La Bibbia presenta una galleria straordinaria di personaggi, le cui vite e vicende continuano a influenzare e ispirare. Questi "grandi della Bibbia" non sono solo figure storiche, ma archetipi spirituali che offrono profonde riflessioni sulla fede, sulla condizione umana e sul rapporto con il divino.
L'Approccio di Carlo Maria Martini ai Personaggi Biblici
La profonda conoscenza di Carlo Maria Martini del testo biblico da una parte e della spiritualità ignaziana dall’altra ha fatto sì che egli operasse una sintesi originale e straordinaria tra la Parola e la vita. Ispirandosi alle vicende di alcuni grandi personaggi biblici dell’Antico Testamento, Martini ha guidato, dal 1978 al 1993, diversi corsi di esercizi, percorsi di ascolto della Parola, di discernimento e di rinnovamento, profondi al punto da rendere alcuni di questi testi dei veri e propri fenomeni editoriali.
Come sottolinea Pietro Bovati nella Prefazione, i corsi di esercizi proposti avevano la particolarità di offrire itinerari di preghiera basati sulla storia di importanti personaggi dell’Antico Testamento. L’orante è chiamato a identificarsi con loro, nelle loro intriganti vicende, in modo da ripercorrere il cammino spirituale che Dio indica e promuove.
La Straordinaria Longevitá nell'Antico Testamento
Vite millenarie e oltre
Grazie ai progressi scientifici, medici e in altri campi oggi si vive più a lungo. Eppure pochi raggiungono o superano il traguardo dei cento anni. La Bibbia riferisce che nell’antichità le persone vivevano molto più a lungo, arrivando in alcuni casi a sfiorare i mille anni. È verosimile? Nei tempi biblici vivevano davvero così a lungo?
Il libro biblico della Genesi menziona sette uomini che vissero più di 900 anni, tutti nati prima del Diluvio. Si tratta di Adamo, Set, Enos, Chenan, Iared, Metusela (conosciuto anche come Matusalemme) e Noè (Genesi 5:5-27; 9:29). Tutti loro, molti dei quali forse sconosciuti ai più, appartenevano alle prime dieci generazioni della storia umana.
Nella Bibbia sono citate almeno altre 25 persone che raggiunsero età fuori del comune per i nostri giorni. Alcune vissero 300, 400 o persino 700 anni e più (Genesi 5:28-31; 11:10-25).

L'Attendibilità dei Racconti Biblici sulla Longevitá
Per molti, però, le cose che la Bibbia dice in merito a persone tanto longeve non sono altro che leggende. In base a un documento pubblicato dal centro di ricerche demografiche dell’Istituto Max Planck, in Germania, i ricercatori hanno accertato l’età della già citata madame Calment raccogliendo alcune sue “affermazioni semplici e verificabili”. Tali affermazioni riguardavano lei o suoi familiari con riferimento a determinati avvenimenti che si erano verificati nella loro vita. Quanto da lei detto è stato poi confrontato con registri notarili, civici ed ecclesiastici, come pure con articoli di giornale e censimenti demografici.
Che dire dei racconti della Bibbia? Si sono dimostrati degni di fiducia? Certamente. Sebbene non tutti i particolari siano stati confermati dalle fonti secolari disponibili, i fatti hanno più volte dimostrato che ciò che leggiamo nella Bibbia è attendibile dal punto di vista storico, scientifico e cronologico. Questo non dovrebbe sorprenderci, perché la Bibbia stessa dice: “Dio è veritiero, mentre ogni uomo è mentitore” (Romani 3:4, CEI). Ed essendo “ispirata da Dio”, la Bibbia non è un libro che propina storie inventate.
Il Concetto di Tempo nei Tempi Biblici
Alcuni hanno sostenuto che in quei giorni il tempo venisse calcolato diversamente e che con il termine “anno” ci si riferisse in realtà al mese. Un’analisi della Genesi, comunque, conferma senza ombra di dubbio che all’epoca la gente aveva lo stesso concetto del tempo che abbiamo oggi. Eccone due esempi:
- Nel racconto del Diluvio leggiamo che esso iniziò quando Noè aveva 600 anni, “nel secondo mese, il diciassettesimo giorno del mese”. La narrazione continua dicendo che le acque coprirono la terra per 150 giorni e che “il settimo mese, il diciassettesimo giorno del mese, l’arca si posò sui monti di Ararat” (Genesi 7:11, 24; 8:4). Quindi un periodo di cinque mesi (dal diciassettesimo giorno del secondo mese al diciassettesimo giorno del settimo mese dello stesso anno) viene equiparato a 150 giorni.
