Lino Zani, nato il 27 febbraio 1957, è una figura profondamente legata all'ambiente dell'alta montagna, dove per oltre trent'anni ha gestito con la sua famiglia un rifugio estivo a 3000 metri. La sua notorietà è indissolubilmente legata alla straordinaria amicizia con San Giovanni Paolo II, un rapporto che ha trovato espressione in un libro e in un film, consacrandolo come il "nostro apostolo delle montagne".
Chi è Lino Zani? Dalla Guida Alpina all'Ambasciatore Televisivo
Lino Zani è maestro di sci, alpinista, conduttore televisivo e autore. La sua vita è stata plasmata dall'ambiente alpino. Nel 2011, ha deciso di raccontare la sua esperienza di vita e l'amicizia con il Pontefice nel libro “Era Santo era Uomo”. Due anni più tardi, nel 2013, il libro è stato adattato per il grande schermo nel film “Non Avere Paura” per Rai 1, dove Zani ha partecipato anche come coordinatore della produzione. La sua carriera televisiva include la collaborazione come autore e conduttore per "Linea Bianca" dal 2014/2015, e la rubrica "I Rifugi più belli d’Italia" all'interno di "Unomattina estate". Dal 2022, è alla conduzione di "Linea Verde Sentieri", uno spin-off di "Linea Verde". Nel 2017, in riconoscimento del suo impegno e della sua conoscenza delle montagne, è stato nominato Mountain Partnership Goodwill Ambassador per l'Italia in occasione della Giornata Internazionale della Montagna.

L'Amicizia con Giovanni Paolo II: Un Legame Nato tra le Vette
Tra le numerose testimonianze che svelano il lato più intimo di Karol Wojtyła, quella di Lino Zani emerge come una delle più significative. Il loro primo incontro avvenne nel luglio del 1984 sull'Adamello, quando Zani, allora ventisettenne, accolse il Papa nel Rifugio Caduti dell'Adamello alla Lobbia, gestito dalla sua famiglia. L'incontro nacque da una lettera d'invito inviata da un maestro di sci. Monsignor Stanislao Dziwisz informò la famiglia Zani, con breve preavviso, dell'arrivo del Santo Padre per una vacanza che doveva essere segreta. Tuttavia, l'arrivo del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, trasformò la vacanza segreta in un evento pubblico, attirando l'attenzione dei media e dei fedeli. Nonostante il caos mediatico, in quei giorni straordinari nacque un'amicizia profonda che proseguì nel tempo, con Zani che accompagnava il Papa in diverse occasioni, organizzando anche uscite segrete sulle piste da sci.
La Montagna come Rifugio e Terapia
In quei giorni sull'Adamello, il Papa e Lino Zani parlarono di tutto, dalla Prima Guerra Mondiale al rifugio nato sui resti di una caserma. Zani raccontò che a due chilometri da lì c’erano gli austriaci e che su quel pezzo di ghiacciaio si combatté duramente, con il ghiacciaio che ancora oggi restituisce i corpi dei soldati. Il Papa rimase profondamente colpito da questa storia e chiese di essere portato sulla linea del fronte, dove trovò una roccia e si mise a pregare per un’ora, creando un momento di silenzio assoluto e intensa spiritualità. Zani ebbe la fortuna di vederlo pregare così per vent'anni ogni volta che erano in montagna. Fino al 1994, sciarono insieme. Dopo che il Papa si ruppe il femore, non sciarono più, ma iniziarono a camminare. Il Pontefice continuò a camminare fino alla fine, nonostante il Parkinson. Negli ultimi anni, quando partiva da Roma sembrava stanchissimo, quasi senza forze, ma appena arrivava in montagna si rigenerava. Per lui, la montagna era una terapia, un momento di solitudine, preghiera e pace. Amava la velocità, ma sempre con prudenza, affrontando le discese con una gioia contagiosa. La montagna era il suo rifugio, il luogo dove poteva sentirsi libero.
Aneddoti e Momenti Memorabili
Le uscite erano pianificate con discrezione. Spesso partivano dopo la messa mattutina, con il Papa vestito da sciatore per passare inosservato. L'attrezzatura si limitava agli scarponi numero 46 del Papa, difficili da reperire, mentre sci e bastoncini venivano noleggiati da Lino Zani. Un aneddoto carino è che il martedì era impossibile trovarlo in Vaticano. Un Martedì Grasso, un bambino chiese al Papa: "Ma tu sei il Papa?". Lui sorrise e rispose: “Sì, dai vieni. Scia con noi”. Un altro episodio significativo avvenne dopo la spedizione di Zani sul Cho Oyu, quando mostrò al Papa la foto scattata in vetta con la croce che gli aveva donato. Il Papa gli chiese cosa lo spingesse ad andare così in alto. Zani rispose che i montanari guardano sempre verso la montagna, ma solo salendola possono vedere cosa c'è dall'altra parte. Lui, ironico, gli disse: “Lino, vedi che dall’altra parte puoi andare una volta sola”. Queste conversazioni profonde, unite ai momenti condivisi in montagna, aiutarono Lino, che si considerava "scapestrato" e con una relazione superficiale con la Chiesa, a riscoprire una spiritualità autentica. Il Papa gli insegnò che la preghiera non necessita di un luogo specifico, ma la si può trovare ovunque, anche seduti su una roccia in alta quota. Per Lino, era più un secondo papà che il Papa, con cui si parlava di qualsiasi argomento, conoscendo anche le debolezze dell’uomo.
