice spostamento fisico, ma indicando un profondo viaggio interiore, di conversione e di missione. Questo tema si rivela attraverso le istruzioni di Gesù ai suoi discepoli, le figure bibliche di pellegrini e la comprensione della conversione come rovesciamento esistenziale.
Le Istruzioni di Gesù per la Partenza in Marco 6, 7-13
Il Vangelo di Marco offre un quadro chiaro delle indicazioni di Gesù per i suoi apostoli prima della loro missione:
Vangelo (Mc 6, 7-13)
Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Queste istruzioni per il viaggio non indicano soltanto l’itinerario da percorrere, ma soprattutto l’esperienza della sequela di Gesù. Il termine apostolo significa letteralmente "inviato", scelto da Dio per portare la buona notizia in tutto il mondo.
Regole del Viaggio Apostolico
- Andare “a due a due”: Questa è la prima regola che il Maestro dà, a significare che la fede è patrimonio della Chiesa, non del solo individuo, riflettendo la promessa "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro". Fin dai primi secoli, l’apostolato cristiano è sempre stato condiviso, come ancora fanno i missionari in terra straniera, che non vanno mai soli.
- Non portare niente per il viaggio: È importante "non portare niente per il viaggio", né da mangiare né da bere né denaro, a significare la libertà dell’impegno, che permette di compiere la volontà di Dio. San Josemaría ricordava che "Per giungere a Dio, la via è Cristo; ma Cristo è sulla Croce, e per salire sulla Croce bisogna avere il cuore libero, distaccato dalle cose della terra".
- Portare solo il bastone: Un discepolo di Gesù porta con sé soltanto il bastone, che ricorda il sostegno e la protezione di Dio, come espresso nel Salmo 23, 4: "Non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza".
- Praticare l’ospitalità: Le istruzioni esigono la fiducia in Dio e nel prossimo e ricordano la pratica dell’ospitalità e del sostegno reciproco, così caratteristiche tra le prime comunità cristiane.

Il Concetto di Conversione e il Suo Significato
Il tema della partenza si intreccia profondamente con quello della conversione. Nell’ambito ecclesiale, l’idea di cambiamento è espressa con il termine "conversione". Questa è la traduzione del termine neotestamentario metanoein, che a sua volta traduce l’ebraico shúb, una radice semitica che indica semplicemente voltarsi, tornare sui passi e, solo di conseguenza, convertirsi, ponendo l’enfasi sull’idea di rovesciamento. Si tratta dunque di uno sconvolgimento interiore, di una rivoluzione.
Secondo il CdG/2, "convertirsi significa volgersi verso Dio anziché verso noi stessi, accogliere e vivere la sua Parola, vendere la propria sapienza per scegliere e fidarsi della sapienza di Dio; scambiare ciò che si possiede che è ben poco, con una ricchezza alternativa, con un tesoro prezioso, anche se nascosto (Mt 13,44-46)". Questo cambiamento nasce dalla decisione di fede suscitata dall’incontro con Cristo e il suo Vangelo, per un itinerario di progressiva integrazione di tutti gli aspetti della persona nella volontà di vivere per Dio, alla sequela di Gesù.
La Conversione come Evento Fondante
Il centro della missione di Gesù è l’annuncio del regno di Dio. L’uomo di fronte a Gesù è il "chiamato" a far parte del regno. L’evangelista Marco sin dalle prime battute mette sulla bocca di Gesù questo annuncio: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo" (Mc 1,15). L’evento della vicinanza del regno è il cuore della fede cristiana e precede le esigenze della conversione e della fede.
La conversione avvia dinamiche di esodi, cammini reali di liberazione, relazioni e consapevolezze nuove. È dare spazio allo Spirito che riversa nei cuori l’amore di Dio, forza irresistibile che ci fa accettare il giogo del continuo morire a noi stessi (al peccato) per rinascere a nuova vita (cfr. Rm 6,4; 2 Cor 5,17; Col 3,9-10). Questa dinamica pasquale di superamento di carne/spirito, uomo vecchio/uomo nuovo, morte/vita, schiavitù/liberazione, possesso/dono, individualismo/comunione, non si assume come un obbligo morale, ma come conseguenza della chiamata all’esistenza nuova.
L'Uomo Nuovo e lo Spirito
La rinunzia alla vita della carne, al peccato, alla schiavitù dell’idolatria di sé, e l’accoglienza della vita secondo lo Spirito, crea l’uomo adulto e lo associa ai "rinati" per una collaborazione attiva all’avvento definitivo del regno di Dio. Questo è il frutto spontaneo dell’apertura all’amore di Dio, dell’accettazione dell’atto ricreativo dello Spirito in Cristo Gesù. Conversione è allora imporsi la legge dello Spirito, la nuova legge del cristiano, cioè far vivere Dio-Amore in se stessi in un continuo essere interpellati per una risposta di pienezza di vita.
È lo Spirito che "ristruttura la nostra personalità offrendole un nuovo centro e un solido fondamento, la vita stessa di Gesù. Lo Spirito fa incontrare Gesù: l’orientamento di vita che ne scaturisce diventa punto di unificazione della personalità e criterio per ogni scelta e decisione". Uomini e donne nuovi sono allora giovani vivi, ricchi di umanità, piegati fino in fondo al servizio e all’amore, alle prese con i problemi, le difficoltà, gli entusiasmi e le incertezze di ogni giorno, che si affidano e fanno riferimento esplicito a Gesù di Nazaret e al suo progetto di vita, radicati dal suo stesso Spirito su di lui, roccia indistruttibile.

