Le Figure di San Cirillo nella Storia della Chiesa

Il nome Cirillo ha rivestito un'importanza significativa nella storia cristiana, identificando diverse figure di santi che hanno lasciato un'impronta indelebile nella teologia, nell'evangelizzazione e nello sviluppo culturale. Tra i più celebri si annoverano San Cirillo d'Alessandria, Dottore della Chiesa del V secolo, e San Cirillo, monaco e apostolo degli Slavi del IX secolo, venerato insieme al fratello Metodio.

illustrazione di due figure ecclesiastiche, una del V secolo e una del IX secolo, per rappresentare i due San Cirillo

San Cirillo d'Alessandria

Vita e Contesto Storico

San Cirillo d'Alessandria, noto anche come Doctor Incarnationis, nacque intorno al 370 e morì ad Alessandria d'Egitto il 27 giugno 444. È riconosciuto come Padre e Dottore della Chiesa, titolo proclamatogli da papa Leone XIII nel 1882. La sua formazione iniziò precocemente, in quanto suo zio Teofilo divenne vescovo di Alessandria nel 385 e lo prese sotto la sua guida.

Nel 403, all'età di circa venticinque anni, Cirillo fu ordinato lettore della Chiesa di Alessandria e nello stesso anno partecipò con lo zio al sinodo della Quercia, un evento controverso che portò alla deposizione del patriarca di Costantinopoli, san Giovanni Crisostomo. Alla morte di Teofilo nel 412, Cirillo gli succedette come patriarca, ereditando anche i tratti autoritari dello zio e la guida di una turbolenta fazione cristiana che ambiva alla supremazia nella regione.

Il Concilio di Efeso e la Lotta al Nestorianesimo

Cirillo fu un teologo coinvolto nelle dispute cristologiche della sua epoca. Si oppose con fermezza a Nestorio, il patriarca di Costantinopoli, durante il Concilio di Efeso del 431, del quale fu una figura centrale. La disputa verteva sulla natura di Cristo e sul titolo di Maria.

Nestorio, infatti, preferiva chiamare la Vergine Maria "Madre di Cristo" (Christotókos) piuttosto che "Madre di Dio" (Theotókos), operando, a giudizio di Cirillo, un'eccessiva separazione tra le due nature di Cristo (divina e umana). Questa posizione metteva in pericolo l'affermazione di sant'Atanasio, secondo la quale solo se Gesù è veramente Dio e veramente uomo può salvare l'umanità. Cirillo difese strenuamente l'attribuzione del titolo di "Madre di Dio" a Maria, largamente acquisito nella Chiesa d'Oriente, affermando che Maria può essere chiamata così poiché ha generato Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

La sua opposizione alle tesi nestoriane si manifestò attraverso una lettera pastorale inviata a tutti i fedeli nel 429 e una lettera enciclica ai monaci egiziani. Ebbe anche una corrispondenza diretta con Nestorio, invitandolo invano a ritrattare le proprie tesi. La questione escalò, portando Cirillo e Nestorio ad appellarsi a papa Celestino I, il quale convocò il Concilio di Roma nel 430. Qui, Nestorio fu condannato e minacciato di deposizione se non avesse ritrattato entro dieci giorni.

Cirillo fu incaricato di trasmettere a Nestorio la lettera di diffida del papa, a cui aggiunse la formula di fede approvata nel Concilio di Alessandria del 430 e una lista di dodici anatemi. Al Concilio di Efeso del 431, prima ancora dell'arrivo dei vescovi siriani e degli inviati di Roma, Cirillo fece approvare un documento di condanna di Nestorio. In tale contesto, affermò con forza che "Il Logos di Dio Padre è nato dalla Vergine, che fu chiamata al ruolo di mediatrice e di strumento per far nascere nella carne Colui che si era unito alla carne: l’Emanuele è Dio. Colei che ha fatto nascere il Dio che è apparso per noi, si deve chiamare Madre di Dio".

icona di San Cirillo d'Alessandria o affresco del Concilio di Efeso

La Cristologia di Cirillo

Cirillo d'Alessandria, appartenente alla scuola teologica alessandrina e perciò di matrice platonica, si differenziava dai teologi di Antiochia (di scuola aristotelica). Mentre questi ultimi ponevano enfasi sull'umanità di Cristo e sull'unione delle sue due nature in una sola persona, Cirillo partiva dalla divinità di Cristo e dall'unità di persona nel Verbo che esiste dall'eternità e si incarna. Egli fu uno scrittore fecondo, riconosciuto come il teologo dell'incarnazione, che diede un'impronta decisiva alla cristologia ortodossa.

