Introduzione alla Poesia nella Bibbia
Per giungere alla verità di qualsiasi parte della Parola di Dio, è molto utile capire lo stile della composizione di ciascun scrittore. È appropriato che parti della Bibbia siano scritte in stile poetico poiché la poesia non solo influisce sull’intelletto, ma stimola le emozioni. Essa è anche composta con una certa simmetria di forma che la rende più facile da afferrare e ricordare, piacendo sia agli occhi che alle orecchie.
La poesia ha qualcosa in più della prosa, facendo un’impressione su chi legge molto diversa da quella prodotta dalla struttura del discorso normale. Questo "di più" della poesia è prodotto dalla dizione, dalla scelta e dall’accordo delle parole. La poesia, quindi, possiede uno spirito interno oltre ad avere una forma esteriore.

Diffusione e Collocazione della Poesia Ebraica
La poesia della Bibbia non si limita ai libri che noi normalmente definiamo «libri poetici» - Giobbe, i Salmi, il Cantico dei Cantici, assieme alla sapienza in versi dei Proverbi e dell’Ecclesiaste. Infatti, gran parte dei libri profetici consiste di oracoli in forma poetica, in particolar modo le Lamentazioni; e perfino nei libri storici si incontrano passi più o meno lunghi in poesia. È detto a volte che questi passi sono desunti da collezioni poetiche quali il «Libro delle Guerre di YHWH» (Numeri 21:14) o il «libro del Giusto» (Giosuè 10:13; 2 Samuele 1:18).
Giobbe, Salmi e Proverbi sono quasi interamente scritti in poesia, così come lo sono parti degli scritti di profeti come Isaia, Geremia e Amos. Nei libri dell’Antico Testamento che precedono Giobbe, troviamo per lo più storie, narrazioni che descrivono avvenimenti storici da una prospettiva spirituale, come la costruzione dell'arca da parte di Noè o la liberazione di Israele da parte di Mosè. Tuttavia, esempi di poesia sono sparsi anche nei libri storici.
Anche il Nuovo Testamento contiene in sé elementi poetici più di quanto si pensi. I cinque cantici inclusi nella storia della Natività del Vangelo di Luca sono ben noti, e anche Efesini 5:14 sembra essere un verso poetico.
Si può dire che i libri poetici e sapienziali rappresentino, all’interno delle Scritture ispirate da Dio, la voce degli uomini che esprimono verso di Lui i loro sentimenti e i loro pensieri. Ad esempio, dove noi diciamo: «Io desidero essere in comunione con Dio», il poeta canta: «Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l’anima mia anela a te, o Dio» (Salmo 42:1). Analogamente, il concetto di una passeggiata romantica è espresso poeticamente nel Cantico dei Cantici (Cantico dei Cantici 2:10-13).
Natura e Contenuto della Poesia Ebraica
La letteratura biblica contiene numerosi brani di altissima poesia, che hanno per oggetto tutto il creato fisico e spirituale. Il poeta ebreo ha ripensato ogni cosa alla luce dell'Essere Supremo, quale gli era noto non solo dalla ragione ma soprattutto dalla rivelazione. Perciò, la poesia ebraica è essenzialmente religiosa.
Le poesie ebraiche, principalmente contenute nel libro dei Salmi, nei brani dei profeti e nei libri sapienziali, vanno dalla sublime contemplazione degli attributi di Dio (per es. Salmo 103 [102] sulle lodi della misericordia divina; Salmo 139 [138] sull'onnipresenza e onniscienza di Dio) e delle sue opere (per es. Salmo 104 [103] sulla creazione), all'espressione dei gemiti di chi, addolorato per mali fisici o morali o per pentimento dei peccati, si rivolge fiducioso a Dio implorando soccorso.
