Storia e evoluzione dello Stato Pontificio

Le origini: dal vuoto di potere alla formazione del Ducato

La formazione dello Stato Pontificio è un fenomeno complesso che non può essere ricondotto a una precisa cronologia o a singoli avvenimenti, come conquiste militari o trattati internazionali. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476), il centro della politica mondiale si era spostato a Costantinopoli, lasciando Roma priva di autorità civile. Questa assenza di potere fu colmata dall'unica istituzione che godeva di grande prestigio: il Papa

Storia dello Stato Pontificio e i suoi Terzieri

La formazione dello Stato Pontificio è un fenomeno complesso, non collocabile in una precisa cronologia né riconducibile ad avvenimenti ben definiti come conquiste militari o trattati internazionali, a differenza di altri Stati. Con l'Editto di Milano del 313, Costantino pose fine alla condizione di religio non licita per il cristianesimo, dichiarandolo religio licita. Questo permise ai Pontefici di organizzare senza timori la struttura della Chiesa, sia in ambito giuridico che spirituale.

Le Origini dello Stato Pontificio e il Suo Ruolo Politico

La caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 lasciò Roma senza un'autorità civile. Per secoli la città era stata la sede dell'imperatore, la caput mundi, ma con questo evento il centro della politica mondiale si era definitivamente spostato a Costantinopoli, già definita dal Concilio di Costantinopoli I (381) la "Nuova Roma". Questa assenza di potere civile in Occidente, aggravata dalla lontananza geografica e culturale di Costantinopoli, fu colmata dall'unica autorità che godeva di grande prestigio: il Papato.

Così i Papi, loro malgrado, da responsabili della comunità cristiana, si trovarono impegnati in numerose incombenze civili, non di loro diretta competenza. Specialmente le invasioni barbariche misero i Papi nella condizione di esercitare tale munus politico e sociale, aumentando il loro prestigio ma anche gli impegni. Papa Gregorio Magno (590-604) lamentava proprio il doversi occupare di tante questioni 'civili', che lo allontanavano dalla cura pastorale della Chiesa e dalla preghiera. Praticamente i Papi si trovarono a riempire un 'vuoto di potere'. Con il desiderio di facilitare al Papa i suoi compiti assistenziali, nei secoli IV-VI diversi nobili romani fecero donazioni all'Apostolo.

La Nascita del Dominio Temporale

Il primo nucleo dello Stato Pontificio fu costituito dal Ducato di Roma. Il duca che rappresentava l'autorità bizantina e dimorava sul colle Palatino morì sotto il pontificato di Papa Stefano II (752-757), e il ducato passò allora sotto il governo del Papa. L'opinione che fonda la base autentica e giuridica dello Stato Pontificio sulla donazione dell'imperatore Costantino fatta a Papa Silvestro I (314-335) è oggi unanimemente accettata come falsa.

Il vero atto di fondazione avvenne alcuni secoli dopo. Nel 754 Pipino il Breve promise a Papa Stefano II la cessione di alcuni territori, per mantenere una promessa fatta a Papa Zaccaria, deceduto poco prima (741-752). Questa promessa Pipino poté realizzarla soltanto nel 756, quando, cacciati i Longobardi dall'Italia, concesse alla Santa Sede buona parte dei territori dell'Italia centrale, come attestato dal Liber Pontificalis. Questa concessione territoriale fu molto ampliata da Carlomagno nel 774 e nel 787. I territori dello Stato Pontificio erano ormai definiti.

Mappa storica dell'espansione territoriale dello Stato Pontificio nel Medioevo

Il Papa si trovò dunque a svolgere contemporaneamente due funzioni: quella spirituale come Sommo Pontefice, o Servus Servorum Dei, come si fece chiamare Gregorio Magno, e quella di Re, gestore materiale dei suoi territori e sudditi, inserendosi così attivamente nella politica internazionale. Questa situazione durò per circa undici secoli.

