Il Battesimo di Cristo: Fondamenti Evangelici e Significato Sacramentale
Secondo i racconti evangelici e la tradizione cristiana, intorno all’età di trent’anni Gesù lasciò la casa di famiglia a Nazaret, dove era cresciuto «in sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini», per iniziare la sua ‘vita pubblica’. Il primo atto di questa è proprio il Battesimo, che avvenne nel fiume Giordano per opera di Giovanni il Battista, figlio di Zaccaria ed Elisabetta, cugini di Gesù. Questo evento cruciale è narrato da Marco e dagli altri due evangelisti.
- Marco [3]: «In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba.»
- Matteo [13]: «In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.»
Tutte le narrazioni concordano su molti particolari di questo episodio, presentato come una vera e propria ‘manifestazione’ (epifania) di Cristo, un riconoscimento della sua natura divina, di Figlio di Dio. Secondo la Bibbia, dopo il Battesimo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e si ritirò nel deserto per quaranta giorni in meditazione, prima di iniziare la sua vita pubblica in Galilea. Il Battista stesso predicava: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
D’allora, questo rito sacramentale, il primo dei sette, che consiste nell’infusione o nell’aspersione dell’acqua nella Chiesa Occidentale e nell’immersione nell’acqua nella Chiesa Orientale dei cristiani, è accompagnato dalla formula trinitaria: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», pronunciata dal sacerdote quando rende cristiano il bambino o l’adulto che sarà perdonato dal peccato originale dell’uomo. Con la cerimonia del battesimo si dà anche il nome al nuovo fedele.
In Occidente, il battesimo rappresentò nei primi secoli la registrazione ufficiale delle nascite dei bambini negli archivi parrocchiali. Abbandonata in seguito, questa pratica fu ripresa dal XV secolo, divenendo legge con il Concilio di Trento (1545-1563), un evento cruciale del XVI secolo che riaffermò con forza l'importanza dei sacramenti e la loro corretta celebrazione.

L'Iconografia del Battesimo di Cristo nelle Arti Figurative
«Nel corso dei secoli sono numerosi gli artisti che hanno voluto raffigurare il momento in cui San Giovanni Battista impartisce il sacramento del Battesimo a Cristo.» Nell’iconografia cristiana, il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è stato un tema trattato in tutte le arti. Nelle arti figurative, e in particolar modo nella pittura, fu un argomento prediletto per gli artisti di tutti i tempi e in stili e maniere diversi. Le figure di Gesù e di San Giovanni Battista sono state presentate da sole o con angeli, santi o altri personaggi accanto, e la scena si svolge all’aria aperta.
Piero della Francesca, intro + Battesimo di Cristo (1/3)
Dalle Radici Rinascimentali ai Maestri del Cinquecento
Piero della Francesca: Armonia, Geometria e Simbolismo Sacro (metà XV secolo)
L'abbazia camaldolese di Sansepolcro, città natale e residenza del pittore, commissionò la scena del Battesimo a Piero della Francesca per la Pala d'altare [9]. Quest'opera, tra le più celebri della sua fase giovanile (datata intorno al 1448-50), si distingue per la sua struttura geometrica molto precisa e proporzionale. La composizione della scena è perfettamente equilibrata, con le figure inserite in modo simmetrico. Al centro si trovano Cristo, con i piedi immersi nel Giordano, e San Giovanni Battista che lo sta battezzando.
Alla sua destra si osserva un albero (simbolo forse della nuova vita cristiana), dietro il quale stanno tre angeli che si tengono per mano (simbolo della Trinità [10]). Sopra il Figlio di Dio vola la colomba, emblema dello Spirito Santo. L'albero, un noce, richiama una leggenda sulla fondazione di Sansepolcro. Sullo sfondo, la cittadina di Sansepolcro è ambiziosamente presentata come la nuova Gerusalemme, identificando il Giordano con il Tevere, un'attualizzazione dell’evento evangelico assai consueta nella pittura rinascimentale, a voler ricordare che gli eventi storici dei Vangeli hanno significati che vanno al di là della Storia. Un neofita si spoglia per essere a sua volta battezzato, un lampo di realismo che richiama i neofiti di Masaccio.
«Non è un caso, insomma, che la scena immaginata da Piero abbia così poco a che vedere con la riproduzione fedele della realtà: essa è interamente una costruzione mentale.» La composizione della scena è molto rigorosa e guidata dalla geometria e dalla matematica. La tavola è composta da un quadrato sormontato da una semicirconferenza, al centro della quale l’artista collocò la colomba, le cui ali si distendono lungo il diametro. Sull’asse verticale si distribuiscono colomba, mano e coppa del Battista, corpo di Cristo, il cui ombelico coincide con l’incontro delle diagonali del quadrato. Piero era un pittore molto colto e un finissimo intellettuale, che amava costruire le scene dei suoi quadri secondo precisi criteri geometrici e proporzionali, trattandone anche in un suo testo sulla geometria euclidea, il De corporibus regularibus.
«Quelle di Piero sono figure vestite di silenzio, accarezzate dall’azzurro del cielo e dal verde della terra. Una pittura sobria - la sua - ove tutto è misura, equilibrio, armonia; ove viene fermato un attimo di tempo che ha il respiro dell’eterno; ove la luce meridiana piove a picco abolendo l’ombra delle cose.» Alcuni studiosi collegano il quadro al Concilio ecumenico di Firenze del 1439, vedendo nei tre angeli una possibile allegoria della pacificazione fra la Chiesa d’Oriente (greca) e quella d’Occidente (romana), o come incarnazione della Trinità, richiamando l'iconografia bizantina.

