Suor Renata Conti: Postulatrice delle Suore Missionarie della Consolata

Suor Renata Conti, missionaria della Consolata, svolge dal 2011 il servizio della postulazione per l’Istituto. Nella sua ricca esperienza ha portato avanti il processo di riconoscimento del martirio, che ha condotto alla proclamazione della Beata Leonella Sgorbati, martire della Chiesa, e negli ultimi anni ha avuto parte attiva nel riconoscimento del miracolo che ha portato alla canonizzazione di San Giuseppe Allamano.

Il Ruolo di Postulatrice di Suor Renata Conti

Suor Renata Conti non pensava di poter prestare questo servizio all’Istituto. Nel 2011 le è stato chiesto se si sentiva di assumere la postulazione per la causa di Suor Leonella. Ha così iniziato a contattare la Congregazione delle Cause dei Santi e ha partecipato al corso per postulatori da essa offerto.

Il contatto con la realtà di questa Congregazione, oggi Dicastero, ha aperto alla conoscenza di una realtà nuova, non solo per lei, ma per l’Istituto. Approfondire la figura di Leonella, una donna con le sue fragilità, come tutti, ha profondamente cambiato la vita di Suor Renata: scoprire il rapporto intimo di Leonella con Gesù Eucaristia l'ha arricchita tantissimo, e con lei tutta la famiglia missionaria.

Suor Renata ha trovato molta accoglienza da parte dei Missionari, e grazie alla sua esperienza nell'inchiesta diocesana per il processo della Beata Leonella, ha potuto dare il suo apporto al processo. Hanno lavorato bene insieme, e in questo percorso sono emersi anche aspetti della santità del Fondatore, San Giuseppe Allamano, che ha compiuto diversi miracoli.

Suor Renata Conti, postulatrice, al lavoro con documenti per le cause dei Santi

La Causa di Beatificazione di Suor Leonella Sgorbati

La Direzione generale MC, dopo aver valutato la richiesta del X Capitolo generale 2011 e considerando importante dare avvio all’Inchiesta Diocesana per il riconoscimento del martirio di Suor Leonella, ha nominato la Postulatrice della Causa nella persona di Suor Renata Conti, MC. Verificata e raccolta in un Dossier la “Fama di Martirio e di Segni”, la Direzione generale ha quindi domandato - attraverso la Postulazione - al Vescovo competente, Sua Eccellenza Mons. Giorgio Bertin, di avviare il processo.

Il giorno 25 settembre 2012, a Nepi (VT - Italia), in Casa Generalizia MC, S.E.R. Mons. Giorgio Bertin diede inizio ufficiale al percorso dell’Inchiesta Diocesana con la Santa Messa. A nome dell’Istituto e accompagnata dalla Postulatrice, Madre Simona lesse il Supplex libellum, ossia la richiesta formale di dare inizio alla Causa.

Mons. Bertin espresse la sua gioia e gratitudine: «Con immensa gioia e gratitudine verso Dio, accolgo la vostra domanda di dare inizio all’Inchiesta Diocesana per il riconoscimento del Martirio di Suor Leonella Sgorbati, uccisa nella mia Giurisdizione Ecclesiastica, in Somalia, il 17 di settembre del 2006. La sua vita e il suo martirio nel segno del perdono ci sono di esempio e di motivo per dare inizio al cammino di verifica e di ricerca attraverso le testimonianze e lo studio dei documenti allegati al dossier.»

Il Percorso dell'Inchiesta Diocesana

Da settembre 2012 a settembre 2013 si procedette con la formazione delle commissioni. La commissione storica fu conformata da P. Antonio Magnante IMC, Mons. Luigi Paiaro, Vescovo emerito della Diocesi di Nyahururu (Kenya) e Suor Chiara Piana MC. La commissione teologica fu composta da Mons. Carlo Ghidelli, Vescovo emerito della Diocesi di Lanciano (Italia). P. Francesco Giuliani IMC fu nominato giudice delegato.

