La città di Ancona vanta un profondo legame storico e spirituale con Santo Stefano Protomartire, una connessione che affonda le sue radici nei primi secoli del Cristianesimo. Questo legame è testimoniato dalla presenza di una reliquia miracolosa, il "sasso di Santo Stefano", e dall'esistenza di un'antica cattedrale a lui dedicata, oltre che da specifici manufatti liturgici come il tabernacolo.
La Reliquia del Sasso di Santo Stefano: Origine del Cristianesimo Anconetano
La diffusione del Cristianesimo nell'Italia Centrale da Ancona è attribuita principalmente a una "miracolosa reliquia": un sasso che colpì il protomartire Santo Stefano durante la sua lapidazione (cfr. At. 7,54-60). Questo sasso fu portato ad Ancona da un marinaio ebreo e lasciato lì in obbedienza a una "rivelazione divina ricevuta". Tale reliquia veniva conservata in un santuario risalente all'epoca costantiniana, divenuto celebre in tutto il Mediterraneo per i numerosi miracoli che vi avvenivano.

La più antica documentazione sulla presenza di un Santuario di Santo Stefano ad Ancona è fornita da Sant'Agostino, nelle omelie che egli recitò nella Cattedrale di Ippona nella prima metà del V secolo. Egli ricorda che, dopo essere stato a San Lorenzo presso Ravenna, si diresse ad Ancona, "illustre per i miracoli al di sopra degli altri luoghi di culto": "…Sed ut de ceteris celeberrimis sanctorum locis taceam, etiam ad Anconam, Italiae civitatem ubi per gloriosissimum Martyrem Stephanum multa miracola Dominus operatur, eadem circuitione perveni".
La Testimonianza di Sant'Agostino
Sant'Agostino, nel suo sermone del 425, parla di un'"antichissima memoria di Santo Stefano" esistente ad Ancona fin dai tempi del suo martirio. Descrive come molti sapessero dei miracoli che si verificavano in Ancona per intercessione del beatissimo Stefano. Riferisce una tradizione secondo cui, durante la lapidazione di Stefano, una pietra gli colpì un gomito e, rimbalzata, finì davanti a un uomo religioso, un marinaio. Questi la raccolse e la conservò. Un caso fortuito lo spinse sul lido di Ancona e gli venne rivelato che quella pietra doveva essere lì riposta. Seguendo la rivelazione, fu edificata una Cappella in onore di Santo Stefano, e correva voce che vi fosse un braccio del santo, pur ignorando la gente la vera natura della reliquia. Si ritiene che il sasso fu probabilmente tenuto nascosto fino all'epoca dell'Editto di Costantino (313), che garantiva la libertà di culto.

La Prima Cattedrale di Santo Stefano: Origini e Resti
Già all'epoca di Cristo, Ancona ospitava una comunità ebraica con rapporti commerciali con i principali porti del Mediterraneo. Da questa comunità nacque un primo nucleo cristiano, favorito dalla presenza del sasso come testimonianza dell'arrivo del Cristianesimo. È probabile che il primo luogo di culto cristiano ad Ancona fosse una cappella o tempietto dedicato a Santo Stefano, dove sarebbe stato inizialmente custodito il sasso. Molte teorie recenti affermano che su questo santuario sarebbe sorta, nel IV secolo, la prima basilica paleocristiana, i cui resti sono oggi visibili sotto l'attuale Chiesa di Santa Maria della Piazza.
Nel Sermone 322 per la Pasqua del 325, Sant'Agostino menziona l'esistenza ad Ancona di un luogo sacro, "memoria antiqua", in cui si venerava la reliquia del sasso. I resti della basilica paleocristiana, rinvenuti nell'area sottostante Santa Maria della Piazza, sono identificati con questa primitiva Cattedrale dedicata a Santo Stefano, edificata fuori le mura urbane al posto di una Domus Ecclesiae. Le ampie dimensioni, la ricchezza decorativa, la traccia del seggio vescovile e la presenza di epigrafi sepolcrali con il nome Stefanus suffragano questa ipotesi. Nella stessa erano custodite anche le reliquie dei santi protettori Marcellino, Ciriaco e Liberio.
Dopo il graduale abbandono dell'edificio nel IX secolo, dovuto a eventi tellurici e incursioni saracene, le reliquie vennero traslate nella basilica di San Lorenzo, l'attuale cattedrale di San Ciriaco. Tra l'XI e il XII secolo, sulle rovine della basilica paleocristiana venne edificata la chiesa romanica di Santa Maria, oggi conosciuta come Santa Maria della Piazza.

Il Sasso di Santo Stefano Oggi
Nel museo diocesano di Ancona si conserva un reliquiario del XV secolo contenente il sasso di Santo Stefano. Un evento straordinario ha visto la Chiesa di Santa Maria della Piazza accogliere nuovamente il sasso: dopo oltre mille anni, questa reliquia, che secondo la leggenda portò il Cristianesimo ad Ancona, è tornata ad essere esposta nel luogo dove verosimilmente ebbe la sua prima collocazione nel IV secolo. Giovedì 2 maggio 2013, il Cardinale Camillo Ruini e l'Arcivescovo Edoardo Menichelli presentarono l'iniziativa, curata dal Museo diocesano "Mons. Cesare Recanatini". Il sasso è stato collocato nei sotterranei della Chiesa di Santa Maria della Piazza, dove sono ancora visibili gli importanti resti della basilica paleocristiana con mosaici ed affreschi di pregevole fattura. Questo evento si è inserito nelle celebrazioni dei 1700 anni dall'Editto di Costantino.

Il Tabernacolo di Santo Stefano
Un tabernacolo dedicato a Santo Stefano, di pregevole fattura, testimonia la devozione al protomartire. Questo manufatto è scompartito in tre sezioni da quattro lesene decorate a candelabre. Nella nicchia di sinistra è presente la figura di San Stefano a rilievo. Nella parte centrale si trova il vano rettangolare timpanato per il calice, al di sopra del quale è raffigurata la colomba dello Spirito Santo e, nell'arco, il calice con l'ostia. Nella nicchia di destra è raffigurato San Paolo I Eremita con il corvo che gli porta il pane.
La fattura del tabernacolo, di maniera bregnesca, richiama la tradizione dei numerosi scultori, in gran parte di matrice toscana, attivi a Roma alla fine del XVI secolo. La composizione degli elementi architettonici ricorda motivi michelangioleschi, conferendogli un aspetto assai singolare e variamente giudicato nel corso dei secoli.

Storia e Collocazione del Manufatto
Un'iscrizione ricorda come lo svevo Giovanni Gentner, fornaio in Roma, abbia personalmente realizzato questo tabernacolo e ne abbia fatto dono il 19 gennaio 1613 al rettore del Collegio, Bernardino Castorio, che lo fece portare in una chiesa dedicata a Santo Stefano. A causa del tetto pericolante, il tabernacolo fu rimosso poco prima del 1944 e trasportato nell'androne d'ingresso. Di là, più recentemente, è stato smontato e portato nella sagrestia. In anni recenti, dopo essere stato restaurato, è stato nuovamente collocato nella navata anulare.