La storia di Helena Studler, una Figlia della Carità nata nel marzo del 1891 ad Amiens e morta il 3 dicembre 1944 a Clermont-Ferrand, è una testimonianza di straordinario coraggio e abnegazione. Definita la "Schindler francese", Suor Helena è stata una delle pochissime donne a creare una propria rete nella resistenza francese durante la Seconda Guerra Mondiale, salvando oltre duemila persone dalla furia nazista.

Biografia e Inizio del Servizio
Helena Studler prese i voti con il nome di Suor Helena. Di origine francese, fu espulsa durante la Prima Guerra Mondiale. Nel novembre del 1918 tornò a Metz e iniziò a lavorare all’ospizio Saint-Nicolas. La religiosa si dedicava anima e corpo ai più deboli e bisognosi, agli anziani, ai bambini orfani e abbandonati, incarnando il carisma vincenziano delle Figlie della Carità.
La Seconda Guerra Mondiale e la Rete di Libertà
Metz sotto Occupazione Nazista
Nell'estate del 1940, i tedeschi avevano già occupato gran parte della Francia. A Metz, capoluogo della regione della Lorena, nel nord-est del paese, Suor Helena Studler operava come religiosa appartenente all'ordine vincenziano delle Figlie della Carità. Con l'occupazione tedesca, la posta in gioco divenne ancora più alta: i Tedeschi avevano infatti costruito un campo di concentramento non lontano dalla città, dove centinaia di prigionieri erano già stati rinchiusi.
Nascita di una Resistenza Clandestina
Testimone diretta della ferocia nazista, la suora non poteva rimanere inerme. Decise di impegnarsi per impedire che altre persone finissero nelle mani degli occupanti, tentando di salvarli da una tragica fine. Dal 1939, Suor Helena aveva già iniziato ad aiutare i portantini francesi a raccogliere i feriti al fronte. Insieme a numerosi abitanti di Metz e ad alcune sue consorelle, organizzò in poco tempo una "rete della libertà", un sistema di "trasferimento" che permetteva ai perseguitati di fuggire dalla zona occupata grazie a documenti falsi e all'assistenza di famiglie ed enti.
Inizialmente, le sue attività si limitavano ad accedere ai campi per assistere i feriti, fornendo cibo, coperte e medicine. Successivamente, iniziò a raccogliere clandestinamente lettere dei prigionieri per le loro famiglie e a consegnare le risposte. Il vero salto di qualità avvenne quando iniziò a facilitare la fuga dei prigionieri, nascondendoli in vari modi. Come spiegato dalla stessa Studler nei suoi scritti e lettere, per entrare nei campi senza autorizzazione, ricorreva a "corruptelas" - un po' di mirabelle (liquore di prugne selvatiche), caffè in grani, cioccolato, sapone, un pizzico di aplomb e un sorriso per ammorbidire il rigore teutonico.
Le Fughe Audaci e l'Arresto
Il grande salto operativo si ebbe nel luglio del 1940, quando due ufficiali internati nel seminario di Montigny la supplicarono di aiutarli a scappare. In un attimo, tutto fu organizzato: a mezzogiorno un'auto li attendeva per condurli a Nancy. Suor Helena definì questa esperienza come "la mela fatale", riferendosi al potere di salvare vite umane condannate, a cui non poté più resistere. Da quel momento, per lei e una vasta rete di amici fidati e devoti, iniziò un periodo di grandi emozioni e gioie, con evasioni realizzate in mille modi.
Così, più di duemila fuggiaschi, tra cui personaggi illustri come François de Mitterrand e il Generale Giraud, approfittarono di questa rete di fuga per eludere la Gestapo a Metz e raggiungere la zona franca. Suor Helena mise a repentaglio la sua vita e quella delle sue consorelle, utilizzando strategie rischiose e creative. Tuttavia, non tutto fu facile. In un'occasione, un tentativo di fuga a cui partecipava personalmente fu scoperto e Studler fu trasferita in un locale della Gestapo, dove subì 18 ore continue di interrogatori per tre giorni. La intimidirono con ogni mezzo, ma lei negò tutto. La sua situazione era compromessa, ma l'ottavo giorno di reclusione chiese un medico, che si schierò dalla sua parte e le diagnosticò un falso tifo, costringendo i nazisti a liberarla.