Altre volte sono cantate le gioie e le glorie (per es.: il cantico di Mosè dopo il passaggio del Mar Rosso; il cantico di Debora dopo la vittoria su Sisara) o le calamità di tutto il popolo (come le Lamentazioni di Geremia); e ancora la stessa storia del popolo, vigilata dalla Provvidenza divina (per es. il grandioso cantico di Mosè prima di morire, Deuteronomio 32). I nemici della nazione sono sovente oggetto di vibrata poesia nella descrizione del loro spregiudicato stato di trionfo seguito dalla circostanziata predizione della rovina. Nella teologia ebraica, tutta la storia del popolo era in funzione della venuta del Messia, che i vati-poeti descrivono con i colori più incantevoli e i nomi più poetici. L'epoca messianica si presta poi alle descrizioni più smaglianti che costituiscono celebri brani poetici. Quando la poesia si volge ad ammaestrare, essa scorre calma e serena e usa con speciale gusto il parallelismo, tanto adatto a fissare altamente nell'animo le verità insegnate.
La Letteratura Sapienziale
Un tipo di poesia dell’Antico Testamento rientra nella categoria che gli studiosi definiscono “letteratura sapienziale”. Giobbe, Proverbi ed Ecclesiaste ricadono in questa categoria. Mentre i salmi esprimono sentimenti di lode, di cordoglio e di adorazione, la letteratura sapienziale si concentra su consigli intramontabili oppure su profonde domande filosofiche. Giobbe, ad esempio, esplora la giustizia di Dio e le ragioni alla base della sofferenza umana. Proverbi offre consigli su come vivere bene e massime di saggezza raccolte e tramandate di generazione in generazione. Ecclesiaste, poi, mette in discussione lo scopo stesso della vita: quando ogni cosa sembra fuggevole e casuale, dove troviamo il vero significato?

Caratteristiche Formali della Poesia Ebraica
A differenza di una certa poesia classica e moderna in cui l’elemento importante è spesso la rima, la poesia ebraica si distingue mediante ciò che viene chiamato parallelismo. La poesia greca, ad esempio, era dipendente dall’alternanza di sillabe brevi e lunghe, e quella latina dall’enfasi all’interno delle parole. La rima è comune nelle lingue europee moderne, mentre la poesia anglo-sassone dipendeva dall’allitterazione e quella araba dalla lunghezza delle sillabe. Nell'ebraico biblico, la poesia non è basata sulla rima.
Il Parallelismo: Il Ritmo del Pensiero
Il parallelismo indica l’uso di bilanciare il proprio pensiero o la propria frase in modo di suddividerla approssimativamente in più parti con lo stesso numero di vocaboli o di idee corrispondenti. Questo ritmo del pensiero è un elemento che il lettore noterà, dove la stessa idea viene ripetuta con piccole differenze. Il parallelismo non è frutto del caso, ma è intenzionale e permetteva agli autori di esprimere sentimenti o verità spirituali in modo potente e bello. Il merito di aver fissato le caratteristiche della poesia ebraica spetta soprattutto a due inglesi: Robert Lowth, Professore di Poesia di Oxford (con le sue De Sacra Hebraeorum Praelectiones Academicae del 1753), e George Buchanan Gray, la cui opera sulle Forme della poesia Ebraica apparve nel 1905. Più recentemente H. Kosmala ha messo in rilievo l’importanza della sequenza e dell’equilibrio delle singole espressioni nel verso piuttosto che delle sillabe accentate.
Il parallelismo lascia al pensiero il tempo di agire sull’uditore e spesso offre anche la possibilità di presentare vari aspetti di una questione.
Tipi di Parallelismo
- Parallelismo sinonimico (o completo): La forma più comune, in cui la seconda riga ripete il pensiero della prima con parole diverse. Salmo 24:1 ne è un esempio:
«A Geova appartiene la terra e tutto ciò che la riempie,
L’espressione “A Geova appartiene” è essenziale in entrambe le righe. Questa stessa forma si usa nel versetto di Lamec in Genesi 4:23:
Il paese produttivo e quelli che vi dimorano».«Ho ucciso un uomo perché mi ha ferito,
A una lettura superficiale, ciò non significa che Lamec uccise due persone, ma che le parole ‘uomo’ e ‘giovane’ sono espressioni parallele che si riferiscono alla stessa persona o evento.
