Il Mistero della Testa Sepolta a Santiago de Compostela: Tra Fede e Scienza

Le origini del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela risalgono all’anno 813, quando si diffuse la voce che una stella indicava il luogo dov’era la tomba perduta dell’Apostolo Giacomo, il cui corpo era stato sepolto in Spagna, in una località sconosciuta. Sul luogo della stella furono fatti degli scavi e vennero alla luce dei resti attribuiti all’Apostolo: da qui prese il nome «Campo della Stella» e, successivamente, Compostela. Nonostante oggi non si possa provare con certezza che i resti contenuti nella tomba dell'Apostolo siano i suoi, la tradizione medievale, con la sua scoperta o Inventio, ha consolidato la convinzione che le sue reliquie riposassero lì, dando origine a un culto che ha attratto e attira ancora oggi migliaia di pellegrini attraverso le vie jacobee.

La Figura di San Giacomo e le Sue Reliquie

Sapevate che il nome “Santiago” letteralmente significa “San Giacomo“? Non è solamente una curiosità linguistica ma un’informazione che offre l’opportunità di conoscere meglio la storia di questo santo, che si celebra ogni anno il 25 luglio, e di scoprire o riscoprire com’è nato il Cammino di Santiago di Compostela.

San Giacomo il Maggiore

Non esistono informazioni storiche certe sulla vita di Giacomo, detto il “Maggiore”. Si ricavano frammenti della sua vita dal Nuovo Testamento e da alcuni scritti e leggende. Giacomo di Zebedeo è stato uno degli apostoli di Gesù: viene chiamato anche Giacomo “Il Maggiore” per distinguerlo dall’apostolo Giacomo di Alfeo, detto “Minore”. Figlio di Salome e Zebedeo, pescatore di Betsaida, in Galilea, era fratello dell’apostolo Giovanni. Secondo quanto riportato nel Vangelo, si trovavano insieme sulla riva del lago quando Gesù li chiamò chiedendo loro di seguirlo. Fu un riferimento importante fra i Dodici: è stato uno dei tre apostoli che ha assistito alla Trasfigurazione, alla resurrezione della figlia di Giairo e alla notte del Getsemani. La fedeltà di Giacomo al suo Messia è indubbia; infatti, egli lo seguì ciecamente e non ebbe alcuna esitazione neanche quando Gesù chiese se gli apostoli l’avrebbero seguito nella via che conduceva al Calvario. Giacomo aveva il dono della perseveranza e, nonostante i divieti, pare che egli entrasse anche nelle sinagoghe per annunciare il suo messaggio ai popoli.

Dopo la morte e l’ascensione di Gesù, iniziò la sua opera di evangelizzazione della Spagna, spingendosi fino in Galizia, regione di cultura celtica all’estremo ovest della penisola iberica. Tornato in Palestina, si avverò ciò che Gesù aveva preannunciato, cioè il suo martirio: venne infatti messo a morte e decapitato nella primavera del 42 d.C. (o nel 44 d.C. secondo altre fonti) per ordine di Erode Agrippa I, re della Giudea, che aveva cominciato a perseguitare alcuni membri della chiesa.

I suoi discepoli trafugarono il corpo e riuscirono a portarlo in Galizia per seppellirlo in un bosco vicino ad Iria Flavia, il porto romano più importante della zona. La tradizione occidentale dice che fu riesumato dai suoi discepoli che lo misero su una barca che, senza timone e senza vela, grazie all’intervento divino arrivò fino alla costa atlantica del Nord della Spagna, in un luogo vicino a dove circa otto secoli più tardi fu ritrovato, insieme ai corpi dei suoi due discepoli. Questo ritrovamento miracoloso riaccese la devozione per l’apostolo in terra ispanica, o forse gli diede il via, fondando un luogo a lui dedicato nel campo dove apparvero le stelle che indicavano la presenza delle reliquie (il campus stellae) che da quel momento in poi passò a chiamarsi Santiago (in onore al santo) de Compostela.

