La sezione "Il Sermone del Fuoco" è un elemento centrale e profondamente simbolico di The Waste Land di T.S. Eliot. Questo lungo monologo si concentra sulla decadenza dei costumi e della sessualità nel mondo moderno, fungendo da critica alla società contemporanea che si abbandona a piaceri vani e materialistici, allontanandosi dalle passioni terrene e dalle cose che erano considerate importanti. La sezione è un fiume di parole che non raggiunge le orecchie dei protagonisti del poema, ma offre una visione disperata e desolante dell'umanità.

Il Sermone del Fuoco: Origini e Contesto
Il titolo "Il Sermone del Fuoco" è un'allusione diretta a uno dei più importanti discorsi della dottrina buddhista, pronunciato da Siddharta dopo aver raggiunto l'illuminazione. In questo sermone, Buddha avverte contro le pulsioni puramente fisiche, che inevitabilmente servono da ostacoli alla vera fede e alla pace spirituale, affermando che "Tutte le cose, o sacerdoti, sono in fiamme". L'immagine del fuoco, familiare da innumerevoli rappresentazioni dell'Inferno nell'arte cristiana, è qui specificamente collegata alle pulsioni animali che spingono uomini e donne a commettere atti peccaminosi. Allo stesso modo, l'invocazione di Sant'Agostino con la frase "A Cartagine allora venni" mette in evidenza la lotta contro la lussuria giovanile, collegando il tema della sezione a entrambe le filosofie orientali e occidentali.
Il Tamigi: Da Fiume Sacro a Discarica Moderna
La Decadenza del Paesaggio Urbano
L'intero nucleo fondante del brano più lungo del poema è costruito attorno al motivo del fiume, ancora una volta il Tamigi. L'inizio della sezione presenta un'immagine desolante del fiume, un tempo luogo di bellezza e sacralità, ora ridotto a una sorta di lavagna stagnante. Eliot si apre con l'immagine di un fiume e il vento che attraversa silenziosamente il cielo, citando il "Prothalamion" di Spenser con la riga: "Sweet Thames, run softly, till I end my song." Il fiume è vuoto; le ninfe del poema di Spenser sono partite, così come "i loro amici, gli eredi oziosi dei direttori della città".
L'immagine del Tamigi come una terra desolata è ulteriormente rafforzata dalla descrizione di ciò che non c'è nel fiume: "Il fiume non porta bottiglie vuote, carte da sandwich, fazzoletti di seta, scatole di cartone, mozziconi di sigarette o altre testimonianze delle notti d'estate." Questa mancanza di rifiuti, in un certo senso, rappresenta la mancanza di umanità nel fiume, descritto anche come un luogo squallido e desolato: "Il vento attraversa la terra bruna, inascoltato." Ciò descrive la completa trasformazione del fiume Tamigi in una discarica dove anche gli spiriti magici, le ninfe, sono partiti.
Improvvisamente, la "vita-morte" del mondo moderno si manifesta. Si sente "una fredda folata", ossa che sferragliano, e un ratto "striscia dolcemente attraverso la vegetazione trascinando la sua pancia viscida sulla riva" mentre il narratore pesca nel "canale opaco". I ratti appaiono più volte in The Waste Land e portano sempre con sé lo spettro della decadenza urbana e della morte, una morte che, a differenza di quella di Cristo o Osiride, non porta nuova vita. Il narratore ricorda di aver pianto "presso le acque del Lago di Ginevra", un riferimento al Salmo 137, in cui il popolo d'Israele, esiliato a Babilonia, piangeva presso il fiume ricordando Gerusalemme. Questa immagine del Tamigi è intrisa di disperazione e vuoto.

Il Narratore e il Re Pescatore
A questo punto, il narratore, "pescando nel canale opaco", assume il ruolo del Re Pescatore, alludendo a From Ritual to Romance di Jessie L. Weston e alla sua descrizione della leggenda del Graal. Secondo questo studio, di importanza critica per l'intera Waste Land, il Re Pescatore - così chiamato probabilmente per l'importanza del pesce come simbolo di fertilità cristiana - si ammala o diventa impotente. Di conseguenza, la sua terra inizia ad appassire; qualcosa di simile a una siccità colpisce, e quello che una volta era un regno fruttuoso si riduce a una terra desolata. Solo il Sacro Graal può invertire l'incantesimo e salvare il re e la sua terra. Un'aggiunta tipica a questa leggenda coinvolge un crimine o una violazione precedente che serve da causa per la malattia del Re Pescatore; la violenza contro una fanciulla potrebbe talvolta esserne la radice, come suggerisce l'allusione di Eliot alla storia di Filomela in "Una Partita a Scacchi".