Sì, un giovane perché mi ha dato un colpo». - Parallelismo antitetico (o di contrapposizione): Ciascuna riga esprime un pensiero opposto, mettendo in contrasto due asserzioni per confermare l’idea di base. Ad esempio, "risposta dolce" è posta in contrasto con "parola dura".
- Parallelismo sintetico (o progressivo/continuativo): La seconda parte non riecheggia lo stesso pensiero della prima né fa un contrasto, ma aggiunge un pensiero nuovo. Salmo 19:7 ne è un esempio:
«La legge di Geova è perfetta, ridona l’anima.
La seconda parte di ciascun periodo completa il pensiero, fornendo nuovi dettagli. Questa divisione tra la prima e la seconda parte serve da interruzione ritmica, preservando una certa struttura del verso. Il secondo membro del verso non solo completa il primo, ma lo sviluppa aggiungendo un elemento nuovo. Questo tipo di parallelismo viene chiamato pure «sistema a cardine» o «girevole», poiché le asserzioni «girano» intorno a un certo concetto.
Il rammemoratore di Geova è degno di fede, rende saggio l’inesperto». - Parallelismo emblematico o simbolico: Compare prima l’immagine e poi l’applicazione, senza parole di contrasto, semplicemente accostando le due linee.
- Parallelismo introverso o chiastico: Un sottotipo di parallelismo sinonimico che presenta le idee in ordine opposto (A-B, B1-A1). Ad esempio, in un verso come "Potrà forse la polvere celebrarti?", lo stico 1 è parallelo allo stico 4, e lo stico 2 è parallelo allo stico 3.
- Parallelismo graduale o crescente (a gradini): Un membro (o parte di un membro) in un verso è ripetuto nel secondo e diviene a sua volta il punto di partenza per un ulteriore passo avanti, come nel Salmo 139:5-7. Può presentarsi anche in forme più elaborate come un tristico, con uno schema ritmico 3:3:3.
- Parallelismo incompleto con compenso: Una delle unità di pensiero non ha controparte nell’altro stico, ma il numero delle sillabe accentate rimane pari. Ad esempio, il verbo «non reggeranno» nel primo stico non ha controparte nel secondo, ma «giudizio» (una sillaba accentata) è controbilanciata da «assemblea dei giusti» (due sillabe accentate) nel secondo stico. Questo fenomeno, chiamato da Gray «parallelismo incompleto con compenso», è molto comune nella poesia biblica.
- Parallelismo incompleto senza compenso: In questo caso, stichi di grandezza disuguale possono essere ordinati secondo schemi regolati. Una forma comune è lo schema 3+2, o metro anapestico, dove gli stichi si alternano con quattro e tre battute.
- Parallelismo formale: Talvolta il parallelismo è così incompleto che non resta altro che il compenso (di una nuova idea); in questi casi, non si tratta di parallelismo di senso, ma solo di ritmo musicale, con lo stesso numero di sillabe accentate in ogni stico ma senza corrispondenza di significato.

Il Ritmo del Suono
I due elementi caratteristici della poesia biblica sono il ritmo del pensiero ed il ritmo del suono. Nella poesia dell’Ebraico biblico, questo ritmo dipende quasi esclusivamente dalle sillabe accentate. Non si sa se il numero delle sillabe non accentate nel verso avesse qualche ruolo importante nell’antica poesia ebraica. Una certa cadenza si può spesso osservare nel verso poetico; così nel Salmo 23 i primi versi presentano uno schema di 2+2, vale a dire che ogni mezzo verso è caratterizzato da due accenti. Il più delle volte si riscontrano tre accenti per verso, in accordo con altri tre accenti del verso seguente, appaiati a formare un distico.
