Il Reddito di Cittadinanza: Posizioni della CEI, Interventi Politici e Prospettive Legali

Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è stato un tema centrale nel dibattito politico e sociale italiano, generando discussioni approfondite sulle sue finalità, la sua efficacia e i suoi impatti. Sebbene sia stato cancellato dalla Legge di Bilancio 2023 con effetto dal 31 dicembre 2023, rendendo impossibile proporre nuove domande, le sue implicazioni e le posizioni degli attori sociali e politici rimangono di grande rilevanza.

Contesto e Sfide Legali ai Requisiti di Residenza del RdC

La normativa sul Reddito di Cittadinanza è stata oggetto di diverse sfide legali, in particolare per quanto riguarda i requisiti di residenza. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 31 del 20 marzo 2025, ha dichiarato l’incostituzionalità del requisito di 10 anni di residenza previsto per accedere al RdC, specificamente per le persone con cittadinanza UE. Questa decisione è stata preceduta da una pronuncia della Corte di Giustizia dell’UE del 29 luglio 2024, che aveva già sancito il carattere discriminatorio di tale requisito.

Al momento, è ancora necessario attendere la pronuncia della Corte di Giustizia relativa alla legittimità del requisito di residenza decennale previsto per i titolari di protezione internazionale. L’udienza è fissata per il 19 giugno 2025 e la sentenza è prevista per il prossimo autunno. Tuttavia, la Corte Costituzionale (sentenza n. 19/2022) ha confermato la costituzionalità del requisito del permesso di soggiorno previsto dalla legge, sancendo la legittimità del requisito di 5 anni di residenza.

Tutte le persone che al momento della domanda di RdC erano residenti in Italia da almeno cinque anni ed erano in possesso degli altri requisiti, hanno diritto alla prestazione. Se si sono già ricevute tutte le somme spettanti senza aver restituito nulla, l’INPS dovrà procedere autonomamente ad annullare il debito. Si auspica che l’INPS emetta una circolare di chiarimento su questo punto.

Procedimenti Penali per Falsa Dichiarazione

Relativamente ai procedimenti penali per falsa dichiarazione ai sensi dell'art. 7 DL 4/2019, la sentenza della Corte di Giustizia conferma che la falsa dichiarazione sul requisito di 10 anni di residenza, essendo relativa a un requisito che non poteva essere richiesto, non ha alcuna rilevanza penale. Finora, gran parte dei tribunali ha assolto gli imputati in casi simili. Inoltre, la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con sentenza n. 49686/2023, ha sancito il principio secondo cui il reato di falsa dichiarazione richiede un dolo specifico, che non si esaurisce nella falsa dichiarazione di per sé, ma prevede che l’imputato abbia dichiarato il falso con il fine di ottenere indebitamente la prestazione o parte di essa dallo Stato.

Tavola sinottica sui requisiti di accesso al Reddito di Cittadinanza e relative sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia UE

La Voce della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sul Reddito di Cittadinanza

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha espresso a più riprese le sue riflessioni critiche e propositive sul Reddito di Cittadinanza, inquadrandolo in una più ampia visione della solidarietà, del lavoro e della dignità della persona.

Il Lavoro Degno come Fulcro della "Cittadinanza Attiva"

Per la CEI, ben prima del reddito, è il lavoro la vera leva su cui puntare per conquistarsi la "cittadinanza". Il lavoro lo creano le imprese, non una norma e soprattutto non solo un sussidio. Un’idea di "cittadinanza attiva" non si rassegna alla mera assistenza, che può anzi diventare assistenzialismo e generare atteggiamenti deleteri di "cittadinanza passiva".

In un'audizione alle Commissioni riunite Lavoro e Affari sociali, don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, e Sergio Gatti, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, hanno ribadito che la Chiesa italiana dedica una specialissima attenzione al tema del lavoro. Hanno sottolineato che il decreto oggetto di conversione agganci la lotta alla povertà e alla marginalità alla lotta alla disoccupazione e alla mancanza di lavoro degno. Solo così si possono evitare i rischi "enormi" di una cittadinanza "parassitaria" nei confronti dello Stato.

Per spiegarsi meglio, i rappresentanti della Cei hanno preso in prestito un discorso fatto da Papa Francesco nel 2017, in cui il Pontefice usava esattamente queste parole: "Un assegno statale, mensile che ti faccia portare avanti una famiglia non risolve il problema. Il problema va risolto con il lavoro per tutti." Il messaggio a Governo e al Parlamento non poteva arrivare più forte e chiaro.