L'Oggi della Salvezza nel Vangelo di Luca
L’evangelista Luca, nel redigere il Vangelo, si rivolge alla sua comunità di credenti provenienti dalla cultura pagana, probabilmente ellenistica, con un intento chiaro e perentorio: "anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto" (Lc 1,3-4). È proprio Luca ad aver articolato la storia della salvezza in tre momenti: al centro, l’evento salvifico di Gesù Cristo; l’Antico Testamento come preparazione; la Chiesa come continuazione della missione salvifica fino alla venuta gloriosa del Cristo.
Gesù a Nazareth e la Proclamazione dell'Oggi
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Venne a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Dopo aver letto il brano del profeta Isaia, riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Ed ecco il colpo di scena: Dio-Parola attesta con autorità riconosciuta il compimento delle parole di Dio per i suoi compaesani che lo ascoltavano, proclamando: "Oggi si è compiuta questa Scrittura nei vostri orecchi" (Lc 4,21). Questo "oggi" è il primo dell’attività pubblica di Gesù. Già ai pastori l’angelo annunciava: "Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2,21). L’oggi indica chiaramente il motivo della presenza di Dio nell’incarnazione: Egli è qui, nella storia degli uomini, con un volto umano, mentre cammina, parla, chiama, incontra, compie miracoli, prega, condivide, ascolta, serve e conforta.
Il pellegrinaggio cristiano inizia "oggi", da casa nostra, in un atteggiamento di ascolto, alla scuola di Gesù, davanti alla Parola che riconosce e spalanca le Scritture (cf. Lc 24,27.32.44-45), per poter stare con Lui sempre, nell’oggi eterno di Dio.

Il Pellegrinaggio: Metafora di Vita e Fede
Il pellegrinaggio è un’esperienza umana e religiosa fondamentale. Tutte le culture e le religioni vedono nel cammino verso una meta una metafora della vita, un’esperienza di crescita e di purificazione. Nella Bibbia il tema del pellegrinaggio è molto presente e significativo sia nel Primo che nel Nuovo Testamento.
Abramo, il Pellegrino di Dio
La storia del popolo di Dio inizia con Abramo la cui vocazione è la chiamata a un pellegrinaggio: "Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò" (Gn 12,1). L’espressione ebraica lek lekà, tradotta con "vattene", può significare "vai per te", cioè per il tuo bene e la fecondità della tua discendenza. Il viaggio di Abramo è anche un cammino verso la scoperta della verità di sé stesso, della sua vera identità. Abramo scopre il suo vero nome percorrendo il cammino che il Signore gli ha indicato. Ogni pellegrinaggio comporta un distacco dalla propria terra, dai legami affettivi e dalla casa paterna. La partenza per un viaggio lungo e impegnativo richiede un "alleggerimento", la disponibilità a lasciare il superfluo per camminare con maggiore libertà e affrontare le fatiche del viaggio.
Tra Esodo ed Esilio
Nella storia del popolo di Dio ci sono altre due esperienze centrali che parlano del significato del pellegrinaggio: l’esodo e l’esilio. L’esodo, esperienza fondante per la vita di Israele, è il luogo dell’incontro con Dio e della stipulazione dell’alleanza. Consiste nel passaggio dalla terra della schiavitù alla terra del libero servizio del Signore, un’esperienza di purificazione e di conoscenza di Dio, e un ritorno in possesso di ciò che veramente appartiene al popolo. L’esilio è anch’esso un’esperienza che segna la storia del popolo eletto, e la vita di ogni uomo e donna. Andare in esilio significa lasciare la propria terra, le proprie sicurezze, a volte false, per andare verso una terra straniera. Il pellegrinaggio è anche l’esperienza purificatrice dell’esilio, che consiste nel lasciare le proprie false sicurezze per un cammino di purificazione e di rinascita.
I Salmi delle Salite
Non si può parlare di pellegrinaggio nella Bibbia senza incontrare i salmi delle salite. Quindici canti (Sal 120-134) che segnano i passi di un pellegrino che sale verso Gerusalemme, verso il tempio. Questi salmi diventano un sussidio che può accompagnare il cammino di ogni uomo e di ogni donna in quel pellegrinaggio che è la nostra vita. Mostrano il percorso di un uomo oppresso dalle angustie della propria vita (cf. Sal 120) verso la scoperta di una meta inattesa e sorprendente: la comunione con i fratelli e con Dio (cf. Sal 133-134) ritrovata nel tempio di Gerusalemme.

