L'espressione "discepoli missionari" è un concetto centrale nel magistero contemporaneo della Chiesa Cattolica, particolarmente evidente nell'esortazione apostolica di Papa Francesco, Evangelii Gaudium. Il capitoletto intitolato “Tutti siamo discepoli missionari”, che occupa i paragrafi 119-121, ne illumina profondamente il significato.
La Fondazione Teologica del Discepolo Missionario
La natura di discepolo missionario è intrinseca a ogni battezzato. In tutti i fedeli, dal primo all’ultimo, opera la forza santificatrice dello Spirito che spinge ad evangelizzare. Dio dota la totalità dei fedeli di un istinto della fede - il sensus fidei - che li aiuta a discernere ciò che viene realmente da Dio. In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario, come richiamato in Mt 28,19.

Siamo discepoli perché riceviamo la fede e missionari perché trasmettiamo la fede. Questa è un’esperienza importante: siamo chiamati a stare con il Signore perché è Lui, al centro del nostro cuore, il nostro tesoro e la ragione del nostro essere ed è ancora Lui la sorgente della nostra missionarietà. Ogni cristiano è missionario perché la vocazione della Chiesa è quella di evangelizzare e l’impegno di ogni battezzato è donare il Cristo. Siamo innanzitutto consacrati a Dio nel Battesimo e la vita di Dio si posa su di noi. In seguito, siamo chiamati a seguire il Signore come discepoli e siamo inviati da Lui come missionari del suo Vangelo.
Una Identità Inseparabile: Discepoli-Missionari
La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Questa convinzione si trasforma in un appello diretto ad ogni cristiano, perché nessuno rinunci al proprio impegno di evangelizzazione. Se uno ha realmente fatto esperienza dell’amore di Dio che lo salva, non ha bisogno di molto tempo di preparazione per andare ad annunciarlo, non può attendere che gli vengano impartite molte lezioni o lunghe istruzioni.
Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù. Per questo, non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”. L'essere discepolo comporta intrinsecamente la dimensione missionaria: chi segue il Cristo non può che diventare missionario. Siamo discepoli innamorati e missionari appassionati. Il Discepolo Missionario è una persona che ha sperimentato nella propria carne come l’incontro e la relazione con Gesù sia capace di trasformare la tristezza della fragilità, della crisi e del fallimento umano in un «fiume di gioia» (EG, 5).
La Crescita come Evangelizzatori
Certamente tutti noi siamo chiamati a crescere come evangelizzatori. Al tempo stesso ci adoperiamo per una migliore formazione, un approfondimento del nostro amore e una più chiara testimonianza del Vangelo. Questo però non significa che dobbiamo rinunciare alla missione evangelizzatrice, ma piuttosto dobbiamo trovare il modo di comunicare Gesù che corrisponda alla situazione in cui ci troviamo. Il tuo cuore sa che la vita non è la stessa senza di Lui, dunque quello che hai scoperto, quello che ti aiuta a vivere e che ti dà speranza, quello è ciò che devi comunicare agli altri.
La Missione nella Vita Quotidiana
La missione del discepolo missionario si manifesta in ogni aspetto della vita, non solo in contesti straordinari. Si tratta di incarnare il Vangelo nella vita quotidiana.
Preghiera e Riflessione Personale
È utile dedicare un momento di preghiera e programmare la giornata. Un esame di coscienza previo, come quello che si fa prima del risveglio, preparando il terreno e invocando lo Spirito in vista degli impegni del giorno. Dopo il risveglio, si dovrebbe studiare il modo di restare davanti al mistero di Dio o di tornare a esso in vari momenti della giornata, magari richiamando l’esame mattutino nei suoi punti nodali. È importante avere lo scrupolo di realizzare almeno un momento di “preghiera pregata” ogni giorno, cioè di preghiera espressa in parole, evitando d’accontentarci del facile alibi che tutta la vita può essere preghiera. Ogni giorno bisogna impegnarsi a pregare a nome dei propri cari, anche solo con un “Padre nostro”.
Un discepolo missionario deve cercare d’essere tale verso se stesso, innanzitutto, per evitare che la sua giornata torni pagana a ogni ora che volge. Dobbiamo trovare il tempo necessario per stare con Dio, quel Dio con il quale viviamo e che poi annunciamo e testimoniamo, perché le nostre parole e la nostra vita siano sempre rinnovate.
