Benedetto XVI: Una Testimonianza di Fede e Riforma

La notizia della conclusione del cammino terreno di Benedetto XVI ha destato profonda commozione e rispetto in tutto il mondo. Il suo pontificato, segnato da atti di profonda umiltà e da un'intensa riflessione teologica, lascia un'eredità che continuerà a essere studiata e approfondita nel tempo. Joseph Ratzinger, come era noto prima della sua elezione a Pontefice, è stato una figura di spicco nel panorama teologico e pastorale del XX e XXI secolo.

I Primi Contatti e Incontri Personali

Il primo contatto personale con l'allora cardinale Josef Ratzinger per molti è stato di carattere epistolare. Appena pubblicata una tesi dottorale sul pensiero di von Balthasar, su suggerimento del moderatore, ne fu inviata una copia all’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non ci si aspettava una risposta, essendo sufficiente l'onore di avergli inviato una copia. Ben presto, tuttavia, giunse una lettera, tutta scritta a mano con la sua inconfondibile calligrafia, in cui non solo ringraziava per il dono, ma entrava in dettaglio nella ricerca svolta. Successivamente, essendo stato consultore della Segreteria del Sinodo dei Vescovi dal 2005 al 2014, vi fu modo di incontrarlo più volte durante le diverse assemblee sinodali da lui presiedute e durante gli incontri che il Consiglio del Sinodo aveva periodicamente con lui. Tutte le volte che ci fu occasione di un incontro personale si riportò la stessa forte impressione di una persona attenta, gentile e interessata a conoscere chi aveva di fronte.

L'Eredità e il Gesto delle Dimissioni

La domanda sulla sua eredità crescerà sicuramente nel tempo. Certamente il gesto delle dimissioni resterà nella storia della Chiesa e dell’umanità come un atto di profonda umiltà e di consapevolezza del cambiamento di epoca in cui siamo immersi. L’11 febbraio 2013, durante un concistoro, Benedetto XVI annunciò ai cardinali la sua decisione di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma e successore di Pietro. Dichiarò: «Dopo aver esaminato ripetutamente la mia coscienza davanti a Dio, sono giunto alla certezza che, per l’età avanzata, non ho più le forze per esercitare adeguatamente il ministero petrino». Aggiunse che, nel mondo contemporaneo, soggetto a rapidi cambiamenti, per guidare la barca di San Pietro è necessario anche il vigore del corpo e dello spirito, che in lui era venuto meno. La rinuncia divenne effettiva il 28 febbraio dello stesso anno. Da allora fino alla morte, Benedetto XVI visse nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dedicandosi allo studio, alla lettura e alla preghiera, ricevendo amici, il suo segretario mons. Georg Gänswein e, in varie occasioni, Papa Francesco.

Don Georg: ecco la verità sulle dimissioni di Benedetto XVI

Il Pensiero Teologico e le Opere

Ci sono molti livelli per approcciare l’opera di Ratzinger - Benedetto XVI. Il suo itinerario di studi è immenso e articolato, e le sue opere sistematiche costituiscono pietre miliari del pensiero teologico. Tra le sue opere più significative si annoverano:

  • La tesi dottorale su Sant’Agostino, intitolata "Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino".
  • La sua tesi di abilitazione dedicata al pensiero di San Bonaventura da Bagnoregio, oggi accessibile integralmente nella Opera Omnia: L’idea di rivelazione e la teologia della storia di Bonaventura. Questo volume affronta uno dei temi chiave della modernità: il rapporto della rivelazione cristiana con la storia, avvicinandolo alla tradizione teologica francescana che lo accompagnerà per tutta la vita. Non sono poche le occasioni che lo porteranno a recarsi più volte ad Assisi, sulle orme di Francesco e Chiara, anche in forma privata.
  • Il volume Introduzione al cristianesimo, che riporta le lezioni tenute alla fine dei turbolenti anni Sessanta. Il tema dell’essenza del cristianesimo troverà ulteriori espressioni negli anni successivi, come per esempio nell’enciclica Deus Caritas est, dove si ricorda che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».
  • Il testo Gesù di Nazareth, un tentativo appassionato e rigoroso di restituirci il volto del “Cristo reale”, di cui vive la fede del popolo cristiano.
  • I testi sulla liturgia, i documenti sulla Eucaristia (Sacramentum Caritatis) e sulla Parola di Dio (Verbum Domini), ultimamente inviti urgenti a guardare a Gesù Cristo, non come a una figura del passato, ma come nostro contemporaneo che non smette di parlare oggi alla sua Chiesa e al mondo.

