Nell’antico Egitto, la casta dei sacerdoti era estremamente ricca e influente. In una società a struttura piramidale, dove il faraone era considerato una divinità vivente, i sacerdoti si collocavano al secondo posto, immediatamente dopo il faraone stesso, a testimonianza del loro immenso potere.
Gli dèi, tanto importanti per la vita degli Egizi, avevano funzionari incaricati di occuparsi delle loro necessità. Con una religione popolata di numerose divinità e basata su un complesso sistema di formule e riti minuziosi, un ruolo di rilievo era assegnato alla classe sacerdotale. I sacerdoti, infatti, rappresentavano il faraone nelle cerimonie, assolvendo a un compito che era troppo gravoso da gestire anche per il sovrano divino.

Il Tempio: Centro Religioso, Amministrativo ed Economico
I sacerdoti espletavano le loro funzioni all'interno del tempio, che non era solo un luogo preposto al culto, ma un vero e proprio centro amministrativo, economico e culturale. Essi soltanto erano autorizzati ad accedere alla parte più interna del tempio, il sacello, dove era custodito il simulacro del dio. I templi dell'antico Egitto costituiscono un patrimonio architettonico di grande bellezza; chi li osserva deve andare oltre l'aspetto materiale della loro costruzione e considerare la vita attiva che vi si svolgeva, non solo religiosa ma anche quotidiana.
La Mobilia e gli Ambienti del Tempio
Il tempio, essendo il luogo in cui vivevano i sacerdoti, conteneva mobili e utensili propri della vita quotidiana, come sedie, letti e bauli. Essendo anche un centro religioso, vi erano mobili tipici del culto, spesso di legno ricoperto d'oro, conservati negli ambienti dedicati. Nelle cappelle veniva conservata l'immagine del dio, posta nel santuario, la parte più buia e interna del tempio. Nelle cappelle si trovavano anche la barca sacra, le tavole delle offerte e le immagini degli offerenti. Anche gli dèi apparivano nei rilievi, seduti su troni quadrati con spalliera corta o lunga. Un altro oggetto era la portantina, composta da un trono o una poltrona con braccioli massicci, un'estensione per le gambe e due sbarre rotonde di supporto, utilizzata per il trasporto del faraone come rappresentazione vivente della divinità.

Requisiti e Pratiche di Purificazione
Per dedicarsi alla divinità, i sacerdoti dovevano seguire regole molto rigide, tra cui la depilazione del corpo e le abluzioni nel luogo sacro, intese come lavaggio rituale a scopo di purificazione spirituale. Per compiere un rito, il sacerdote doveva mantenersi puro, radere il corpo ogni due giorni, essere circonciso, indossare tuniche o gonnellini di lino e usare sandali di papiro. La pulizia del corpo era un requisito di fondamentale importanza.
Il Rituale Quotidiano
L'accesso quotidiano alla parte più interna del tempio era preceduto da meticolosi riti preparatori di purificazione. Il sacerdote eseguiva abluzioni in una grande vasca e si copriva di una tunica bianca di lino. La giornata del sacerdote iniziava prima dell’alba, quando si immergeva nel lago sacro di Karnak o si lavava con l’acqua prelevata da esso. Dopo la purificazione, il sacerdote veniva cosparso di incenso profumato e si puliva la bocca masticando una manciata di natron, il sale usato anche nella mummificazione. Dopo la vestizione e la consacrazione delle offerte, poteva accedere all’area sacra del tempio, dove solo lui e il faraone potevano entrare.