Comunione e Ospitalità
Il discepolo missionario è chiamato a vivere la sua missione con la famiglia e con gli ospiti. È fondamentale cercare di avere sempre ospiti, il più possibile, per farsi comunicatori di quella gratitudine e quella felicità con chi viene in casa nostra. Il Discepolo Missionario vive un legame di appartenenza con una comunità cristiana, sale della terra e luce del mondo (EG, 92), considerandola come piccola esperienza “segno” - sempre in divenire - di quel Regno di Dio che sempre più si realizza nella storia dell’umanità. Perciò non crea barriere mentali tra “lontani” e “vicini” e non assolutizza la sua esperienza. Proprio per questa consapevolezza è una persona ospitale: mette le persone a proprio agio. Si trova bene sia con coloro che si professano non credenti, sia con i “super cattolici”.
DOMUS ECCLESIAE - La prima chiesa cristiana
Spesso ciò che manca in una comunità cristiana è una cultura dell’ospitalità e della cura. In diverse comunità si respira un clima freddo, che sfiora l’anonimato. La cultura dell’ospitalità e della cura è più importante di qualsiasi strategia evangelizzatrice.
La Missione Fuori Casa
La testimonianza del discepolo missionario si estende anche all'esterno della sfera domestica:
- Nel fare un regalo: bisognerebbe sviluppare un’arte del regalo incentrata sulla Bibbia, per esempio su edizioni appropriate di essa da scegliere per ogni destinatario.
- Nel motivare una decisione: si può fare una vacanza o una spesa anche per un motivo cristiano, esplicitandolo.
- Nell’allacciare relazioni: spesso si sperimenta incomunicabilità, o comunque mancanza di comunicazione tra discepoli. Il discepolo missionario cerca di superare questo.
- Nel lavoro: è il campo più fruttuoso, quello dove si dovrebbe seminare di più, anche solo, o innanzitutto, portando la riflessione e la ricerca di letture e sussidi culturali verso ciò che davvero conta.
- In situazioni di sofferenza: in ospedale, al pronto soccorso, visitando chi è nella prova o chi piange un morto. Il discepolo missionario, se gli è concesso dalle circostanze, dà ragione della sua scommessa sulla promessa di Cristo. Si tiene pronto a darla, senza invadenza, secondo la possibilità di parola e di accoglienza.
Comprendere il Termine "Missionario"
Il termine “missionario” è un termine extra-biblico, coniato con il solo intento di facilitare la definizione e la comprensione di alcuni concetti biblici. Tuttavia, il suo significato può generare confusione.
Definizioni Diverse e Chiarezza Necessaria
Quando si chiede a un cristiano di descrivere chi è e che cosa fa un missionario, si ottiene una risposta diversa ogni volta. La tua amica che sta andando ad Haiti per lavorare in un orfanotrofio per una settimana può definirsi una missionaria? Cosa dire del cristiano dall’India che fa l’autista per Uber ed è un evangelista attivo a San Francisco? O degli americani che formano pastori in Sudafrica? A complicare le cose, ci sono quelli che sostengono che ogni cristiano è un missionario.
Pur essendo vero che ogni cristiano ha un ruolo da svolgere nella missione di Cristo, non tutti dovrebbero portare il titolo di coloro che sono stati messi da parte dalla chiesa e mandati in missione. Questo è il punto di vista di alcuni esperti, come Elliot Clark, che ha servito come fondatore di chiese interculturali.
Alcune persone usano questa parola in modo piuttosto convenzionale e per “missionari” intendono coloro che rispondono alla chiamata di Dio e vanno in paesi stranieri per diffondere il vangelo. Secondo questa interpretazione, non tutti sono missionari, ma solo quelli che lasciano il proprio paese per andare in territorio straniero. Di recente, altri hanno iniziato ad attribuire al termine “missionario” un significato più ampio: la missione di Dio è salvare le persone di tutto il mondo, pertanto, chiunque si impegna nel farlo è un missionario. Secondo questa visione, ogni cristiano è un missionario e l’attività di missionario è insita nella quotidianità del cristiano che segue Gesù. Anche qui, però, bisogna creare una categoria a parte per coloro che Dio ha chiamato a vivere ed evangelizzare nei paesi più lontani. Se questa distinzione non fosse fatta, la chiesa potrebbe esserne danneggiata e i cristiani rischierebbero di trascurare coloro che Dio ha scelto ed equipaggiato per guidare la chiesa nella diffusione del vangelo.
"Mandati": L'Origine del Termine
La parola italiana “missionario” deriva dal latino missio, che significa “mandare” e corrisponde alla parola greca apostello. La parola greca correlata apostolos ci dà l’italiano “apostolo” e descrive una persona che viene mandata per un compito o una missione specifica. Essere un missionario vuol dire perciò essere un apostolo, uno che è stato “mandato”.