L'allusione al Graal è raddoppiata da un possibile riferimento al Parzival di Wolfram von Eschenbach. Le righe di Eliot "Meditando sulla rovina di mio fratello il re e sulla morte di mio padre il re prima di lui" sembrano combinare la leggenda di Percival con La Tempesta di Shakespeare. Il testo descrive la terra desolata che si estende davanti al Re Pescatore impotente: "Corpi bianchi nudi giacciono sul terreno basso e umido", e ossa sono sparse "in una piccola soffitta asciutta, sferragliate solo dal piede del ratto, anno dopo anno". Quest'ultima riga riecheggia i versi 115-116 in "Una Partita a Scacchi": "Credo che siamo nel vicolo dei ratti dove gli uomini morti hanno perso le loro ossa." In entrambi i casi, l'ambientazione è di morte, decadenza, una sorta di inferno moderno. L'immagine dei campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, con corpi nudi di soldati spogliati di rifornimenti e ratti che vi scorrazzano, è un'ossessione di Eliot e contribuisce all'immagine di questa "terra desolata".
In questo contesto, il ratto, un animale saprofago che sopravvive nutrendosi di ogni tipo di rifiuto, è stato individuato come un parallelo intrigante con l'autore stesso. Eliot, come il ratto, riesce a creare un'opera utilizzando frammenti disparati da ogni fonte, letteraria o meno, in una lotta disperata per la sopravvivenza e la creazione poetica.
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La Sessualità nel Mondo Moderno: Indifferenza e Decadenza
Mr. Eugenides e la Sterile Omossesualità
Il tema centrale di questa sezione è la sessualità, o più precisamente, i pericoli della lussuria. Nel passaggio "Unreal City", riprendendo la riga da "The Burial of the Dead", si torna alla moderna Londra. Mr. Eugenides, un mercante di Smirne (e probabilmente il mercante con un occhio solo descritto da Madame Sosostris in precedenza), invita il narratore a pranzo in un hotel e a raggiungerlo per un'escursione nel fine settimana. Mr. Eugenides è un simbolo di omosessualità, esplicitata dai luoghi di incontro proposti al protagonista, noti come ritrovi omosessuali. L'impossibilità della riproduzione è accentuata dalla presenza dell'uva secca nelle tasche del mercante, un frutto un tempo fertile e pieno di vita, ora rinsecchito in favore del gusto e della soddisfazione miseramente umana. Questo ritratto dipinge una sessualità promiscua e illecita, dettata dal denaro e dalla ricerca della ricchezza materialistica, priva di romanticismo e amore.
L'incontro tra la Dattilografa e l'Impiegato
Nel seguente verso, il narratore, non più se stesso né il Re Pescatore, assume il ruolo di Tiresia. Alla "violetta ora", quando gli occhi e la schiena si alzano dalla scrivania, quando "il motore umano aspetta come un taxi che pulsa in attesa", Elliot instillava un'immagine della perdita di umanità nella società moderna. Descrive il movimento degli esseri umani come quello di una macchina, anziché di un individuo, un cambiamento quasi robotico nell'atteggiamento umano alla fine della giornata lavorativa, verso il tramonto, "l'ora violetta".
Tiresia, il profeta cieco che ha vissuto sia come uomo che come donna, e quindi "pulsante tra due vite", assiste al rientro della dattilografa dal lavoro. La dattilografa è talmente assorbita dal proprio mestiere da rendere l'occupazione stessa il suo unico tratto descrittivo, rappresentando una generalizzazione delle donne comuni e povere. La sua casa esplicita le sue condizioni di vita: "Dalla finestra pericolosamente distese le sue combinazioni asciugano toccate dagli ultimi raggi del sole, sul divano sono ammucchiate (di notte il suo letto) calze, pantofole, camicie da notte e bustini." Arriva l'amante, un giovane impiegato descritto come "carbuncular" (con foruncoli o brutto, ai "occhi di Elliot"), con uno sguardo audace, arrogante e privo di morale. La tipista è "annoiata e stanca", e il giovane, come Tereus, è pieno di lussuria. I due hanno un rapporto sessuale, e poi lui se ne va, lasciandola sola a pensare: "Beh, è fatto: e sono contenta che sia finita." La donna mette un disco sul grammofono.
