La terminologia e la prassi riguardanti le sacre suppellettili nella tradizione cristiana distinguono nettamente tra oggetti destinati a funzioni diverse, sebbene talvolta possano presentare somiglianze formali. In particolare, è fondamentale comprendere la differenza tra un reliquiario, un ostensorio e un tabernacolo, specialmente in relazione alla presenza eucaristica.
Chiarimento Terminologico: Reliquiario, Ostensorio e Tabernacolo
In un contesto che ha recentemente attirato l'attenzione delle cronache, come il ritrovamento di una reliquia di Sant’Antonio sottratta da una chiesa, si rende opportuna una precisazione terminologica. L’oggetto che contiene le reliquie, sebbene possa vagamente somigliare a un ostensorio nella forma, è un reliquiario. La sua funzione è quella di "mostrare" o "esporre" una reliquia, termine che deriva dal latino "ostendere".
L'ostensorio, invece, è un oggetto liturgico specificamente destinato ad accogliere l’Eucaristia, ovvero l’Ostia consacrata. Per la fede cattolica, l'Ostia consacrata è il Corpo stesso di Cristo, realmente presente sotto le spoglie del Pane. Essa viene posta all’interno della teca in vetro dell’ostensorio solo nel momento in cui l’Eucaristia viene solennemente adorata. L'ostensorio è un oggetto "gerarchicamente" superiore, dato il suo contenuto sacro, e finché è vuoto è considerato un semplice oggetto metallico.
Il tabernacolo, a sua volta, ha la funzione primaria di custodire l'Eucaristia consacrata dopo la Messa. Mentre l'ostensorio serve a esporre l'Ostia per l'adorazione, il tabernacolo ne assicura la conservazione.
Qualora un ostensorio contenente l’Ostia consacrata venisse sottratto, o una pisside contenente ostie consacrate violando il tabernacolo, tale furto sacrilego sarebbe molto più grave del furto di una reliquia. La reliquia, pur avendo un indubbio valore affettivo e devozionale, non è paragonabile al sacramento che per i cattolici costituisce la presenza reale di Cristo.
L'Ostensorio: Origine e Funzione nell'Adorazione Eucaristica
L'introduzione dell’adorazione eucaristica al di fuori della Messa e del tabernacolo rappresenta uno sviluppo delle espressioni di fede nella Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia, risalente al Medioevo. L’obiettivo dell’ostensorio è mostrare un’Ostia consacrata affinché i presenti la adorino e la venerino.
Nel cilindro centrale degli ostensori medievali veniva posta una grande Ostia, in posizione verticale grazie a una lunetta appositamente costruita. Molti ostensori di questo tipo sono sopravvissuti fino a oggi. Presto, tuttavia, divenne evidente che l'ostensorio poteva essere adattato meglio all’obiettivo di attirare tutti gli sguardi sull’Ostia sacra creando una parte trasparente dell’oggetto delle dimensioni richieste e circondata da raggi, come il sole. L’ostensorio vuole sottolineare e attirare l’attenzione sul Re dei Re, Gesù Cristo, presente in modo reale e sostanziale nella forma del pane.

Il Tabernacolo: Storia, Evoluzione e Ruolo Centrale nella Chiesa Cattolica
Il tabernacolo è il cuore vivente di ciascuna chiesa; una chiesa senza presenza eucaristica è in qualche modo "morta", anche se invita alla preghiera. Infatti, Cristo, anche dopo l'offerta del sacrificio, allorché viene conservata l'Eucaristia nelle chiese o negli oratori, è veramente l'Emmanuele, cioè il "Dio con noi". La conservazione dell'Eucarestia al di fuori della Messa, per la comunione e per l'adorazione, è sempre stata presente nella prassi liturgica della Chiesa fin dalle sue prime manifestazioni.
Origini della Custodia Eucaristica
La custodia eucaristica nasce nelle case dei cristiani per conservare con circospezione il Santo Sacramento. La cura con cui conservavano e ricevevano il Pane santo non era altro che quell'adorazione intima e profonda che già San Paolo esigeva. In analogia con le case, anche le chiese dovevano avere un luogo per la conservazione dell'Eucaristia, sempre più necessario con la scomparsa dell'uso domestico.
Già nel II secolo, Giustino Martire conferma l'uso di mettere da parte e mandare l'Eucaristia ai malati, cioè dalla synaxis, dalla celebrazione comunitaria. Il pavimento della Basilica di Aquileia, risalente al IV secolo, suggerisce la semplicità della custodia antica: un paniere o il pane consacrato avvolto in un panno di lino o in una piccola teca d'uso domestico.