- Analizziamo un altro esempio: Genesi 5:15-18 riferisce che Maalalel diventò padre a 65 anni e visse per altri 830 anni, morendo all’età di 895 anni. Anche suo nipote Enoc ebbe un figlio a 65 anni (Genesi 5:21). Se un anno corrispondeva veramente a un mese, questi due uomini divennero genitori quando avevano solo cinque anni.
Conferme Archeologiche e Potenzialità Umana
Va tenuta presente anche l’archeologia, perché ci offre delle prove che concordano con quanto afferma la Bibbia riguardo a persone assai longeve. Del patriarca Abraamo la Bibbia dice che era originario della città di Ur, che visse in seguito nella città di Haran e poi nella regione di Canaan, che combatté contro Chedorlaomer, re di Elam, e che lo sconfisse (Genesi 11:31; 12:5; 14:13-17). Le scoperte archeologiche hanno confermato l’esistenza di questi luoghi e personaggi. Hanno permesso inoltre di conoscere meglio la geografia dei luoghi nonché gli usi e costumi dei popoli menzionati in relazione ad Abraamo. Data l’accuratezza di queste informazioni su Abraamo fornite dalla Bibbia, non c’è motivo di dubitare del fatto che sia vissuto 175 anni.

L’eccezionale longevità di quegli uomini vissuti prima del Diluvio dimostra che il corpo umano, in quanto ad aspettative di vita, ha un enorme potenziale. Grazie alle moderne tecnologie gli scienziati hanno studiato più accuratamente il corpo umano e il modo meraviglioso in cui è fatto, inclusa la sua straordinaria capacità di rigenerarsi e autoripararsi. La loro conclusione? Il corpo ha il potenziale per continuare a vivere all’infinito.
Per Geova Dio, invece, l’invecchiamento non è né un mistero né un problema irrisolvibile. Il primo uomo Adamo fu creato perfetto da Dio, il quale si propose che gli esseri umani vivessero per sempre. Purtroppo Adamo decise di voltare le spalle a Dio. Di conseguenza peccò e divenne imperfetto. Qui sta la spiegazione che gli scienziati continuano a cercare: “Per mezzo di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del peccato, e così la morte si estese a tutti gli uomini perché tutti avevano peccato” (Romani 5:12).
Il proposito del nostro amorevole Creatore, comunque, non è mai cambiato. Ne è una prova schiacciante il fatto che abbia provveduto il sacrificio di riscatto di suo Figlio, Gesù Cristo, sacrificio grazie al quale è possibile ottenere la perfezione e la vita eterna. La Bibbia dichiara: “Come in Adamo tutti muoiono, così anche nel Cristo tutti saranno resi viventi” (1 Corinti 15:22). La gente vissuta prima del Diluvio era più vicina di noi alla perfezione, ed è per questo che viveva molto, molto più a lungo. Noi, d’altro canto, siamo più vicini al tempo in cui si realizzerà la promessa di Dio. Del peccato e dell’imperfezione presto non rimarrà alcuna traccia, e l’umanità non dovrà più subire un processo degenerativo per poi morire.
Questo può essere anche il vostro futuro. Come? Non pensate che quanto promesso da Dio sia solo una chimera. Gesù disse: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato ha vita eterna” (Giovanni 5:24). Lo studio della Bibbia e la messa in pratica dei suoi insegnamenti permettono di ‘tesoreggiare per sé stessi un eccellente fondamento per il futuro, per afferrare fermamente la vera vita’, come incoraggiò l’apostolo Paolo.
I Discepoli di Gesù: L'Ordinario che Trasforma il Mondo
La Scelta di Uomini Comuni
Ciò che stupisce pensando ai discepoli di Gesù è proprio il fatto che il Signore li abbia scelti. Quando si osservano da vicino colpisce un fatto straordinario: erano uomini ordinari, totalmente umani, assolutamente normali, però pronti a seguire il Maestro. Le vite dei dodici apostoli hanno sempre affascinato molti, poiché i loro caratteri personali sono familiari a tutti noi. Sono proprio come noi, e sono proprio come le persone che conosciamo, avvicinabili. Sono personaggi veri con cui anche oggi possiamo identificarci. I loro sbagli e le loro debolezze, così come i loro trionfi e i loro tratti migliori, sono narrati in alcuni dei racconti più affascinanti della Bibbia. Questo perché sono stati uomini perfettamente comuni in ogni circostanza.

