Nel centro storico di Firenze, numerose tracce, a volte inosservate, riportano indietro nel tempo, consentendo di conoscere più a fondo la città. È il caso dei Tabernacoli della Vergine, elementi artistici e devozionali che raccontano storie di fede e arte. Questi particolari "arredi urbani" si diffusero a partire dal XIII secolo, in un periodo di lotte contro gli eretici, e conobbero un forte impulso a seguito della peste del 1348, quando vennero arricchiti, in alcuni casi, di una mensa per poter garantire la celebrazione delle funzioni liturgiche all’aperto.
Dietro ognuno di questi tabernacoli si cela una storia, un miracolo o una leggenda, rendendoli unici. Numerosi sono, ad esempio, i tabernacoli lungo il percorso dei condannati a morte, quasi stazioni di una via crucis tra il carcere (Bargello o Le Stinche) e il luogo dell’esecuzione, come Porta alla Croce, l'attuale piazza Beccaria, alla quale si arrivava originariamente da via de’ Malcontenti. In altri casi, il tabernacolo veniva edificato sul luogo di un presunto miracolo, come sorta di ex voto o come invocazione di protezione; è il caso della cosiddetta Madonna del morbo (in Oltrarno, via del Leone), che Giottino affrescò mirabilmente dopo la terribile peste del 1348.

Il Complesso di Orsanmichele: Custode di un Tesoro Mariano
Il singolare edificio gotico di Orsanmichele si erge nel cuore più antico di Firenze. Costruito per ospitare il mercato e il deposito del grano, fu poi trasformato in chiesa. Orsanmichele è un importante complesso architettonico fiorentino del Trecento e ospita al pianterreno l’oratorio intitolato a San Michele in Orto (da qui il nome), frutto della trasformazione dell’originaria loggia del mercato del grano. La loggia era sovrastata da due grandi saloni destinati ad ospitare i magazzini dei cereali, voluti dal Comune di Firenze per garantire il nutrimento della città ed evitare carestie.

La decorazione interna della chiesa presenta un ciclo di affreschi delle volte (1389-1400 circa), raffiguranti i personaggi delle tre epoche della storia biblica, mentre sui pilastri si trovano rappresentati i santi protettori delle Arti (corporazioni di arti e mestieri). Si deve proprio alle Arti fiorentine la commissione delle statue dei loro santi patroni nelle edicole sulle facciate esterne dell’edificio. Oggi, le sculture originali sono state sostituite da copie per ragioni conservative, e le opere originali sono state trasferite nel museo al primo piano, che si rivela una straordinaria galleria della scultura monumentale in bronzo e in marmo del Rinascimento, con capolavori di Lorenzo Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Andrea del Verrocchio e Giambologna.
Il Grandioso Tabernacolo di Andrea dell'Orcagna in Orsanmichele
L’antica immagine della Madonna, che lì si venerava e che è andata persa nel corso del tempo, viene rievocata nella Madonna col Bambino, dipinta da Bernardo Daddi (1347), e incorniciata dal grandioso tabernacolo marmoreo di Andrea di Cione, detto l’Orcagna (1359). Il Tabernacolo della Vergine, un capolavoro creato da Andrea di Cione (Andrea di Cione di Arcangelo, soprannominato l'Orcagna, 1310 circa - 1368, è stato un pittore, scultore e architetto italiano, attivo a Firenze dal 1343), è un'autentica meraviglia artistica che conserva al suo interno il dipinto della Madonna col Bambino e otto angeli, opera di Bernardo Daddi realizzata intorno al 1347. Questo tesoro artistico rappresenta una straordinaria fusione di arte e devozione, degno di un'attenta esplorazione.