Secondo la tradizione, nell’830 l’eremita Pelagio scoprì una sepoltura nei campi della Galizia. Il sepolcro contenente le spoglie sarebbe stato scoperto nell’830 dall’eremita Pelagio che, preavvertito da un angelo, vide delle strane luci simili a stelle sul monte Liberon. Il vescovo Teodomiro, interessato dallo strano fenomeno, scoprì in quel luogo una tomba, probabilmente di epoca romana, che conteneva tre corpi, uno dei tre aveva la testa mozzata ed una scritta: “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Dopo questo evento miracoloso il luogo venne denominato campus stellae (“campo della stella”) dal quale deriva il nome di Santiago de Compostela. Il re delle Asturie Alfonso II il Casto decise di elevare l’Apostolo Giacomo al rango di Patrono del regno e costruì il primo Santuario a lui dedicato. Iniziarono così i primi pellegrinaggi alla tomba dell'Apostolo (Peregrinatio ad limina Sancti Jacobi). Successivamente venne eretta l'attuale Cattedrale ed arricchita di varie reliquie. Oggi, San Giacomo è protettore di viandanti e pellegrini, cavalieri, soldati e sofferenti. Non stupisce, quindi, che sia divenuto patrono di molti Paesi, regioni e città, tra cui Spagna, Galizia, Santiago di Compostela, Nicaragua, Croazia, Cile e Guatemala.

Rappresentazione del martirio di San Giacomo il Maggiore

San Giacomo il Minore

Il secondo Giacomo (il Minore), figlio di Alfeo, era chiamato anche “il fratello del Signore”, perché probabilmente era suo cugino, o un suo parente. Conosciuto anche come il “Giusto”, prese le redini della Chiesa di Gerusalemme. Il suo martirio viene datato nel settimo anno dell’imperatore Nerone, quindi intorno al 61-62 d.C., sotto il sommo sacerdote Ananos il Giovane. Giacomo fu invitato dai capi giudei a salire sul pinnacolo del tempio per fare un discorso al popolo al fine di farlo desistere dalla fede in Gesù. Ma il suo discorso fu ben diverso, attirando le ire dei Giudei che lo fecero precipitare dal tempio. Visto che l’apostolo non morì nella caduta, cominciarono a lapidarlo e fu poi colpito sulla testa da un lavandaio, con un bastone per battere i panni. Fu seppellito dai fedeli vicino al tempio. In gergo forense scientifico, morì per una lesione cerebrale traumatica.

Nel secolo IV le sue spoglie furono ritrovate e portate in una chiesa di nuova costruzione e poi nel secolo VI in un’altra ancora costruita dall’imperatore Giustino II, sempre a Gerusalemme. Le reliquie di questo apostolo attualmente sono molto sparse per il mondo, molte delle quali a Roma, nella chiesa dei XII Apostoli insieme a quelle dell’apostolo Filippo. Un altro cranio attribuito a Giacomo il Minore è presente ad Ancona, fin dal Medio Evo, e oggi conservato nel museo diocesano annesso alla cattedrale di San Ciriaco.

Il Mistero delle Reliquie a Santiago: La Testa e la Confusione

All’interno del santuario e cattedrale dell’arcidiocesi di Santiago de Compostela, si crede che siano custodite le reliquie di San Giacomo il Maggiore, patrono della Spagna. Tuttavia, presumibilmente ci sono due "Santiagos" nella Cattedrale di Santiago: Santiago Zebedeo "il Maggiore", i cui resti riposano sotto l'altare della Cattedrale, e Santiago Alfeo, "il Minore", i cui resti sono nella Cappella delle Reliquie che contiene le reliquie di decine di santi.