La metrica ebraica non conosce un ritmo quantitativo (il succedersi delle brevi e lunghe), come vollero Flavio Giuseppe, Eusebio di Cesarea e San Girolamo, che applicarono alla poesia ebraica gli schemi classici. Essa possiede solo un ritmo accentuativo, legato non a un certo numero di sillabe ma a un determinato numero di accenti tonici. La determinazione di questi accenti tonici è spesso assai difficile, perché un gruppo di parole può avere un solo accento tonico principale (come nelle costruzioni genitivali), oppure una parola importante e lunga può possederne due. Sembra che nessuno stico abbia più di quattro accenti principali.
Il senso di appagamento, però, che la poesia europea offre per mezzo della rima, è nella poesia ebraica per lo più prodotto dal ritmo del pensiero o del senso, ovvero il parallelismo.
Strofe e Ritornelli
La presenza di strofe nella poesia biblica è stata molto discussa e un ordine strofico può essere individuato, anche se non è un elemento essenziale. Un ritornello più volte ripetuto costituisce una prova dell’esistenza di un ordine strofico. Troviamo un tale ritornello nei Salmi 42 e 43 (che probabilmente formavano un solo Salmo; cfr. 42:5,11; 43:5), che mostra che le strofe terminano rispettivamente ai versetti 5 e 11 del Salmo 42 ed al versetto 5 del Salmo 43. Un altro esempio è l’oracolo in Isaia 9:8-10:4 (con Isaia 5:25 ss.), con il suo ritornello: «Malgrado tutto ciò la sua ira non si calma e la sua mano rimane distesa».
Acrostici
L’ordine strofico ricorre anche negli schemi acrostici. In modo puramente formale, il Salmo 119 consiste in ventidue strofe di otto distici ciascuno. Quando si tratta di un acrostico alfabetico, ogni verso o gruppo di versi (strofa) comincia con una diversa lettera dell’alfabeto ebraico.
Figure Letterarie e Mezzi Stilistici
La poesia ebraica fa largo uso di figure letterarie come la parabola (similitudine), la metafora (allegoria), il simbolo e l’iperbole. Utilizza anche mezzi stilistico-letterari quali l’enigma, la massima numerica (cfr. Proverbi 30:15,16; 30:18,19; 30:29-31) e l’acrostico alfabetico.

Linguaggio e Stile
L'espressione poetica è, come in tutte le letterature, più ardita e ricercata, con un vocabolario più scelto e vario. È stato notato che, quando due sinonimi sono in uso in ebraico, quello adoperato in poesia può spesso essere ritrovato in qualche dialetto aramaico. Se ne dedusse da alcuni una possibile nota di aramaismo, ma giustamente R. Driver osserva che molte di queste parole potrebbero essere state comuni all'antico semitico, usate dai poeti forse proprio per il gusto di un vocabolario più "ampio e recondito" (G. R. Driver, Hebrew poetic Diction, in Congress Volume 1953 Supplements to Vetus Testamentum I, pp. 6-39).
Morfologia
La tendenza all'arcaismo nella poesia ebraica fa scegliere spesso forme più rare, per esempio le preposizioni ‘el, 'al, 'ad si trovano nelle loro forme allungate: 'ela(j), 'ala(j), 'ada(j). Si conserva il cosiddetto jod e waw compaginis, e la forma mo invece di m nel pronome suffisso della terza persona plurale maschile, ecc.
Sintassi
Nella sintassi poetica vi è una massima libertà nell'uso dei tempi e delle forme inverse, uso che rispecchia probabilmente uno stadio più antico del valore delle forme verbali. Si nota un uso più raro dell'articolo, del pronome relativo ecc.
Interpretazione e Approccio alla Lettura
Alcune espressioni della Bibbia devono ovviamente ritenersi non letterali, ma figure di linguaggio. È evidente che la terra non poggia su “piedistalli con incastro” né i suoi fiumi effettivamente “battono le mani” (Giobbe 38:4-6; Salmo 98:8). Ciò nondimeno, verità molto chiare si affermano quando si usano tali espressioni: la terra è inamovibilmente stabilita secondo leggi immutabili e i fiumi causano in effetti onde paragonabili a mani che vanno a battere rumorosamente contro le sponde.