NON AVER PAURA – UN’AMICIZIA CON PAPA WOJTYLA (2014) Fim Completo Italiano Finale Dvix 480p
La Missione dell'Apostolo delle Croci
Giovanni Paolo II aveva nominato Lino Zani "ambasciatore delle Croci", Apostolo della Croce, con il compito di portare le Sue Croci in montagna. Ogni volta che Zani partiva per una spedizione, il Papa gli affidava una croce da portare su tutte le montagne più alte della terra che scalava. Le ultime due croci veramente importanti gli furono consegnate per essere portate agli estremi del mondo, al Polo Nord e al Polo Sud. In particolare, la croce a cui Zani è più affezionato è stata quella che San Giovanni Paolo II gli incaricò di posare sulla Cresta Croce, che adesso è diventata Cima Giovanni Paolo II. Si tratta di una croce di granito, molto particolare e bella, con un significato importantissimo per Zani, in quanto fortemente voluta dal Papa. Ogni volta che arriva al suo rifugio, il Rifugio della Lobbia Alta, Zani vede questa croce così bella e imponente, ricordando i giorni passati con il Pontefice.
Le Imprese di Zani e la Protezione della Croce
Prima di ogni impresa, Zani si recava in Vaticano per informare il Papa, il quale mostrava un grande interesse per i suoi viaggi arditi. Salutandolo prima di partire per il Cho Oyu, Giovanni Paolo II gli aveva affidato una croce benedetta con queste parole: "Su quella montagna porterai una croce che ti darò. Da adesso in poi sarai il nostro apostolo delle montagne. Devi portare una croce sulle montagne più belle e più alte del mondo. Portare la croce di Gesù sulle montagne dovrà essere la tua missione." Questa consegna si ripeteva prima di ogni spedizione. Zani ha compiuto scalate famose come quella del Cho Oyu, tra il Tibet e il Nepal, e del Dhaulagiri nella catena dell’Himalaya. Durante un grave incidente sul Dhaulagiri, precipitato in un crepaccio sopra una voragine di centinaia di metri, Lino racconta che solo la croce che portava nello zaino l’ha salvato, dandogli miracolosamente la forza di reagire e di attaccarsi alla fune dei compagni, nonostante le ossa rotte e le ferite sanguinanti. L’ultima impresa per la quale Wojtyla affidò a Lino la croce da piantare fu al Polo Nord, nel 2001, con un compagno d’eccezione: Mike Bongiorno. La croce fu piantata, ma successivamente fu portata al Museo Navale Artico di San Pietroburgo a causa dello scioglimento dei ghiacciai.

Il Valore Simbolico delle Croci in Vetta
La questione, sollevata da un consigliere del Cai e poi smentita dal Presidente, ha fatto riflettere Lino Zani riguardo il significato delle croci in montagna. Egli è convinto che queste croci non verranno mai toccate, perché rappresentano un simbolo intrinseco delle nostre montagne. Ogni volta che si raggiunge la cima, non si trovano solo delle croci, ma anche a chi sono state dedicate: grandi alpinisti e importanti personaggi della montagna. Per i cristiani, trovare una croce sulla cima delle montagne o lungo i sentieri è un piacere; Zani stesso, quando arriva in cima, si fa sempre un segno della croce per ricordarsi che è una grazia essere lì e per ringraziare di essere arrivato. Per chi non è cristiano o non è credente, le croci ricordano questi personaggi a cui sono state dedicate, conferendo un valore commemorativo e storico.
L'Eredità Duratura e il Ritorno alle Radici
L'amicizia tra Lino e il Papa non si spezzò mai. Il Papa vegliò su Lino anche a centinaia di migliaia di chilometri di distanza. Più di una volta, Lino avrà la sensazione di sentire la sua voce nei momenti più duri e difficili, in fondo al crepaccio o intrappolato tra le lamiere della sua auto, in occasione di un secondo incidente potenzialmente mortale della sua vita. Lino sente che, in qualche modo, il suo amico Papa lo ha "salvato". L'umiltà e la semplicità sono l'eredità più grande che questa amicizia ha lasciato a Zani. Nonostante fosse il leader spirituale di milioni di persone, Giovanni Paolo II rimaneva sempre umile, accessibile, capace di gioire delle piccole cose.
Nell’estate del 2004, la salute del Papa era peggiorata in modo irreversibile, ma ancora una volta Lino lo aveva accompagnato in Valle D’Aosta, portandolo su una jeep fino a una radura tranquilla dove poterlo far sostare per godere del paesaggio circostante. Sarebbe stata la sua ultima estate. Il 2 aprile 2005, alla notizia della morte del Papa, Lino ha partecipato ai funerali in Piazza San Pietro, nonostante fosse reduce da un gravissimo incidente d’auto, non potendo non essere vicino a Karol nel suo ultimo viaggio. Da allora, Lino Zani continua ad abitare nelle sue valli, si è sposato con Ambra, ha assistito fino alla fine l'adorato fratello Franco, compagno di giochi e di avventure, è stato coordinatore di iniziative per la FAO e nel 2006 ha ricoperto l’incarico di responsabile per la sicurezza delle piste per le Olimpiadi di Torino.
Quando gli impegni lo tengono lontano dalle sue montagne, sente l’urgenza di rivederle, di camminare sui sentieri e sulle rocce che ben conosce, di sentire il riverbero del sole sulla neve. Allora sale fino al passo Tonale, poi attraversa il ghiacciaio del Presèna, arriva ai ghiacci perenni del Pian di Neve, supera il rifugio Mondrone, risale infine verso la Lobbia, verso casa, verso la parte di sé che lascia sempre lì, e raggiunge il rifugio dove ha trascorso la vita, dove la terrazza affacciata sul mondo lo aspetta. Quella terrazza dove tante volte Giovanni Paolo II ha sostato per ammirare lo spettacolo delle nevi perenni attorno a sé.