Il Significato di "Occhio per Occhio" nel Vangelo: L'Omelia di Gesù e la Via della Giustizia Nuova

Nel Vangelo di Matteo, Gesù Cristo pronuncia un insegnamento rivoluzionario che sfida le convenzioni giuridiche e sociali del suo tempo, rileggendo l'antica legge del "occhio per occhio e dente per dente". Questo passaggio fondamentale, parte del Discorso della Montagna, rivela la profonda etica dell'amore e della non-violenza che è al cuore del messaggio cristiano, invitando i discepoli a un'azione che va ben oltre la giustizia retributiva.

Gesù che insegna ai suoi discepoli sul Monte, con una folla che ascolta

La Legge del Taglione: Origini e Scopo nell'Antico Testamento

L'espressione "Occhio per occhio e dente per dente" si trova nell'Antico Testamento, specificamente nel libro del Levitico (cap. 24), ma anche in Esodo e Deuteronomio. È comunemente associata al compiere una vendetta immediata e pari a quella ricevuta.

Questo tipo di comando, insieme ad altri episodi narrati nell'Antico Testamento, ha fatto nascere la convinzione diffusa che il Dio dell'Antico Testamento sia un Dio severo e rigido, persino spietato, in contrasto con il Dio d'amore presentato da Gesù nei Vangeli. Tuttavia, questa interpretazione è riduttiva. In realtà, la legge del taglione era un tentativo di limitare la vendetta selvaggia e sproporzionata, tipica delle società antiche, dove per un danno subito si poteva infliggere una pena molto maggiore, come la morte per un furto o un danno fisico minore.

La legge mosaica aveva lo scopo di dare una vera e propria regolamentazione relativamente alle proporzioni di una pena da infliggere, stabilendo un principio giuridico secondo cui la pena dovesse essere proporzionata all'offesa. Non permetteva di esagerare, pretendendo il doppio o sette o dieci volte di più, ma che la pena fosse pari all'offesa. Non si tratta di un comando all'odio, ma di un argine alla violenza indiscriminata e smisurata.

È vero che Gesù ha portato un nuovo patto e con la sua venuta sulla terra si è aperto un nuovo capitolo della rivelazione di Dio all'uomo. Il patto stipulato sul monte Sinai decadeva perché era una figura del vero patto: quello nuovo, stipulato con il sangue di Gesù. Ma nella sua predicazione, ogni volta in cui si riferiva alla legge di Dio, Gesù non annullò nulla, confermando la bontà di quella legge, perché Dio è lo stesso, ieri, oggi e sempre. Non dobbiamo pensare che il Dio dell'Antico Testamento fosse un Dio poco amorevole e solo dedito alla "lettera" dei comandamenti; l'amore di Dio è presente fin dalla prima pagina della Bibbia, certo con un grado di rivelazione che arriva al suo culmine in Cristo, ma non ci sono due "dèi", uno dell'Antico e uno del Nuovo Testamento.

La Rielaborazione di Gesù: Un Nuovo Approccio alla Giustizia

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.» (Mt 5, 38-48)

Non Opporsi al Malvagio: Attiva Non-violenza

In queste poche righe Gesù fa capire come comportarsi nei confronti del male e di chi lo compie. La legge non riesce a guarire il male. L'invito a non opporsi al malvagio e a porgere l'altra guancia non è masochismo, ma prova che il bene può vincere il male. La nostra opposizione non deve essere verso chi fa il male, ma verso il male stesso. Chi compie il male è comunque un fratello e può sempre capire di dover cambiare atteggiamento, a partire proprio dalle reazioni non violente. Condannare il male, ma salvare chi lo compie.

Gesù si pone in un'ottica diversa: è l'ottica della giustizia eccessiva del Padre che sola può vincere il male, tramite la croce del Figlio che si carica del male dei fratelli. Il Vangelo ci invita a non opporsi al malvagio. La prima regola è opporsi al male, non al malvagio. Il male, infatti, fa male innanzitutto a chi lo fa, per questo non va restituito. Il malvagio è un fratello vittima del male, per questo va amato con più cuore: è lui il malato. Noi, in genere, amiamo il male e odiamo chi lo fa come nostro antagonista. Gesù ama i peccatori perché odia il peccato! Noi odiamo i peccatori perché amiamo il peccato! I peccatori per Gesù sono oggetto di compassione, per noi sono da detestare. La nostra antipatia per il peccatore svela la nostra simpatia per il peccato. Il nostro dissociarsi dal malvagio è segno della nostra partecipazione al male. Solo un cuore puro ama con tenerezza il peccatore.

