Un Profilo al Servizio della Carità
Suor Raffaella Spiezio guida la Caritas di Livorno da sei anni, ottenendo risultati significativi. A sentirla al telefono, sembra una "ragazzina", ma in realtà Suor Raffaella Spiezio, Presidente della Fondazione Caritas di Livorno e di recente anche Direttrice della stessa Caritas diocesana, ha quarant'anni.
La Vocazione e la Chiamata a Livorno
Suor Raffaella è una suora delle Figlie della Carità. Sei anni fa, quando il suo Vescovo chiese alle Figlie della Carità un nome per rinnovare la Fondazione, la sua superiora scelse proprio lei. "La mia missione è stata accogliere questo invito da parte della mia comunità e del vescovo," dichiara, pur sperando, in realtà, di andare in missione. Il Signore, evidentemente, ha scelto diversamente: "Io ho una formazione prettamente pastorale, ho una laurea in Scienze dell’Educazione, e volevo andare in missione, non avevo molta voglia di finire in un ufficio, e invece il Signore..." ha avuto altri piani.

Sei Anni di Crescita e Trasformazione alla Caritas Livornese
In questi anni Suor Raffaella si è dedicata completamente alla sua missione e ha realizzato molto a Livorno, una provincia non ricca della Toscana. Ha costruito rapporti di fiducia e partenariato con le aziende. Talvolta incontra difficoltà quando i preti devono trattare con lei, che non è un prete, ma in sei anni la stima della comunità è cresciuta parallelamente all'aumento delle attività da lei dirette. "Per me è stata una cosa provvidenziale," afferma. "La Caritas in questi anni è cresciuta molto, siamo passati da quattro a quaranta dipendenti, e abbiamo aumentato anche il numero di progetti e servizi che mettiamo a disposizione." Quando è arrivata, il bilancio era di 400 mila euro; ora è riuscita a portarlo a 1.8 milioni, quasi interamente frutto di fundraising e donazioni, con solo una piccola parte proveniente dall'8 per 1000.
Innovazione e Progetti Significativi
Una delle nuove iniziative introdotte è stata la Scuola dei Mestieri, in una zona povera di sapere e di lavoro. L'obiettivo è aiutare chi perde il lavoro a scoprire un nuovo talento, insegnando in maniera informale nuove capacità. In futuro, si spera di poter attivare corsi certificati. Numerosi corsi sono condotti da volontari-Mastri che insegnano, coadiuvati dai ragazzi del Servizio Civile Nazionale. La Caritas aiuta anche con il microcredito, ove possibile, a far partire piccole start-up individuali per chi può ricominciare un percorso lavorativo in proprio. L'anno prossimo si proverà a far partire un catering solidale che possa offrire un'ulteriore opportunità lavorativa a chi ne ha bisogno.
Centrale in tutte queste attività è la dimensione della socialità, del costruire legami di solidarietà e amicizia. Spesso chi perde il lavoro, specialmente gli uomini, perde anche il proprio contesto nella comunità; se non lavorano, si sentono mancanti verso la famiglia e rischiano la depressione. L'aiuto passa anche dal non lasciare sole le persone. La Caritas, in pratica, paga un periodo di prova di sei mesi in un'azienda, provvedendo allo stipendio, nella speranza che il lavoratore, avendo la possibilità di farsi conoscere, venga poi assunto.
