L'installazione del tabernacolo eucaristico fisso sull'altare maggiore è una pratica generalmente associata alle riforme liturgiche post-Concilio di Trento, in particolare agli sforzi di Carlo Borromeo per rinnovare la vita religiosa nell'arcidiocesi di Milano, divenuti esemplari per tutta la Chiesa Cattolica. Tuttavia, questa pratica era già stata promossa da vescovi riformatori prima del Concilio di Trento e corrispondeva a evoluzioni già in atto nella Toscana del XV secolo.

Il Tabernacolo Eucaristico del Vecchietta per l'Ospedale di Santa Maria della Scala
Tra le opere più significative di questo periodo si annovera il tabernacolo eucaristico dell'altare maggiore (1472), realizzato in bronzo da Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, scultore e pittore senese. L'opera reca sulla base la data e la firma: «OPUS LAURENTII PETRI PICTORIS / ALIAS VECHIETA DE SENIS». Fu commissionata a Vecchietta dal Rettore dell'Ospedale senese Niccolò Ricoveri e inizialmente destinata all'altare dell'Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena.
La Collocazione Attuale e gli Spostamenti
Oggi, questo monumentale ciborio in bronzo si erge sull'altare maggiore della Cattedrale di Siena, sopra un altare appositamente disegnato da Baldassare Peruzzi. L'iscrizione leggibile sull'altare maggiore («HIC EST PANIS VIVUS / DE CŒLO / DESCENDENS», ovvero «Questo è il pane vivo / disceso dal cielo») allude esplicitamente al contenuto del ciborio installato al suo culmine.
Nel 1506, fu Pandolfo Petrucci, il "tiranno di Siena", a decidere il trasferimento del tabernacolo del Vecchietta sull'altare maggiore della Cattedrale, dove sostituì la Maestà di Duccio, opera all'epoca percepita come "superata". Questa scelta si rivelò in sintonia con una tendenza crescente all'installazione dei tabernacoli sugli altari maggiori delle chiese, pratica che sarebbe stata successivamente approvata ufficialmente dal Concilio di Trento.