Soprattutto leggendo le sue omelie pronunciate da Sommo Pontefice si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un padre della Chiesa. Si sente la preziosità di un pensiero di fede maturo, capace di cogliere il mistero celebrato nelle sue implicazioni profonde per il tempo presente. Non è azzardato immaginare che alcune delle sue omelie in futuro potranno essere tra le letture del Breviario, come troviamo oggi le pagine di Sant’Agostino o di San Tommaso. Durante il suo ministero sacerdotale e petrino, Benedetto XVI pubblicò anche le encicliche Deus caritas est (2005), Spe salvi (2007) e Caritas in veritate (2009), oltre alle esortazioni apostoliche Sacramentum Caritatis (2007), Verbum Domini (2010), Africae munus (2011) ed Ecclesia in Medio Oriente (2012).

Il Ruolo nel Concilio Vaticano II e il Dialogo Interreligioso

Rimane un capitolo aperto l’insieme dei suoi testi che riguardano l’interpretazione del Concilio Vaticano II, al quale partecipò come giovane esperto: sia quelli scritti all’indomani della chiusura del Concilio, sia gli interventi come Sommo Pontefice riguardo all’interpretazione del Concilio stesso. Il suo grande valore intellettuale lo portò a partecipare tra il 1962 e il 1965 al Concilio Vaticano II come consulente teologico dell’arcivescovo di Colonia, il cardinale Joseph Frings. Sulla scia dell’insegnamento del Vaticano II, Benedetto XVI ha sostenuto il dialogo interreligioso, incentrandolo soprattutto sulla promozione della pace e la ricerca della verità. Sulle orme del suo predecessore, le diverse religioni vengono invitate al confronto innanzitutto per smascherare ogni tentativo di giustificare la violenza in nome di Dio, riconoscendo inequivocabilmente, a partire dai cristiani, gli errori compiuti nel passato. Inoltre, denunciando la disumanità di un mondo senza Dio, come si è tragicamente manifestato nei conflitti del XX secolo, invita le religioni a mostrare il carattere umanizzante della ricerca di Dio, fonte della vera pace. In questa ricerca, Benedetto XVI include in modo originale anche coloro che pur non credendo in Dio, sono autentici “pellegrini della verità e della pace”.

La Testimonianza e il "Semplice e Umile Lavoratore"

Il tema della testimonianza è una questione chiave per il futuro del cristianesimo, tema che lo accomuna per molti aspetti al suo successore, Papa Francesco. Celeberrimo è il suo discorso sull’Europa, pronunciato poco prima di essere eletto a sommo pontefice: «Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto le porte dell’incredulità… Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini». Papa Francesco in Evangelii Gaudium, citando Benedetto XVI, afferma che il cristianesimo non si diffonde per «proselitismo», ma per «attrazione». Benedetto XVI è stato certamente un testimone credibile della fede.

Il 19 aprile 2005, il cardinale Joseph Ratzinger fu eletto 265º Papa della Chiesa cattolica. Affacciandosi al balcone della Basilica di San Pietro, si definì davanti ai fedeli come un «semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore». Aggiunse: «Mi consola il fatto che il Signore sa operare anche con strumenti insufficienti e soprattutto confido nelle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto costante, andiamo avanti: il Signore ci aiuterà e la Santissima Madre Maria è dalla nostra parte».

Questa definizione incontrò subito il plauso della gente e rispondeva alla determinazione del nuovo Papa che voleva purificare il linguaggio papale, eliminare gli ultimi residui di richiamo al potere temporale. Di conseguenza la prima messa del pontificato non si chiamava più di intronizzazione o di inizio del pontificato, bensì d’inizio del ministero petrino, del servizio del successore di San Pietro. Nella visione di Benedetto, infatti, il papato è un servizio, una testimonianza che può diventare anche cruenta, come era successo a Giovanni Paolo II nel 1981. Testimonianza in greco si dice martirio, un servizio che passa attraverso la via della spoliazione e della croce.

Stemma papale di Benedetto XVI

Biografia e Percorso di Vita

Benedetto XVI, il cui nome di battesimo era Joseph Ratzinger, nacque a Marktl am Inn, nella diocesi di Passau (Germania), il 16 aprile 1927. La sua adolescenza e giovinezza non furono semplici, poiché fu testimone di come il regime nazista imponesse la propria ideologia in Germania, estendendone gli effetti al resto d’Europa, con grande ostilità verso la Chiesa cattolica. Per questo, la fede e l’educazione ricevute in famiglia furono fondamentali, aiutandolo a scoprire la bellezza e la verità in Cristo. Insieme al fratello Georg fu costretto a iscriversi alla Gioventù hitleriana, ma il futuro Pontefice non frequentò mai le riunioni. L’anno successivo alla fine della guerra, Joseph entrò nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Freising e all’università di Monaco.

