La Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore è unanimemente riconosciuta per la sua estrema importanza storica e religiosa. Tuttavia, meno conosciuti, ma altrettanto significativi, sono le sue stupende strutture sotterranee di epoca romana, che rivelano un patrimonio archeologico di grande valore. Percorrendo la nascosta via di San Vito, si ha l'impressione di entrare in un luogo di altri tempi, un'atmosfera resa ancora più particolare dal contrasto architettonico con il circostante quartiere dell’Esquilino, dominato dai palazzi Umbertini.
La Chiesa è strategicamente collocata in prossimità dell’Arco di Gallieno e addossata alle antiche Mura Serviane. Queste, le mura più antiche di Roma, furono erette nel VI secolo a.C. durante il Regno di Lucio Tarquinio Prisco e completate dal suo successore Servio Tullio. La Basilica sorge sull’area un tempo occupata dal Macello di Livia, che in epoca successiva si trasformò in un luogo di martirio per numerosi cristiani. Qui, si racconta, si trovava la "pietra scellerata", dove avvenivano le esecuzioni e da cui i cristiani grattavano frammenti per ingerirli, nella speranza di guarire dai morsi dei cani rabbiosi.

La Scoperta e il Complesso Archeologico Romano
Gli scavi condotti tra il 1966 e il 1971, nel corso degli anni '70 del secolo scorso, hanno portato alla luce un incredibile scrigno archeologico al di sotto della grande Basilica di Santa Maria Maggiore, edificata nel V secolo da Papa Sisto III (432-440). Questi lavori hanno gettato nuova luce sulla topografia antica dell’Esquilino, rivelando strutture che si estendono fino a 6 metri di profondità.
L'Edificio del Cortile Porticato e le Fasi Edilizie
È stato scavato un edificio provvisto di un grande cortile porticato, sul quale si affacciavano diversi ambienti. Questo complesso mostra fasi edilizie di diverse epoche, con reperti databili dal I al IV secolo d.C. A fine Ottocento, ulteriori lavori di ristrutturazione documentarono e catalogarono ben 14.000 tegole in terracotta bollate, provenienti sia dalla navata settentrionale che da quella meridionale. Grazie a questi marchi, alcune tegole sono state datate: del I secolo d.C., del II secolo, del IV secolo (appartenenti all’epoca di Diocleziano), del V secolo (con marchi del re Teodorico) e del VI secolo (riportanti la scritta “in nomine Dei”).
L'Impianto Termale e il Raro Calendario Agricolo
Tra le scoperte spiccano i resti di un impianto termale di epoca romana, dove sono visibili affreschi, edicole e le caratteristiche suspensurae, ossia rialzamenti del pavimento che consentivano il passaggio del calore. La vera "punta di diamante" del sito è un importante calendario agricolo romano in affresco, un esempio unico nel suo genere. Esteso per un totale di 35 metri lineari (di cui una parte è oggi visibile), questo calendario, risalente alla fine del II secolo d.C., originariamente raffigurava scene di lavori mensili per tutte le stagioni, servendo alla regolamentazione della vita contadina.
Su uno dei lati lunghi dell'edificio porticato, in un secondo momento e precisamente nel IV secolo, fu realizzato questo grande calendario dipinto. La sua magnifica decorazione, dopo aver rimosso l’originario rivestimento marmoreo, venne successivamente ricoperta da una decorazione pittorica a finto marmo.

Le Antiche Mura Serviane e l'Asse Viario
I sotterranei conservano importanti testimonianze archeologiche, inclusi tratti delle Mura Serviane risalenti al VI secolo a.C., con la primitiva Porta Esquilina. È visibile anche il percorso basolato dell’asse viario e avanzi di opere idrauliche, dovute alla sistemazione dell’Anio Vetus, il secondo acquedotto più antico di Roma dopo quello Appio.
Testimonianze Paleocristiane
Inoltre, è possibile accedere ai resti della prima diaconia paleocristiana del IV secolo d.C., ricavata negli ambienti di un castellum aquae, e di una necropoli cristiana situata al margine di una strada. Questi ritrovamenti offrono uno spaccato unico sulla vita e le trasformazioni dell'area dall'epoca romana a quella paleocristiana.
Il Dibattito sull'Identificazione: Il Macellum Liviae
Ancora oggi, la destinazione d’uso di questo importante edificio scavato sotto la Basilica è oggetto di discussione tra gli studiosi. Molti lo identificano con una struttura pubblica, orientandosi verso il grande Macellum Liviae, il mercato inaugurato dall’imperatore Tiberio nel 7 d.C. in onore di sua madre. Altri, tuttavia, non accettano tale identificazione, mantenendo aperto il dibattito sulla precisa funzione di questo complesso monumentale.
Esempi di ricostruzione in 3D dell'attività vulcanica
La storia della Basilica di Santa Maria Maggiore si intreccia anche con episodi curiosi. Nella Chiesa è presente un affresco attribuito ad Antoniazzo Romano, dove, oltre ai Santi Vito, Modesto e Crescenzia, è raffigurato un cagnolino. Una "coincidenza" vuole che i primi restauri nel 1620 (l’attuale Chiesa è del 1477, ma la Chiesa antica ha menzioni già nell’VIII/IX secolo d.C.) furono curati dal Principe Federico Colonna, guarito miracolosamente per intercessione di San Vito dopo essere stato morso da un cane affetto da rabbia. La Chiesa, inoltre, vanta una particolarità quasi assoluta: la presenza di ben due facciate principali.
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