Nel Nuovo Testamento, il termine “apostolo” può essere usato per indicare le persone scelte e mandate dalla chiesa con la responsabilità specifica di adempiere la missione di Cristo. Non tutti i cristiani sono dei missionari, nel senso di essere "mandati" in un ruolo specifico e ufficiale. Chiamare e mandare servitori di Cristo tra le nazioni è una responsabilità peculiare della chiesa locale (Atti 13:1-3), mentre i missionari hanno la responsabilità di mantenere dei rapporti continuativi di rendicontazione con la chiesa che li ha mandati (Atti 14:26-28).
Una Proposta di Definizione
Sulla base di queste osservazioni, si può proporre la seguente definizione di missionario: Un missionario è un cristiano qualificato mandato sotto l’autorità di una chiesa locale in un territorio dove c’è un bisogno riconosciuto allo scopo di compiere l’opera del Grande Mandato. Un missionario non è tale semplicemente in virtù di quello che fa o dove va, ma a causa di come e da chi viene mandato. Attività e luogo da soli non fanno un missionario. Piuttosto, si è un missionario quando si è mandati da una chiesa locale. Il termine è flessibile, non richiedendo una particolare occupazione o durata e nemmeno uno specifico modello di sostentamento.
Essere un missionario presuppone il fatto di essere stati investiti con l’autorità della chiesa per portare avanti il Grande Mandato. Quest’opera consiste nello stabilire chiese locali mediante l’evangelizzazione, il discepolato e la formazione dei leader. Infine, quest’opera dovrebbe essere effettuata in un luogo dove vi è un bisogno riconosciuto. Questo bisogno può essere vicino o lontano. Non si dovrebbe attribuire il titolo di missionario solo a chi sta imparando una nuova lingua e raggiungendo una etnia che non ha mai sentito parlare di Cristo, ma si deve tenere conto dei vari bisogni che richiedono di inviare operai in una certa zona, dall’evangelizzazione pionieristica al consolidamento della chiesa alla formazione dei leader.

In sostanza, non sta agli individui stabilire chi è o chi non è un missionario. Piuttosto, questa chiamata appartiene alla chiesa locale. Ciò permette di rispondere alla domanda “Chi è un missionario?” con più facilità ma anche con maggiore difficoltà.
Il Magistero di Papa Francesco e il Cammino Sinodale
Papa Francesco ha ripetuto con insistenza l’espressione “discepolo missionario”, definendola una endiade stimolante che contiene due movimenti: il discepolo si muove verso un centro, il maestro che ha deciso di seguire, così come il missionario si muove dal centro verso la periferia, in virtù della missione ricevuta dal maestro.
La Chiesa in Uscita: Attrazione e Testimonianza
Il Video del Papa, diffuso con l’intenzione di preghiera che Papa Francesco affida a tutta la Chiesa cattolica, sottolinea la vocazione propria della Chiesa, che è evangelizzare. Egli invita uomini e donne a lasciarsi “muovere” da Cristo e a dare così testimonianza di una vita che contagi gli altri, che attiri senza obbligare né pretendere. Essere missionari è cercare e promuovere l’incontro personale, faccia a faccia, da persona a persona. Nel libro-intervista “Senza di lui non possiamo far nulla. Essere missionari oggi nel mondo”, il Santo Padre dice chiaramente che “la Chiesa cresce per attrazione e per testimonianza”. Si tratta di vivere vicino a Gesù, nell’incontro con gli altri: “se a attirarti è Cristo, se ti muovi e fai le cose perché sei attirato da Cristo, gli altri se ne accorgono senza sforzo. Non c’è bisogno di dimostrarlo, e tanto meno di ostentarlo”.
«La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» (EG, 1). Il Discepolo Missionario è una persona bella, che suscita simpatia e benevolenza (At 2,47). Questa gioia, che proviene dall’aver sperimentato una ‘morte’ esistenziale dalla quale è scaturita una vita nuova, rende il Discepolo Missionario “contagioso” (in senso buono). Sente la necessità di prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare (EG, 24).
Sinodalità e Missione: Camminare Insieme
Con l'inizio del Cammino Sinodale della Chiesa, si sottolinea un appello a camminare insieme, come “Popolo di Dio pellegrino e missionario”. Il cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, afferma: “Una Chiesa sinodale non può che essere una Chiesa missionaria, perché la missione non può che iniziare da quel dinamismo di ascolto reciproco che è premessa e condizione per accogliere ciò che lo Spirito suggerisce alla Chiesa”. Le intenzioni di preghiera del Papa, nel contesto del Cammino Sinodale, sono un invito a discernere e a riconoscere come lo Spirito del Signore ci chiama a vivere le sfide dell’umanità e della missione della Chiesa, che è una Chiesa missionaria «con le porte aperte» (EG, n. 46).