Poiché la conoscenza della poesia ebraica è imperfetta, è bene stare attenti quando si leggono apparenti parallelismi. Non dobbiamo arbitrariamente pensare che siccome due righe sembrano un parallelismo siano sempre questo e nient’altro. Il contesto o un’altra parte della Bibbia può spiegare i termini in maniera diversa. Così una profezia riguardo al Messia (che fu Gesù) in Zaccaria 9:9 (Fulvio Nardoni) dice:
«Esulta, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
ecco, a te viene il tuo Re,
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca sopra un asino
e sopra un asinello, puledro d’un’asina».
A una lettura superficiale le parole “un asino” e “un asinello, puledro d’un’asina” possono apparire niente di più che espressioni parallele che si riferiscano a un solo animale. E vero che “asino” e “asinello, puledro” possono indicare lo stesso animale. Comunque, nell’adempimento, secondo il racconto di Matteo (21:1-5), Gesù mandò i discepoli a trovare “un’asina legata, e con essa un puledro”. “Scioglieteli e conduceteli a me”, egli disse. La Bibbia interpreta così la profezia di Zaccaria indicando due animali, cioè, entrambi l’“asino” o “puledro” e la madre, l’“asina”. Con una migliore comprensione del basilare stile poetico della Parola di verità di Dio, siamo portati ad apprezzarne la bellezza letteraria.
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Consigli per la Comprensione
Leggere la poesia è diverso dal leggere una storia, e per comprenderla spesso è richiesto un approccio differente. Per prima cosa, è utile tenere a mente che la poesia ebraica dell’Antico Testamento non è basata sulla rima. Benché ritmo, giochi di parole e ripetizione dei suoni siano caratteristiche comuni nell’antica poesia ebraica, di solito vengono persi nella traduzione. Un elemento che si noterà, tuttavia, è la ripetizione di pensieri o idee, il “parallelismo”, che permette agli autori di esprimere sentimenti o verità spirituali in un modo potente e bello. Perciò, quando si osserva il parallelismo, è utile chiedersi in che modo aiuta a capire il messaggio dell’autore. Ad esempio, che cosa cercava di dire Isaia associando la “forza” alle “splendide vesti” e “Sion” a “Gerusalemme”? (Isaia 52:1).
Può essere utile paragonare la lettura della poesia biblica al conoscere una persona nuova, magari di una cultura e lingua diversa e antica. Questa persona probabilmente dirà cose che inizialmente non comprendiamo, ma con pazienza la nostra nuova conoscenza potrebbe diventare un caro amico. Dobbiamo solo trascorrere del tempo insieme, cercando di vedere le cose dal suo punto di vista. Quindi, leggendo un passo di Isaia, si può considerare come un primo incontro. Ci si può chiedere: “Qual è l’impressione generale che mi sono fatto?”. Quali sentimenti ispira il passo, anche se non si comprende ogni singola parola? Poi, rileggerlo più volte, magari ad alta voce, prestando attenzione a parole specifiche che evocano immagini mentali e ai sentimenti che queste immagini suggeriscono sul linguaggio figurato dell'autore. Le poesie possono essere amici fantastici perché ci aiutano a capire i nostri sentimenti e le nostre esperienze. Mentre si studia la poesia dell’Antico Testamento, è importante ricordare che lo studio delle Scritture è più valido quando ci conduce a Gesù Cristo, cercando i simboli, le immagini e le verità che edificano la fede in Lui.
Evoluzione Storica e Studi Moderni
Molti critici del diciannovesimo secolo supposero che gli Ebrei fossero stati incapaci di coltivare la poesia innica, lirica e didattica sino a un periodo assai tardivo, sotto l’influsso di popoli circonvicini più evoluti. I rappresentanti più radicali negarono non solo l’autenticità davidica dei Salmi, ma anche la loro composizione prima del periodo esilico, assegnando un buon numero di Salmi al periodo dei Maccabei (circa 160 a.C.).