Debolezze e Diversità
Nessuno di loro era noto per la propria erudizione o per la sua grande cultura. Non erano noti neanche per le doti oratorie o teologiche. Infatti, erano piuttosto estranei alle istituzioni religiose dei tempi di Gesù. Non erano neanche particolarmente dotati di talenti naturali o capacità intellettuali. Al contrario, erano tutti fin troppo inclini a commettere errori, a parlare e a comportarsi in modo sbagliato, a mancare di fede e a fallire miseramente. Fra tutti spiccava Pietro, il leader del gruppo. Anche Gesù sottolineò che erano lenti ad imparare ed in qualche modo spiritualmente ottusi (Luca 24:25).
Tra i discepoli c’era molta diversità di vedute politiche. Uno di loro era un ex-Zelota, oggi lo chiameremmo un radicale, determinato a rovesciare il dominio romano. Un altro era stato un esattore delle tasse, praticamente un traditore della nazione giudaica e colluso con Roma. Almeno quattro, ma forse sette, erano pescatori e amici intimi, provenienti da Capernaum, e che probabilmente si conoscevano sin dall’infanzia. Gli altri forse erano stati commercianti o artigiani, ma non ci è detto cosa facessero prima di diventare seguaci di Cristo. La maggior parte di loro proveniva dalla Galilea, una regione agricola posta all’incrocio di strade commerciali. La Galilea rimase la località base per la maggior parte del ministero di Gesù, e non (come alcuni pensano) Gerusalemme di Giuda, che era la capitale religiosa e politica d’Israele.
Un Impatto Indelebile
Pur con tutte le loro mancanze e le loro debolezze di carattere, per quanto fossero comuni e ordinari, quegli uomini, dopo l’ascensione di Gesù, portarono avanti un ministero che ebbe un impatto indelebile sul mondo. Il loro ministero continua ad influenzarci oggi. Dio nella sua grazia li ha potenziati ed usati per cominciare la diffusione del messaggio del vangelo e per rivoluzionare completamente il mondo (Atti 17:6). Uomini comuni, persone come noi, divennero strumenti attraverso cui il messaggio di Cristo raggiunse le estremità della terra. Non ci stupisce dunque che questi personaggi ci affascinino. I dodici furono scelti e chiamati personalmente da Cristo. Lui li conosceva come solo il loro Creatore poteva conoscerli (cfr. Giovanni 1:47). In altre parole, conosceva tutte le loro mancanze prima ancora di sceglierli.
Davide e Golia: Una Lezione Teologica Profonda
Oltre la Superficiale Interpretazione
Con tante scuse a Malcolm Gladwell, la storia di Davide e Golia in 1 Samuele 17 non intende darci una lezione su come uno sfavorito può sconfiggere un avversario nettamente favorito. Né possiamo trovarvi strategie di leadership aziendale o consigli per affrontare i giganti della vita che vanno dai debiti ai problemi di peso alle dipendenze. Non contiene nemmeno la lezione “usa l’armatura più adatta a te”. Qual è allora l’applicazione della storia di Davide e Golia?
Un approccio più utile è quello di chiedersi che cosa sta facendo Dio in tutta la Scrittura, iniziando in 1 Samuele. Quando leggiamo questa storia nel contesto canonico, vediamo che essa si collega a Gesù Cristo, e da Gesù Cristo si collega a noi.
Davide e Golia: Cosa Significa Veramente Questa Storia Per Noi Oggi?