L'incontro sessuale tra i due è viziato da toni che denotano la mancanza di emozioni e significato. L'indifferenza totale della donna, che lascia che il ragazzo faccia ciò che vuole, si pone in contrasto con l'episodio di Filomela; se in questo secondo caso lo stupro era violento e voluto, qui è la mancanza di empatia ed emozione a creare un clima surreale di forzatura e di abuso. Eliot descrive una relazione sessuale meccanica, priva di amore, che diviene comune e quasi accettata nella società. L'uomo, il "giovane impiegato con foruncoli", è descritto come violento e malvagio, mostrando una totale mancanza di moralità. La sua vanità non richiede risposta, e trasforma l'indifferenza in accoglienza. Eliot accentua il disgusto nei confronti di una sessualità così perniciosa ed eterea, con il momento di maggior tensione erotica nelle mani che esplorano.
Il passaggio successivo all'incontro dimostra ampiamente il disprezzo di Eliot per l'imbarbarimento repentino della società: il fatto che la donna sia "hardly aware" della partenza dell'amante, che riesca solo a formare un "half-formed thought", e che il gesto della mano nei capelli sia "automatico", suggerisce una figura quasi robotica, priva di complessità emotiva. Analogamente, l'amante è incapace di comprendere le dinamiche interpersonali, divenendo un simulacro del degrado postbellico dei rapporti umani. L'azionamento del grammofono, simbolo del trionfo della "cultura bassa" su quella intellettuale, sottolinea la svalutazione dell'unicità in favore della riproducibilità infinita.

Tiresia: Il Profeta Cieco tra Due Vite
Quando Eliot afferma "Io Tiresia", in riga 218, sta facendo un paragone tra il narratore e il profeta mitologico greco cieco che era sia uomo che donna. Tiresia è in grado di percepire l'amore sia dalla prospettiva di un uomo che di una donna, e il suo utilizzo permette al lettore di fare lo stesso. Nonostante la sua cecità, Tiresia può "vedere" nel futuro e con chiarezza ultima, fungendo da modello importante per l'esistenza moderna. Eliot mescola antichi tropi e personaggi all'interno di una scena così volgare, un atto di audacia che era scioccante nel 1922 e che ancora oggi colpisce. Il profeta decrepito ricorda i suoi incontri con Antigone e Edipo Re e Ulisse nell'Ade, mentre assiste a un "quintessential modern bit of business".
Allusioni Letterarie e il Tema della Follia
Eliot allude a un altro poema scritto da Oliver Goldsmith utilizzando il suo titolo, "Quando la bella donna si china alla follia", per descrivere la reazione di una donna appena "sessualmente ingannata" da un uomo. Nel poema di Goldsmith, la donna esprime profondo rimpianto per le sue azioni e desidera morire, ma nel poema di Eliot la donna non sembra preoccuparsi affatto e dimentica semplicemente ciò che è accaduto, mostrando un senso di isolamento, vuoto e disperazione. L'immagine di potenziale perfezione è stata rovinata; tutto ciò che rimane è uno specchio e un grammofono. Eliot fa anche un'allusione a La Tempesta di William Shakespeare utilizzando una riga che si trova nell'atto 1 scena 2 dell'opera, "Questa musica mi è strisciata addosso sull'acqua." Questo suggerisce che vivere nella moderna "terra desolata" è molto simile a un naufragio. I richiami a Filomela (la donna violentata che canta la sua violenza) e a Sweeney e Mrs. Porter (allusione ad Atteone e Diana, con Sweeney che visita l'oggetto del suo affetto tramite "clacson e motori") completano il quadro di una sessualità moderna priva di amore e moralmente discutibile.
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Simboli di Corruzione e Speranza Fallita
Il Contrasto tra Sacro e Profano
L'immagine raffigurata da Eliot è della bellezza e pulizia della chiesa di Magnus Martyr, che suggerisce la bellezza e la pulizia della religione. La chiesa è contrapposta al pub in Lower Thames Street, descritta come piena di "inspiegabile splendore di bianco e oro ionico". Questo attribuisce alla convinzione di Eliot che la decadenza dell'umanità nell'era moderna sia dovuta alla diminuzione dell'influenza della religione nella società, un segno del suo disprezzo per la società moderna. Tuttavia, l'elemento umano in quest'ultima è del tutto assente, quasi a denotare una mancanza di fiducia persino da parte del notoriamente conservatore Eliot nella possibilità della Chiesa, della religione come rito ripetuto, di portare salvezza. Paiono quindi più degni di rispetto i primi due luoghi (il bar e il Tamigi), con il Tamigi in particolare che si tinge in ben due momenti di rosso e oro, colori regali per eccellenza.
