Benedetto XVI e la Terra Santa: Un Pellegrinaggio di Pace e Speranza

Il 10 gennaio, i rappresentanti di diverse Chiese, dell’ebraismo e dell’Islam si sono riuniti al Santo Sepolcro, a Gerusalemme, per la Messa in suffragio di Benedetto XVI, deceduto il 31 dicembre. Questa commemorazione ha offerto l'occasione per ripercorrere la storica visita del Papa nei luoghi santi, avvenuta nel 2009. Il Custode ha evidenziato che non si trattò di una semplice visita di cortesia, ma di un autentico pellegrinaggio in cui il Pontefice volle mostrare vicinanza alla piccola comunità cristiana locale, incoraggiando i cristiani a non emigrare e a rimanere fedeli alle proprie radici.

Il Pellegrinaggio Storico del 2009: Parole e Gesti

Mappa del percorso del pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa (Giordania, Israele, Territori Palestinesi)

Il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa nel maggio 2009 è stato un evento di grande significato, spesso descritto come uno dei momenti più alti del magistero della Chiesa sul tema della pace. Si è rivelato il più difficile tra i viaggi papali nella regione, non per il peso dei paragoni, ma per la disillusione causata da un conflitto apparentemente infinito tra israeliani e palestinesi e le crescenti difficoltà delle comunità cristiane in Medio Oriente. In questo contesto, Benedetto XVI si è presentato come «un pellegrino che conferma nella speranza».

Durante il suo viaggio, Benedetto XVI ha incontrato in modo cordiale e fraterno i patriarchi e i capi delle Chiese sorelle, le autorità religiose dell’ebraismo e dell’Islam, e le autorità civili di Giordania, Israele e Palestina. Ha visitato numerose opere sociali per esprimere vicinanza alle persone più povere e bisognose. Parole e gesti, incontri e preghiera hanno scandito le sue visite ai luoghi della storia della salvezza.

Giordania: Dialogo Interreligioso e Speranza

La Giordania, terra ricca di storia e antiche civiltà, ha accolto il Papa con calorosa ospitalità. Dal suo arrivo all'Aeroporto internazionale Queen Alia di Amman, accolto dal Re Abdallah II, ai patriarchi e vescovi della Terra Santa, Benedetto XVI ha trascorso tre giorni di incontri. Particolarmente significativo è stato il suo discorso sul Monte Nebo, in Giordania, dove parlò di Mosè che poté vedere la Terra Promessa solo da lontano. Questa immagine è diventata una chiave di lettura del suo messaggio, invitando i cristiani a essere «lievito di riconciliazione, di perdono e di pace», pur riconoscendo che il pieno compimento del piano di Dio potrebbe non essere visibile nel corso della vita terrena. Momenti indimenticabili sono stati anche la Messa nell’International Stadium di Amman e la Benedizione delle prime pietre delle Chiese dei Latini e dei Greco-Melkiti a Betania oltre il Giordano.

Gerusalemme: Chiamata all'Universalità e alla Pace

Benedetto XVI: nei media, una voce al servizio della pace

Dopo la Giordania, Benedetto XVI è atterrato a Tel Aviv e ha proseguito il suo pellegrinaggio a Gerusalemme, la "Città Santa" e cara a ebrei, cristiani e musulmani. Ha espresso l'augurio che Gerusalemme possa essere davvero «luogo di incontro e di preghiera per tutti i popoli», ricordando la sua vocazione universale. Il Papa ha sottolineato che Gerusalemme «deve essere un luogo che insegna l’universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l’ignoranza e la paura che li alimenta siano superati dall’onestà, dall’integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l’ingiustizia».

Tra le tappe fondamentali del suo pellegrinaggio a Gerusalemme, si ricordano la visita al Memoriale dello Yad Vashem, l’incontro con le organizzazioni per il dialogo interreligioso, e la visita di cortesia al Gran Mufti sulla Spianata delle Moschee. Memorabile anche la preghiera del Regina Cæli con gli Ordinari di Terra Santa nel Cenacolo, la breve visita alla Concattedrale dei Latini di Gerusalemme e la Santa Messa nella Valle di Josafat.

