Il Treno Bianco dell'UNITALSI è un simbolo di fede, speranza e solidarietà che da oltre un secolo accompagna migliaia di malati, disabili e pellegrini in un "viaggio della speranza" verso Lourdes. Questo pellegrinaggio, intriso di umanità e spiritualità, rappresenta non solo un percorso fisico, ma un vero e proprio cammino di crescita personale e collettiva.
La Nascita dell'UNITALSI e il Primo Viaggio
L'origine di questa straordinaria opera risale a un giovane che, grazie a un'esperienza vissuta di fronte alla grotta di Lourdes, decise di dar vita a un'associazione internazionale. Originariamente chiamata "Unione per il trasporto dei malati poveri a Lourdes", la sua missione era chiara fin dal primo statuto del 1904, redatto a mano dal fondatore e composto da 24 articoli: "È costituita con la benedizione del S. Padre un’Unione che ha per iscopo il trasporto dei malati poveri italiani a Lourdes e l’assistenza gratuita dei malati che vi si recano a proprie spese."
Il primo viaggio organizzato, che la storia conoscerà come "il treno bianco", avvenne nel 1905 con partenza da Roma, sebbene il pellegrinaggio fosse stato organizzato dalla Diocesi di Viterbo. A partire con lo stesso fondatore vi fu un gruppo di volontari e di pellegrini, composto da nove ammalati, otto uomini e una donna.

L'Evoluzione e il Riconoscimento dell'Opera
Se il primo pellegrinaggio fu di portata locale, il 1908 segnò il primo pellegrinaggio nazionale in occasione del cinquantesimo anniversario delle apparizioni di Lourdes, con la partecipazione di circa sessanta malati. Nel 1920, il fondatore morì, ma la sua opera continuò a riscuotere un'adesione di massa da parte di molte regioni d'Italia.
Nel 1930, i Comitati diocesani e le Sottosezioni raggiunsero il numero di 200, e nel 1931, per la sua organizzazione e competenza, l'UNITALSI fu riconosciuta dall'Arciconfraternita dell'Hospitalité di Lourdes. Il 1972 fu un anno importante per l'istituzione caritatevole, che decise di comprare a Lourdes l'“Hôtel Béthanie”, costruito accanto al fiume Gave nei primi anni del '900, per metterlo a disposizione degli ammalati.

Il Treno Bianco Oggi: Un Viaggio Senza Tempo
Oggi si contano circa 135 treni all'anno solo per Lourdes. Da 120 anni il Treno Bianco dell'Unitalsi trasporta migliaia di malati, disabili e pellegrini da Palermo a Lourdes, in un vero e proprio viaggio della speranza in cerca di guarigione nella località francese, che da sito religioso e spirituale si è trasformata anche in una meta turistica.
Il Documentario e il Senso del Pellegrinaggio
Un recente documentario è stato girato interamente su questo treno, attrezzato per un viaggio di quasi 50 ore che attraversa tutta l'Italia e parte della Francia. Filardo, uno dei realizzatori, spiega che "quella che abbiamo ripreso nel 2024 è stata l’ultima corsa verso Lourdes, anche se ci sono altre sezioni che continuano a trasportare i malati".
L'aspetto "anacronistico" di scegliere il treno anziché l'aereo è centrale nel film, che cerca di rispondere a come "per loro il vero pellegrinaggio sia il percorso fatto con il treno, il prendersi un tempo lungo per prepararsi, per conoscere altra gente, per fare comunità". Si avverte il senso di qualcosa che è rimasto fuori dal tempo, anche per l’assenza delle nuove generazioni che forse hanno smesso di credere nei miracoli.
Un treno bianco per incontrare Maria a Lourdes
Il Libro "Lourdes" e le Storie di Vita
Il libro "Lourdes" raccoglie i volti e le storie di alcune delle persone incontrate dall'autore in tanti anni di presenza a Lourdes con i "treni bianchi". Ogni pellegrinaggio porta con sé almeno mille persone, mille volti e mille vicende: storie di dolore e di speranza, di servizio e di devozione, di preghiere e di fede implorante. Leggendo le diverse esperienze, si può scorgere la luce che riflette quel mondo e che proviene dalla Grotta di Massabielle, dove avvennero le apparizioni della Vergine Maria alla piccola Bernadette. Lourdes rimane un luogo di incontro ancora oggi per uomini e donne con una propria storia ricca di umanità e di sofferenza, che non smettono di credere. La prefazione è di Angelo Comastri.