I Terzieri: Divisioni Amministrative e la Loro Storia Locale

Il termine "Terziere" indica una divisione amministrativa locale che ha avuto rilevanza in diverse aree storicamente legate allo Stato Pontificio. Dopo la creazione del Ducato Longobardo, la divisione strategico-amministrativa della Città di Chiusi non seguì più quella dei quartieri tradizionali ma si trasformò in quella dei Terzieri. Questi assunsero il nome delle Chiese che vi officiavano.

  • Il Terziere di Sancto Selvester de Clusio prese il nome da una chiesetta posta poco prima dell'omonima porta in fondo a via della Pietriccia.
  • Il Terziere di Sant'Angelo prese il nome da una chiesetta posta dove ora c'è la chiesa di San Francesco, che era dedicata a San Michele Arcangelo e a cui era annesso un omonimo ospedale.
  • Il Terziere di Sancta Mariæ de Clusio prese il nome dalla Chiesa dedicata a Maria Maddalena e Marta (l'attuale Chiesa di Santa Maria Novella), che era sede della Fraternita dei Disciplinati di Santa Maria. Questo è considerato il più antico in termini territoriali, poiché all'arrivo dei Romani vi si restrinsero le abitazioni dei vecchi Chiusini etruschi.
Mappa storica o ricostruzione delle divisioni in Terzieri della città di Chiusi

L'Esempio di Monteleone di Spoleto

Un esempio di come queste divisioni e la cultura pontificia si siano integrate nella vita locale è visibile nel comune di Monteleone di Spoleto. Il Terziere di San Giacomo, ad esempio, ha vinto il Palio del Doppiero 2009, una rievocazione che celebra un momento del Rinascimento, precisamente il 1532, inizio della signoria del Marchese Alberico Cybo Malaspina sul Comune di Monteleone di Spoleto.

Il Marchese governò di fatto per soli tre anni sul territorio, che gli venne assegnato da Papa Pio IV nel 1562 dopo una querelle durata quasi 30 anni con lo stesso Stato Pontificio. Sebbene il suo regno ebbe vita molto breve, la sua importanza per il comune fu fondamentale: fu grazie a lui che a Monteleone venne concesso per la prima volta di fare statuto. Con il Marchese, il comune visse un periodo di amministrazione pacifica e tutta dedita al benessere dei cittadini, trasformando il bellicoso popolo di Monteleone in un popolo pacifico.

Nel piccolo comune vigeva un regime austero e molte delle leggi erano basate su presupposti religiosi, come l'imposizione ai Priori della donazione di un "doppiero" di cera alle Chiese del comune durante le feste comandate. Nello statuto vennero sancite due feste importanti: la Festa della Madonna Assunta (15 agosto) e la festa del Patrono San Nicola (6 dicembre). Un ulteriore esempio di compenetrazione di norme religiose e politiche è dato dai giudizi che emetteva il Podestà: se un monaco o un prete violava le leggi sulla caccia o sulla pesca, non era lui a pagare la pecunia ma un suo parente più prossimo; chi commetteva reati nei portici della chiesa era colpito con una pena doppia; chi faceva schiamazzi nelle prossimità delle chiese veniva portato nelle prigioni.

La rievocazione storica messa in scena dall'Associazione ArcheoAmbiente celebra un momento di grande rinascimento per il comune, l'uscita dal medioevo e la pratica del rispetto religioso voluta e sancita dai Monteleonesi nelle regole dello statuto. Il corteo storico conta 100 figuranti con costumi realizzati sotto l'accurato esame della costumista storica Cinzia Rosignoli. La disputa per la contesa del Palio del Doppiero, con i giochi di abilità tra i tre Terzieri del Paese - San Nicola, Santa Maria, San Giacomo - attrae molti turisti e locali che sentono moltissimo la competizione.

Il Ritorno e il Declino dello Stato Pontificio (1814-1870)

Il 24 maggio 1814, Papa Pio VII faceva trionfalmente ritorno a Roma, insediandosi nuovamente al Quirinale alla testa dell’antico Stato della Chiesa, dopo una forzata assenza iniziata nel luglio del 1809 con l'arresto e la deportazione in Francia per volere di Napoleone Bonaparte, che aveva decretato ufficialmente la fine del potere temporale dei Papi. Al Congresso di Vienna, la restaurazione dello Stato pontificio avvenne sostanzialmente senza discussione, benché fosse chiaro a molti il suo carattere ormai arcaico e l’intrinseca debolezza di quell’antica teocrazia.