Un momento toccante è stata la sua preghiera al Muro del Pianto (chiamato dagli ebrei Muro Occidentale), dove ha deposto un biglietto con la scritta: «Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ascolta il grido degli afflitti, di chi ha paura, di chi è privo di speranza». Qui ha anche confessato pubblicamente la sua tristezza per il «muro di separazione», pregando per un futuro in cui i popoli della Terra Santa possano vivere insieme in pace e armonia, senza la necessità di simili strumenti di sicurezza e di separazione.

Territori Palestinesi: Betlemme e Nazareth

Foto di Papa Benedetto XVI in preghiera nella Grotta della Natività a Betlemme

Il 13 maggio è stata una giornata dedicata al popolo palestinese, con un appello rinnovato di pace e speranza. Attraverso il Check Point, il Papa è giunto a Betlemme. Qui è stato accolto dal Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas e ha celebrato la Santa Messa con i cristiani locali sulla piazza della Mangiatoia. Ha visitato anche il Caritas Baby Hospital e l’Aida Refugee Camp. Particolarmente significativa è stata la visita alla Grotta della Natività, dove «il Sì di Maria ha cambiato la storia dell'umanità»; qui il Papa pellegrino si è fermato in preghiera davanti alla scritta “Qui il Verbo si è fatto carne”.

A Nazareth, città della Sacra Famiglia, Benedetto XVI ha celebrato la conclusione dell’Anno della Famiglia nella Terra Santa e ha benedetto la prima pietra di un Centro internazionale per la Famiglia. In questa occasione, ha ribadito l'importanza della famiglia come «prima scuola della sapienza», sottolineando la santità della famiglia e il ruolo insostituibile di uomini e donne nella società e nella Chiesa. Ha ricordato il dovere di riconoscere e rispettare la dignità e la missione delle donne, e ha lodato l'esempio di san Giuseppe come modello di pietà virile, fedeltà e duro lavoro.

Benedetto XVI al Santo Sepolcro: Il Mistero della Resurrezione

Il suo pellegrinaggio in Terra Santa si è concluso proprio al Sepolcro vuoto di Cristo, un momento di profonda riflessione. Il 15 maggio 2009, davanti al Santo Sepolcro, dove il Signore «ha vinto l’aculeo della morte e aperto il regno dei cieli ad ogni credente», Benedetto XVI ha pronunciato parole cariche di speranza nel tempo pasquale. Ha ringraziato il Patriarca Fouad Twal e il Custode, padre Pierbattista Pizzaballa, per l'accoglienza, e ha salutato i Gerarchi della Chiesa ortodossa greca e della Chiesa armeno-apostolica, insieme ai rappresentanti delle altre comunità cristiane della Terra Santa e l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il Pontefice ha ribadito la salda fede della Chiesa nella resurrezione di Gesù Cristo, sottolineando che «Qui Cristo morì e risuscitò, per non morire mai più. Qui la storia dell’umanità fu definitivamente cambiata». La tomba vuota, ha affermato, «ci parla di speranza, quella stessa che non ci delude, poiché è dono dello Spirito della vita». Questo messaggio di speranza è stato l'eredità che ha voluto lasciare alla Terra Santa, affinché possa radicarsi nei cuori e ispirare una testimonianza fedele al Principe della Pace.

La Chiesa in Terra Santa, che ha spesso sperimentato il mistero del Golgota, è chiamata a essere «un intrepido araldo del luminoso messaggio di speranza che questa tomba vuota proclama». Benedetto XVI ha esortato a guardare al volto del Signore crocifisso e risorto, comprendendo che la grazia della risurrezione è all’opera in noi. Ha invitato vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose a rinnovare il loro impegno nel servizio al corpo mistico di Cristo, testimoniando unità e pace in questa «Città della Pace». Ha concluso, affidando nelle mani di Gesù Cristo, la nostra pace, «tutta la nostra speranza per il futuro».