In questi mesi, soprattutto in Europa, stiamo assistendo a un crescendo di violenza sia a parole che a fatti. L'uno tratta il nemico da macellaio, questo, a sua volta, da bastardo. Da qui si passa al rifiuto di fermarsi per dialogare, e all'aumento di azioni violente contro gente che vorrebbe solo vivere in pace. Gesù sottolinea che il cristiano, pur di vivere in pace, rinuncia a certi suoi diritti. Non c'è via di scampo: la violenza si vince con la non-violenza, l'odio con l'amore. Non è questione di dire o decidere cosa sia più facile o più opportuno per noi; non è questione di comprendere se poi ci rimettiamo o se l'altro se ne approfitta. Sappiamo che l'unico modo per rompere una spirale di violenza è la non-violenza, l'unico modo per portare pace e democrazia è l'amore e non la guerra.

Le Tre Illustrazioni di Gesù: Oltre la Reazione Istintiva

Gesù spiega il suo pensiero con tre esempi presi dalla vita quotidiana, proponendo una pratica di attiva non-violenza applicata a diversi ambiti. Non fornisce indicazioni precise e concrete per l'azione, ma risposte in linea con la giustizia sovrabbondante richiesta ai suoi discepoli. Chiedendo di non opporsi a chi agisce con malvagità, Gesù non invita alla passività o a farsi complici del male, ma indica la strada di un agire che spiazza il malvagio e può perfino disarmarlo, rispondendo al male moltiplicando il bene.

Porgere l'Altra Guancia (Mt 5,39)

L'invito a porgere l'altra guancia non è un segno di debolezza, ma di liberazione. Solo chi ha il coraggio di non reagire ma di fare esattamente il contrario può dirsi davvero libero. Libero non è chi ha innanzitutto la forza di difendersi, ma chi, nonostante abbia questa forza, decide di attuare una politica totalmente diversa. Il male lo si sconfigge sbaragliandolo. Porgere l'altra guancia è un atto straordinariamente stupefacente. In un mondo che vive delle logiche di reazione, chi fa qualcosa di diverso rompe questo circuito e fa nascere una situazione completamente nuova. L'invito del Vangelo è chiaro: se vuoi vincere il male non usare le sue stesse armi. Sii creativo.

È interessante notare un'ipotesi interpretativa: essere percossi sulla guancia destra potrebbe non succedere perché si riceve un pugno o una percossa violenta (che, per i destrimani, colpirebbe generalmente la guancia sinistra). Sulla guancia destra arriva un altro tipo di percossa, per esempio un manrovescio o lo schiaffetto-sberleffo. Si tratterebbe allora di un insegnamento a non cedere alla violenza gratuita, alle provocazioni, ma ad essere pazienti e longanimi.

Illustrazione di una persona che porge l'altra guancia dopo aver subito un'offesa, con espressione di dignità

Rinuncia alla Tunica e al Mantello (Mt 5,40)

Se qualcuno vuole portarti in tribunale per toglierti la tunica, Gesù invita a lasciare anche il mantello. La tunica è la sottoveste di lino o lana da portare sulla nuda pelle, il vestito più indispensabile, che si toglieva solo a chi stava per essere venduto come schiavo. Il mantello era la sopravveste che serviva per coprirsi di notte e la legge permetteva di ritenerlo solo per una giornata (Es 22,25; Dt 24,12). Questa è una pretesa esagerata dell'avversario. Gesù invita a non litigare e non insistere sul proprio diritto, ma a dare oltre la tunica anche il mantello. È bello rinunciare al proprio diritto, coscienti del proprio dovere di figlio che è quello di non opporsi al fratello. Piuttosto che rivendicare la propria tunica senza amore, si rinuncia anche al mantello. Si tratta di un totale distacco da tutto, persino da sé stessi e dai propri progetti, pur di non rovinare la comunione con l'altro. Saper vivere in comunione: ecco il grande sogno di Dio per noi.