Ritratto di Papa Pio VII e Cardinale Ercole Consalvi

Tentativi di Riforma e Fragilità Interna

Il vero protagonista della lotta contro Napoleone e dell’operazione restauratrice dello Stato fu l’abile cardinale Ercole Consalvi, negoziatore a Vienna e nuovamente Segretario di Stato. Consalvi, pur con l’ostilità della Curia saldamente in mano agli esponenti più retrivi, cercò almeno in certa misura di ammodernare le strutture amministrative e giuridiche dello Stato accentrando il ruolo del governo centrale. L’aristocrazia era difatti virtualmente esclusa dal governo dello Stato (le era riservato quello dei comuni con la carica di “gonfaloniere”, cioè sindaco), potendovi accedere solo se in abito talare. L’effetto di tale pratica era l’affollarsi di nobili negli alti ranghi della prelatura. Al contempo, tuttavia, dopo la Restaurazione la carriera ecclesiastica si era andata burocratizzando, divenendo appunto una carriera, e dunque vedendo assegnare all’età una funzione decisiva ai fini dell’avanzamento.

Al di là comunque di tutti i tentativi di riorganizzazione interna restava la fragilità della compagine statale, che aveva la sua dimostrazione più evidente nella sostanziale dipendenza dello Stato stesso dalle diplomazie e dalle armi straniere. L’esistenza del sovrano pontefice e del suo dominio temporale, insomma, era ormai una faccenda sempre più decisa interamente e solamente dagli equilibri politici internazionali.

Le Crisi del XIX Secolo

Questa situazione cominciò ad essere chiarissima nella grave crisi del 1831, allorché una rivolta scoppiata in tutte le Legazioni e ad Ancona, in concomitanza con il moto di Modena, non solo portò al massiccio intervento militare austriaco (e in piccola parte anche francese), protrattosi poi fino al 1838, ma ad un Memorandum stilato da una conferenza di ambasciatori delle principali potenze europee, riunitasi appositamente a Roma, con cui si chiedeva al governo pontificio di varare al più presto un programma di riforme.

L’esperimento costituzionale schierò lo Stato della Chiesa accanto a tutti gli altri Stati italiani - dal Piemonte al Regno di Napoli - che nella primavera del ’48 avevano imboccato la medesima strada riformatrice e, per quasi logica conseguenza, quella della guerra all’Austria. Anche Pio IX mandò un contingente militare verso i campi di battaglia del Lombardo-Veneto. La decisione del papa, e dunque il fallimento di tutti i progetti coltivati dal neoguelfismo, produssero, all’interno dello Stato, specie nella sua parte settentrionale, una forte radicalizzazione politica in senso democratico - cui non erano estranei motivi di difficoltà economica negli strati più poveri della popolazione -, in seguito alla quale sorse una vasta rete di club sul modello francese.

La Fine del Potere Temporale

Caduta la Repubblica Romana, la restaurazione del potere pontificio sotto la dura guida del cardinale Antonelli ebbe una forte impronta reazionaria caratterizzata da persecuzioni e dalla totale cancellazione di quanto di costituzionale e di moderno era stato messo in opera solo pochissimo tempo prima. Il distacco del potere dai gruppi moderati e ispirati a qualche desiderio di progresso divenne in tal modo incolmabile, mentre ormai lo Stato era presidiato stabilmente da truppe austriache e francesi e i tre quarti del suo debito pubblico era in mani straniere.