Il suo sforzo teologico era volto a spiegare l'unità della persona nel Verbo e come, dopo l'incarnazione, la natura umana non fosse assorbita dalla divina, ma sussistesse integra, senza mescolanza o confusione. Per Cirillo, questo era un mistero ineffabile. Egli rifiutava termini come "coabitazione", "congiunzione" o "relazione", così come "avvicinamento" e "contatto" (synapheia), proposti dagli antiochiani. Riteneva insufficiente anche il termine "unione" (enosis), poiché avrebbe potuto sottintendere che Cristo fosse un uomo che "portava Dio", un «teoforo» (theophoron anthropon).

Sebbene usasse espressioni ortodosse, una delle sue formulazioni, «l'unica natura incarnata di Dio Verbo» (mia physis tou Theou logou sesarkomenee), pur senza sua consapevolezza, proveniva da Apollinare di Laodicea, che Cirillo stesso combatteva, e si prestava a confusioni che favorirono dottrine non ortodosse come il monofisismo di Eutiche. Per Cirillo, le due nature, divina e umana, sono in Cristo indipendenti ma non confuse in una sola persona divina, permettendo di predicare della persona divina di Cristo tutte le proprietà della natura umana, affermando così che Dio "nasce, patisce e muore".

Controversie e Reputazione

Durante il suo episcopato, si verificarono episodi di violenza contro gli ebrei, accusati di aver occupato una Chiesa, e il controverso assassinio della filosofa Ipazia. In epoca moderna e contemporanea, soprattutto da parte di una certa apologetica illuminista e laicista, Cirillo è stato talvolta raffigurato come una figura radicale e violenta.

Nonostante ciò, Cirillo fu seriamente impegnato nell'evangelizzazione dell'Egitto, contribuendo allo sviluppo della Chiesa copta.

Opere

Le opere di San Cirillo d'Alessandria sono raccolte in dieci volumi della Patrologia Greca del Migne (PG 68-77), testimoniando la sua vasta produzione teologica e la sua influenza sul pensiero cristiano.

Santi Cirillo e Metodio, Apostoli degli Slavi

Origini e Formazione

I Santi Cirillo e Metodio, fratelli nel sangue e nella fede, nacquero a Tessalonica (l'attuale Salonicco, Grecia) all'inizio del IX secolo. L'anagrafe li separava di soli due anni: Metodio, il cui nome di battesimo era Michele, nacque nell'825, mentre Cirillo, al secolo Costantino, venne alla luce nell'827. Erano rampolli di una nobile famiglia greca, e il loro padre Leone era un drungario della città, una posizione che gli conferiva un elevato status sociale.

La loro storia li vide inizialmente su percorsi diversi. Metodio si distinse come un abile amministratore, raggiungendo la carica di arconte di una provincia dell'Impero bizantino e conseguì un'accurata formazione giuridica, per poi farsi monaco in Bitinia. Cirillo, secondo la "Vita Cyrilli", era il più giovane di sette fratelli e già in tenera età aveva espresso il desiderio di dedicarsi interamente al perseguimento della sapienza. Si trasferì a Costantinopoli, dove intraprese studi teologici e filosofici. Ricevette un'istruzione raffinata che avrebbe dovuto condurlo a un'alta dignità imperiale, ma scelse una via diversa, rifiutando tali onori. La tradizione riferisce che tra i suoi precettori vi fu il celebre patriarca Fozio. Cirillo coltivò nozioni di astronomia, geometria, retorica e musica, ma fu nel campo della linguistica che poté dar prova del suo genio, parlando correntemente latino, arabo ed ebraico oltre al greco.