DOMUS ECCLESIAE - La prima chiesa cristiana
Leadership e Corresponsabilità
Ripensare le prassi pastorali alla luce dell’identikit del Discepolo Missionario e di orientamenti utili a generare questi profili di battezzati nel contesto delle comunità cristiane attuali è una sfida avvincente. Come cattolici, a volte, abbiamo paura di parlare di leadership. Investire su una leadership sana, di tutti i battezzati, significa accompagnare le persone a (ri)scoprire e a mettere a servizio degli altri il proprio talento, creando spazi di ‘autonomia creativa’ in cui esercitarlo. Un vero leader è colui che sa generare altri leader.
Papa Francesco ha voluto portare in Thailandia il messaggio di libertà come responsabilità anzi corresponsabilità. Il Papa ha ricordato che la libertà non è «nostalgia del passato, ma fuoco di speranza». È questo fuoco che rende il cristiano «discepolo missionario».
L'Incontro con Cristo e la "Famiglia Smisurata"
Questo doppio movimento del discepolo-missionario scaturisce da un incontro che genera crisi e un nuovo direzionamento della vita, come afferma la Deus Caritas est di Benedetto XVI: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». È l’incontro con Gesù e il suo Vangelo che mette in moto le persone, il mondo. Il cammino del cristiano è un ricercare quei membri della famiglia che ancora non si conoscono. La famiglia non è solo quella che ci precede, le nostre radici, ma è anche il nostro futuro, il frutto del nostro andare incontro il mondo per abbracciarlo annunciando la Buona Notizia. È necessario «aprire il cuore a una nuova misura, capace di superare tutti gli aggettivi che sempre dividono», solo così la famiglia cristiana si è potuta allargare a tutto il mondo, accogliendo ogni cultura e popolo.
Da questa nuova, smisurata, misura, si riconosce il vero discepolo missionario che non è un mercenario a caccia di proseliti «ma un mendicante, che riconosce che gli mancano i fratelli, le sorelle e le madri con cui celebrare e festeggiare il dono irrevocabile della riconciliazione che Gesù dona a tutti noi».
La Chiesa come "Ospedale da Campo"
Il discepolo missionario è colui che «si apre a una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano». Un segnale che indica quando questo avviene, dice il Papa, «quando, guardando un paziente, imparate a chiamarlo per nome». Si passa dalla cultura dell’aggettivo alla teologia del sostantivo. Non basta svolgere il mansionario dei propri compiti, ma si deve «andare al di là, aperti all’imprevisto. Accogliere e abbracciare la vita come arriva». L’immagine drammaticamente concreta del Pronto Soccorso conferma che la Chiesa è più che mai chiamata a essere ospedale da campo. Per essere protagonisti in questo ospedale che poi è la vita, si deve dunque vivere senza schemi prefissati, idee previe, pregiudizi ma essere aperti all’imprevisto.
Riferimenti Biblici per il Discepolo Missionario
La Scrittura offre numerosi spunti per comprendere la natura del discepolo missionario.
Il Comandamento di Andare
Gesù invita i suoi ad andare a cercare non un solo individuo bensì tutti i popoli; e di certo non lo chiede per un tornaconto personale, ma per fare un dono a tali persone, il Battesimo, e nella conoscenza della lieta Novella. Questo si contrappone all'atteggiamento di figure come Erode, che nel Vangelo di Matteo (2,7-8) chiede ai Magi di informarsi accuratamente del bambino per scopi personali, invitandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”.
La Parabola della Pecora Perduta
«Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta?» Questo è un passo della celeberrima parabola della pecora perduta e il verbo che ci interessa riguarda l’atteggiamento di colui (un folle agli occhi del mondo) che rischia tutto lasciando incustodite novantanove pecore per recuperare quell’unica smarrita. Si tratta dello slancio che siamo chiamati ad avere quando riconosciamo la preziosità di una persona, il valore di ciascuno che implica il mettersi alla sua ricerca, costi quel che costi.

Il Tesoro dello Scriba Discepolo
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52). Secondo un’interpretazione del biblista Jacques Dupont questa strana affermazione potrebbe spiegarsi considerando la religione giudaico-cristiana il tesoro di cui si parla: un discepolo, quindi, è colui che sa tenere insieme il vecchio - ovvero la Legge - con il nuovo - Gesù - dato che Gesù stesso «non è venuto ad abolire un solo iota» (cfr. Mt 5,17-18).