Le Costituzioni Apostolilche parlano del locale apposito della Chiesa dove i diaconi dovevano portare ciò che sopravanzava delle specie consacrate durante la Messa, chiamato Pastoforia - "cubiculo" o meglio "talamo" - termine che San Girolamo spiega in senso mistico come la stanza nuziale preparata per la venuta dello Sposo. Si trattava di un semplice armadio, il conditorium: in Oriente si trovava al fianco dell'altare, in Occidente nel secretarium o sagrestia.
Calici del VI secolo, come quelli dal tesoro di Galognano, suggeriscono che, oltre a quello grande usato per la celebrazione, altri, più piccoli, potevano servire da pissidi per riservare il vino e forse anche il pane. Un'"edicola" a cupola bizantina, nel Tesoro di San Marco a Venezia, alta 63 cm, probabilmente serviva per l'esposizione del calice.
È solo dopo l'anno Mille che la custodia delle Sacre Specie assume forme canoniche. La massiccia reazione, soprattutto nell'ambito monastico, contro l'eresia di Berengario, accelera la tendenza a trasferire l'Eucaristia dalla Sagrestia nella Chiesa stessa, tendenza già in corso nel IX secolo. I sinodi di Parigi e del Laterano, nel 1196 e 1215 rispettivamente, raccomandavano di vegliare "cum summa diligentia et honestate" alla custodia del Corpo del Signore, chiedendo che esso venga collocato "in pulcheriori parte altaris".
Dopo il IX secolo, in seguito alla prescrizione di conservare la pisside eucaristica sull'altare, si affermò la necessità di racchiuderla, per sicurezza, entro un contenitore chiuso che alla fine del XIII secolo venne chiamato Propitiatorium. Si trattava di un tabernacolo piccolo e mobile, adottato soprattutto in Francia e in Italia. In questo periodo, il tabernaculum era usato, particolarmente in Francia, per indicare il tendaggio che ricopriva la colomba eucaristica o il tabernacolo pensile.
All'inizio del XII secolo apparvero i tabernacoli murali, molto frequenti dal XIII al XV secolo, soprattutto in Italia e Germania. Si trattava di edicole nel muro vicino all'altare, in cornu Evangelii o nel coro, con uno sportello munito di serratura e decorate da una mostra, generalmente in marmo, con figurazioni a rilievo allusive all'Eucarestia.
Alla fine del XIV secolo, nel nord dell'Europa si diffuse l'uso di strutture architettoniche verticali, dette Edicole del Sacramento, erette a fianco dell'altare, munite di una grata attraverso la quale era visibile l'ostia consacrata posta in un ostensorio; l'uso, molto radicato, si mantenne sino al XVIII secolo.

Sviluppo e Centralità Post-Concilio di Trento
Va ricordato in via preliminare che se fin dall'antichità la Chiesa usava conservare l'Eucaristia per l'eventualità che fosse necessaria quale viatico per i malati, fu solo dopo il Concilio di Trento che, per riaffermare la presenza reale di Cristo anche al di fuori della celebrazione (a differenza di quanto si sosteneva nelle comunità protestanti), il tabernacolo assunse un ruolo di primaria importanza nell'architettura delle chiese cattoliche.
Alla metà del XVI secolo, il vescovo di Verona, Gian Matteo Giberti (1524 - 1543), introdusse l'uso del tabernacolo eucaristico fisso al centro dell'altare, chiuso da una solida serratura per evitare furti sacrileghi. I tabernacoli a muro, non più adibiti a custodia per la riserva eucaristica, furono impiegati per riporre i vasetti degli oli santi.
Nella maggior parte delle chiese, per note ragioni storiche, l'elemento centrale - dominante sullo stesso altare - è stato, per circa quattro secoli, il tabernacolo eucaristico. Il tabernacolo può essere realizzato in marmo, pietre dure, bronzo, legno dipinto o dorato, ecc. L'interno deve essere rivestito di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (rossa nel rito ambrosiano). Luogo prezioso, solido, inviolabile, al tabernacolo (che vuol dire “piccola capanna”) si accosta la lampada “dalla fiamma perenne, quale segno di onore reso al Signore (cfr Istitutio Generalis, n. 316; CIC. can. 940). Anche il conopeo e l’ornamento floreale aiutano opportunamente a far cogliere la vita che pulsa all’interno di quella custodia”.
Orientamenti Post-Concilio Vaticano II e Nuove Prospettive
Dopo il Concilio Vaticano II, si sceglie invece di porre particolare accento sull'azione liturgica e così si evita il sommarsi di poli liturgici. Di qui l'indicazione di ubicare il tabernacolo in un luogo proprio e distinto da altri poli liturgici. Del tabernacolo è sottolineata la funzione di custodia, atta a preservare le specie eucaristiche, distinta da quella dell'ostensorio, atto a mostrarla ai fedeli nel corso dell'adorazione.