Vedere Gesù nella Storia di Davide
In 1 Samuele, Dio sta accompagnando il suo popolo nel passaggio dall’essere governati da capi tribù all’essere governati da un re, e sta suscitando per loro un monarca con il quale farà un patto eterno (2 Samuele 7). Ma in Genesi 3:15, Dio aveva promesso che il grande nemico del suo popolo sarebbe stato messo in ginocchio. Dio pone inimicizia tra la donna e il serpente, tra la discendenza di lei e la discendenza del serpente. Egli promette che la discendenza della donna schiaccerà il capo del tentatore anche se questi le ferirà il calcagno. Goliat diventa parte della lotta del serpente contro il piano di Dio e contro il suo popolo, e pertanto è appropriato che egli muoia a causa di una ferita alla testa (1 Samuele 17:49, 51; cf. Genesi 3:15). (I libri di 1 e 2 Samuele hanno il chiodo fisso delle ferite alla testa. Anche chi riesce a sfuggire alla decapitazione ci rimette i capelli o la barba prima della sua rovina finale).
Un altro indizio che punta a Genesi 3 è l’armatura di Goliat. La traduzione italiana riprende bene l’Ebraico: Goliat indossa una “corazza a squame” (per es., cotta di maglia). Per i Filistei questo era un richiamo a Dagon, il loro dio “sirenetto”, metà pesce e metà uomo. Anche un lettore biblico dotato di un'immaginazione limitata può cogliere il legame con il serpente di Genesi 3.
Infine, Golia è chiamato “campione”-la traduzione comune di quello che sarebbe più letteralmente “l’uomo dello spazio tra [i due eserciti]”. Egli è un sostituto, “l’uomo dello spazio tra” che combatte al posto del suo popolo. Egli fa ciò che loro non possono o non dovrebbero fare. Ed è anche ciò che fa Davide: egli si frappone fra il suo popolo e i loro nemici e sferra il colpo decisivo. Tuttavia, i più grandi nemici del popolo di Dio sono Satana e il peccato. Se leggiamo attentamente e notiamo i modelli biblici, vediamo in questo testo l’ombra del Figlio più grande di Davide, il vero sostituto che si mette in mezzo al posto nostro, ottenendo una vittoria più grande.
Vedere Noi Stessi: Partecipazione alla Battaglia
Il nostro lavoro non è ancora finito. Dopo aver iniziato a vedere Gesù seguendo questi indizi testuali e concetti presenti in tutta la Bibbia, possiamo cominciare a vedere anche noi stessi. Possiamo riconoscerci negli Israeliti, che sono motivati dalla vittoria di Davide a unirsi alla battaglia e al saccheggio (1 Samuele 17:52-53). Non siamo soltanto chiamati a essere i beneficiari della grande opera sostitutrice dell’uomo “nel mezzo”, siamo anche chiamati a unirci al suo combattimento.
Possiamo vedere come la Scrittura crei questo collegamento con due affermazioni che si trovano in Romani, una all’inizio e una alla fine. Come i cristiani di Roma, anche noi crediamo nella buona notizia che il Figlio di Davide ora è il Signore (Romani 1:3-4), essendo morto per noi e avendo sconfitto i nostri nemici. E anche noi come i cristiani di Roma abbiamo ricevuto la promessa che Dio stesso presto schiaccerà Satana sotto i nostri piedi (Romani 16:20). Si noti la grammatica accurata di Paolo: Dio è colui che schiaccia Satana; si dà il caso che usi i nostri piedi. Siamo impegnati nella battaglia, ma ogni vittoria che riportiamo in essa non è opera nostra, ma opera di Dio (cf. 1 Corinzi 15:10).
Paolo probabilmente apprese tale interpretazione da Gesù. Quando il Figlio di Davide ascolta i resoconti dei suoi 70 discepoli tornati dalla missione, egli sottolinea che Satana sta cadendo dalla sua posizione di potere, e che egli stesso ha dato loro l’autorità di camminare sopra scorpioni e serpenti, creature che raffigurano gli avversari spirituali del popolo di Dio sin da Genesi 3 (Luca 10:17-20).
Altrove, Paolo parla anche del combattimento cristiano, esortandoci a rivestire l’armatura del Messia e a prendere parte alla sua guerra contro il peccato e Satana (Efesini 6:10-20; cf. Isaia 11:5; 49:2; 52:17). Le armi della nostra guerra non sono fisiche. Così come Gesù ha combattuto con parole, con opere e con la croce, anche noi combattiamo con armi come la fede, la pace e la Parola di Dio, non con lance, fionde e pietre. Tutto questo è allo stesso tempo profondamente umiliante. Non siamo noi gli autori di questa vittoria, e non siamo noi i veri campioni. È anche profondamente incoraggiante e nobilitante essere chiamati alla lotta. Vedere noi stessi richiede immaginazione e fede-la stessa immaginazione e fede con cui Gesù ha sconfitto definitivamente i giganti (Satana e il peccato). Per la grazia di Dio, siamo allo stesso tempo i beneficiari della grande vittoria di Dio e i protagonisti di questa battaglia dei secoli.
