Lungo Corso Vittorio Emanuele II, a Roma, si innalza l’imponente mole della Chiesa Nuova, il cui nome ufficiale è Santa Maria in Vallicella. Questo tempio sacro rappresenta il cuore della missione filippina e custodisce al suo interno non solo inestimabili opere d'arte, ma anche le "Stanze di san Filippo Neri", un vero scrigno di fede e memoria che conserva numerose reliquie e ricordi legati alla vita del Santo.

La Storia della Chiesa di Santa Maria in Vallicella
Dalle Origini all'Arrivo di San Filippo Neri
Fondata secondo la tradizione da Gregorio Magno alla fine del VI secolo, la chiesa sorgeva originariamente sull’area di una leggera depressione naturale nella pianura del Campo Marzio, conosciuta anticamente come Tarentum, un luogo di culto delle divinità infernali. Nel XV e XVI secolo, era nota come S. Maria al Pozzo Bianco o in Vallicella a causa di un’antica vera da pozzo in marmo bianco.
Al suo interno, la chiesa conservava la miracolosa immagine della Vergine col Bambino, conosciuta anche come “Madonna Vallicelliana”. Si trattava di un affresco trecentesco, in origine collocato all’esterno di una “stufa” o bagno pubblico. La tradizione vuole che nel 1535 l’immagine, colpita con un sasso, sanguinasse, divenendo così oggetto di culto. Nel 1574, l’affresco venne staccato e affidato al rettore della chiesa della Vallicella, conservato poi nella sacrestia.
Il destino della chiesa cambiò completamente quando nel 1575 fu donata da Papa Gregorio XIII a San Filippo Neri. Questa donazione fu un segno di riconoscenza per l’opera svolta dal Santo, il quale, con l’aiuto dello stesso pontefice e del cardinale Angelo Cesi, fece edificare una “nuova chiesa”. L'edificio originario non era più in buono stato.
La Costruzione e la Consacrazione della "Chiesa Nuova"
L’architetto Matteo di Città di Castello ebbe l’incarico di costruire la nuova struttura, proseguita poi da Martino Longhi il Vecchio a partire dal 1583. I lavori iniziarono nel 1575 e già nel 1577 la navata principale era terminata, permettendo la celebrazione della prima messa.
San Filippo Neri, seguendo le nuove regole tridentine, desiderava un edificio grande, semplice, con pareti bianche prive di affreschi variopinti, decorazioni e marmi variegati. Santa Maria in Vallicella fu terminata e consacrata nel 1599, dopo la morte del santo, mentre la facciata fu completata ai primi del ‘600. L’interno fu disegnato interamente dal Borromini e in parte affrescato da Pietro da Cortona.
Sull’altare maggiore, costruito tra il 1596 e il 1599, nel 1608 fu collocata l’immagine miracolosa della “Madonna Vallicelliana”, inserita in una pala in lavagna dipinta da Pieter Paul Rubens con una schiera di “Angeli e cherubini adoranti” disposti intorno a una nicchia con l’immagine sacra. Questa è coperta da una lastra di rame, ugualmente dipinta da Rubens con una Madonna e Bambino benedicente, che può essere sollevata, mediante un sistema di corde e pulegge, svelando l’immagine miracolosa sottostante.

L'Interno della Chiesa e i Capolavori Artistici
L'interno della Chiesa Nuova, a tre navate, fu decorato dopo la morte del santo. Pietro da Cortona affrescò la volta con il Miracolo della Madonna, la cupola con il Trionfo della Trinità e l'abside con l'Assunta e Santi. L’altare maggiore è impreziosito dalla pala con Angeli in Venerazione della Madonna, capolavoro di Rubens, autore anche delle due tele laterali raffiguranti i Santi Gregorio Magno, Mauro e Papia e i Santi Domitilla, Nereo e Achilleo.
Merita poi una particolare menzione anche la Cappella Spada realizzata da Carlo Rainaldi con la Madonna in trono tra i Santi Carlo Borromeo e Ignazio di Loyola, opera di Carlo Maratta.
La Cappella di San Filippo Neri
All’interno della chiesa, proprio accanto all’altare, vi è la Cappella di San Filippo Neri. Nella cappella alla sinistra dell'altare maggiore riposa il corpo di S. Filippo, canonizzato nel 1622. Il santo sembra dormire in quella teca che racchiude il corpo con una maschera d’argento che copre il suo volto.