L’Inchiesta Diocesana ebbe inizio in Djibouti il 16 di ottobre 2013 alle ore 09:00 e si concluse il 15 gennaio 2014 alle 12:30 con una Santa Messa di ringraziamento per i lavori portati a termine. L’inchiesta si sviluppò in quattro tappe: prima tappa a Djibouti, seconda tappa a Nairobi con la partecipazione anche dei testimoni della Somalia, terza tappa nel Meru e quarta tappa a Torino con la partecipazione anche dei familiari.

Mappa che evidenzia le tappe dell'inchiesta diocesana di Suor Leonella Sgorbati: Djibouti, Nairobi, Meru, Torino

Il Martirio e il Messaggio di Suor Leonella

Il 17 settembre 2006 Suor Leonella Sgorbati veniva colpita a morte da una raffica di colpi di arma da fuoco a Mogadiscio, Somalia. Con lei moriva la guardia del corpo, Mohamed Mahamud, che aveva cercato di difenderla. Il suo assassinio la unisce di fatto alla scia di sangue che ha segnato indelebilmente la storia recente della Somalia, dove altri religiosi, come Mons. Salvatore Colombo (Mogadiscio, 1989), hanno sacrificato la vita.

Le sue ultime parole furono: «Perdono, perdono, perdono…». Il martirio di Suor Leonella è espressione della radicalità dell’offerta della propria vita e profezia della sua donazione. Il suo martirio è profezia che rende visibile l’amore e testimonia il dono e la responsabilità insiti nella vocazione di consacrati per la missione. L’Istituto lesse, nel dono di vita di Suor Leonella, un richiamo forte del Signore alla fedeltà alla Missione.

Suor Leonella Sgorbati ha vissuto l’amore incondizionato a Cristo e ha realizzato il desiderio del Fondatore: “servire la missione anche a costo della vita” (cf. Conf. S., 24 settembre 1916). Un aspetto centrale della sua vita fu l'intensa relazione con Gesù nel mistero Eucaristico. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui.» Lei stessa diceva: «Se il Suo corpo e il mio sono una cosa sola, se il Suo sangue e il mio sono una cosa sola, allora è possibile essere sempre in Lui, dono d’amore, dono di Lui, per tutti. Sempre, in ogni momento!»

Questa esperienza l’aveva segnata come un marchio di fuoco, portandola a percepire chiaramente la chiamata di Gesù a vivere il mistero eucaristico fino al dono della vita, fino allo spargimento del sangue, come Lui. Nel suo diario, Suor Leonella scriveva: «Il mio andare in Somalia è la risposta a una chiamata: tu Padre hai tanto amato la Somalia da donare il tuo Figlio… e io dico con lui “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue donato per la salvezza di tutti”.»

La sua missione era dialogo di vita e dono senza riserve, un andare a cercare i più poveri, coloro che non avevano mai conosciuto il messaggio dell’Amore di Dio, la mitezza e la mansuetudine del Figlio. In una circolare alle sorelle, chiedeva: «Siamo disposte ad andare a cercare coloro che il messaggio dell’Amore di Dio non l’hanno mai conosciuto, anche se questo implica distacco e sacrificio fino a dare la vita? Siamo disposte a dare la vita, a dare il sangue se occorre testimoniando la mitezza e la mansuetudine del Figlio? Si, io credo di si.»

Il suo sacrificio è condiviso con Mohamed Mahamud, un uomo musulmano, sposo e padre di quattro figli, che ha versato il suo sangue nel tentativo di salvarla. Suor Leonella e Mohamed Mahamud sono così uniti per sempre nel dono della vita. Il rapporto con la Consolata e con Maria era un altro aspetto molto presente nella vita di Suor Leonella. Nelle sue circolari come Superiora regionale in Kenya, parlava spesso di Maria come Colei che, nel suo Figlio, dona la Consolazione, sempre legata a Gesù e alla missione.