Guardare Avanti: Il "Non Ancora" della Vittoria e la Sofferenza
Nella storia di Davide vediamo Gesù e noi anche perché né per Davide né per il suo Figlio più grande la vita non è fatta solo di vittorie. Dopo il successo di Davide, la storia passa velocemente a un lungo periodo di tensione. Il re unto e il campione ora è disprezzato e respinto, inseguito ingiustamente da Saul. Molti dei salmi di Davide diventano una sorta di modello per la vita di Gesù (non meno di cinque citano esplicitamente l’inseguimento di Davide da parte di Saul nel loro titolo). Nonostante il suo status di re unto, egli è respinto, gli viene dato da bere aceto (Salmo 69:21), le sue vesti vengono spartite e le sue articolazioni rotte (Salmo 22:16-18), viene calunniato e rifiutato dagli amici intimi che condividono il pane con lui (Salmo 41:9), subisce le accuse di falsi testimoni (Salmo 27:12), e così via.
La sofferenza di Davide fa da modello tipologico per il Figlio di Davide, unto ma rifiutato. E poiché i Salmi sono tuttora il libro di preghiera del popolo di Dio, essi parlano non solo del Messia ma anche della nostra esperienza. Siamo i figli amati di Dio che “erediteranno la terra” (Salmo 37:11; Matteo 5:5), ma ciò non elimina la sofferenza nel tempo presente. Come Davide e suo Figlio, anche noi dobbiamo portare la nostra croce, negare noi stessi e resistere alle macchinazioni del Diavolo. Ma la buona notizia è che la sfida decisiva è già stata combattuta al Calvario. L’ira che avvertiamo da Satana è la furia di un nemico sconfitto (Apocalisse 12:12).
L'Isolamento Sociale: Una Dimensione Ricorrente nella Bibbia
Per alcuni dei protagonisti biblici, la vita solitaria non era una passeggiata nel parco.
La Ricerca di Compagnia
Prima ancora di leggere i primi tre capitoli della Bibbia, scopriamo il concetto di isolamento, che si fa strada quando Adamo si accorge di essere l’unico a non avere un/a compagno/a. Così Dio, che in maniera molto gentile non resta offeso dal fatto che la Sua compagnia non fosse sufficiente per Adamo, gli crea una compagna: Eva.
Prove di Separazione e Abbandono
- Una storia straziante sulla tratta di esseri umani e la falsa incarcerazione, la storia di Giuseppe arriva all’apice arrivando a parlare di isolamento sociale. Quattordici anni intrappolato in un buco buio e squallido, i suoi unici amici sono un vignaiolo smemorato e un panettiere ormai morto. Giuseppe è uno dei figli della moglie di Giacobbe, Rachele.
- Per tutta la vita, Mosè ha trascorso molto tempo in isolamento sociale. Alcuni dei suoi primi giorni di vita li trascorse in un canneto sul Nilo, fuggì dal faraone per diventare un pastore di pecore, un uomo solitario, e passò 40 giorni sulla montagna con Dio (mentre gli israeliti costruivano un vitello d’oro). Mosè incontrò il Signore nel roveto ardente.
- Izebel deve essere stata una donna capo, un’alfa-femmina davvero spaventosa, perché le sue minacce di morte hanno mandato Elia in preda al panico, facendolo fuggire nel deserto, gridando a Dio in preda all’angoscia e facendogli passare 40 giorni e notti isolato sul monte Oreb.
- Che si tratti di Giovanni Battista o di Giovanni, il discepolo che Gesù amava, sembra che entrambi abbiano trascorso un discreto periodo di tempo in isolamento sociale. Mentre il primo fu messo in prigione da Erode (per poi essere ucciso), il secondo fu bandito da Roma, esiliato sull’isola di Patmos dove scrisse l’Apocalisse.