illustrazione dei Santi Cirillo e Metodio insieme, con sfondo che richiama la cultura slava o bizantina

Le Prime Missioni Imperiali

Intorno ai 35 anni di Cirillo, l'imperatore Michele III lo incaricò di una missione presso i Chazari del Mar d'Azov, che avevano richiesto l'invio di un letterato capace di discutere con Giudei e Saraceni. Fu in questa occasione che i due fratelli si riunirono, iniziando la prima di numerose missioni congiunte. Durante la missione presso i Càsari, Cirillo rinvenne le reliquie del papa San Clemente, oltre a un Vangelo e un salterio scritti in lettere russe, come narra la "Vita Methodii". Con alcuni discepoli, i fratelli realizzarono un lavoro missionario che diede visibili risultati.

La Missione in Moravia e l'Invenzione dell'Alfabeto Slavo

Due anni dopo la missione presso i Chazari, nell'863, giunse la richiesta del sovrano di Moravia, Rostislav (poi venerato come santo martire), che chiese all'imperatore bizantino di inviare missionari nelle sue terre. Questa richiesta, pur celando motivazioni religiose, era spinta anche dal fattore politico della preoccupante presenza tedesca nel suo regno.

Cirillo accettò volentieri l'invito. Resisi conto della difficoltà di comunicare le Scritture nelle lingue ufficiali del tempo, il latino e il greco, i due fratelli decisero di andare oltre le aspettative. Dopo digiuni e preghiere, inventarono un nuovo alfabeto, il “glagolitico” (da “глаголь”, che significa “parola”), oggi meglio noto come alfabeto cirillico. Questo alfabeto, probabilmente frutto di elaborazioni già avviate da tempo per la lingua slava, si componeva di 40 caratteri, in massima parte derivati dal corsivo greco medioevale.

Giunto nella sua nuova terra di missione, Cirillo incominciò a tradurre brani del Vangelo di Giovanni utilizzando il nuovo alfabeto. Insieme a Metodio, crearono l'alfabeto slavo e tradussero in questa lingua la Scrittura e anche i testi della liturgia latina, con l'obiettivo di aprire ai nuovi popoli i tesori della parola di Dio e dei Sacramenti. La loro opera, tuttavia, incontrò presto contrasti con il clero tedesco, che era stato il primo evangelizzatore di quelle terre.

scheda con la rappresentazione dell'alfabeto Glagolitico e Cirillico

Il Viaggio a Roma e l'Approvazione Papale

Nell'867, Cirillo e Metodio si recarono a Roma, ufficialmente per far ordinare sacerdoti i loro discepoli. Tuttavia, è possibile che la visita fosse stata sollecitata da una convocazione di papa Adriano II, insospettito dall'amicizia tra Cirillo e il patriarca Fozio. Indipendentemente dalle motivazioni, il pontefice riservò loro un'accoglienza straordinariamente positiva, ordinò Metodio sacerdote e approvò le loro traduzioni della Bibbia e dei testi liturgici in lingua slava. Cirillo, inoltre, gli fece dono delle reliquie di San Clemente, che aveva ritrovato in Crimea. Papa Adriano II accreditò la loro opera, confermando la lingua slava per il servizio liturgico. L'accoglienza fu tale che il Papa stesso, andando loro incontro in processione, ricevette i due fratelli, riconoscendo la straordinarietà della loro missione.

La Morte di Cirillo e la Continuità della Missione di Metodio

Le intense fatiche cui si sottopose minarono la salute del più giovane, Cirillo. Durante la permanenza nella Città Eterna, sentendo prossima la fine, volle vestire l'abito monastico, assumendo il nome di Cirillo. Il 14 febbraio 869, all'età di 42 anni, Cirillo morì a Roma dopo una malattia. Il Martirologio Romano ricorda che "Cirillo, il cui nome prima era Costantino, colpito da malattia, si fece monaco e in questo giorno si addormentò nel Signore".