L'Arrivo della Reliquia del Minore

I resti dell'altro San Giacomo si aggiunsero alla storia nel 1108, quando, secondo dei documenti storici medievali, il vescovo portoghese Mauricio Burdino portò la testa di Giacomo, figlio di Alfeo (l'apostolo a cui i Vangeli si riferiscono come al “fratello” di Gesù, Giacomo “il Minore” o “il Giovane”), in Iberia con sé. L’avrebbe sottratta da Gerusalemme verso il 1109 e depositata temporaneamente, dovuto alla pericolosità della strada del ritorno in patria, nel monastero di Carrión de los Condes. La regina Urraca I (1081-1126), prima regina regnante nella storia d'Europa e "governante della Terra di San Giacomo", riuscì a ottenere la reliquia da Burdino e la consegnò all'allora arcivescovo di Compostela, Diego Gelmírez, che la depose in uno scrigno d'oro nel 1116.

Questo evidentemente poneva in discussione l’identità della reliquia ivi conservata. Già la Historia Compostelana, una cronaca del secolo XII, riporta due diverse versioni del trasferimento delle reliquie di Giacomo il Maggiore. La prima, la translatio di Mauricio, indica come il cranio di Giacomo, però il Maggiore, non il Minore, sarebbe stato sottratto dal vescovo Mauricio a Gerusalemme durante un pellegrinaggio, e poi entrato in possesso dell’arcivescovo di Santiago de Compostela, Diego Gelmírez, come indicato prima. È possibile che sia sorta una certa confusione dopo l'arrivo della reliquia e che il popolo (che naturalmente aveva più familiarità con il figlio di Zebedeo che con il figlio di Alfeo) avesse semplicemente assunto che la testa apparteneva a Giacomo il Maggiore.

Busto reliquiario nella Cappella delle Reliquie della Cattedrale di Santiago

Lo Studio Antropologico Forense

Un'indagine forense recente mette in discussione l'identità delle reliquie dei due “Santiago” nella cattedrale. Suggerisce possibili confusioni storiche tra Santiago il Maggiore e il Minore, generando dubbi su quali resti siano realmente venerati.

L'Indagine di Fernando Serrulla

Nel 1991, il medico legale e antropologo Fernando Serrulla fu incaricato dal Dipartimento della Cultura della Xunta de Galicia di realizzare uno studio forense sui resti di Santiago Alfeo "il Minore". Il Capitolo della Cattedrale gli concesse un breve periodo di 10 giorni per lavorare con i resti, e dovette farlo nella cappella stessa, senza la possibilità di portare i resti al laboratorio per effettuare la datazione e altri test. Trent’anni dopo, il medico pubblica sulla rivista *Forensic Anthropology*, edita dall'Università della Florida (USA), l'articolo "Uno studio antropologico forense dei resti umani attribuiti all'apostolo Giacomo Alfeo" che mette in relazione i resti dei due "Santiago".

I resti analizzati da Serrulla, che sono attribuiti a Santiago Alfeo, sono piccoli frammenti di un cranio. I pochi resti conservati che hanno potuto essere analizzati confermano una morte violenta, ma non necessariamente una congruente con quello che sappiamo del martirio del figlio di Alfeo. La ricostruzione forense di Serrulla ha stabilito che la vittima ha subìto due ferite principali: una sulla parte frontale del cranio, l'altra nella zona parietale.

Martirio a Confronto e le Conclusioni dello Studio

Le morti tanto diverse dei due San Giacomo hanno svolto un ruolo fondamentale nel tentativo di Serrulla di risolvere questo enigma. Santiago Zebedeo "il Maggiore" fu martirizzato e decapitato negli anni 40 d.C. dal re Erode Agrippa I. D'altra parte, Santiago Alfeo "il Minore" morì anch'esso martirizzato negli anni '60 d.C., ma la storiografia e la tradizione sostengono che la sua morte sia stata causata da un trauma cranico, risultato di lapidazione o precipitazione da un luogo alto, ma mai per decapitazione.