La crisi del 1859-60 vide il più completo isolamento della Santa Sede di fronte all’iniziativa franco-piemontese. Quelli dal 1860 al 1870 furono, per lo Stato della Chiesa, gli anni di una lenta agonia. Roma divenne un luogo di raduno per tutti gli esuli della Penisola che non accettavano il nuovo regime sabaudo, a cominciare da Francesco II delle Due Sicilie, in segreto collegamento con i movimenti insurrezionali nel frattempo scoppiati nel Mezzogiorno. Ma ormai era solo questione di tempo. Solo quando Parigi, in seguito alla guerra con la Prussia, nel 1870 decise di rinunciare a continuare a difendere il dominio papale, il governo italiano poté finalmente ordinare al generale Cadorna di conquistare militarmente la città.

Dipinto raffigurante la Breccia di Porta Pia, la presa di Roma e la fine del potere temporale

Le Istituzioni dello Stato Pontificio

Il Corpo dei Carabinieri Pontifici

Restaurato nel suo dominio temporale e rientrato a Roma da sovrano il 24 maggio 1814, Pio VII, dopo aver richiamato a sé come Segretario di Stato il Cardinale Ercole Consalvi, con motuproprio del 1816 dette nuove basi all'amministrazione pontificia e all’ordinamento interno dello Stato. In tale contesto, con Notificazione del 16 luglio 1816, venne istituito il Corpo dei Carabinieri Pontifici. Si trattava di un corpo militare distinto, con severa disciplina, stipendi superiori agli altri e l'opportunità di segnalarsi in circostanze difficili.

Uniforme storica dei Carabinieri Pontifici

Potevano essere ammessi al Corpo tutti i cittadini celibi o vedovi senza prole, capaci di scrivere e leggere, con una statura non inferiore a 5 piedi e 3 pollici per la Cavalleria e 5 piedi e 2 pollici per la Fanteria, di robusta e sana costituzione, e di moralità irreprensibile. Nel 1816 venne pubblicato un libretto di 72 pagine, intitolato Sentimenti morali e brevi istruzioni per un Carabiniere, contenente norme di buon comportamento e disposizioni legislative. Inizialmente, il Corpo fu organizzato in due Reggimenti con sede operativa a Roma e Pesaro, ciascuno composto da due Squadroni e due Compagnie. Successivamente, il numero dei Reggimenti si ridusse ad una sola unità, poiché il 2° Reggimento fu sciolto nel 1831 per aver aderito al Governo Provvisorio instaurato in alcuni territori Pontifici in seguito alla sommossa popolare di Bologna.

Distribuiti sul territorio dello Stato, i Carabinieri nel marzo del 1848, con la benedizione di Papa Pio IX, si unirono ai Corpi Regolari del Generale Durando per rafforzare e difendere i confini dello Stato Pontificio. Tuttavia, l'evolversi degli eventi indusse Pio IX a rivedere le sue posizioni e a ordinare il rientro delle sue truppe. Nonostante gli ordini, il Corpo di Spedizione Romano, inclusi i Carabinieri Pontifici, oltrepassò la linea del Po entrando in territorio Lombardo-Veneto. Il mancato rientro segnò il declino di questo Corpo, una spaccatura che si fece ancor più profonda e irreversibile quando, nella notte del 24 novembre 1848, il Pontefice lasciò Roma rifugiandosi a Gaeta.

Alle ore "una" del mattino del 9 febbraio 1849 venne proclamata la Repubblica Romana, e il potere temporale del Papa decadde. I Carabinieri aderirono al nuovo Governo, modificando i propri bolli di franchigia con il nuovo stemma repubblicano. Passati con Ordine del 22 marzo 1849 alle dirette dipendenze del Ministero della Guerra, i Carabinieri si distinsero in numerose battaglie, l’ultima delle quali combattuta nell’estrema difesa delle mura della Roma Repubblicana. Ma tutto fu vano; il 4 luglio 1849 la Repubblica Romana cadde per mano dei Reparti francesi.

La fine del sogno repubblicano e il successivo ritorno di Pio IX nelle terre appartenenti allo Stato della Chiesa segnarono un momento estremamente critico per il Corpo dei Carabinieri Pontifici. L’adesione ai moti del 1831 e il giuramento di fedeltà all'intero Corpo al Governo Repubblicano di Roma furono severamente castigati con la Notificazione del 17 settembre 1849, che abolì il Corpo dei Carabinieri in ogni parte dei domini Pontifici. Contemporaneamente venne istituita una nuova arma politica, denominata Reggimento - Veliti Pontifici, che dopo poco meno di 10 mesi mutò denominazione in Gendarmeria Pontificia. Questa denominazione rimase fino al 15 dicembre 1970, evolvendosi poi nell'attuale Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.