Prima di entrare in questo spazio sacro, il sacerdote accendeva una torcia per illuminare l’ambiente e poi lo profumava con incenso. Il Gran sacerdote si prostrava e baciava il pavimento, quindi compiva un giro rituale attorno al "tabernacolo" prima di presentare offerte di mirra, oli aromatici e una statuetta della dea Maat. Questo era il momento di estrarre la statua del dio, dopo aver ammucchiato sul pavimento della sabbia pulita su cui appoggiare la statua. Una volta posizionata la statua, il sacerdote puliva l’armadio con la massima cura. Infine, spogliava la statua del dio e la lavava con acqua e incenso, prima di rivestirla con abiti puliti: una fascia per i capelli, abiti freschi di lino, una collana d’oro, un pettorale e le insegne della divinità. Le operazioni di pulizia terminavano ungendo il dio con oli preziosi, truccando gli occhi con polvere di kohl e spargendo altra sabbia pulita sul pavimento, che veniva purificato con acqua e natron. Questo era necessario per nutrire la divinità con le offerte di cibi esposti sull’altare. Il sacerdote elencava uno ad uno i cibi, prendendone una porzione e depositandola su dei vassoi. Alla fine, implorava la divinità di accettare le offerte presentate e, per darle maggiore forza, le offriva due piccoli amuleti, uno a forma di chiave della vita (ankh) e l’altro di cuore (ib). Al tramonto, il Gran sacerdote doveva compiere il Rituale della Sera, quasi identico a quello del mattino.
Misteriosi rituali religiosi segreti del culto egizio
Gerarchia e Organizzazione del Sacerdozio
Non tutti i sacerdoti avevano le stesse funzioni nel tempio. Alcuni avevano il compito di tenere pulito l'ambiente, mentre altri potevano stare in stretto contatto con la divinità e pertanto ricoprivano cariche importanti, potendo accedere al santuario, dove si trovava l'altare della divinità cui era dedicato il tempio. Il personale di un tempio era organizzato in gerarchie: al primo posto si trovavano i "servi del dio" o "profeti", tra cui spiccava il "primo servo" o sommo sacerdote. Sotto di loro erano i "puri", divisi in due categorie: i sacerdoti ueb, che aiutavano nei rituali, e i sacerdoti-lettori, esperti dei testi sacri.
Esistevano inoltre custodi, o "sacerdoti orari", che lavoravano nel tempio durante determinate ore o per un mese, e sacerdoti o sacerdotesse funerarie, con il compito di fornire offerte ai defunti a nome della famiglia. Questa carica era spesso ereditaria. Le famiglie sacerdotali erano divise tra un piccolo gruppo di grandi sacerdoti, dediti al culto degli dèi più importanti, e il cosiddetto basso clero, addetto alla celebrazione della liturgia.
Il Faraone, I Sacerdoti e l'Evoluzione della Carica
Nell’Antico Egitto, solo il faraone poteva interloquire con le divinità, fungendo da ponte tra il mondo umano e quello divino. Egli celebrava tutte le cerimonie della religione egizia, dai riti quotidiani alle celebrazioni speciali che si svolgevano nei vari templi. Essendo un lavoro molto duro e difficile da gestire anche per il divino faraone, fu nominato un gruppo di funzionari reali che lo rappresentassero nelle cerimonie: i sacerdoti. Essendo sostituti del faraone, a loro non era richiesta una vocazione prettamente religiosa, ma dovevano essere in grado di leggere e recitare le formule durante i culti. Era una carica burocratica e molte volte temporanea. Il faraone era il sommo sacerdote e l'incarnazione vivente del dio; alla sua morte veniva divinizzato e i sacerdoti gli portavano offerte per il suo sostentamento nell'aldilà. Era il faraone a nominare i più importanti sacerdoti egizi.
La nomina del Gran sacerdote di Amon da parte di Ramses II, citata in un antico testo, illustra la diretta influenza del faraone: "Si condusse alla presenza di Ramses II Nebunenef, che allora era Gran sacerdote di Onuris-Shu e di Hathor, signora di Dendera. Sua maestà gli disse: a partire da ora, sarai, Gran sacerdote di Amon; i suoi tesori e i suoi granai saranno sotto il tuo sigillo. Sarai il capo del tempio. Tutti i suoi beni dipenderanno da te."
Potere Politico ed Economico
Nella società egizia esistevano tre classi che godevano di privilegi: i re, i funzionari e i sacerdoti. Il clero ottenne grandi vantaggi in alcuni periodi e fu anche molto legato all'evoluzione della monarchia e alla politica dei faraoni. I sacerdoti menfiti, per esempio, ebbero grande forza durante tutto l'Antico Regno (Menfi era allora la capitale dell'Egitto), soprattutto per la loro influenza teologica. Il clero eliopolitano fu sicuramente coinvolto nei tumulti che si verificarono alla fine della IV dinastia, mentre quello tebano fu molto legato al potere del faraone nel Nuovo Regno e alla nascita del culto ad Amon-Ra.