- Gesù ha sopportato l’aspetto peggiore dell’isolamento sociale: da solo per 40 giorni nel deserto, senza cibo, il tutto mentre veniva tentato da Satana. Ma una volta superata la tentazione e iniziato il suo ministero, Gesù raramente si è trovato da solo. La folla lo seguiva ovunque, ed Egli spesso sgattaiolava via di nascosto la mattina presto o la sera tardi per passare del tempo da solo con suo Padre.
- Anche se non sappiamo per quanto tempo quest’uomo sia stato impuro, l’uomo con la lebbra di Matteo 8 era estremamente isolato socialmente.
- Una donna descritta nei libri di storia come disperata, ma che se avesse sanguinato da 12 anni e fosse stata considerata “impura” dalla società, sarebbe stata disperata anche lei. A causa della legge ebraica (Levitico 15:25-27), l’eccessivo flusso sanguigno rendeva una donna cerimonialmente impura. Ogni mobile che lei toccava era impuro e se altre persone toccavano qualcosa che lei aveva toccato, anche loro sarebbero stati impuri. Immaginate l’isolamento e la solitudine che questo causerebbe!
- Ah, il profeta piangente, ma per una buona ragione però. Geremia ha sopportato l’assenza di un coniuge o di una famiglia, ha sopportato l’essere odiato dalla società, allontanato da tutti gli eventi sociali, ricoprendo una professione ingrata e disprezzata.
- Questo grande evangelista, Paolo, ha probabilmente passato più tempo in prigione di qualsiasi altro personaggio biblico. Anche se non sappiamo quante volte, o quanti anni, abbia trascorso in prigione, possiamo dire, solo per fare un esempio, che ha trascorso due anni agli arresti domiciliari, a Roma.
Ritratti Brevi di Altri Personaggi Significativi
Personaggi dell'Antico Testamento
- Isacco: la discendenza, che si realizza nel figlio Isacco, è centrale per le promesse divine.
- Ramses II: della XIX dinastia, era figlio di Seti I. Le sue politiche estere furono notevoli per i rapporti con gli Ittiti, culminando nella battaglia di Qadesh intorno al 1300 a.C. Questa battaglia, riprodotta sulle pareti di numerosi templi, non fu risolutiva, e il trattato di pace fu siglato intorno al 1284 a.C.
- Saul e Davide: Saul scopre in Davide un uomo dalla follia lucida, che diventa il suo scudiero. I suoi successi militari gli procurarono però la gelosia del re, costringendolo a diventare un fuorilegge. Davide si distinse per la sua saggezza.
Figure del Nuovo Testamento
- Giovanni Battista: nella sua vita pubblica, condotta con la gloria stessa di Dio e in preparazione all'imminente Messia, fu imprigionato a Macheronte. La danza di Salomè in onore di Erode Antipa, il giorno del compleanno del re patrigno, portò alla richiesta della sua testa, e Giovanni Battista fu giustiziato.
- Lazzaro: a Gerusalemme durante i giorni della passione di Cristo, Gesù aveva appreso che il suo amico Lazzaro era morto. Aveva perso il suo figlioletto, l'unico che aveva, e ora lo portava al sepolcro. Gesù gridò al suo amico: “Vieni fuori, Lazzaro!”.
- Giuda Iscariota: portò Gesù appena arrestato nell'orto degli ulivi. È il traditore, l’apostolo che vendette il suo maestro. Giuda credeva che il regno del Messia sarebbe stato di questo mondo, un regno senza gloria e senza potenza.
- Pietro: pur essendo il leader, rinnegò il Maestro, giurando persino di non conoscerlo per ben tre volte. Si ribellò quando Gesù voleva lavargli i piedi.
- Simone di Cirene: Gesù, caricato della croce, camminava a stento. Dopo il processo davanti a Pilato e la spaventosa flagellazione, Simone fu costretto dai soldati ad aiutarlo.
- Veronica: una donna ebrea, una donna senza nome, il cui gesto di asciugare il volto di Gesù ha dato origine alla tradizione della "vera immagine". Mossa a compassione nel vedere Gesù cadere sotto il peso della croce, volle aiutarlo.
- Maria Maddalena e Giovanni: lo seguivano nel percorso verso il Golgota, assieme al discepolo prediletto, Giovanni. Erano testimoni del suo pianto, a Gesù, dall'estrema stanchezza, impediti dai soldati di avvicinarsi.