Percorrere Due Miglia Anziché Uno (Mt 5,41)

Se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Questa situazione si riferisce alle prestazioni coatte, alle angherie. L'angarius era il messo del re, che aveva il diritto di requisire chiunque per portare i suoi pesi (come nel caso di Simone di Cirene costretto a portare la croce di Gesù, Mt 27,32). Il "miglio" era una misura romana di circa 1500 metri. L'invito è a non ribellarsi, non serbare astio, ma a dare di buon animo per due miglia, prevenendo l'altro con la propria bontà e spezzando così la sua voglia di prepotenza. In questo possiamo cogliere il nostro essere chiamati a ricercare e vivere la disponibilità a dare: vincere sul bisogno che la vittoria sia sul prendere. Il prendere per possedere è principio di ogni male, che ci porta a distruggere la creazione, dono di amore.

Il Dono e il Prestito (Mt 5,42)

La conclusione sintetica di questa serie di esempi è: "Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle". Questo non significa dimenticare ogni prudenza o lasciarsi stupidamente sfruttare. Non si tratta di rinunciare ai propri diritti e al proprio onore, ma Gesù propone una nuova mentalità, lo spirito dell'amore che si deve opporre al malvagio: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21).

L'Amore per i Nemici: Il Cuore del Messaggio Evangelico

Il Superamento della Tradizione (Mt 5,43)

Gesù prosegue dicendo: "Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Il dovere di amare il prossimo è uno dei massimi comandamenti dell'Antico Testamento (Lv 19,18). Era considerato "prossimo" in senso pieno soltanto chi apparteneva al popolo eletto. Tuttavia, in nessun passo dell'AT si legge il comando di odiare il nemico in quanto tale. Gesù non abolisce il precetto dell'AT, ma lo libera da quello spirito che stava dietro la pratica tradizionale, che tendeva a stravolgere il vero spirito della legge. Nella mentalità del discepolo di Gesù non deve esserci semplicemente spazio per un nemico.

Il Comandamento Rivoluzionario di Gesù (Mt 5,44-47)

Gesù porta un comandamento rivoluzionario: "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano". L'amore del discepolo deve estendersi a tutti gli uomini, ciascuno deve poter essere il suo prossimo. Amare i nemici significa pregare per i persecutori: amarli tanto da pregare il Signore per il loro bene.

La richiesta di amare i nemici si situa al cuore della "differenza cristiana". Gesù ci chiede un amore spropositato. Egli insiste, quasi a ironizzare sul nostro fare da cristiani minimalisti: "se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?". Si tratta di osare l'alterità, di avere il coraggio della diversità e di vincere con l'amore la paura del diverso e dell'altro. Questo amore non è un precetto impossibile per le nostre forze, ma Gesù dà anche la grazia, cioè la capacità di farlo. A Pentecoste e nel battesimo, egli ci ha donato il suo Spirito, comunicando le sue stesse disposizioni, infondendo in noi, con la carità, la sua stessa capacità di amare tutti, anche i nemici.

La Perfezione del Padre Celeste (Mt 5,48)

Infine, Gesù conclude con l'affermazione: "Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Questa sequenza, se non adeguatamente approfondita, può portare a un'equazione tanto matematica quanto meritocratica: amare di più uguale essere perfetti. Ma l'amore cristiano è davvero così? Ci chiede davvero di essere perfetti nel senso di assenza di difetti?

Questa equazione "più amore = più perfezione" purtroppo nel corso del tempo ha deviato la spiritualità cristiana verso una deriva moralistica, intesa come "devi fare il bravo per essere gradito a Dio". Ma la sapienza popolare ci ricorda che "nessuno è perfetto" e che "l'ottimo è nemico del bene".

L'amore che Gesù ha preferito è stato quello dei peccatori. Non un amore eroico, ma fragile; non l'eccesso, ma la semplicità del dono. Non un amore perfetto, ma imperfetto. Non un amore divino, ma umano. Il Vangelo è la storia di un amore trafitto, crocifisso, non capito e non corrisposto, fatto di lacrime e sconfitte. Altro che perfezione intesa come impeccabilità! Se educhiamo i nostri figli alla perfezione in questo senso, non gli insegneremo mai l'amore cristiano, che è invece un amore imperfetto, perché imperfetta è la natura umana.