A 24 anni fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1951, nella solennità dei Santi Pietro e Paolo. Nel 1953 conseguì il dottorato in teologia con la tesi "Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino" e quattro anni dopo ottenne l’abilitazione all’insegnamento grazie a una dissertazione su "La teologia della storia di San Bonaventura".

Incarichi e Collaborazioni

Dopo aver ricoperto vari incarichi nell’episcopato tedesco e nella Commissione Teologica Internazionale, nel marzo 1977 fu nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da San Paolo VI, che nel giugno dello stesso anno lo creò cardinale. Come membro del Collegio cardinalizio, Ratzinger partecipò ai conclavi che elessero Giovanni Paolo I e San Giovanni Paolo II nel 1978. San Giovanni Paolo II lo nominò presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale il 25 novembre 1981. Nello stesso giorno lo pose anche a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede come prefetto, incarico che mantenne fino alla fine del pontificato del Papa polacco.

L'Elezione a Papa e i Simboli del Ministero Petrino

Il 19 aprile 2005, al quarto scrutinio, Joseph Ratzinger veniva eletto Papa. Un’elezione molto rapida alla quale contribuirono l’indiscussa autorevolezza intellettuale e morale del personaggio, la continuità con il pontificato di Giovanni Paolo II, la garanzia, considerata l’età, di un pontificato meno lungo di quello del predecessore. Secondo l’annuncio del cardinale protodiacono, il cileno Jorge Medina, il nuovo Papa prese il nome di Benedetto XVI. Voleva ricordare Benedetto XV, il Papa che aveva definito la prima guerra mondiale l’«inutile strage», soprattutto aveva in mente il padre dei monaci, san Benedetto, a sottolineare un accostamento crescente all’ideale monastico di preghiera e lavoro.

Egli spiegò così i due simboli del ministero petrino: il pallio e l’anello del pescatore. Il pallio è fatto con lana di agnello. Questo particolare richiama alla memoria la parabola della pecorella smarrita nella quale è raffigurato il mistero del rapporto di Cristo con la Chiesa. L’umanità intera è la pecorella smarrita. Gesù, il buon pastore, vedendola sofferente se la carica sulle spalle e la riporta alla casa di Dio. A sua imitazione anche il Papa e i vescovi sono chiamati a farsi carico dell’umanità per condurla a salvezza. L’altro segno è l’anello del pescatore che viene spiegato da Benedetto con il riferimento al brano del Vangelo di Giovanni che parla di una pesca miracolosa avvenuta dopo la resurrezione di Gesù. Confidando nel Signore, Pietro e gli altri apostoli gettano le reti e tirano su dall’acqua un numero esagerato di pesci. Il racconto evangelico continua poi con il triplice invito all’amore rivolto a Pietro da parte di Gesù. L’anello del pescatore è segno di questo amore che guida Pietro sulla strada del martirio, della croce a imitazione di Gesù. Del resto, questa visione del Papa era in linea con la situazione dei fedeli nel mondo.

La Questione della Pedofilia e l'Onestà Morale

Negli anni del suo pontificato emerse con virulenza la questione della pedofilia nella Chiesa, non nota nei termini con cui è poi gradualmente emersa. Benedetto XVI ha sempre avuto la chiara volontà di affrontarla con determinazione. In questo si può testimoniare la sua profonda e altissima onestà morale e intellettuale, indubitabile, anche se non mancano coloro che oggi gli si accaniscono contro. Mai si è trovata in lui alcuna ombra o tentativo di nascondere o minimizzare alcunché. Né la sua delicatezza nel trattare cose di profondo senso morale può essere scambiata per incertezza o altro. Il suo immenso turbamento di fronte a questioni ecclesiali gravi è stato palese, e si ricorda con chiarezza una sua espressione che pronunciava con un profondo sospiro: “Quanto è imperscrutabile l’abisso in cui si cade per la miseria umana!”. Questo lo angosciava intimamente e rimaneva a volte silenzioso a lungo, tanto più se queste miserie umane toccavano uomini di Chiesa. Aveva una percepibile sensibilità per le vittime.