La Dimensione Pastorale del Servizio
Suor Raffaella sottolinea come la formazione ricevuta, la "Scuola," le abbia dato un ordine alle cose imparate sul campo e con le esperienze, aiutandola a gestire meglio le risorse. Riconosce che più un'opera cresce, più le cose possono sfuggire di mano. Il rischio di perdere la dimensione pastorale della Caritas esiste, ma la "Scuola" l'ha aiutata proprio in questo aspetto del suo servizio. Con il corso, si interroga maggiormente sul significato pastorale di ciò che fanno, anche in Caritas, dove ha scelto di dare spazi di autonomia a chi lavora e un percorso di preghiera settimanale per crescere insieme. A questo si aggiunge un piccolo ritiro una volta al mese: si lascia tutto in mano ai volontari e ci si reca in una casa sul mare della Caritas, dove si celebra la messa, si prega e si cresce nella fede, trovando così nuovi spunti per il servizio. Prima che un progetto diventi un servizio efficace, passa del tempo, è necessario affinare bene le cose per farle funzionare. Per le Figlie della Carità, coniugare le due dimensioni significa vivere una fede concreta, contemplare Cristo nel povero, amarlo con tenerezza. La preghiera è sempre abitata dalla storia dei poveri, non è mai una preghiera intimistica. San Vincenzo De’ Paoli diceva: "Non mi basta amare Dio se il mio prossimo non lo ama." Questa frase, sebbene difficile, insegna che l'amore rende possibile anche ciò che sembra impossibile.

L'Esempio di Liborio Panvini: Un Volto della Caritas
Suor Raffaella Spiezio è stata tra le prime persone ad arrivare a casa di Liborio Panvini, non appena appresa la notizia dell'improvvisa morte del cinquantasettenne, accolto nella grande famiglia della Caritas di Livorno dal 2006. La religiosa, per un decennio alla guida della Fondazione, conosceva molto bene quell'uomo "generoso, disponibile, altruista, sempre pronto ad aiutare gli altri più di quanto fosse a riceverne". Era stato Liborio il primo ad accoglierla quando, nel dicembre del 2010, Suor Raffaella arrivò nella vecchia sede di via Torretta. "È stato una persona importante nella mia vita," racconta, "e nella vita di molti altri. Aveva un male incurabile, ma il suo spirito combattivo lo portava a minimizzare anche questo."
"È triste sapere che sia morto da solo," continua Suor Raffaella, "ma solo lo era soltanto in quel momento perché il suo percorso, lungo e complesso, lo aveva portato a vivere di relazioni e le persone che adesso soffrono la sua scomparsa ne sono la testimonianza. La Caritas era la sua casa, intesa appunto come insieme di relazioni e non soltanto come mura. Però sognava anche una casa 'vera' e un lavoro, ma quando ottenne finalmente un alloggio popolare ci mise un po' a trasferirsi. D'altronde viveva per la Caritas, per le persone che avevano bisogno di aiuto. Solo quando prese la televisione capii che era arrivato il momento di lasciare la nostra struttura. La vita aveva messo Liborio davanti a mille difficoltà, ma lui non si era mai arreso. Pensava di farcela sempre," ricorda infine la suora, "anche quando lo vedevo stanco e gli chiedevo di riposare non c'era verso di fargli cambiare idea. Dovevi costringerlo perché si prendesse cura di sé e non soltanto degli altri. Affrontava la vita con grinta e coraggio, ha sempre lottato senza arrendersi e lavorato per gli altri." Alla Caritas, Liborio "faceva di tutto," ricorda Suor Raffaella, "dal custode all'idraulico, dal muratore al magazziniere, dalla raccolta pacchi alla distribuzione dei pasti fino alle pulizie. Alcune volte è stato ospite da noi, a Quercianella, e anche là si è sempre dato da fare. Era una persona attenta ai bisogni degli altri, che ascoltava. Si ricordava di tutto."

Sfide Recenti e Nuove Strategie: L'Impatto del Covid-19
La Caritas diocesana di Livorno, grazie anche all'8xmille della Chiesa cattolica italiana, ha dovuto rimodulare i propri servizi per rispondere alle esigenze dei più bisognosi, assicurando, anche durante il periodo del lockdown, aiuto e assistenza per i senzatetto, gli anziani soli, distribuendo circa 3.000 pasti caldi e offrendo 1.000 pacchi viveri alle famiglie in difficoltà. "La prerogativa di Caritas è quella di stare accanto alle persone e di esserci in qualsiasi momento della loro vita," afferma Suor Raffaella. "La situazione del Covid ha accentuato questo desiderio da parte nostra, ma il dover stare distanti ci ha spinto a reinventarci. Ci siamo dovuti ripensare in maniera creativa."