Nel ventesimo secolo, la scoperta di un numero crescente di inni accadici o egizi ha chiaramente dimostrato che questo genere letterario era in auge presso i popoli confinanti degli Ebrei già dal secondo millennio a.C. Ancora più recentemente si è aggiunta la poesia ugaritica, composta in una lingua cananea affine all’ebraico e datata al quindicesimo secolo a.C. Perciò, anche i critici concedono ora la possibilità che gli elementi poetici più antichi possano risalire al tempo di Davide e forse ancora prima. Ad esempio, Salmo 92:9 rassomiglia molto nella forma a un passo dell’epica di Baal scoperta tra le tavolette di Ras Shamra. La decifrazione e lo studio dei documenti di Ras Shamra (che risalgono al 1400 a.C.) hanno gettato molta luce sull’antica poesia semitica, confutando tra l’altro la teoria di Gunkel secondo cui i passi poetici più lunghi della Bibbia sarebbero relativamente recenti. Tra gli altri punti di contatto tra la poesia biblica e quella extra-biblica dovremmo notare in particolare le numerose rassomiglianze tra il Salmo 104 e l’Inno di Aton del re egiziano Akhnaton (circa 1377-1360 a.C.).

La Questione della Metrica
Molti studiosi del diciannovesimo e primi del ventesimo secolo hanno supposto che nella loro forma originaria ciascun testo poetico dovesse seguire determinati schemi sistematici e documentabili. Avendo stabilito lo schema dominante per ciascun brano, i teorici della metrica giunsero ad emendare il testo delle parti poetiche dell’Antico Testamento ogni qualvolta esso non si accordava con il ritmo da loro scoperto. Questo è un criterio per la ricostruzione del testo originale che dovrebbe essere usato con grande cautela.
Vari tentativi sono stati fatti per scoprirne l’esatta metrica, le leggi che regolano il numero di stanze in un versetto e le sillabe di ciascuna riga. Alcuni sono giunti fino al punto di alterare il testo ebraico per cercar di adattarlo alle loro nozioni preconcette dello stile poetico ebraico. Ma tutti tali sforzi di cercare un sistema metrico hanno in gran parte fallito. Forse perché non c’è nessun sistema metrico da scoprire. Mentre la struttura poetica parallela consente grande libertà di pensiero e ampiezza di espressione, questo non può dirsi della metrica, che tende a essere restrittiva. Come un ex professore dell’università di Glasgow osservò: “Non è appropriato che i pensieri divinamente ispirati debbano essere troppo strettamente impediti dall’arte umana”.
Con la scoperta e la valutazione delle tavolette di Ras Shamra, si è dimostrata l’inattendibilità della metrica. G. D. Young, nel suo articolo Semitic Metrics and the Ugaritic Evidence (in «The Bible Today» Febbraio 1949, pp. 150-155), giunse alla conclusione: «In nessuno di questi aspetti si può trovare uno schema definito nella poesia ugaritica. La ripetizione richiesta per l’espressione poetica non sta né negli accenti né nelle sillabe, ma semplicemente in una assai bella ripetizione di idee in forma parallela… L’idea che la metrica si trovi in questa poesia, è secondo il nostro pensiero una illusione sorta dall’esistenza del parallelismo e della morfologia semitica».
Si può concedere che dove abbiamo un acrostico alfabetico quasi completo, si possa ragionevolmente supporre che esso fosse originariamente completo, ma ciò non garantisce che un emendamento particolare per ricostruire l’intero acrostico sia quello giusto. Inoltre, nella Bibbia ebraica ci sono luoghi dove la differenza tra prosa e poesia non è chiaramente evidente; alcune parti possono contenere prosa dalle parole quasi poetiche. Anche se lo scrittore può non aver espresso di proposito il suo materiale in poesia, come nei Salmi, egli può aver usato liberamente figure di linguaggio, giochi di parole e perfino parallelismi per esprimere il suo argomento.