Il Controversa Eredità e il Sacrificio
La Cattura della Superiora e l'Intervento di Franco
Il coraggio di Suor Helena, sebbene eroico, non fu privo di conseguenze complesse. La sua rete di libertà, infatti, mise in pericolo la vita della superiora dell'ordine di allora, Madre Laura Decq. Il problema si aggravò quando Studler facilitò la fuga del Generale Giraud, un prigioniero di alto valore politico. Himmler si infuriò, e la persecuzione della rete divenne implacabile, portando alla caduta e alla morte di quasi tutti i suoi membri. Essendo Studler scomparsa, i nazisti arrestarono Madre Decq e la rinchiusero in un campo.
Di fronte a questo, la stessa Studler fu assalita dal dubbio e si offrì di consegnarsi per la liberazione della superiora. Tuttavia, il vicario dell'ordine si oppose, temendo che la sua cattura avrebbe condannato l'intera rete, causando un male ancora maggiore. La storia ebbe una svolta inaspettata grazie alla segretaria personale di Laura Decq, Suor Mathilde, che inviò lettere a tutte le delegazioni dell'ordine nel mondo per chiedere intercessione. Una di queste lettere giunse a Madrid, e Justa Domínguez de Vidaurreta, una religiosa coinvolta nella causa di beatificazione, decise di agire. Con audacia simile a quella di Studler, e grazie alla mediazione delle sorelle dell'infermeria del Pardo, richiese un colloquio con il Generalissimo Franco in persona. L'incontro ebbe luogo, e Franco intercedette presso Hitler a favore di Madre Decq, ottenendone la liberazione.
La Morte e il Riconoscimento Postumo
L'incondizionata dedizione di Helena Studler alla sua causa la portò a trascurare la propria salute. Quando le sue sofferenze la costrinsero a consultare un medico, fu scoperto che aveva il cancro, ma ormai era troppo tardi. La superiora dell'ospedale di Metz, con cui non sempre aveva concordato sui metodi e sull'audacia di Suor Helena, fu la persona che la accompagnò fino alla fine nei suoi ultimi giorni. Studler morì il 3 dicembre 1944 a Clermont-Ferrand, nel corso della battaglia in cui le truppe nordamericane liberarono la città.
La maggior parte dei suoi amici perse la vita, perseguitati dai nazisti, ma oltre duemila persone di ogni origine e condizione furono salvate grazie al suo operato. Uno di loro, lo scrittore Boris Holban, le rese omaggio nel suo libro «La pasadora de libertad», commosso dalla forza irrefrenabile del suo impegno. Helena Studler fu premiata, prima di morire, con la Croce di Cavaliere della Legion d'Onore francese e la Croce al Merito di Guerra, riconoscimenti che le furono conferiti postumi anche dal Generale Giraud.
"Red de Libertad": Il Film Biografico
LA RETE DELLA LIBERTÀ (2017) | Promo tv
La storia di Suor Helena Studler, paragonabile per grandezza a quella del più famoso Schindler, è stata portata sul grande schermo nel film “Red de Libertad” (La Rete della Libertà) del regista spagnolo Pablo Moreno. La pellicola, distribuita il 20 ottobre in tutta la Spagna e presentata in anteprima a Roma il 10 e l'11 ottobre al Cinema Farnese, narra l'opera di Suor Hélène Studler, interpretata da Assumpta Serna.
Ambientato nella Francia dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale, il film, pur con mezzi modesti e nonostante la lingua spagnola utilizzata per una storia originariamente francese, riesce a trasmettere la disperazione di un gruppo di francesi che, guidato da Suor Helena, costruisce una rete di resistenza clandestina. Questa rete riesce ad aggirare la crudeltà militare tedesca, talvolta anche in opposizione alle autorità ecclesiastiche del tempo. Il film, che fa parte di una trilogia ideale del regista Pablo Moreno, ha ottenuto numerosi riconoscimenti, accumulando più di 15 premi in festival in Armenia, Messico, Russia e Polonia.
Il Personaggio e il Messaggio del Film
In “Red de Libertad”, la suora viene mostrata mentre "corrompe" i soldati nazisti con del liquore alla frutta per accedere ai campi di concentramento o mentre costruisce barili con doppio fondo per liberare i prigionieri. Assumpta Serna, l'attrice protagonista, ha spiegato che il suo personaggio "rappresenta tutte le Suore Figlie della Carità e ha le sue debolezze e i suoi punti di forza in modo che ognuno possa identificarsi con lei." Ha inoltre aggiunto che "è una storia che andava raccontata, in un tempo in cui le donne hanno molto da dire, raramente si è parlato di queste eroine che hanno dato senso alla vita con tanta generosità."
Il regista Pablo Moreno ha motivato la sua scelta di rendere Helena Studler protagonista del film "per la sua autenticità e per il modo così creativo di affrontare i problemi", che le permetteva di "trasformare una situazione negativa in un'opportunità". Moreno ha sottolineato l'importanza di rendere giustizia a tutte queste persone che hanno salvato tantissima gente in un momento così cruciale e drammatico per il mondo. Il film, commissionato dalle Figlie della Carità, evidenzia anche passaggi che richiamano la storia di San Vincenzo e il suo carisma.

Controversie e Ricezione
Nonostante l'opera sia stata finanziata, in gran parte, dall'ordine di San Vincenzo de Paoli in Spagna, è stata accolta con notevole stupore da molti membri dello stesso ordine in Francia. Questo è dovuto al fatto che, a tutt'oggi, Studler è un personaggio controverso in Francia. La sua rete di libertà mise in pericolo la vita della sua superiora, Laura Decq, portando molte sue consorelle a considerarla una "temeraria". Secondo la religiosa Ángeles Infante, assessora biografica del film, il criterio principale per le Figlie della Carità è la "retta coscienza", che "ci spinge a soccorrere al di sopra di ogni cosa", anche quando il modo di procedere di un'altra religiosa non è del tutto compreso o condiviso. Moreno crede che questa complessità renda Helena Studler una figura reale, non un personaggio di cartone.