Testimonianze di Trasformazione e Comunità
Il pellegrinaggio a Lourdes è un'esperienza che trasforma. La parola "GRAZIE" scandisce i giorni e il viaggio di ritorno, accompagnando tutti: chi viene per la prima volta e scopre una realtà umana, spirituale ed organizzativa che li lascia stupefatti; chi ritrova volti, amicizie e momenti attesi da tempo. Come ha detto più di qualcuno, a Lourdes si vive “il mondo al contrario” (ma sarebbe meglio dire “come dovrebbe essere”) perché pur nella ricchezza della diversità “si è tutti uguali”, fratelli e sorelle che amano e si lasciano amare, tutti spinti dal desiderio di far felici gli altri!
La Guargione del Cuore: "Torno a casa diversa"
Una ex infermiera racconta la sua esperienza: "Io un miracolo l’ho sempre inteso come un cambiamento di stato/condizione da un momento all’altro/repentinamente, ma nel mio caso, se tale è stato (e da ex infermiera ritengo che a 55 anni i neuroni deceduti non riescono a imparare nuovamente) è stato una cosa diversa. Mi hanno colpito le parole del Patriarca che ci ha invitato a “scavare nel fango” del nostro dolore, e delle nostre fatiche e mi sono resa conto del mio timore a scavare… ma davanti a Maria ho capito che abbiamo la soluzione a portata di mano ed è la corona del Rosario! Mi porto a casa tante esperienze ed emozioni e sento che qualcosa è cambiato: torno a casa diversa da come sono arrivata. È stato tutto molto emozionante, molto forte… non è facile ma ne vale la pena, per tutti."
Il Sacerdote Novello a Lourdes: "Stare prima che fare"
Un sacerdote novello, partito per Lourdes con l'Unitalsi Triveneta, Sottosezione di Treviso, pochi mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, testimonia come quella settimana abbia inciso profondamente nel suo cammino spirituale e umano. "Da sacerdote novello, mi sono avvicinato a questa esperienza con il cuore aperto, ma anche con un certo timore: cosa avrei potuto dare io, così giovane nel ministero, a persone che portano sulle spalle anni di sofferenze, malattie, fatiche e speranze? A Lourdes ho imparato che il sacerdote è chiamato a “stare”, prima ancora che a “fare”. Stare accanto, ascoltare, benedire, raccogliere lacrime, distribuire la comunione come si dona una carezza."
Ha confessato molte persone, ha celebrato l’Eucaristia sotto la Grotta, ha camminato nella processione “aux flambeaux” e ha vissuto la Via Crucis con grande speranza. Ma la cosa più grande che ha ricevuto è stata la consapevolezza che non siamo noi a portare Dio agli altri, ma è Dio stesso che ci precede in ogni incontro, soprattutto nei luoghi di fragilità. A Lourdes, la fragilità non è mai sinonimo di debolezza, ma luogo privilegiato dove il Vangelo si fa carne.

L'Impatto sui Giovani: Solidarietà e Crescita
I ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Termoli hanno raccontato il viaggio di fede e speranza di cui sono protagonisti da dieci anni a questa parte. Il loro racconto in sala consiliare è avvenuto grazie all’incontro organizzato dal consigliere comunale Maurizio Santilli, docente dell’Alberghiero, che ha portato testimonianze di vita di giovani alunni che, grazie al Treno Bianco per Lourdes dell’Unitalsi, hanno cambiato il loro approccio e le loro idee rispetto alle tematiche della solidarietà, della fede e dell’aiuto verso i più deboli.
Dalle loro parole è stato possibile capire come si diventa barelliere e le sensazioni di un viaggio compiuto all’insegna della solidarietà per sostenere coloro che a Lourdes si recano con non poca difficoltà per cercare conforto e fede rispetto a malattie e problematiche che non consentono di essere autonomi. Erano presenti con Maurizio Santilli, il Sindaco Nicola Balice, l’assessore alle Politiche Sociali Mariella Vaino, il presidente regionale Unitalsi Giuseppe Colucci e Antonello Croce, docente dell’Ipseoa di Termoli e barelliere Unitalsi. In collegamento video Maricetta Chimisso, dirigente Ufficio Scolastico Regionale.
“Per noi dell’Unitalsi è sempre importante avvicinare le persone al mondo della sofferenza - ha detto il presidente regionale Unitalsi Antonello Croce - Noi come associazione abbiamo il compito di accompagnare le persone a Lourdes. Malati, disabili e anziani. Ovviamente a loro offriamo lo strumento logistico per accompagnarli e abbiamo bisogno anche di braccia e di persone. Ci rivolgiamo specialmente ai giovani perché hanno una disponibilità innata nell’essere pronti nell’aiutare l’altro. Quindi per loro è sempre una esperienza che passa come inizio e unidirezionale: aiuto qualcuno ma invece poi quando si torna percepiscono che l’aiuto è reciproco in quanto nel dare si riceve anche. Non si torna mai come si è partiti, è uno slogan di un nostro canto unitalsiano e questa è la realtà.”