Innanzi tutto, è stata data completa disponibilità a coloro che erano in difficoltà per la situazione, persone che non sapevano dove andare e avevano bisogno di un supporto importante. Un servizio fondamentale che ha rivalutato l'operato è stato il "Pronto ti ascolto". Non potendosi incontrare di persona, sono stati sfruttati i contatti telefonici, rivelatosi una scoperta importante. Tante persone che fanno fatica a venire a chiedere aiuto in Caritas, attraverso il telefono hanno ritrovato in qualche modo la loro dignità con una privacy un pochino più preservata. Alcuni hanno chiamato anche solo per raccontare la loro situazione e chiedere aiuto.
"La paura ha trasformato tutto, ha trasformato le relazioni, ha trasformato l’idea di pensarsi nel futuro, ha trasformato la dimensione economica; molte persone si sono dovute ripensare proprio da capo," spiega Suor Raffaella. "Abbiamo toccato con mano tutto ciò quando ci è stato richiesto un supporto psicologico da parte dei giovani che non potevano avere relazioni con nessuno se non attraverso un cellulare. Tantissime anche le persone anziane che non si sono più risollevate." Attualmente, la Caritas supporta numerose famiglie pagando affitto, utenze, generi alimentari e anche le cose più banali, come i soldi per rinnovare la carta d’identità. "L’altra volta andavamo verso la primavera e l’estate, e tutto ciò in una realtà di mare come Livorno aiuta. Ora invece abbiamo un inverno lungo perché non sappiamo questa situazione quando finirà," conclude, ricordando la frase simbolo di Papa Francesco: "Siamo tutti sulla stessa barca."
La Visione di Suor Raffaella e il Futuro
Spesso chi lavora con lei la descrive come una figura che, se avesse scelto un'altra vita, forse sarebbe diventata la grande manager di una grande azienda. Brava a trovare e gestire le risorse, bravissima a organizzare i servizi, capace tanto di ascoltare quanto di far parlare tra loro mondi diversi. Suora degli ultimi e punto di riferimento per gli imprenditori, una persona pratica, ma con la visione. Suor Raffaella desidera una Chiesa che restituisca il messaggio vero di Cristo, perché "non sempre riusciamo a far conoscere la gioia vera".
Tra un mese, a febbraio 2021, Suor Raffaella Spiezio lascerà la Caritas di Livorno per andare a guidare la comunità delle sorelle a Quercianella. Papa Francesco ha sempre creduto molto nei giovani e aveva chiesto loro di essere protagonisti nel loro cammino, mettendosi in gioco e donando la propria vita con coraggio e libertà, soprattutto nel servizio ai piccoli e agli ultimi. Incoraggiava i giovani a "svegliare il mondo", a "sognare in grande" e ad essere "coraggiosi cercatori di senso". Suor Raffaella ritiene che un atteggiamento necessario per discernere la propria vocazione sia innanzitutto avere il cuore e la mente aperti e disponibili. È necessario mettersi in ascolto della Parola di Dio, della vita così come si presenta e di una guida spirituale. Gli strumenti concreti che possono aiutare nel cammino includono la direzione spirituale, esperienze di servizio, la vita comunitaria e una preghiera personale e comunitaria. Tutto ciò significa intraprendere un percorso interiore, personale e spirituale, mettendosi in ricerca della volontà di Dio per fare scelte autentiche, libere, belle e responsabili. San Vincenzo e Santa Luisa hanno vissuto in un'epoca particolare, dove i poveri venivano imprigionati se chiedevano aiuto. San Vincenzo è stato il rivoluzionario della Carità. Mettersi al servizio del fratello allarga il cuore. Tutto cambia quando ci si fida di Dio e si sceglie di amare.