La rappresentazione visiva mostra la Madonna seduta su un trono, avvolta da un manto blu lapislazzulo, mentre il Bambino, teneramente sorretto, la carezza e tiene in mano un cardellino. Solitamente coperto da un velo, simboleggiato dal drappo marmoreo sostenuto dagli angeli, il dipinto veniva mostrato ai fedeli solo in occasioni specifiche.
Commissionato nel 1352 per incorniciare e preservare questa sacra immagine, il Tabernacolo dell'Orcagna è un capolavoro architettonico con una pianta quadrangolare, arcate a tutto sesto e una cupola a padiglione ottagonale. La superficie marmorea è adornata con intarsi in pietre preziose e tessere a mosaico, creando una tavolozza di colori che risplendono grazie alle foglie d'oro e d'argento sottostanti.
L'iconografia dell'opera ruota attorno all'immagine mariana, evidenziata negli episodi della Vita della Vergine nei riquadri ottagonali e nel grande altorilievo sul retro, raffigurante la Dormitio Virginis e l'Assunzione.
Oltre a custodire il dipinto, il tabernacolo proteggeva doni di valore offerti alla Confraternita. Per garantirne la sicurezza, l'artista implementò un ingegnoso sistema di saliscendi metallici accessibile da una porticina sul retro. Questo consentiva l'accesso allo spazio interno e, tramite una scala in miniatura, al ballatoio sotto la cupola. Con carrucole e funi, tre cancellate metalliche, alloggiate al di sotto del basamento, potevano essere sollevate per chiudere completamente le tre arcate. Un esempio straordinario di connubio tra arte e ingegneria nel XIV secolo.
L'Annunciazione Cavalcanti di Donatello nella Basilica di Santa Croce
Un altro celebre esempio di Tabernacolo della Vergine è l'Annunciazione della Vergine (Annunciazione Cavalcanti), opera di Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi; Firenze 1386-1466), realizzata tra il 1433 e il 1435 circa e collocata nella basilica di Santa Croce, navata destra, sesta campata. L'opera, con tre coppie di putti, è realizzata in pietra serena lumeggiata d’oro, mentre i putti sono in terracotta e stucco, e misura 420 x 274 x 30 cm.

La posizione originaria dell’Annunciazione è dibattuta: era sull’altare Cavalcanti, dedicato all’Annunciazione, ma non è certo se fosse addossato al tramezzo e trasferito dopo il suo abbattimento sulla parete della navata, oppure se si trovasse già nella posizione attuale. Nel Cinquecento, nella base - ma non pensata in origine per questa collocazione - risulta inserita una predella dipinta con Episodi della vita di san Nicola di Bari, identificata con quella conservata a Casa Buonarroti e attribuita a Giovanni di Francesco.
Donatello inserisce una “sacra rappresentazione” in un grande tabernacolo: la Vergine - la cui testa evoca sculture greche del V secolo - si ritrae dall’angelo inginocchiato, davanti a un leggio e a una porta a due battenti. Le figure, quasi a tutto tondo, sono inserite nell’edicola racchiusa da decorazioni di gusto classico: lesene scanalate con mascheroni sui capitelli delimitano la scena, una ghirlanda alata è un riferimento a Leon Battista Alberti e al suo occhio “alato”, mentre sotto il frontone ad arco corre una modanatura a ovoli e dentelli. L’insieme è riccamente lumeggiato d’oro. Il restauro dell’Opificio delle Pietre Dure (1994/1995) ha fatto ipotizzare che il monumento fosse in origine dipinto di bianco per imitare il marmo. Le dorature, ottocentesche, ripetono quelle originali.
Donatello esprime turbamenti e sentimenti umanissimi: la “Vergine […] impaurita dello improvviso apparire dello Angelo, muove timidamente ma con dolcezza la sua persona quasi a la fuga” e le tre vivacissime coppie di putti “per aver paura dell’altezza, tenendosi abbracciati l’un l’altro, s’assicurano” (Vasari, 1568). L’Annunciazione, opera della maturità eseguita da Donatello poco prima della partenza per Padova, fu commissionata da Niccolò di Giovanni Cavalcanti (1408-1450), cognato di Lorenzo de’ Medici, che ne aveva sposato la sorella Ginevra.
Informazioni per la Visita al Museo di Orsanmichele
Il Museo di Orsanmichele, dove sono custodite le sculture originali delle facciate esterne, segue i seguenti orari:
- La domenica il Museo resta chiuso al pubblico dalle ore 12:20 alle ore 13:30, per lo svolgimento della funzione religiosa settimanale.
BIGLIETTO:
- Intero: 10 €
- Cumulativo (valido 72h per tutti i Musei aperti del gruppo): 38 €
- Riduzioni e gratuità seguono le norme vigenti.
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