Alcuni dei ragazzi hanno vissuto il viaggio come prima esperienza, ma una volta conseguito il diploma sono diventati volontari Unitalsi a tutti gli effetti.
L'Importanza Sociale e Formativa
“Ho voluto - ha detto il consigliere comunale Maurizio Santilli, docente Ipseoa - dare importanza a questo evento perché riguarda un aspetto sociale e formativo di grande rilevanza. È importante in quanto dal 2014 sono stati coinvolti in questa iniziativa centinaia di ragazzi e ha visto l’evolversi di alcune situazioni in modo straordinario. Io ho vissuto questa esperienza nel 2015, una settimana sul Treno Bianco a contatto con persone che hanno problematiche fisiche. È stata una esperienza straordinaria. Per gli studenti è un aspetto formativo di estrema importanza in quanto, attraverso l’aiuto ai più deboli si capisce che cosa voglia significare essere di supporto ai più deboli ed è anche una esperienza di crescita in quanto si riversa sugli aspetti sociali della vita di ognuno di noi.”
Il Comune di Termoli ha da subito sostenuto l’iniziativa che ha permesso agli studenti di raccontarsi e di raccontare aneddoti di un viaggio che presenta una notevole esperienza di crescita personale e sociale. “L’Unitalsi - ha detto il Sindaco Nicola Balice - da sempre è testimonianza virtuosa di volontariato e anche questa volta ci dà un esempio di tutto questo, il coinvolgimento dei ragazzi in una esperienza che credo sia unica nel suo genere. Accompagnare le persone disabili e malate presso luoghi simbolo della religione cattolica è molto importante. L’aiuto dei ragazzi può dare speranza, aspettative e ottimismo per la vita e nel cammino delle persone nei luoghi di culto.”
“Oggi è una giornata estremamente importante perché viene sancito il connubio tra due mondi. È un dare e un avere - ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Mariella Vaino -, vi ringrazio di questa testimonianza perché la vostra è una esperienza che vi permette di crescere in quanto la disabilità è un mondo importante e ha bisogno di continua sensibilizzazione da parte di tutti.”
L’esperienza del Treno Bianco è stata quindi vissuta come un autentico cammino di crescita e di vita per tutti gli studenti che in dieci anni si sono messi a disposizione dei più bisognosi sia come barellieri ma anche per un semplice conforto durante un viaggio di fede che porta tutti a maturare a livello umano. “Questo incontro - ha detto Antonello Croce, docente Ipseoa e barelliere Unitalsi - è un grandissimo riconoscimento per tutti questi ragazzi che negli ultimi dieci anni hanno risposto con la loro generosità ad un progetto che gli è stato offerto dalla scuola. Abbiamo cercato di offrire agli studenti non solo di lavorare professionalmente a Lourdes durante questi viaggi, ma anche di assaporare il gusto del servizio verso gli ultimi e verso le persone disabili alla riscoperta di valori non solo professionali ma anche umani.”
Un treno bianco per incontrare Maria a Lourdes
Un Volontario del Treno Bianco: "L'Amore Allevia il Dolore"
Nel 2011, a un volontario dell'Unitalsi è stata chiesta una testimonianza sul suo servizio a Lourdes. Pur essendo restio per la sua modestia, alla fine accettò. Non si considerava un bravo "scrittore" e temeva di non trovare le parole adatte o di apparire presuntuoso e banale. Ricorda il 1991, quando decise di concedere una pausa ai divertimenti estivi. Il meritato riposo dello studente avrebbe avuto un’eccezione: Lourdes. Non avrebbe mai immaginato, posando il piede sul Treno Bianco, che quell’eccezione sarebbe diventata la regola per gli anni futuri.