Quando in preparazione dei viaggi apostolici (Stati Uniti, Australia, ecc.) gli pervennero richieste di incontri con le vittime degli abusi, lui stesso ne parlò, desiderando conoscere il pensiero sul come accogliere queste richieste. Egli raccomandava due aspetti a cui teneva moltissimo:

  1. Il profondo rispetto per le vittime la cui identità andava salvaguardata; perciò voleva che gli incontri avvenissero lontano dallo sguardo delle telecamere o di altri strumenti visivi. Non voleva testimoni, ma volle che tra i pochissimi discretamente presenti.
  2. Desiderava che l’incontro non fosse una specie di ‘udienza’ con una semplice stretta di mano ed uno sguardo veloce, bensì un vero incontro di preghiera; avesse una dimensione spirituale e avvenisse davanti a Dio dal quale bisognava implorare misericordia. Per questo accolse l’idea che gli incontri avessero luogo in cappella, davanti alla Santissima Eucaristia.

Così, dopo alcuni minuti di preghiera con le vittime, dopo pesanti momenti relazionali, usava recitare insieme il Padre nostro; aveva attenzione per ciascuna di esse, ascoltava, con visibile e palpabile emozione e al termine affidava a ciascuno un rosario. In quegli incontri non c’era soltanto il senso di una umiliazione subita da parte delle vittime, ma appariva anche l’umiliazione di un uomo di Chiesa che non avrebbe mai potuto immaginare che azioni così degradanti sarebbero potute accadere, e tuttavia ora offriva il balsamo di una preghiera e il sollievo di una solidarietà nel nome di quel Dio che si era umiliato e aveva preso su di sé la condizione umana e i suoi peccati. In ogni incontro c’era sempre un vero senso umano e spirituale, violati. C’era ancora l’affidamento a Dio di fratelli e sorelle profondamente commossi; c’era una richiesta di perdono di tutta la Chiesa a Dio, e c’era un impegno che avrebbe visto Benedetto XVI coniugare misericordia e giustizia, ciò che egli ha fatto attraverso provvedimenti fino a quel momento inesistenti.

La "Compagnia Sempre Riformanda" e l'Essenza della Vera Riforma

Nel suo intervento al Meeting di Rimini del 1° settembre 1990, dal titolo "Una compagnia sempre riformanda", l'allora Cardinale Ratzinger affrontò il tema della riforma della Chiesa. Egli sottolineò come la parola e la realtà della Chiesa fossero cadute in discredito, e che molti soffrivano per un presunto adeguamento della Chiesa ai parametri del mondo d'oggi, mentre altri erano infastiditi perché ne restava ancora troppo estranea. La sete di libertà si esprimeva come desiderio di liberazione e percezione di non essere liberi. L'amarezza contro la Chiesa aveva un carattere particolare, poiché silenziosamente ci si attendeva da essa di più che da altre istituzioni mondane. Si sognava in essa un mondo migliore, un'oasi di libertà, ma la realtà concreta spesso deludeva queste aspettative.

La Riforma Inutile e la Chiesa Umana

Ratzinger criticava l'idea di una riforma che mirasse a "costruire" la Chiesa attraverso decisioni di maggioranza e auto-gestione. Sottolineava che "una Chiesa che riposi sulle decisioni di una maggioranza diventa una Chiesa puramente umana. Essa è ridotta al livello di ciò che è plausibile, di quanto è frutto della propria azione e delle proprie intuizioni ed opinioni. L’opinione sostituisce la fede". Questa Chiesa "fatta da sé" finiva per avere il sapore del "se stessi", rivelando la propria piccolezza e dissolvendosi come ideale sognato.

L'Essenza della Vera Riforma: l'Ablatio

La vera riforma, secondo Benedetto XVI, è una reformatio che non consiste nel rimodellare la Chiesa come più ci piace, ma nel "spazzare via sempre nuovamente le nostre proprie costruzioni di sostegno, in favore della luce purissima che viene dall’alto". Citando Michelangelo, egli descriveva l'autentica azione artistica come un riportare alla luce, un rimettere in libertà l'immagine già presente nella pietra, e non un fare ex novo. Allo stesso modo, l'uomo, per far risplendere in lui l'immagine di Dio, deve accogliere una purificazione, una ablatio, attraverso la quale Dio lo libera da tutte le scorie che oscurano l'aspetto autentico del suo essere.

Applicando questa idea alla Chiesa, Ratzinger affermava: "Riforma è sempre nuovamente una ablatio: un toglier via, affinché divenga visibile la nobilis forma, il volto della Sposa e insieme con esso anche il volto dello Sposo stesso, il Signore vivente." Questa "teologia negativa" è una via verso un traguardo positivo, dove il Divino penetra e sorge una congregatio, un'assemblea purificata, una comunità in cui il donarsi e l'affidarsi reciproco nell'amore diventano il ricevere di tutto il bene.

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