L'Institutio generalis del Messale Romano del 1970 raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli. La Chiesa, oggi, sceglie quindi come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli. Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del Santissimo Sacramento.
Questa disposizione, tuttavia, ha provocato qualche difficoltà in quanto il Santissimo Sacramento è stato posto in linea con le devozioni e così privato della sua centralità e della sua unicità. In molte chiese il grande tabernacolo dell'altare maggiore rimane ancora vuoto e il Santissimo Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso. Ciò ha contribuito al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa.
Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano: a) o in presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione. Le premesse al Rito della Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico, riferendosi alle norme vigenti, indicano che la prassi della celebrazione rivolta al popolo non consente di avere il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se esso è di carattere monumentale. È più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva l'Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa.
Il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo all'interno delle nostre chiese, in relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa.
A tal fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione e adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico.
La Teologia e l'Iconografia del Tabernacolo
Connessione con la Celebrazione Eucaristica
Il primo punto da sottolineare è il rapporto fondamentale tra la custodia eucaristica e la celebrazione. Il "domicilium Eucharistiae" (come il tabernacolo viene chiamato in un inventario dell'Abbadia a Rofena) - il "domicilio" o casa dell'Eucaristia - è il popolo che celebra: la "casa" che Dio promise di costruire per Davide: la discendenza che, in Cristo, innalza l'inno di lode al Padre: la Chiesa in festa, costituita come comunità precisamente nella celebrazione in cui esercita il suo carisma sacerdotale.
La tradizione non dissocia mai la custodia eucaristica dalla celebrazione comunitaria, e così sembra essere stato sin dall'antichità. Commentando la prassi comune dei primi secoli, di custodire l'Eucaristia nelle case private e comunicarsi individualmente o nel nucleo familiare, Tertulliano insiste che questo non dispensi dall'obbligo di intervenire nell'assemblea eucaristica della comunità, ma, al contrario, tale familiarità con il corpo e sangue custoditi in casa deve spingere i credenti a "stare anche presso l'altare di Dio".
L'uso di collocare il tabernacolo sull'altare, dai tempi della reazione contro Berengario in poi, sottolinea l'identità della specie custodita con il pane consacrato durante la Messa, ricollegando la custodia stessa al momento celebrativo.
Significati Teologici e Simbolici
La ricca gamma di associazioni bibliche e teologiche per la custodia eucaristica include il "talamo" dello Sposo eucaristico e il Dio che, nella tenda, accompagna il popolo pellegrino. Spesso, l'iconografia del tabernacolo evoca la tenda dell'Incontro durante il cammino desertico (l'Eucaristia come panis viatoris e manna absconditum) e il velo del Santo dei Santi nel tempio gerosolimitano. Tra le forme più antiche si annovera anche la "colombina eucaristica" pensile, che richiama lo Spirito Santo che "scendeva" sui doni.
Dopo l'iconografia relativa alla Passione, forse quella più comune nella custodia eucaristica medievale associa le Sacre Specie all'Incarnazione, ovvero al corpo nato dalla Vergine Maria.
Molti tabernacoli, in particolare quelli di epoca medievale e rinascimentale, integravano immagini della Passione di Cristo. L'immagine della passione, come un Cristo morto ritto nel sepolcro con gli strumenti della passione, si inserisce nell'iconografia del tabernacolo, rivelando la realtà di base del sacramento: un re divino che dovrà morire. Queste immagini ricordavano il momento prima della comunione, quando i fedeli baciavano una pax con l'immagine di Cristo come uomo dei dolori. Il tabernacolo diventava così prolungamento ideale della pace comunionale vissuta nella celebrazione eucaristica, luogo in cui, essendoci il Signore, quella pace si conserva e si rinnova, poiché "ipse est pax nostra". Diventava anticipazione visiva del dono nascosto al suo interno: il corpo stesso del Signore che si offre dal sepolcro come dall'altare.
Un'altra evocazione importante è quella dell'epiclesi della Messa, dove lo Spirito discende sui doni. Alcuni tabernacoli sono definiti "pneumatici" per questa enfasi sullo Spirito Santo.
Alcuni tabernacoli privilegiano l'adorazione mistica, con angeli che si precipitano verso il Santissimo con gioia ineffabile, esprimendo la sublimità del culto eucaristico e l'ardore dell'infinita brama.
Storia Biblica - Lezione 4 - Il TABERNACOLO
Esempi Architettonici e Artistici
- Cattedrale di Lund (Svezia): Questa cattedrale romanica medievale, a seguito della riforma protestante del 1536, fu spogliata degli ornamenti che la potessero collegare alla Chiesa di Roma, subendo diversi rimaneggiamenti.