La misura del RdC, secondo la Cei, rischia di attenuare la spinta degli italiani a cercare lavoro o ad accettare delle offerte che prevedano una retribuzione non troppo distante da quella prevista dal Reddito. Si tratta di un vero e proprio effetto "spiazzamento", già citato dagli industriali, che i vescovi suggeriscono caldamente di evitare, visto che andrebbe ad alimentare forme di cittadinanza non solo passiva ma anche, appunto, "parassitaria" nei confronti dello Stato.

Citando ricerche internazionali, la Conferenza episcopale italiana ha confermato che le misure di sostegno simili al Reddito di Cittadinanza "non hanno successo se l'ammontare è vicino al reddito che sarebbe percepito lavorando". Il provvedimento italiano rischia di scoraggiare il reinserimento delle persone disoccupate nel mercato del lavoro, dato che l'Inps ha evidenziato che il 45% dei dipendenti privati nel Mezzogiorno ha redditi da lavoro inferiori a quelli garantiti dal Reddito di Cittadinanza. In questo caso, il timore che i beneficiari del RdC non si attivino per cercare lavoro o per aumentare le proprie competenze diventa sempre più concreto. Per questo occorre anche evitare il rischio di entrate 'in nero' e di cumulare questo tipo di retribuzioni con il RdC.

Un ulteriore rischio è quello di sottostimare la situazione economica delle famiglie italiane. Le soglie di povertà, spiegano i rappresentanti dei vescovi, sono di solito corrette per un "fattore famiglia" (ad esempio, se la povertà per il single è 100, per una famiglia con due figli può essere 260 calcolando adulti 100 e figli 30 ciascuno) ma i fattori di conversione usati nel RdC sono molto più bassi di quelli standard. In questo modo si rischia una stima al ribasso rispetto alla situazione reale dei cittadini.

Reddito di cittadinanza e mancanza di lavoro - #cartabianca 07/01/2020

Le Critiche e le Preoccupazioni dei Presidenti CEI

Cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti, all'epoca presidente della Cei, in un incontro con i giornalisti a margine del Consiglio episcopale permanente, aveva espresso perplessità sul RdC e sul "decreto sicurezza" (noto anche come "decreto Salvini"). Riguardo al RdC, Bassetti aveva detto: "Certo se quello muore di fame, gli servirà, certo se portano tutte le pensioni a 700 euro... però bisogna stare anche attenti a non incrementare troppo il debito pubblico perché noi magari lì per lì ne abbiamo un vantaggio poi chi lo paga questo debito, i nostri figli?"

Le preoccupazioni del cardinale si erano estese anche al decreto Salvini: "Mi preoccupa il fatto dell’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari o la riduzione degli stessi, perché in questo modo si rischia di portare persone a futuro incerto." Bassetti aveva criticato anche "l’espulsione al primo grado di condanna. Se basta questo - ha detto - mi sembra si faccia qualcosa che non è proprio in pieno con la costituzione che lo richiede." Ha precisato: "Nessuno può pretendere che la Chiesa dice quello che dice il sociologo o il politico. Noi abbiamo un’altra ottica, siamo pastori, ci interessa la solidarietà e l’integrazione, nonostante come ha precisato il Papa anche per l’accoglienza ci vogliono certi criteri, ci mancherebbe altro."

Cardinale Matteo Maria Zuppi

Anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e attuale presidente della Cei, ha affrontato il tema del Reddito di Cittadinanza. Nel video messaggio di apertura della presentazione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo "L’anello debole", curato da Caritas Italiana, Zuppi ha affermato: "Una cosa che mi ha colpito - e speriamo che il governo sappia affrontarla con molto equilibrio - è il problema del reddito di cittadinanza che è stato percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti." Ha aggiunto: "Nei momenti di crisi, a maggior ragione, dobbiamo mostrare che cosa significa essere cristiani."

Il cardinale Zuppi ha sottolineato come il Rapporto Caritas presenti "dati, non parliamo di previsioni, di ipotesi, ma di dati." Ha evidenziato che quasi sei milioni di persone in povertà assoluta sono "un valore sballato nell’organismo del nostro Paese, che richiede quindi, ovviamente, dei cambiamenti, delle terapie, delle scelte, perché se continuiamo ad avere un dato così tutto l’organismo si ammala." Ha precisato che "non è un problema di quelle persone per cui cerchiamo di fare qualche cosa, è anche una difesa di tutto l’organismo."