Descrizione e Stile del Capolavoro
L'opera è la più preziosa e complessa tra quelle che compongono l'insieme pensato per accoglierla. Si contano ventiquattro piccole figure, tutte fuse indipendentemente l'una dall'altra e poi assemblate sul monumento.
- Al culmine, il Cristo risorto poggia su un calice destinato a raccogliere le gocce del suo Sangue versato per la Redenzione.
- Il calice è a sua volta sorretto da due angeli e da una fiamma che emerge da una vasca sottostante.
- Sul frontone del tempietto, quattro angeli mostravano inizialmente i simboli della Resurrezione, oggi perduti.
- Il piccolo tempietto a rotonda, elemento centrale di tutto il ciborio, racchiude le ostie simboliche del Corpo di Cristo. È realizzato in un puro stile rinascimentale, caratterizzato da un impianto centrale, tre nicchie contenenti le tre virtù teologali, pilastri scanalati con capitelli corinzi, trafori che imitano corde intrecciate tra le colonne e una cupola rivestita da un sistema di scaglie di pesce.
- Il tempietto è sostenuto da quattro putti e da una struttura a volute, a sua volta retta da un fascio di colonne su cui si appoggiano quattro musici con arpa, cembali, liuto e viella.
L'intero tabernacolo eucaristico si configura come una celebrazione della Redenzione manifestata nel Corpo e nel Sangue di Cristo, il primo contenuto nel tempietto, il secondo emanante dal corpo del Cristo risorto, raccolto nel calice ai suoi piedi. Si percepiscono diversi echi dell'opera di Brunelleschi e Rossellini nell'architettura e nella decorazione del tempietto (corde intrecciate, decorazione della cupola), così come di Donatello nella resa delle figure, autoritariamente disposte nello spazio e capaci di generare effetti notevoli.
Influenze Stilistiche
Il modello, così come l'opera in bronzo, trae ispirazione dalla parte superiore dei fonti battesimali del Battistero di San Giovanni (1416/1434), situato sotto il coro della Cattedrale. Tuttavia, la robustezza e la sobrietà dell'architettura dell'opera marmorea si alleggeriscono, nel bronzo del Vecchietta, grazie a un accresciuto slancio verticale e all'intensa animazione legata ai numerosi piccoli angelotti (puttini) che sostengono le diverse parti dell'insieme. È così che l'opera plastica dei fonti, con i suoi decisi contrasti di chiaroscuro, interamente rinascimentale, si trasforma, nel bronzo del Vecchietta, in un minuzioso lavoro di oreficeria.
Altri Tabernacoli Eucaristici Rilevanti nel Quattrocento
Il XV secolo vide la realizzazione di numerosi tabernacoli eucaristici di grande pregio. Alcuni esempi includono:
- Il tabernacolo di Mino da Fiesole per Volterra (1467-71).
- L'opera di Benedetto da Maiano per la collegiata di San Gimignano (1482) e per San Domenico a Siena (1480-85 circa).
- Il tabernacolo di Francesco Ferrucci per la collegiata di Prato (1486/87).
- L'opera di Lorenzo Stagi per il Duomo di Pietrasanta (1497-1502 e 1504).
Il Tabernacolo di Desiderio da Settignano e le sue Complesse Vicende
La storia di alcuni tabernacoli è estremamente complessa, sia per i continui spostamenti a cui sono stati sottoposti sia per la presenza di elementi difficilmente conciliabili con l'intera struttura dell'opera. Ad esempio, il tabernacolo di Desiderio da Settignano, secondo Isa Cardellini (1963), sarebbe un'opera originaria in tutti i suoi elementi, con un possibile intervento di aiuti di Desiderio nella "Pietà", datando l'esecuzione tra il 1460 e il 1461.
Gli spostamenti documentati di questo tabernacolo furono dalla cappella dei Santi Cosma e Damiano a quella Neroni Altoviti, e infine da questa collocazione alla navata destra. Già il Parronchi (1965) ipotizzava una disposizione originaria molto diversa dall'attuale, suggerendo che gli angeli reggicandelabro fossero staccati dalla parete mentre il tabernacolo vi si addossava. Lo studioso pensava anche a una precedente collocazione sull'altare della Sagrestia Vecchia, eseguito dal Buggiano, dove il tabernacolo sarebbe stato sull'altare, il rilievo della Pietà in vista sopra la mensa e i due angeli reggicandelabro avanzanti rispetto al complesso. Desiderio avrebbe ricevuto il lavoro da Donatello stesso nel 1453, con l'opera spostata nel 1461 nella cappella dei Santi Cosma e Damiano.
Nel 1980, il Parronchi ipotizzò che il tabernacolo di Desiderio fosse una replica di un'opera eseguita su disegno del Brunelleschi da Giusto di Francesco da Settignano. Giunse alla conclusione che il tabernacolo vero e proprio fosse una parte a sé stante, forse eseguita da Giusto di Francesco, che Desiderio avrebbe terminato con il timpano e gli angeli reggicandelabro, e che la Pietà non facesse parte del complesso originario. James Beck (1984), basandosi su un'analisi più attenta dei documenti, ipotizzò che il tabernacolo si trovasse sull'altare maggiore al momento della sua consacrazione (1461), spostato prima del 1507 nella cappella dei Santi Cosma e Damiano e nel 1677 nella cappella Neroni Altoviti. La causa dello spostamento cinquecentesco sarebbe stata la nuova organizzazione dell'altare maggiore con le sculture di Baccio da Montelupo (1499).
I Tabernacoli Eucaristici di Andrea della Robbia
Anche Andrea della Robbia ha lasciato una significativa testimonianza del suo versatile ingegno creativo nella realizzazione di tabernacoli eucaristici parietali. Nel suo dettagliato scritto dedicato all'opera, lo studioso descrive minuziosamente la tipologia di queste edicole, un tempo composte da cinque elementi (spesso senza il gradino), con il corpo principale che simula un vano architettonico classicizzante con volta a botte e lacunari, nei quali compaiono due angeli adoranti e la colomba dello Spirito Santo.
Al centro si trovano due aperture: il vano dell'ostia consacrata (un tempo protetto da una porticina solitamente bronzea) e un oculo. Ai lati si ergono due paraste corinzie, decorate con tralci vegetali composti da pine, mele cotogne e aranci. Questa tipologia di tabernacolo, con il suo repertorio iconografico, trova "puntualissimi riscontri in altre edicole per il Sacramento di analoghe dimensioni da tempo concordemente riferite dalla critica ad Andrea della Robbia e alla sua bottega". Andrea della Robbia, partendo da soluzioni sperimentate da autori quali Bernardo Rossellino e Desiderio da Settignano, realizzò numerosi esempi di tabernacoli eucaristici. Come confronto particolarmente calzante, lo studioso segnala due esemplari conservati a San Pietro ad Anchiano presso Borgo a Mozzano e a Cappella, nel territorio lucchese.

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