La mostra TESSUTI UMANI di Rosaria Corcione, curata da Valentina Rippa con la direzione artistica e organizzativa di Luisa Corcione, ha luogo negli spazi dell’Acquedotto Augusteo del Serino. Questa iniziativa è promossa e finanziata dal Comune di Napoli nell’ambito del progetto “Visioni contemporanee”, parte della programmazione di arte contemporanea.
Il progetto TESSUTI UMANI rappresenta il secondo stadio di un’iniziativa più ampia iniziata a giugno, che ha visto il coinvolgimento dell’intera cittadinanza nella raccolta di materiali di scarto. La trasformazione di questi materiali ha contribuito alla realizzazione delle opere che compongono la mostra installazione. L'esposizione, in corso fino al 27 ottobre, si presenta come un vero e proprio viaggio nel cuore della materia e della memoria.
Il Concetto Artistico e la Riflessione sull'Ambiente
Tessuti Umani nasce con l’intento di mettere a confronto due aspetti attuali e urgenti: la crisi ecologica, con un focus specifico sull’inquinamento da microplastiche, e il ruolo critico e trasformativo dell’arte contemporanea. L’artista Rosaria Corcione, partendo da questo presupposto, realizza un progetto espositivo che fin da subito si presenta come un viaggio nel cuore della materia e della memoria. Il risultato finale è una vera e propria esperienza immersiva di conoscenza di un processo di trasformazione e di evoluzione che ha nell’acqua il suo elemento costante, inteso come bacino di elementi da trasformare ma allo stesso tempo di vita da preservare.
«Ogni parola è un filo. Ogni gesto un nodo. Ogni persona un pezzo di tessuto». Questa frase riassume il profondo significato dell'opera, che si nutre di fragilità per riflettere sulle urgenze del nostro tempo. Il lavoro di Rosaria Corcione si concentra da anni sui temi dell’ecologia, dell’ambiente e della cura della persona, declinati come elementi profondamente legati alla dimensione umana, sociale e spirituale.

Un'Esperienza Multimediale Immersiva
L'opera restituisce l’immagine di una superficie sospesa la cui trama irregolare e vibrante assume la forma di una membrana organica. Parte integrante di quest'esperienza è il raffinato lavoro di composizione elettroacustica, elaborato da Marco Vidino. Questo paesaggio sonoro traduce il pensiero dell’artista in frequenze, risonanze e modulazioni, amplificando la percezione sensoriale del visitatore.
A completare l'esperienza visiva e uditiva, il video di Upsaid production traduce in immagini il concetto dell’opera. Frammenti e sovrapposizioni costruiscono una narrazione visiva che, dalla goccia al mare, ne amplifica il senso di trasformazione e connessione. All’interno dello spazio espositivo, l’artista colloca anche sculture e gabbie toraciche. Queste sculture rimandano al pubblico la percezione del fragile confine tra vita e dissoluzione e, allo stesso tempo, evidenziano il valore della gabbia come luogo di conforto e accoglienza dove sono collocati gli organi principali per la vita, dai polmoni al cuore.
Le scelte materiche e tecnologiche mettono in evidenza la responsabilità dell’uomo nei confronti della natura, allontanando ogni idealizzazione romantica per restituire la concretezza del conflitto tra essere umano e ambiente. Così ancora una volta lo spazio dell'Acquedotto diventa esso stesso un microcosmo, un luogo di raccoglimento e contemplazione, un organismo amplificato fatto di arterie, vene, ossa e trame cromatiche che emergono nell’oscurità del luogo.
Coinvolgimento Cittadino e Rete di Collaborazioni
L’iniziativa si presenta come una call to action che coinvolge direttamente il pubblico. Il progetto presentato all’Acquedotto Augusteo del Serino coinvolge infatti cittadini e associazioni nella raccolta di materiali di scarto per un’installazione che sarà presentata in ottobre nell'ambito della rassegna Visioni Contemporanee promossa dal Comune di Napoli.
Attraverso laboratori artistici, le etichette raccolte vengono lavorate e trasformate per diventare parte integrante dell’opera finale. Questa trasformazione offre un messaggio concreto: partendo da un materiale apparentemente inutile, si può generare qualcosa di nuovo, contribuendo a restituire valore e bellezza a ciò che comunemente consideriamo scarto. Il progetto mira anche a rafforzare il senso di comunità attorno a un tema che riguarda tutti.
Per facilitare la partecipazione cittadina, sono stati individuati diversi punti di raccolta nella città di Napoli. Questi spazi includono:
- Sedi comunali
- Teatro Bellini e il Mercadante
- Sale culturali
- Ristoranti
- Boutique
- Studi professionali
Il progetto Tessuti Umani ha il patrocinio dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e si avvale della collaborazione di Marevivo, sottolineando l'ampio raggio di impatto e supporto dell'iniziativa.
Rosaria Corcione: L'Artista e la Sua Poetica
Rosaria Corcione vive e lavora a Napoli. Laureata con lode in Pittura all'Accademia di Belle Arti, ha approfondito il proprio percorso al Taller di Valencia, dove ha studiato scultura, incisione e performance sotto la guida di José Sabot, Ana Tomás e Bartolomè Ferraro. La sua formazione eterogenea e la particolare capacità di lavorare in scultura ogni sorta di materiale le hanno permesso di costruire un linguaggio ampio e articolato, che comprende la pittura, la scultura, l’installazione e la performance.
Mantenendo sempre uno sguardo lucido, intimo e politico sul mondo, la sua poetica si nutre di fragilità che diventano materia per riflettere sulle urgenze del nostro tempo. Il suo lavoro si concentra da anni sui temi dell’ecologia, dell’ambiente e della cura della persona, declinati come elementi profondamente legati alla dimensione umana, sociale e spirituale.
L'Acquedotto Augusteo del Serino: Un Luogo di Storia e Arte
La mostra è ospitata nel suggestivo contesto dell'Acquedotto Augusteo del Serino, un sito archeologico di profonda rilevanza storica. Il tratto di acquedotto di epoca romana, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza. Esso è parte di un percorso di oltre 100 km, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno.
I ponti-canale, utilizzati come fondamenta del Palazzo, disegnano uno spazio stratificato, adibito nel corso dei secoli a cantina, rifugio e luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015, il sito è gestito da diverse associazioni del territorio, che ne preservano e valorizzano la storia, rendendolo oggi un contesto unico per l'arte contemporanea.