Gesù e i Credenti come Pellegrini
Il tema del pellegrinaggio è centrale anche nel Nuovo Testamento. Gesù stesso ha vissuto come un pellegrino. Nel Vangelo di Luca si afferma che egli "si incammina decisamente verso Gerusalemme" (Lc 9,51). La vita del Figlio di Dio è tutta riassunta nell’immagine del pellegrino che sale a Gerusalemme per vivere la sua Pasqua, il compimento della sua obbedienza al Padre. Compiendo un pellegrinaggio, ogni discepolo e discepola si rende somigliante al suo Signore, che fu un pellegrino, in cammino verso il dono totale di sé e della propria esistenza.
In questo senso il Nuovo Testamento definisce i credenti "stranieri e pellegrini" (1Pt 2,11). Questi termini hanno certamente un significato legato alla condizione "sociale" dei cristiani che vivono in una società prevalentemente "pagana", ma hanno principalmente un significato profondamente religioso: i discepoli di Gesù, come il loro Maestro, sono "stranieri e pellegrini" per identità.
La Partenza di Gesù e la Promessa dello Spirito
La sua partenza, in ambito cristiano, si riferisce principalmente all'ascensione di Gesù, evento centrale per la fede. Pur causando dolore, essa è accompagnata dalla promessa dello Spirito Santo. L'assenza fisica di Gesù, che era oggetto delle sue discussioni e delle preoccupazioni dei discepoli, fu mitigata dalla promessa dello Spirito Santo. Inoltre, il termine può riferirsi alla partenza di figure bibliche come Paolo, il cui addio preannunciava tempi difficili per la comunità.

L'Oggi della Realizzazione e la Missione
Il compimento operato da Gesù avviene "nei nostri orecchi" per poi pervadere tutto il corpo fino alle gambe, spingendo alla missione. Gesù, ascoltando la Parola del Padre, è divenuto egli stesso Parola e nel battesimo al Giordano, immergendosi nell’acqua dei peccatori, attraversa e "oltrepassa" tutto l’umano, solidarizza in toto, viene toccato e trafitto nella sua carne dalle spine dell’esperienza umana, ricevendo il compiacimento del Padre.
Un testo, annunciato e scritto tanti secoli prima da Isaia, si realizza nell’oggi, nel presente. I nazareni devono passare dall’attesa all’adesione, devono fare il salto di qualità: dalla storia passata all’attimo presente. Accettare l’oggi di Dio che stupisce, che mette in crisi, che non si aspettava né prevedeva. "Ficcatevi nell’orecchio questa Parola" (Lc 9,44), dirà Gesù più avanti ai suoi discepoli. Il discepolo è colui che ascolta la Parola; non è il discepolo a realizzare la Parola, è la Parola stessa che lo realizza e lo attualizza facendolo entrare nell’oggi.
Quando l’opera di Gesù, la sua misericordia, passa e pervade i lontani e gli stranieri, lì, nell’oggi, le persone si dividono e talvolta vogliono eliminarlo, perché lo si vuole solo per sé, non condiviso con nessuno. Ma l’amore di Dio, come pure quello degli uomini, non si diffonde fino ad esaurimento scorte ma fino al raggiungimento della sua pienezza in ogni uomo.