Nel momento della sua vestizione monastica, Cirillo, ricolmo di gioia, avrebbe cantato: "Quando mi dissero: «andremo alla casa del Signore», il mio spirito si è rallegrato e il mio cuore ha esultato". E avrebbe detto: "Da questo momento non sono più servo né dell'imperatore né di alcun uomo sulla terra, ma solo di Dio onnipotente. Non esistevo, ma ora esisto ed esisterò in eterno." Le sue ultime preghiere riflettevano la sua devozione: "Rendi santo, concorde nella vera fede e nella retta confessione il tuo popolo, e ispira nei cuori la parola della tua dottrina. Quelli che mi hai dato, te li restituisco come tuoi; guidali ora con la tua forte destra, proteggili all'ombra delle tue ali, perché tutti lodino e glorifichino il tuo nome di Padre e Figlio e Spirito Santo. ... e formino il tuo popolo santo concorde nel testimoniare la vera fede. Amen."

Dopo la morte di Cirillo, Metodio venne consacrato vescovo e ripartì con la qualifica di legato apostolico per la Pannonia e la Moravia, continuando la missione con determinazione. Nonostante le ostilità e le incomprensioni, egli superò le avversità, istruendo discepoli nella traduzione dei testi sacri. Quando in Moravia a Rostislav succedette il nipote Sventopelk, favorevole alla presenza tedesca, iniziò la persecuzione dei discepoli di Cirillo e Metodio, visti come portatori di un'eresia. Lo stesso Metodio fu calunniato, accusato di eresia e detenuto per due anni in Baviera. Per intervento del Papa, poté riprendere la missione in Moravia, consolidando l'organizzazione ecclesiastica, sebbene le incessanti opposizioni amareggiassero gli ultimi anni del suo lavoro. Metodio si spense nell'885 (il 6 aprile) presso Velehrad, nel sud della Moravia (oggi Repubblica Ceca), dove fu sepolto nella cattedrale.

I suoi discepoli furono incarcerati o venduti come schiavi a Venezia. Una parte di essi, tuttavia, riuscì a fuggire nei Balcani, e non a caso in Bulgaria si venerano come Sette Apostoli della nazione proprio Cirillo, Metodio e i loro discepoli Clemente, Nahum, Saba, Gorazd ed Angelario, comunemente festeggiati al 27 luglio.

La storia dei santi Cirillo e Metodio

L'Eredità e il Patrocinio d'Europa

Se l'immane opera dei due fratelli di Tessalonica fu temporaneamente ostacolata in Moravia, trovò fortuna e proseguimento in terra bulgara, anche grazie al favore del sovrano San Boris Michele I, che abbracciò il cristianesimo e ne fece la religione nazionale. La vasta attività dei discepoli di Cirillo e Metodio in Bulgaria diede origine alla letteratura bulgara, ponendo così le basi della cultura scritta dei nuovi grandi stati russi e avvicinando moltissimo i Bulgari e tutti i popoli slavi al mondo greco-bizantino. L'alfabeto cirillico, composto da trentotto lettere (ventiquattro prese dal greco e le altre ideate per la fonetica slava), facilitò enormemente il trapianto della ricca tradizione letteraria greca in slavo.

Per la loro missione apostolica, i due fratelli sostennero prove e sofferenze di ogni genere. Papa Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica "Egregiae virtutis" del 31 dicembre 1980, li ha proclamati, insieme a San Benedetto Abate, Patroni d'Europa, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nell'evangelizzazione dei popoli slavi e, dunque, della parte orientale del vecchio continente.

Breve Cenno su San Cirillo di Gerusalemme

Esiste un'altra figura significativa nella storia della Chiesa con il nome di Cirillo: San Cirillo di Gerusalemme. Egli fu un uomo di temperamento gentile e conciliatorio, il cui destino fu di vivere in un'epoca di amare controversie religiose. Non si conoscono molti dettagli sui suoi primi anni di vita, ma è verosimile che sia nato in una data prossima al 315, a Gerusalemme o nei dintorni.

tags: #sua #santita #cirillo