“Il treno cominciava a muoversi ed io immaginavo Lourdes, la Grotta e il mondo intorno ad essa. Era troppo per me? Sarei stato in grado d’affrontare il servizio? Ero un ragazzo a cui non mancava niente, a cui la vita aveva dato tanto. Una bella famiglia, la salute, gli amici. In poche parole uno dei tanti “ragazzi fortunati”. Allora facevo parte del Gruppo Scout, era il primo anno in R/S e come culmine dell’esperienza del Servizio avevamo deciso d’andare a Lourdes. Avremmo fatto i Barellieri. Già durante il viaggio, iniziai a “conoscere” la malattia sotto le più svariate forme. La malattia, come sofferenza fisica, psichica e morale. Imparai subito una cosa per me importante: il dolore, per quanto grande, può essere alleviato dall’amore, uno strumento potentissimo capace di distruggere ogni forma di morte. L’amore lo vedevo nei volti e nelle azioni degli altri volontari più anziani. Ero un po’ stordito nel vedere tanta sofferenza in quei vagoni, vedere gente con un fardello così grande che forse io non avrei sopportato. Mi dissi: “Se ti trovi su questo treno, il motivo è chiaro. Rimboccati le maniche e comincia.” E cominciai. Dopo un piccolissimo imbarazzo iniziale, ruppi il ghiaccio e, felice di donarmi, iniziai ad essere naturale nel servire.”
Sotto la Grotta: Silenzio e Speranza
“Ma, che effetto faceva andare sotto la Grotta? Lo scoprì appena iniziai a percorrere l’Esplanade antistante la Basilica. Il caos che poco prima m’aveva persino infastidito, cessava di colpo, e mi sentivo avvolgere da un silenzio quasi irreale. Arrivato sotto la Grotta, m’inginocchiai tra la gente. Ero circondato da pellegrini, da miei colleghi di servizio, da tanti fratelli ammalati. Dopo aver pregato, con curiosità, cercai di catturare qualche espressione disegnata sui volti delle persone a me vicine. Molte volte le persone la cui vita è segnata dalla sofferenza decidono di partire verso i santuari mariani perché sono spinti dalla speranza di ottenere una guarigione fisica dalle loro infermità. Quasi sempre, però, queste persone tornano a casa senza essere miracolate nella carne, ma avendo ottenuto un miracolo assai più grande nel cuore. In questi pellegrinaggi infatti, grazie all’amore, alla condivisione fraterna e anche all’incontro con la Vergine Maria, si trova la vera pace nel cuore e la forza per affrontare le nostre croci, nella certezza di non essere mai soli con il proprio dolore.”
Il volontario conclude con un monito per i giovani: “Ma, cari ragazzi, Lourdes non deve finire in quella settimana di soggiorno ai piedi dei Pirenei, ma deve continuare soprattutto nella nostra quotidianità. Sarebbe inutile essere disponibili verso gli altri a 2000 km da casa, e poi, di ritorno alla nostra vita, essere distanti da tutto e da tutti. Vorrei salutarvi, citando le parole di quel simpatico signore coi baffi che poco più di un secolo fa, diceva ai suoi ragazzi, “lasciate il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”.”

La "Rivoluzione" del Treno nel Pellegrinaggio
Il 22 settembre alle 05.14 parte da Roma Ostiense alla volta della cittadina francese il Treno Bianco dell'Unitalsi. Un viaggio di fede e di speranza a cui si lega la storia di una rivoluzione, quella del trasporto su rotaie. Con l'invenzione del treno, milioni di ammalati hanno potuto in questi anni raggiungere la grotta delle apparizioni della Vergine Immacolata. La storia dei treni bianchi per Lourdes è fatta di fede, speranza e “rivoluzione”, quella delle rotaie.
Scrive lo storico Maurizio Panconesi: “I mezzi ferroviari hanno reso possibili” i pellegrinaggi, “prima del 1870 sarebbe stato impensabile trasportare in contemporanea centinaia di persone ed ammalati verso una meta così lontana”. Da quel momento tutti, anche i più infermi, avrebbero potuto attraversare le Alpi e raggiungere Lourdes, piccolo paese della Francia, e la Grotta delle apparizioni della Madonna. Il concetto di “pellegrinaggio di massa” prende forma con l’invenzione del treno, fino a quel momento i pellegrinaggi erano fatti di solitari cammini. Poi, tutto cambia.
Nella ricostruzione di Panconesi i dettagli sono accompagnati da descrizioni che sembrano racconti di Dickens: “Il passaggio a soluzioni più umane ed adeguate, non fu così veloce: per diversi decenni si continuò a fare ricorso a vagoni merci per il trasporto bestiame (i famosi carri detti da cavalli 8, uomini 40 per designarne cinicamente la capacità)."
“Si venga qui in processione” fu l’invito della Vergine Immacolata alla giovane Bernadette, e così è stato e lo è ancora. Il popolo di Dio ogni anno si mette in cammino verso Lourdes, con il suo carico di dolore e fede, di speranza e carità, in un silenzio che ha il sapore delle cose umili, quelle proprie di Dio.
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