Le Stanze di San Filippo Neri: Un Viaggio nella Sua Vita
Accanto alla chiesa sorge l'Oratorio dei Filippini, capolavoro dell’arte barocca opera di Francesco Borromini, che nel 1637 vinse il concorso bandito dai Padri Filippini. Da una porta laterale del transetto della chiesa, si accede al corridoio su cui si affacciano gli ingressi della sacrestia e delle camere private di San Filippo, tra cui la Camera Rossa e la Cappella interna al pianterreno. Queste stanze, da un lato, custodiscono quanto rimasto, dopo l’incendio del 1620, delle originarie stanze del santo situate nel primo vecchio convento della Congregazione e qui ricostruite con amore.
L'Apostolato Romano e le "Stantiole" Originali
Filippo Neri, partito dalla natia Firenze, arrivò a Roma intorno al 1535, spinto dal desiderio di servire il Signore. Nella Città Eterna, dopo un periodo a San Girolamo della Carità, dove passò 32 anni della sua vita e dove la sua Congregazione dell'Oratorio consolidò i primi passi, si trasferì alla Vallicella il 22 novembre 1583, poiché gli spazi a San Girolamo erano diventati troppo piccoli per il crescente numero di fedeli.
Nella sua nuova residenza lo attendevano due «stantiole», così le definì lo stesso Neri: una stanza per dormire e ricevere i fedeli e un’altra come cappella privata. Stanze semplici, dal mobilio molto spartano, sufficienti per vivere senza eccessi. L'unico "vezzo" fu farsi costruire una piccola loggia per pregare in silenzio e solitudine, più vicino al cielo, per intercedere per la salvezza degli uomini.
Filippo visse a Chiesa Nuova in queste stanze per 12 anni ed esse videro la sua nascita al cielo il 26 maggio 1595. Qui egli mangiava da solo le poche cose che si concedeva: una zuppa, un poco di pane, due uova e un poco d’insalata, acqua e pochissimo vino annacquato. Scendeva in chiesa solo per celebrare e confessare. Celebrava la Santa Messa nel suo piccolo oratorio, e qui, egli viveva esperienze mistiche di altissima intensità, tanto che l'Eucaristia poteva durare diverse ore. Molti fedeli hanno visto Filippo sospeso in aria per rapimento estatico.
Indagine ai confini del sacro (TV2000) - Il mistero di San Filippo Neri (Prima parte)
L'Incendio del 1620 e la Ricostruzione Borrominiana
Subito dopo la sua morte, la camera, trasformata in cappella, divenne meta di visite continue di fedeli. Purtroppo, nel 1620, un fuoco d’artificio lanciato da Castel Sant’Angelo, durante una festa (la famosa "girandola"), entrò dalla finestra e causò un grave incendio che devastò le stanze e danneggiò fortemente tutta la struttura, a cominciare dal pavimento. Si cercò di salvare il salvabile, portando in luogo sicuro una parte delle suppellettili non toccate dalle fiamme.
Intorno al 1634, sotto le crescenti esigenze della vita dell’Oratorio e della chiesa, la Congregazione incaricò Francesco Borromini di sviluppare un articolato progetto d’espansione. Il progetto prevedeva l’abbattimento delle vecchie costruzioni che avevano servito da convento fino a quel momento. Così si pose il problema di salvare la memoria delle stanze di San Filippo. Per la nuova collocazione, furono individuati alcuni ambienti sul lato sinistro dell’abside, proprio a fianco e sopra la Cappella del Santo.
Al primo piano si decise di spostare e ricostruire il piccolo oratorio del santo; al pianterreno si portò una parte del muro della sua stanza. Per completare ed integrare questi luoghi di devozione furono create due anticamere. A questo suo disegno dobbiamo l’attuale conformazione architettonica delle stanze.
La Camera Rossa: Un Tesoro di Reliquie e Ricordi
Sul grande e luminoso corridoio che dalla Sagrestia va al Giardino degli Aranci, si apre l’accesso alle Camere private di S. Filippo. Al piano terra, un corridoio decorato da prospettive architettoniche affrescate da ignoto del XVIII secolo porta alla Camera Rossa e alla Cappella Interna. Questo corridoio fu costruito nel 1638 da Borromini per creare un passaggio coperto tra la zona della Sacrestia e la nuova ala.
Il primo ambiente che si incontra è la "Sala Rossa". Oggi, questa stanza è un piccolo museo dove sono raccolte preziose reliquie e ricordi legati alla vita del Santo che serve anche come anticamera per la cappella interna. Il colore rosso della tappezzeria è motivato dal fatto che, sin dai primi tempi, l’ambiente venne utilizzato come luogo dove i papi in visita si potevano cambiare e vestire dei paramenti sacri quando venivano a celebrare alla Chiesa Nuova.