Lo studio di Serrulla, invece, evidenzia che il cranio di San Giacomo il Minore presenta traumi compatibili con il martirio che secondo le scritture avrebbe subito San Giacomo il Maggiore (fu decapitato). Non si evidenziano lesioni come quelle che avrebbero provocato la morte di quest’individuo se avesse patito il martirio di Giacomo il Minore, ossia un trauma cranioencefalico provocato da colpi di oggetto contundente. Presenta invece segni di decapitazione provocate da uno strumento tipo spada. La lesione frontale avvenne prima di quella parietale, trattandosi probabilmente di un caso di esecuzione per la cosiddetta morte dei tre colpi, una forma comune della pena capitale romana. Questa implicava che la persona ricevesse il primo colpo sulla parte frontale o laterale della testa con un'arma pesante (spesso una spada, ma senza usare il lato affilato) per stordire la vittima. Il secondo colpo, alla nuca, intendeva uccidere la persona. Arrivava poi la decapitazione, per assicurare che il prigioniero fosse realmente morto. I resti trovati a Compostela possono solo confermare che la vittima ha ricevuto i primi due colpi, visto che non si è conservata neanche una vertebra; il terzo colpo si può solo dedurre dai primi due chiaramente visibili nel cranio. Quest'ultimo non mostra alcuna ferita che possa attribuirsi al tipo di morte subìta dal Minore. I resti sono congruenti con una morte per decapitazione.

Confrontando i resti con la documentazione storica, Serrulla conclude che i resti attribuiti a Santiago Alfeo non coincidono con il suo modo di morire, ma piuttosto con quello di Santiago Zebedeo. Quindi, se i resti attribuiti a Giacomo Alpheus parlano di una morte che non fu la sua, e che si adatta più da vicino a quella di Giacomo Zebedeo, è possibile che siano stati "mal collocati" nel corso della storia. In questo caso, si dovrebbe considerare a chi appartengono i resti venerati sotto l'altare maggiore della Cattedrale di Santiago de Compostela, che teoricamente appartengono a Santiago Zebedeo. L'antropologo stesso dichiara di "portare il dubbio, non la certezza", con l'obiettivo di generare conoscenza e dubbi ragionevoli per portare luce e ordine in questa confusione di reliquie.

Schema di un cranio con i traumi compatibili con la

Controversie e Teorie Alternative

Al margine di tutte queste storie e tradizioni, c’è n’è un’altra, quella che lega i due apostoli alla cattedrale armena di Gerusalemme, dedicata a San Giacomo, e si trova nel quartiere armeno, nella città vecchia. Fonti scritte a partire del XII secolo confermano la venerazione in questo tempio delle spoglie di San Giacomo il Minore e della testa di San Giacomo il Maggiore. Quest’ultima vi sarebbe giunta da Jaffa, luogo da cui il corpo senza testa dell’apostolo sarebbe salpato arrivando miracolosamente a Compostela. E così, abbiamo in una stessa chiesa le spoglie di Giacomo il Minore e la Testa di Giacomo il Maggiore, ossia esattamente al contrario che a Santiago di Compostela.

La Teoria di Priscilliano

Una figura da prendere in considerazione è Priscilliano, un vescovo galiziano del IV secolo che fu condannato per eresia e martirizzato a Treviri. Alcuni storici suggeriscono che il culto di Santiago potrebbe essere stato ispirato dalla figura di Priscilliano, e che la successiva identificazione dei resti di Santiago a Compostela potrebbe essere stata una forma di consolidamento del potere religioso nella regione. I suoi resti, come quelli di Santiago, sarebbero stati successivamente trasportati dai suoi discepoli in Galizia. La sua figura e il suo martirio stimolarono lo sviluppo della sua devozione in Galizia, creando le basi per il rafforzamento del culto di Santiago nei secoli successivi.

Dubbi Storici e Riscoperta

Nonostante la devozione popolare, i dubbi sull'autenticità dei resti di Santiago esistono fin dai tempi antichi. Nell'età moderna, figure come Martin Lutero ed Erasmo da Rotterdam misero in dubbio la veridicità della tradizione. Lutero, in particolare, criticava la venerazione delle reliquie, sostenendo che molte di esse fossero inventate per attirare pellegrini e risorse alla Chiesa.