I sacerdoti occupavano una posizione importante nella scala sociale, non solo in quanto celebravano i riti religiosi e dedicavano la loro vita agli dèi, ma anche perché erano grandi proprietari terrieri, grazie alle donazioni fatte dal faraone ai templi. Il clero egizio (soprattutto i sacerdoti del dio Amon) ottenne in alcune epoche notevoli privilegi e accumulò grandi ricchezze. Oltre ai privilegi concessi dal faraone, lo Stato cedeva ai templi delle proprietà che permettevano ai sacerdoti di vivere dei raccolti e delle rendite.
Nel Medio Regno, era usuale affidare la carica di sacerdote per tre mesi l’anno. In questo modo il sovrano poteva tenere sotto controllo la casta sacerdotale e affidare a più persone i profitti derivanti dalle offerte dei fedeli. Durante il Nuovo Regno, l’incarico di sacerdote divenne fisso. In quel tempo, il faraone sovvenzionava i maggiori templi con denaro e terre. Possiamo citare il caso del tempio di Karnak a Tebe, dove al tempo di Ramses III lavoravano 81.322 uomini, occupati non solo nel culto ma anche nella gestione delle proprietà dei templi, tra cui 1478 chilometri di terreni e 421.362 capi di bestiame. Questo creava una grande potenza dei templi e della casta, e mantenere la loro fedeltà era una delle maggiori preoccupazioni del faraone.
Conoscenze e Competenze Sacerdotali
I grandi sacerdoti erano i custodi della tradizione religiosa e dei suoi riti, tramandavano le proprie conoscenze ai discepoli e si occupavano dello studio degli astri. Gli Egizi svilupparono, per necessità pratiche, elevate conoscenze scientifiche e tecniche, specialmente nel campo dell'agrimensura e dell'ingegneria idraulica. Approfondirono la matematica, avvalendosi di frazioni, radici e del calcolo della superficie del cerchio e del volume del cilindro. Compirono anche studi climatici, sull'alternarsi delle stagioni, e divisero l'anno in 365 giorni, ripartiti in 12 mesi di 30 giorni, con i 5 giorni restanti "aggiunti" alla fine dell'anno; in queste aree i sacerdoti ebbero un ruolo preminente come studiosi e detentori del sapere.
La Medicina dei Sacerdoti
Un importante documento databile tra il 1500 e il 1400 a.C., il Papiro di Ebers (chiamato così dal nome dello studioso che lo rinvenne intorno alla fine dell’Ottocento), testimonia la pratica della medicina presso i sacerdoti egizi. Un altro documento, il Papiro di Edwin Smith, risalente al XVII secolo a.C., è il più antico testo di contenuto medico relativo ai traumi e illustra diagnosi e terapie.

Amministrazione e Offerte ai Templi
Il lavoro quotidiano dei sacerdoti non consisteva solo nella celebrazione di vari rituali, ma anche nell'amministrazione dei prodotti e del personale. Pertanto, nei templi si svolgevano attività non solo religiose e cerimoniali, ma anche economiche. Le immagini degli dèi avevano bisogno di offerte per il loro sostentamento, costituite da alimenti deposti con regolarità ai loro piedi. Tali prodotti provenivano dai campi di proprietà del tempio. Erano necessari poi altri beni materiali adatti al rango degli dèi, come greggi, prodotti della pesca, della caccia di uccelli, raccolti di lino e così via. Queste ricchezze erano chiamate "offerte". Tutto ciò richiedeva un'amministrazione che in molti casi lasciava abbondanti rimanenze. Per questo, il tempio necessitava di un luogo in cui conservare tali prodotti. L'amministrazione dei templi era affidata a funzionari, in modo che il governo potesse controllare il potere economico della comunità. Per i loro servizi, i sacerdoti ricevevano una ricompensa in natura, che poteva consistere in terre di proprietà del tempio che potevano affittare, oppure in una percentuale delle entrate del santuario. Uno degli aspetti che attirarono di più l’attenzione degli antichi visitatori dell’Egitto fu la grande quantità di culti e la ricchezza associata ai loro templi.