Tra i dati più preoccupanti, Zuppi ha citato quelli che riguardano il problema dei giovani, del Sud, dell’educazione, ovvero "di come la povertà diventa ereditaria." Ha spiegato che "l’anello debole lo devi rendere forte altrimenti si spezza tutta la catena." I dati sui giovani e sulla povertà intergenerazionale sono "davvero preoccupanti e richiedono a tutti quanti noi di fare qualche cosa perché l’educazione non è soltanto quella in termini tecnici, cioè di aiutare, quella di don Milani, quella di dare la parola, di aiutare a non essere esclusi dalla scuola - e l’abbandono sappiamo che è molto alto, incredibilmente alto - ma è anche l’investimento sulla persona, la rete di educazione che è quel famoso villaggio che almeno le nostre comunità devono rappresentare e rappresentano per chiunque." Ha concluso che "l’ascensore sociale è guasto, è rotto da tempo - e pochi sono interessati ad aggiustarlo." Per questo, "c’è una dimensione che viene sottolineata, la dimensione sociale, la territorialità, la rete che si deve ricreare."

Zuppi ha ribadito che questo è un grande compito delle comunità e delle Caritas, ricordando che queste ultime "non sono l’agenzia a cui noi esternalizziamo il compito della carità, perché la carità non si esternalizza."

Grafico sulla distribuzione della povertà assoluta in Italia per fasce d'età e area geografica (dati Caritas)

Le Proposte della CEI per Favorire l'Occupazione

Tra i consigli dei vescovi c'è quello di concentrarsi sulle vere cause della disoccupazione per capire meglio i problemi e come affrontarli. Per la Cei, le motivazioni alla base della mancanza di lavoro sono fondamentalmente tre:

  1. La domanda e l'offerta di lavoro non si incontrano.
  2. L'aspirante lavoratore deve colmare un gap di competenze.
  3. Ci sono troppi pochi posti di lavoro nell'area per ragioni diverse (sia macroeconomiche che di sistema Paese).

Per favorire l'occupazione, soprattutto quella dei giovani, la ricetta suggerita dai vescovi riporta alle misure che "negli ultimi anni si sono rivelate più efficaci". Si tratta di quelle intraprese soprattutto dalle Regioni e definite di "dote lavoro", che coinvolgono direttamente i migliori Centri di formazione professionale e le Agenzie del lavoro per far incontrare domanda e offerta e accompagnare con orientamento e percorsi formativi efficaci la ricerca del lavoro. L'efficienza dell'impresa, pienamente rispettosa dei principi e delle regole di sostenibilità sociale e ambientale, oltre a costituire il motore di un'azienda ben organizzata, diventa allo stesso tempo un contributo concreto alla giustizia sociale. Promuovere una cultura d’impresa significa investire sulla capacità di essere protagonisti della propria vita.

L'Intervento del Sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon

Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali, è intervenuto a "24 Mattino" su Radio 24 affrontando diverse tematiche e anticipando le linee del governo. Ha sottolineato la necessità di "dare una risposta e costruire un percorso per queste persone", affermando che "pensare che possa essere un limite solo per la bassa scolarità è sbagliato: vanno affrontati questi temi con corsi di formazione, preparazione, inserimento".

Durigon ha ribadito che "il reddito non può essere una cosa che si dà a vita a chi può e deve andare a lavorare". La proposta che il governo avrebbe portato al tavolo sarebbe stata quella di "cominciare ad interagire per spronare queste persone a trovare il lavoro". Il sottosegretario ha anche affermato che "la collaborazione con il privato è determinante" per dare una risposta sui nodi del Reddito di Cittadinanza.

Reddito di cittadinanza e mancanza di lavoro - #cartabianca 07/01/2020

Le Posizioni delle ACLI e Suggerimenti per il Miglioramento

Anche le ACLI hanno preso posizione, ribadendo il loro impegno nel combattere ogni forma di povertà ed emarginazione sociale. In una nota, hanno ricordato che in Italia sono circa 5,6 milioni i poveri, il 7,7% delle famiglie residenti nel 2021. Una piaga che colpisce 1,4 milioni di bambini e il 32,4% degli stranieri residenti.

Le ACLI, promotrici dell’Alleanza contro la povertà in Italia, sostengono che il Reddito di Cittadinanza non possa essere eliminato. Negli ultimi anni, questo sostegno economico ha tutelato centinaia di migliaia di famiglie, evitando a un milione di persone di cadere in povertà estrema. Le ACLI propongono che il RdC andrebbe migliorato e rafforzato, così come indicato dalle associazioni aderenti all’Alleanza contro la povertà, attraverso:

  • Il miglioramento della scala di equivalenza, che attualmente penalizza le famiglie con più figli.
  • La riduzione del tempo di residenza degli immigrati che chiedono di accedere al RdC, da 10 a due anni.
  • La flessibilizzazione del vincolo sui patrimoni mobiliari.

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