Eliot usa la personificazione quando afferma che "il fiume suda petrolio e catrame", per descrivere le disgustose condizioni del fiume all'epoca, che una volta era considerato biologicamente morto. Le chiatte vanno alla deriva con la marea, le vele rosse oscillano sul pesante albero, descrivendo un paesaggio fluviale sporco e contaminato, simile a un canale fognario. Questo porta alla disapprovazione di Eliot della società moderna e dei suoi piaceri mondani e infruttuosi.

Elisabetta I e Leicester: Amore o Interesse?
Una rapida allusione al viaggio in barca della Regina Elisabetta con il suo pretendente, il conte di Leicester, descritto nella History of England di James Anthony Froude, contiene riferimenti alla ricca donna di "Una Partita a Scacchi" ("Una conchiglia dorata") e un'altra descrizione dei suoni della città - "Il suono delle campane torri bianche". La vicenda di Elisabetta I è interessante per lo svuotamento beffardo adottato da Eliot nel descrivere la relazione sconveniente con il duca di Leicester: dove più e più scrittori si erano sprecati nel romanticizzare il rapporto clandestino tra i due, rendendo quindi la coppia un simbolo dell'amore galeotto ad ogni costo, Eliot stravolge il tutto rendendo la liaison tra i due un mero accoppiamento che va poco oltre l'interesse sessuale. Il discorso tra i due è in realtà un monologo di spettri, in cui quello che conta davvero è il luogo della sepoltura, tra i quartieri alti della City, nei luoghi dell'importanza e della nobiltà: l'amore non è mai stato considerato, ma piuttosto perseguito attraverso relazioni illecite, violente e malvagie che mostrano una mancanza di moralità.
Il Richiamo del Fiume e il Lamento delle Ondine
Eliot cita Die Götterdämmerung di Wagner, in cui le fanciulle sul Reno, avendo perso il loro oro, cantano un canto di lamento: "Weialala leia / Wallala leialala". Questa onomatopea tenta di rievocare il suono delle campane. Infine, una delle "fanciulle" alza la propria voce, raccontando la sua tragedia: "Highbury mi generò. Richmond e Kew mi rovinarono". In altre parole, è nata a Highbury e ha perso la sua innocenza a Richmond e Kew. Ricorda amaramente come l'uomo responsabile abbia promesso "un nuovo inizio" in seguito; così com'è ora, la fanciulla "non può collegare nulla con nulla". Questo sentimento di perdita pervade la scrittura, emergendo nel racconto della fanciulla della sua innocenza perduta. Proprio come il narratore "non sapeva nulla" guardando la ragazza del giacinto, così la fanciulla si trova di fronte al "nulla": "Non posso collegare nulla con nulla. Le unghie spezzate delle mani sporche. Il mio popolo umile che non si aspetta nulla."
Dalla dattilografa a quest'ultima donna sofferente, la lussuria sembra preannunciare dolore, e quel dolore sembra a sua volta essere una caratteristica integrante del mondo moderno. La dattilografa non viene mai nominata perché è in definitiva un "tipo", una rappresentazione di qualcosa di più grande e più diffuso. Eliot diagnostica alla sua Londra e al suo mondo una malattia dei sensi, attraverso la quale il sesso ha sostituito l'amore e il contatto fisico senza significato ha soppiantato una vera connessione emotiva. I piaceri mondani sono descritti come sterili e infruttuosi, disprezzati da Eliot, che li considera meno colti e sofisticati.
La Chiusura: Agostino, Buddha e il Nulla
La doppia chiusura del poema agisce su livelli paralleli: da una parte, la chiusa di Margate Sands evidenzia la presa di coscienza dell'autore di essere definitivamente "malato", e di non riuscire a districare l'aggrovigliata matassa della propria mente, e della disperata rassegnazione dei suoi simili anche di fronte a un'impossibilità nel recupero delle proprie facoltà: è proprio il "Nulla" che sposta la tematica dal particolare all'universale, in cui la minaccia da debellare non è più la neuropatia di Eliot, ma di nuovo la salvezza del genere umano. Gli ultimi versi sono quindi una sovrapposizione, quasi un controcanto, tra Sant'Agostino e Buddha, che cercano entrambi il sollievo dalla sconsolata veggenza che affligge Tiresia nella metafisica, nella rinuncia e nell'abnegazione alla causa superiore del divino. La "terribile combustione" a cui si fa riferimento, il "burning burning burning burning" che riecheggia il Sermone del Fuoco, simboleggia la purificazione necessaria dalla lussuria e dalla decadenza spirituale.