La preghiera del Padre Nostro nel Vangelo di Marco

La preghiera del Padre Nostro, considerata la preghiera per eccellenza del cristiano, è presente nel Nuovo Testamento in due versioni principali: una più estesa nel Vangelo di Matteo (Mt 6,9-13) e una più sintetica in quello di Luca (Lc 11,2-4). Sebbene il Vangelo di Marco e quello di Giovanni non riportino un testo analogo completo, si possono trovare frammenti e richiami significativi che ne illuminano il significato e le radici.

La richiesta di imparare a pregare emerge in modo particolare nel racconto di Luca, dove un discepolo si rivolge a Gesù subito dopo un suo momento di preghiera personale. Anche Marco descrive un momento di preghiera intensa di Gesù, nell'orto degli ulivi, dove, invocando "Abbà, Padre!", esprime la sua profonda relazione con Dio e l'obbedienza alla sua volontà.

Illustrazione di Gesù che insegna il Padre Nostro ai discepoli

Le origini e il contesto della preghiera

La preghiera del Padre Nostro affonda le sue radici nella spiritualità ebraica del tempo di Gesù. La religiosità ebraica era caratterizzata da riti e orazioni precisi, e molti esegeti concordano nel ritenere che la versione originale della preghiera fosse in aramaico, la lingua parlata da Gesù e dai suoi discepoli. L'invocazione iniziale "Padre nostro" ricorda espressioni presenti nelle preghiere ebraiche, come "Padre nostro, Padre di misericordia" o "Facci tornare, Padre nostro, alla tua Torah".

La versione di Matteo, inserita nel contesto del Discorso della Montagna, riflette una mentalità più ebraica. Gesù, già conosciuto come predicatore, si rivolge a una folla desiderosa di ascoltare i suoi insegnamenti. Il contesto in cui Gesù espone il Padre Nostro è una risposta a coloro che avevano ridotto la preghiera e la carità a un mero atto esteriore, un'ostentazione di religiosità (Mt 6,5-8).

Nel Vangelo di Luca, invece, la preghiera viene presentata all'interno della sezione "Salita verso Gerusalemme", in una catechesi sulla fiducia in Dio. La richiesta di imparare a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli, sottolinea l'importanza della preghiera come dialogo con Dio e come espressione di fiducia filiale.

Analisi delle richieste del Padre Nostro

La preghiera del Padre Nostro, nella sua versione matteana, può essere suddivisa in sette richieste o affermazioni, un numero che nella tradizione cristiana evoca pienezza e perfezione. Ogni richiesta porta con sé un profondo significato teologico e spirituale.

"Padre nostro che sei nei cieli"

"Padre nostro che sei nei cieli" è l'invocazione iniziale nella versione di Matteo. La parola "Padre" esprime l'essenza del rapporto di Gesù con Dio, un rapporto di confidenza filiale che egli desidera trasmettere ai suoi discepoli. L'aggiunta di "nostro" arricchisce la preghiera di una dimensione comunitaria ed ecclesiale, rendendola una preghiera istituzionale che si recita insieme. L'espressione "che sei nei cieli" sottolinea la trascendenza e la sovranità di Dio, ricordando che Egli è il Signore dell'universo, pur rimanendo vicino a noi.

Infografica che illustra la trascendenza di Dio e la Sua vicinanza

"Sia santificato il tuo nome"

Questa prima richiesta è un'invocazione affinché il nome di Dio sia riconosciuto come santo e degno di venerazione. L'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams commenta questa frase come la richiesta dei fedeli a un Dio il cui nome ispira timore reverenziale e che non può essere ridotto a uno strumento per fini personali. La santificazione del nome di Dio si manifesta attraverso la nostra vita e le nostre azioni, mostrando al mondo la presenza di Dio.

"Venga il tuo Regno"

La richiesta "Venga il tuo Regno" si riferisce alla credenza nella venuta del Regno di Dio sulla terra. G. E. Ladd sottolinea che il termine ebraico "Malkuth" si riferisce primariamente al dominio e all'autorità di Dio come Re celeste. La venuta del Regno è vista tradizionalmente come un dono divino, anche se alcuni gruppi credono che si realizzi attraverso l'impegno umano per un mondo migliore. Hilda C. Graef nota che la parola greca "Basileia" significa sia Regno che regalità, un doppio significato che la traduzione italiana talvolta perde.

Mappa concettuale che illustra i diversi significati del

"Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra"

Questa richiesta esprime il desiderio che la volontà di Dio si realizzi sulla terra così come avviene in cielo. In cielo, gli angeli fedeli e le anime salvate eseguono la volontà divina. La richiesta implica che anche il genere umano, pur peccatore, adegui il proprio volere a quello di Dio in pensieri, parole e opere. John Ortberg interpreta questa frase come un invito a vivere e operare sulla terra secondo il modello celeste, piuttosto che concentrarsi solo sulla propria salvezza dopo la morte.

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano"

Il termine greco "epiousion" per "pane quotidiano" è di dubbia interpretazione. Potrebbe significare "supersostanziale", riferito al pane eucaristico, o più semplicemente "quotidiano". Questa richiesta evidenzia la dipendenza dell'uomo da Dio per il sostentamento quotidiano, sia materiale che spirituale. Gesù stesso, moltiplicando i pani, dimostra la sua preoccupazione per i bisogni fondamentali dell'umanità, invitando alla solidarietà e alla condivisione.

6. Padre Nostro “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”

"Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"

Questa richiesta riguarda il perdono dei peccati. Il peccato è visto come un debito nei confronti di Dio, che può essere compensato attraverso il perdono reciproco. Anselmo d'Aosta spiega che rimettere i debiti equivale a perdonare i peccati, in un'ottica di giustizia compensatoria. La traduzione moderna del Messale Romano introduce la precisazione "come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori", rafforzando il legame tra il perdono divino e il perdono fraterno.

"Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male"

La frase "Non ci indurre in tentazione" è stata oggetto di revisione liturgica, con la nuova traduzione CEI che propone "non abbandonarci alla tentazione". Questa richiesta non implica che Dio ci tenti, ma piuttosto che Egli ci sostenga nel superare le prove. Agostino d'Ippona afferma che Dio non compie il male, ma permette che accada. La richiesta finale "ma liberaci dal male" può riferirsi al male come concetto astratto o al "Maligno", Satana. Entrambe le interpretazioni sono legittime e sottolineano la necessità dell'aiuto divino per vincere il peccato e le forze del male.

Utilizzo liturgico e spirituale

Il Padre Nostro ha un impiego diffuso sia nella preghiera privata che in quella pubblica delle Chiese cristiane. Viene recitato o cantato durante la Messa, nelle lodi mattutine e nei vespri, e nel Rosario. La sua struttura e le sue richieste lo rendono una sintesi dell'intero Vangelo, un modo per comprendere il pensiero di Gesù e la sua relazione con il Padre.

Alcuni ordini religiosi hanno introdotto innovazioni nella recita, come pause di silenzio per sottolineare i punti chiave. La celebrazione secondo il Messale Romano di Paolo VI lo colloca dopo la preghiera eucaristica, preceduto da formule che ne sottolineano l'importanza e l'umiltà di chi si accosta a questa preghiera.

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