Lei si chiedeva: «Che cosa vuole dire “donare la Consolazione” oggi? Cosa vuol dire entrare nel mistero dell’Incarnazione, e diventare il Figlio oggi?» E rispondeva: «Significa accogliere che il Figlio sia libero in ciascuna di noi, in me, libero di perdonare attraverso la mia persona a chi mi reca offesa, libero di spezzare il pane della bontà, della comprensione e della compassione nella mia comunità, libero di fare in me il cammino che il Padre ha fatto fare a Lui con le scelte che il Padre indica. Contempliamo la Consolata nell’attitudine di donarci il Figlio! Il Fondatore passava ore a contemplare la Madre, passava ore ad adorare il figlio reso pane spezzato per noi!»

Suor Renata Conti ha incontrato Suor Leonella più volte in Kenya e in altri incontri, chiacchierando con lei poco prima della sua morte. La ricordava come una personalità vivace e gioiosa, che manteneva nel cuore un’esperienza di Dio profonda e vera, frutto di una grazia speciale. «Non lo vedeva con gli occhi, ma lo percepiva, lo sentiva. Un rapporto diretto e intenso. La sua esperienza eucaristica è un’esperienza mistica. Questo ci dice che tutte noi possiamo fare un cammino così di risposta al Signore.» Per Suor Renata, l'approfondimento della vita di Suor Leonella è stato un gran bene, arricchendola tantissimo.

Ritratto di Beata Leonella Sgorbati, missionaria martire

La Canonizzazione di San Giuseppe Allamano

Nel suo servizio di postulatrice, Suor Renata Conti ha avuto parte attiva anche nel riconoscimento del miracolo che ha portato alla canonizzazione di San Giuseppe Allamano, Fondatore delle Missionarie e dei Missionari della Consolata. Il miracolo di Sorino in Amazzonia è stato presentato grazie all’apertura e alla collaborazione unica della Chiesa di Roraima, animata da una grande fede e dalla convinzione che fosse veramente ciò che il Signore voleva.

Per Suor Renata, questo momento di grazia ha un significato profondo per il Carisma stesso dell’Istituto: «Quell’ ad gentes è veramente la strada per rispondere al Carisma che ci ha dato il Fondatore.» Ricordando la canonizzazione in Piazza San Pietro il 20 ottobre, Suor Renata ha descritto una gioia immensa: «Ho voluto stare di fronte, nella piazza, per godermi il momento. Sentire il Papa che ha detto: “Lo iscriviamo nell’albo dei Santi” … io ho sentito che la mia vocazione è stata realizzata.»

Suor Renata Conti durante una Messa di ringraziamento per la canonizzazione di San Giuseppe Allamano

Il Valore della Missione e dell'Amore

Il prossimo 17 settembre è una giornata di viva memoria del dono di Suor Leonella, un richiamo per tutti i Missionari e le Missionarie. L'amore, come insegnato da Leonella, è più forte della morte, ispira fiducia, scaccia la paura e porta la pace. È un amore disposto anche a morire, come Gesù e tanti altri che lo hanno compreso.

Senza amore, nessun gruppo di persone può diventare comunità. È l’amore più forte della morte a rendere i membri della comunità capaci di restare insieme nonostante i propri difetti e fallimenti. È l’amore a costruire relazioni di fiducia che danno pace a una comunità. È l’amore a trasformare le persone in testimoni premurosi e disposti a sacrificarsi gli uni per gli altri. È l’amore del Signore risorto che prende forma in una persona e in una comunità. Ciò di cui il mondo ha bisogno ora è l’amore. È la sola cosa di cui vi è sempre troppo poco.

Suor Leonella ci insegna questo amore, ci insegna che una comunità può essere veramente missionaria solo quando vive l’amore, il perdono e la misericordia. È di questo che il mondo, i missionari e le missionarie, tutti abbiamo bisogno adesso.

Papa Francesco riconosce il martirio di suor Leonella Sgorbati

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