A partire dalla fine del XVI secolo, i pellegrini che giungevano a Santiago si trovavano di fronte al fatto che non potevano vedere le reliquie dell'Apostolo. I suoi resti furono nascosti per evitare che venissero distrutti dai saccheggi degli inglesi, che, dopo la sconfitta dell'Armata Invincibile, attaccarono il nord della Spagna. Secondo la tradizione, l'arcivescovo di Santiago di allora decise di nascondere i resti in un luogo segreto per proteggerli, e col passare del tempo la loro esatta ubicazione cadde nell'oblio: nei tre secoli successivi, i resti di Santiago rimasero perduti.

Nel XIX secolo, in particolare dopo gli scavi effettuati nel 1879, si confermò la convinzione che i resti dell'apostolo riposassero nella cattedrale di Santiago de Compostela. Durante questi lavori, furono trovati resti umani che, secondo la tradizione, corrisponderebbero a quelli dell'Apostolo. Nel 1878, tre docenti dell'Università di Santiago dichiararono che le ossa trovate sepolte sotto l'altar maggiore appartenevano a tre scheletri incompleti diversi. Il ritrovamento confermò quello che la tradizione aveva sempre affermato: che Giacomo figlio di Zebedeo era stato sepolto in Spagna insieme a due compagni. In un'indagine archeologica, furono scoperti anche i resti di un antico mausoleo romano sotto la cattedrale, che si credeva fosse una delle possibili origini del nome “Compostela”, visto che la parola latina per “cimitero” è “compositum”. Il nome di uno dei discepoli di San Giacomo è stato trovato inciso su una delle pietre trovate nel mausoleo.

Antichi pellegrini sul Cammino di Santiago, illustrazione storica

Sepolture Documentate nella Cattedrale di Santiago

Naturalmente, e questa volta con prove archeologiche e storiche, nella Cattedrale ci sono diverse sepolture di personalità storiche in diverse aree del tempio. Inoltre, ci sono molte persone anonime nel cimitero romano e nella necropoli sveva sotto il pavimento della cattedrale, con decine di tombe e lapidi risalenti tra il XIII e il XIX secolo, accessibili oggi solo ai ricercatori. Nelle varie cappelle si trovano sepolcri, generalmente di religiosi:

  • Cappella di Santa Fe: sepolcro di Don Diego de Castilla (Maestrescuela).
  • Cappella del Cristo di Burgos: sepolcri del Cardinale García Cuesta e del Cardinale Carrillo.
  • Cappella delle Reliquie: con i resti di Santiago Alfeo e decine di santi.

È presente anche la Lauda del Vescovo Teodomiro, protagonista della scoperta dei resti dell'Apostolo. Oltre che nelle cappelle, il Panteón Real della Cattedrale di Santiago ospita re e nobili:

  • Sepolcro attribuito a Raimondo di Borgogna, Conte di Galizia (1065 - 1107).
  • Sepolcro di Pedro Froilaz, Conte di Traba (ca. 1075 - 1126).
  • Sepolcro della Regina Berenguela (1108 - 1149).
  • Sepolcro della Regina Juana de Castro (inizio XIV secolo - 1374).
  • Sepolcro tradizionalmente attribuito a Alfonso VIII (IX) (1171 - 1230).
  • Sepolcro tradizionalmente attribuito a Fernando II (1137 - 1188).
Planimetria della Cattedrale di Santiago con indicazione delle sepolture

La domanda su chi sia veramente sepolto nella tomba dell'Apostolo Santiago nella Cattedrale di Santiago de Compostela rimane un mistero irrisoluto. Sebbene la tradizione affermi che i resti appartengano a Santiago il Maggiore, la mancanza di prove scientifiche ha lasciato la porta aperta a diverse interpretazioni. La verità è che il Cammino di Santiago continua a essere un simbolo di fede, storia e cultura, e, anche se non possiamo confermare l'identità dei resti nella cattedrale, ciò che conta veramente è l'influenza che questa via di pellegrinaggio ha avuto sulla storia dell'Europa medievale e il profondo significato religioso e spirituale che questo luogo continua ad avere per i pellegrini che percorrono il suo cammino.

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