Il Battesimo di Giovanni e di Gesù
Nel Vangelo di Matteo il verbo relativo al battesimo viene riferito esclusivamente all’agire di Giovanni Battista, sia quando battezza genericamente la gente, sia quando viene narrato il battesimo di Gesù stesso. Poi, per tutta la narrazione matteana, il verbo scompare fino alla nostra pericope, che conclude l’intero racconto: siamo quindi chiamati a proseguire le azioni del Battista, mettendoci anche noi in prima fila per essere però subito pronti a passare in ultima. Giovanni, infatti, battezza senza tuttavia accendere i riflettori su di sé, ma rimandando sempre a colui al quale non è degno neppure «di portare i sandali», pienamente consapevole della differenza tra la propria azione e quella del Maestro che battezzerà in «Spirito Santo e fuoco» (cfr. Mt 3,11).
Nel primo vangelo, il verbo "insegnare" è sempre riferito a Gesù, Maestro per eccellenza dei Dodici, delle folle, e di chiunque lo ascoltasse. «Ecco» - Hinné - è un avverbio molto usato nell’Antico Testamento per indicare un repentino cambio di scena o per sottolineare un fatto, richiamando l'urgenza e l'attenzione alla chiamata di Dio.
Tutto il popolo di Dio ha come orizzonte la missione. Tutti possono confessare la missione nella condizione in cui si trovano. La missione della Chiesa (Gesù) non è competenza esclusiva di alcuni gruppi particolari. Dio Padre ha scelto di salvare il suo popolo, la chiesa, fra tutti i popoli della terra. Tutti noi credenti abbiamo ascoltato il vangelo e siamo stati portati a nuova vita grazie all’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori. Abbiamo poi ricevuto lo Spirito Santo e siamo entrati in comunione con lui. Per virtù di questa comunione, abbiamo ricevuto la preparazione adeguata per poterci relazionare non solo con Dio ma anche con gli altri fratelli in Cristo. Così, ogni volta che noi cristiani viviamo in comunione fraterna in un determinato luogo, costituiamo delle chiese locali grazie alle quali possiamo mostrare il vangelo in modo pratico, attraverso le nostre vite e la nostra lode a Dio.
Il corpo di Cristo - la chiesa - è l’organo che opera. Le chiese sono gli avamposti del Regno di Dio. Nell’attesa della piena venuta di questo regno, Dio desidera che la chiesa si sottometta al Regno del Re Gesù in piena pace, mentre opera per l’avanzamento del Suo dominio in tutta la creazione. Attraverso il suo Spirito, che Egli ha permesso di vivere in noi, ci ha resi capaci di fare la sua volontà e ci trasforma lentamente e gloriosamente rendendoci sempre più a immagine di Cristo. Inoltre, lo Spirito ha dotato alcuni membri della chiesa della capacità di guidare gli altri e di aiutarli a capire dove e come operare. Dio ha fatto tutto questo, e continua a farlo, affinché tutta la terra sia piena della Sua gloria. Non si fermerà finché non si sarà costituito un popolo per il Suo grande nome, un popolo proveniente da ogni tribù, lingua e nazione. Questa missione appartiene prima di tutto a Dio, anche se è stata progettata per essere portata avanti da e tramite la chiesa di Dio.
Il comandamento di fare discepoli di Gesù è per tutti coloro che seguono Gesù come loro Signore e Salvatore. Sebbene ognuno viva in contesti diversi, la chiamata a fare discepoli, tuttavia, è uguale per tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua» (Lc 9:23). Dopo che Gesù fu resuscitato dai morti, chiamò i suoi seguaci a far parte della sua missione: proclamare il vangelo del regno di Dio ad ogni persona, in ogni angolo della Terra. Qualsiasi barriera possa esserci fra gli uomini, in Cristo possiamo superarla. Mettiamo da parte le etichette e impegniamoci a seguire il nostro Signore e Salvatore nel fare la nostra parte nella missione di Dio. Tutti noi, obbedendogli, ci ritroveremo prima o poi a dover superare degli ostacoli per il vangelo. Dio chiamerà alcuni di noi a lasciare il nostro paese per portare il vangelo che «distrugge ogni barriera» in posti dove è ancora sconosciuto. Secondo l’uso convenzionale della parola, sebbene sia quelli che rimangono a casa sia quelli che partono obbediscono entrambi alla chiamata di diffondere il vangelo, solo questi ultimi sono considerati “missionari”. Ma entrambi sono necessari! La chiesa ha il dovere di preservare e insegnare questi concetti. Che ognuno di noi segua Gesù con fede e obbedienza.
tags: #essere #discepoli #missionari