Affreschi e Visioni Miracolose
Sulla volta, inseriti in una ricca trabeazione architettonica adorna di cariatidi e putti, vediamo una serie di affreschi con scene della vita di S. Filippo Neri, realizzate in gran parte da Niccolò Tornioli da Siena nel 1643 e solo in parte completati nel 1652 da allievi di Pietro da Cortona. Al centro della volta è l’affresco che narra l’Apparizione della Madonna a S. Filippo. Dentro un medaglione ovale inquadrato da corone di alloro, è rappresentata la visione che San Filippo ebbe di Maria Santissima nell'aprile 1594, durante una delle sue più gravi ricadute, che lo aveva portato sul punto di morte. In quell’occasione, Filippo esclamò: «Ah, Madonna benedetta! Madonna mia santissima! O Vergine santa! Chi sono io per avere una Vostra Visita?». Dopo l'estasi, disse: “Ora non ho più bisogno di voi, la Madonna mi ha guarito”.
Nei medaglioni ai lati, dipinti a chiaroscuro monocromatico, troviamo narrati quattro episodi della vita del santo: Filippo vede la Madonna sorreggere la trave della chiesa in costruzione; S. Filippo esorcizza una donna; S. Filippo appare ad una monaca predicendone la morte; La Pentecoste di Filippo nelle catacombe di S. Callisto.
Reliquie e Oggetti Personali
In questa ricca stanza troviamo custodite molte reliquie del santo e oggetti a lui appartenuti. Sulla parete verso l’ingresso troviamo un grande armadio a vetri del XIX secolo che, su tre piani, racchiude preziosi oggetti e reliquie:
- A sinistra, la giubba bianca donata da San Pio V a Filippo.
- Sul ripiano di mezzo sono conservati indumenti ed oggetti d’uso quotidiano del Santo.
- Sul ripiano in basso, a sinistra, vediamo un tabernacolo in alabastro, con il volto di San Giovanni Battista, trofeo di guerra della battaglia di Lepanto.
- In basso al centro, la cassa di velluto rosso che ha protetto le sue spoglie mortali nei primi tre secoli.
- In basso a destra un prezioso reliquiario.
Nelle altre teche più piccole della stanza, troviamo un armadio ed una cassapanca provenienti da San Girolamo della Carità. Sopra le teche e sopra il sarcofago sono esposte toccanti reliquie del santo, tra cui alcuni fazzoletti intrisi dal suo sangue.
Tra gli oggetti che parlano della sua preghiera instancabile e del suo amore per l’Eucaristia, vi sono il crocefisso a lui caro, il calice che porta i segni delle estasi vissute nella Santa Messa e il piccolo confessionale.
La panca esposta è quella da dove San Filippo predicava i suoi sermoni ai primi discepoli dell’Oratorio nelle stanze di San Girolamo. Inoltre, si trovano diverse lettere autografe di San Filippo Neri e una maschera di cera del volto del santo realizzata dopo la sua morte.
Ritratti Papali e Lo Stendardo della Canonizzazione
In questa stanza sono conservati parecchi ritratti di papi, alcuni dei quali conosciuti in vita dal santo, altri che ne sono stati devoti ammiratori. Tra questi: Clemente IX, Gregorio XIII (che approvò la Congregazione), Benedetto XIII (che rese festa di precetto il giorno di S. Filippo), Sisto V Peretti, Leone XI e Innocenzo X Pamphili.
Un esempio delle relazioni dirette di Filippo con i Pontefici è una lettera esposta, scritta da Filippo a papa Clemente VIII, in cui il santo rimprovera il papa di non esser venuto a trovarlo. Il papa, di suo pugno, rispose, notando la presunta vanità di Filippo.
Sulla parete di sinistra, entrando, si può ammirare il grande stendardo con l’immagine di Filippo utilizzato il giorno della sua canonizzazione (12 marzo 1622). Un’iscrizione ricorda la miracolosa guarigione di un uomo che, toccando lo stendardo di ritorno dalle celebrazioni nella Basilica di S. Pietro, riacquistò la vista.
La Cappella Interna e le Camere Superiori
L'altro ambiente è quello della cosiddetta cappella interna, conosciuta anche come “Cappella Donati”. In questo ambiente troviamo parte della muratura della camera originaria del santo, quella andata distrutta durante l’incendio del 1620. Sull’altare vi è un intenso ritratto di San Filippo in preghiera attribuito al Guercino. La cappella è il prolungamento naturale dell’abside della Cappella del Santo nella chiesa.
Poi, si trovano le stanze superiori a cui si accede tramite una scala a chiocciola, opera del Borromini. Al piano superiore si trovano l'anticamera e la cappella privata del Neri. Nella prima sala, l’anticamera, vi è un altare. Ai lati di questo, entro custodie vetrate, sono conservati il letto e il confessionale di San Filippo Neri.
La cappellina di San Filippo fu ricostruita mantenendo l’orientamento e la grandezza di quella originaria e conserva l’altare dove celebrava il Neri. Sopra di esso, è collocata una copia cinquecentesca della Madonna di Santa Maria del Popolo. Questi ambienti riproducono fedelmente l’aspetto delle stanze originali in cui visse il Santo, che si trovavano nell’altra ala del complesso e che furono in parte distrutte dall’incendio del 1620 ed in parte demolite nel secolo scorso. A differenza di altre camere di santi esistenti in Roma, la cappella è stata ricostruita e conservata nella sua originaria povertà.

Le Sepolture di San Filippo Neri
Nella Stanza Rossa sono conservati diversi sarcofagi che hanno contenuto le sacre spoglie di San Filippo Neri per periodi più o meno lunghi. San Filippo muore il 26 maggio 1595 nelle prime ore del mattino. In mattinata egli venne esposto in chiesa e per tre giorni un fiume di fedeli gli rese omaggio. Quindi egli venne sepolto nella cripta comune destinata ai fratelli dell’Oratorio. Le sue spoglie furono poi traslate in varie casse e sarcofagi prima della loro collocazione finale nella cappella interna a lui dedicata, sotto l'altare, dove tutt'oggi riposa il corpo del santo, meta di continua devozione.
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