L'Eredità Intellettuale e Spirituale di Benedetto XVI per la Terra Santa

Non si comprende appieno il pontificato di Benedetto XVI senza considerare il suo rapporto con la Terra Santa. Le sue chiare e coraggiose parole ai cristiani, ai capi religiosi e ai leader politici hanno aiutato a cogliere la realtà di una terra alla ricerca di pace. Il Papa ha chiesto ai giovani di Betlemme «il coraggio di resistere ad ogni tentazione di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo», rinnovando «la determinazione a costruire la pace».

Convocando il primo Sinodo per il Medio Oriente nel 2010, Benedetto XVI ha risposto in modo impegnativo all'esodo dei cristiani, affermando che la capacità di guardare avanti e la forza della testimonianza cristiana sono l'unica vera roccia di salvezza. Egli ha definito se stesso come un umile lavoratore nella vigna del Signore, cercando di confermare i propri fratelli nella fede attraverso il suo magistero, i suoi insegnamenti che sanno tenere insieme la profondità della dottrina con la semplicità della comunicazione.

Come rinomato professore di teologia, Benedetto XVI si è posto come guida intellettuale per il XXI secolo, difensore di un «dialogo vero tra culture e religioni». Per lui, la cultura è un elemento fondamentale che si basa sulla «disponibilità all’ascolto» e non deve essere un invito a chiudersi nella propria identità, ma allo sviluppo. Il suo motto, Quærere Deum - «Cercare Dio» - riflette questo approccio, invitando a riscoprire il significato profondo della via della bellezza per riscoprire Dio.

L'Importanza dell'Arte e della Bellezza nella Liturgia

Benedetto XVI ha enfatizzato l’importanza delle arti e della bellezza al servizio della liturgia, percependo gli artisti non solo come coloro che abbelliscono, ma anche come testimoni del desiderio di infinito che ogni essere umano porta dentro di sé. Nel suo discorso nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009, ha sottolineato l'affinità tra percorso di fede e itinerario artistico, invitando a «riscoprire il significato profondo della via della bellezza».

Doni Papali e il Legame con la Custodia di Terra Santa

Esposizione di paramenti liturgici papali e altri doni nel Terra Sancta Museum

La "Terra Santa", dal punto di vista geografico, ha accolto il Papa anche in altre occasioni, come a Cipro nel giugno 2010 e in Libano nel settembre 2012. I Papi hanno sempre mantenuto uno stretto legame con la Custodia di Terra Santa, affidata ai Francescani fin dal XIV secolo con la Bolla Gratias agimus di Papa Clemente VI (1342). In onore di questo legame, una vetrina del futuro Terra Sancta Museum sarà dedicata ai doni dello Stato Pontificio, onorando alcuni Papi.

Benedetto XVI, portando avanti la tradizione dei suoi predecessori, ha donato diversi oggetti preziosi alle comunità che lo hanno accolto. Tra questi: tre set identici di paramenti dorati (casula, quattro dalmatiche, quattro stole e un velo da calice), indossati nelle celebrazioni al Getsemani, a Betlemme e a Nazareth. Durante il viaggio a Cipro, ha donato paramenti rossi e bianchi, un calice d’argento decorato con motivi floreali e grappoli d’uva, e una patena d’oro.

Benedetto XVI si preoccupava di dare dignità alla liturgia, attribuendo un significato profondo ai paramenti destinati alle celebrazioni. Il Terra Sancta Museum continua a sorprendere con le sue riserve, che includono anche i sandali pontificali indossati da Papa Paolo VI nel 1964 e la più antica donazione papale risalente al XVIII secolo, a testimonianza di secoli di storia e di fede.

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