- Chiesa di San Fedele a Milano (1569-79): Dopo quella del Gesù a Roma, è il secondo grande esempio di edificio per il culto realizzato a seguito del Concilio di Trento. L'architetto Pellegrino Tibaldi interpretò alla lettera le indicazioni del cardinale Borromeo, facendo risaltare un imponente tabernacolo come vero e proprio tempietto a sé stante che sorge subito dietro l'altare maggiore, elevandosi nello spazio dell'abside.
- Chiesa di Santa Monica a Rivas Vaciamadrid (2011): Progettata da Vicens + Ramos, presenta un'architettura all'insegna della semplicità. Il tabernacolo è posto su un pilastrino che si erge sulla pedana presbiterale e si presenta come un quadrato dorato al cui centro campeggia la scritta “Te adoro con devocion Dios oculto”.
- Chiesa di S. Maria di Nazareth a San Cataldo (CL): Progettata da Giuseppe Di Vita, presenta una soluzione semplice ma efficace. Il tabernacolo è posto su una colonna allo spigolo della pedana presbiterale ma nello spazio conclusivo della navata laterale, raccordato visivamente sia all'assemblea che all'altare, in un ambiente proprio seppure non separato. Lo sportello con il colore rugginoso dell'acciaio corten parla della povertà consona al cristiano, e la croce gemmata policroma vi dona un tono di preziosità.
- Chiesa di S. Massimiliano Kolbe a Bergamo: Progettata da Gregotti International, la scelta è ricaduta sul linguaggio della semplicità. Il tabernacolo è un pilastrino ottagonale che si eleva sul lato, fuori dalla pedana presbiterale, in una nicchia ad hoc.
- Cappella Eucaristica: In alcuni esempi, il tabernacolo è un grande cerchio dorato che raccoglie la luce filtrata dal sole della vetrata. In questo modo, pur posto dietro l'altare (come sarebbe da evitare), il tabernacolo risulta separato ma presente per trasparenza, non incombente per chi si rivolge all'altare dall'aula.
- Cappella per il Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale (Fortezza da Basso, Firenze): Su progetto di Paolo Zermani, in uno spazio limitato, una lunga pedana in marmo bianco presentava al centro l'altare, su un lato l'ambone e sul lato opposto il tabernacolo, un pilastrino marmoreo con la custodia anch'essa dotata di pareti marmoree.
- Tabernacolo murale trecentesco in Badia a Ombrone: Colloca la porticina tra l'Arcangelo Gabriele e Maria, richiamando l'Incarnazione.
- Tabernacolo murale nella cappella di Cosimo Vecchio dé Medici (Convento di San Marco, Firenze): L'affresco sovrastante, su disegno del Beato Angelico, rappresenta l'Adorazione dei Magi. Una nicchia scavata nella parete sopra il tabernacolo rivela un Cristo morto con gli strumenti della passione, inserendo la tematica della Passione nell'episodio dell'Infanzia. Un foro nella mensola tra tabernacolo e nicchia suggeriva un passaggio per la contemplazione del sacramento 'esposto' anche se invisibile, o per collocare un ostensorio.
- Tabernacolo di Luca della Robbia per Sant'Egidio, Firenze: Sotto il Padre che benedice, si vede Cristo morto compianto da Maria e i discepoli, e nel tondo di bronzo, lo Spirito che discende sul tabernacolo vero e proprio, evocando l'epiclesi.
- Tabernacolo nella Cappella Castellani, Santa Croce (Mino da Fiesole): Mostra lo Spirito che scende sopra la porticina lignea, con le parole: "hic est panis vivus quod de celo discendit", enfatizzando l'aspetto mistico dell'Eucaristia come manna spirituale.
- Tabernacolo di Desiderio da Settignano per la Basilica di San Lorenzo, Firenze: Della metà del XV secolo, presenta una gamma completa di riferimenti teologici: il Bambino Gesù benedicente che emerge da una grande pisside, il corpo crocifisso e deposto, e al centro figure angeliche in "rilievo stiacciato" che si precipitano verso il Santissimo con gioia ineffabile, esprimendo la sublimità del culto eucaristico rinascimentale.
La Presenza Reale di Cristo nel Tabernacolo e la Pietà Eucaristica
Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. È presente in primo luogo nell'assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell'Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia.
Tale intento è importante: esso vuol mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata. La tradizione liturgica attesta però anche un incontro col Santissimo Sacramento immediatamente prima della celebrazione eucaristica stessa, soprattutto la celebrazione eucaristica stazionale del Papa o del Vescovo.
In relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, la corretta posizione del tabernacolo aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. Per i cattolici, la Presenza Reale di Gesù nell'Eucaristia, pane e vino consacrati, è un pilastro della fede e una fonte di nutrizione spirituale, disponibile ogni giorno nei tabernacoli delle chiese.
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