Il Tesoriere Generale della Camera Apostolica

Sin dalle sue origini, la Chiesa ebbe bisogno di uomini che si occupassero della gestione degli averi, un compito che nei Vangeli è attribuito a Giuda Iscariota e che nella Chiesa nascente fu svolto dai diaconi, come San Lorenzo. A capo dei diaconi fu creata la figura del cardinale Arcidiacono della Chiesa romana, che risiedeva nell'arcidiaconia di Santa Maria in Domnica, dove nei primi secoli vi era l'erario della Santa Sede. A lui fu affidato il compito di conservare e amministrare i patrimoni della Santa Sede e le rendite del principato temporale che prese il nome di Camera Apostolica.

Illustrazione storica o simbolo della Camera Apostolica

Questa figura, avendo assunto nel tempo eccessiva importanza e potere, fu abolita da Papa Gregorio VII nel 1076 e sostituita con quella del camerlengo di Santa Romana Chiesa. In seguito, il camerlengo fu aiutato dai chierici di camera, e a uno di essi fu affidata la custodia del tesoro pontificio, dando vita alla figura del Tesoriere Generale, che in precedenza era chiamato Arcario. Incerta è l'epoca della sua introduzione, ma documenti citano un nobile Pauli de Carphagnana thesaurarii Innocentii morto nel 1254. Alla fine del XIII secolo, Papa Bonifacio VIII nominò tesoriere generale Francesco Caetani.

Il Tesoriere Generale aveva il compito di coadiuvare il camerlengo nella gestione della finanza camerale, controllando le entrate e disponendo, su ordine del camerlengo, le spese. Nel 1590 Sisto V, con la bolla In conferendis precipuis, conferì a Bartolomeo Cesi l'ufficio di tesoriere generale e di collettore generale degli spogli, concedendogli amplissimi poteri nelle riscossioni di entrate camerali. Gli fu riconosciuto il diritto di intervenire in tutte le Congregazioni di interesse camerale e di conferire direttamente con il Papa su tutti gli appalti di beni e rendite camerali; fu investito del potere di costringere i gestori di denaro camerale a rendere i conti, sottoponendo alla sua giurisdizione i titoli di debito pubblico, la gestione degli introiti e della costruzione della nuova città di Terracina, e l'amministrazione del lotto. Gli fu concessa anche la potestà di amministrare la giustizia nelle suddette materie e di emanare editti.

Nel 1621 Gregorio XV restituì un'ampia potestà su tali materie al camerlengo, esortando chierici di Camera e tesoriere all'obbedienza. Innocenzo XII, con i chirografi del 1695 e del 1700, riaffermò le disposizioni dei predecessori sulle prerogative del tesoriere generale, estendendo la sua competenza esclusiva a gabelle, diritti, appalti, tasse e imposizioni di interesse camerale, con facoltà di emanare editti e di procedere giudizialmente. Nel 1731 Clemente XII attribuì al tesoriere la competenza giudiziaria e normativa sulle dogane generali di Roma.

Benedetto XIV, nel chirografo del marzo 1742, fissò lo spartiacque tra le competenze delle due magistrature camerali: confermò al tesoriere generale i poteri fin qui elencati e una generale competenza nell'economico della Camera, mentre riservò al camerlengo competenza esclusiva in materia di poste, nomina di consoli pontifici, infeudazione e concessione di beni giurisdizionali, mercati e fiere. Nella costituzione del 18 marzo 1746 lo stesso pontefice riformò la computisteria generale. Il Tesoriere Generale si delineò così definitivamente come il responsabile di tutta la gestione finanziaria che fa capo alla Camera Apostolica, escluse solo le entrate della Dataria e della Segreteria dei memoriali.

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