La vera perfezione del Padre celeste di cui parla Gesù è la misericordia. Essere figli del Padre significa assomigliare sempre più a Lui, modellare il nostro spirito sul suo e far fiorire le nostre opere dallo stesso amore misericordioso. Egli, infatti, fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

LA MISERICORDIA DI DIO E I MERITI DI CRISTO (Benedetto da Mantova)

L'Etica Teologale e la Pratica della Preghiera per i Nemici

Il testo evangelico propone un'etica teologale, un'etica che trova nell'essere e nell'agire di Dio per l'uomo il suo fondamento. Il criterio etico che orienta l'agire umano può essere espresso così: "Come Dio ha agito verso di te, così agisci anche tu verso gli altri". In questo modo, non solo viene superato il livello della vendetta, del "Fai anche tu all'altro ciò che egli ha fatto a te", ma viene fondato e reso praticabile l'amore del nemico grazie alla fede in Cristo che ha amato anche i nemici.

L'etica teologale che Gesù ha vissuto nel suo quotidiano esige il superamento della logica della reciprocità, che è anche logica di ritorsione, di omologazione all'altro. Esclude il meccanismo della mimesi, del ripetere ciò che l'altro ha fatto rendendogli la pariglia, e include il dinamismo dello scarto e dell'asimmetria, il coraggio della diversità. Un simile comportamento è proprio solo di persone profondamente libere, libere da quella tirannia dell'io che spesso attanaglia le nostre vite, libere da quella volontà di ripicca e ritorsione che imprigiona gli umani, ostacolando il loro accesso alla libertà di chi perdona. Chiedendo al credente di non opporre resistenza al malvagio, Gesù prepara già la strada al comandamento positivo di amare il nemico.

L'amore per i nemici è il vertice dell'amore cristiano. I cristiani si ricordano a vicenda nelle preghiere, e così facendo danno aiuto e forse salvezza a coloro per i quali pregano. Ma il testo decisivo sulla preghiera di compassione va al di là delle preghiere per i propri fratelli cristiani. Gesù dice senza possibilità di equivoci: «Io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Mt 5,44); e nel profondo della sua agonia sulla croce, prega per coloro che lo stanno uccidendo: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 25,54). Qui viene reso visibile il vero significato della disciplina della preghiera.

Pregare ci fa portare al centro del nostro cuore non solo coloro che ci amano, ma anche quelli che ci odiano. Questo è possibile unicamente se siamo disposti a fare dei nostri nemici parte di noi stessi, convertendoli in tal modo innanzitutto nel nostro cuore. La prima cosa che siamo chiamati a fare quando pensiamo agli altri come a dei nemici, è pregare per loro. Non è davvero cosa facile. Ci vuole disciplina per far entrare nel profondo del nostro cuore coloro che ci odiano o coloro verso i quali nutriamo sentimenti di ostilità. Eppure ogni volta che superiamo l'intolleranza nei confronti dei nostri antagonisti e siamo disposti ad ascoltare il grido di coloro che ci perseguitano, riconosciamo anche in loro dei fratelli e delle sorelle.

Pregare per i nostri nemici è, dunque, un evento concreto, l'evento della riconciliazione. È impossibile innalzare i nostri nemici alla presenza di Dio e contemporaneamente continuare a odiarli. Visti nel contesto della preghiera, anche il dittatore senza scrupoli e il torturatore perverso cessano di apparire come oggetto di paura, di odio e di vendetta, perché quando preghiamo siamo al centro del grande mistero della divina compassione. La preghiera trasforma il nemico in amico e per questo è l'inizio di una nuova relazione. Probabilmente non c'è preghiera tanto potente quanto quella per i nostri nemici. Ma è anche la preghiera più difficile, perché è la più contraria ai nostri moti naturali. Questo spiega perché alcuni santi ritengono la preghiera per i nemici il principale criterio di santità.

Vivere la Giustizia con Amore: Applicazione Oggi

Il Signore ci chiama a vivere l'amore, ad amare sempre e comunque. Non solo quando è facile, ma anche quando è difficile, persino impossibile. Il risentimento, l'odio, l'ira e la vendetta prendono a volte il sopravvento, ma questi sentimenti nutrono il male e lo fanno crescere sempre di più. Per fermare il male bisogna sopportarne il peso.

Non si può restare immobili davanti al male ricevuto, ma rispondere con il bene. Sopportare di più, dare di più, fare di più di quello a cui siamo obbligati, perché solo così possiamo vincere il male con il bene. Amare tutti significa anche amare chi ci fa del male. E questo amore è autentico solo quando riusciamo a pregare per il nostro aguzzino, a chiedere autenticamente a Dio il bene per quella persona. Solo così saremo figli nel Figlio: figli perché assomiglieremo al Figo, manifestando l'amore misericordioso del Padre celeste.

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