Pietro Perugino: La Solenne Simmetria della Cappella Sistina (fine XV secolo)
Pietro Perugino affrescò il Battesimo di Cristo nel secondo registro della Cappella Sistina, attorno al 1482, per volere di papa Sisto IV. L’opera, di notevoli dimensioni (5,40 metri di lunghezza per 3,35 metri di altezza), fu realizzata con la collaborazione di numerosi aiuti, fra i quali il giovane Pinturicchio.
La scena presenta lo schema simmetrico tipico delle opere del Perugino. Al centro, il fiume Giordano scorre in direzione dello spettatore, culminando con la figura di Gesù che riceve il Sacramento del Battesimo da parte di San Giovanni. La colomba dello Spirito Santo scende dall’alto su di loro, sorvegliata da Dio Padre attorniato da un nugolo di cherubini. Cristo in primo piano, con le braccia conserte, riceve il sacramento nel fiume Giordano, mentre il Battista, chinato, sta raccogliendo le acque con una ciotola finemente decorata.

Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci: L'Innovazione Fiorentina e il Nascente Sfumato (fine XV secolo)
Andrea del Verrocchio, famoso scultore e pittore e titolare della più importante bottega di Firenze, realizzò il celebre Battesimo di Cristo con la collaborazione di Leonardo da Vinci, allora giovanissimo allievo, e di altri aiuti. La genesi dell'opera, realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi, è raccontata da Giorgio Vasari nel suo gran libro di metà del XVI secolo.
Verrocchio è considerato l’autore della composizione e delle figure di Cristo e di San Giovanni. Vasari affermò che Verrocchio, dopo aver visto l'angelo dipinto da Leonardo, si demoralizzò al punto che non volle mai più dipingere, a testimonianza della straordinaria novità artistica introdotta dal giovane allievo. Leonardo è infatti accreditato per l'angelo di profilo, lo sfondo paesaggistico e l'unificazione atmosferica della scena. Dipinse il dolce volto dell'angelo con «il suo caratteristico stile sfumato”, ma anche «le velature trasparenti a olio che unificarono i piani del paesaggio in profondità e addolcirono il corpo del Cristo». Suo, inoltre, è il velato paesaggio sulla sinistra.
L’angelo di Leonardo spicca per l’articolata posa del corpo e la straordinaria naturalezza dei panneggi del manto azzurro. Se lo stile di Verrocchio è caratterizzato da linearismo e contorni netti che indagano le anatomie e le espressioni, quello dei suoi alunni, Leonardo e Botticelli, è pieno di delicatezza e naturalismo. L'opera ha una composizione triangolare, con al vertice la ciotola nella mano di San Giovanni Battista. Al centro, la figura del Cristo conferisce alla scena anche «un movimento rotatorio», accentuato dalla posizione degli angeli, a sinistra, e di Giovanni Battista, a destra. In alto, le mani di Dio Padre inviano la Colomba dello Spirito Santo, circondata da raggi divini. Il paesaggio sullo sfondo è aperto su di un'ampia valle percorsa da un fiume e con delle rocce rozzamente squadrate.

Giovanni Bellini: Il Colore Veneti e la Fusione con il Paesaggio (inizio XVI secolo)
Nato in una famiglia di famosi pittori veneziani, Giovanni Bellini iniziò la sua attività nella bottega del padre Jacopo, lavorando accanto al fratello Gentile. Il suo Battesimo di Cristo [17] è tra le prime opere della sua produzione (databile agli inizi del Cinquecento) e mostra un'immersione pacata delle figure nello spazio che le circonda, attraversate dalla luce e dall'aria, un aspetto che ha fatto pensare a un possibile aiuto del giovane Giorgione, allora forse allievo presso Bellini, come accennava Vasari.
L’opera ha una composizione abbastanza tradizionale, con Gesù al centro rivolto verso lo spettatore, mentre Giovanni Battista, a sinistra, lo battezza da una rupe. A destra aspettano tre figure angeliche dalle vesti sgargianti (allegoria delle tre Virtù Teologali [18]), che ricordano le presenze angeliche imposte dalla tradizione iconografica a fianco del Cristo battezzato. In alto, tra cherubini e serafini, appare la figura di Dio Padre che invia sopra il Figlio la colomba dello Spirito Santo. La linea dorata dell'aurora mattutina sul fondo segna la frontiera tra terreno e divino. La capanna in alto a destra simboleggia il Vecchio Testamento, mentre il castello a sinistra, sulla sommità del colle, il Nuovo Testamento.
Secondo la tradizione iconografica, «l'acqua del fiume si ferma ai piedi del Cristo, per evitare che vi si specchi, non potendo esistere più di una figura divina». Un altro elemento simbolico è il pappagallino rosso, simbolo della Passione. La bellezza speciale della pala è data dalla morbidezza dei toni del paesaggio e del cielo, che smorzano i contorni delle figure avvolgendole, come accadrà nelle tonalità della pittura di Giorgione e di Tiziano Vecellio. «La stessa modulazione luminosa, ora incidente, ora tenue, ora poco presente, enfatizza l'asse divino che va dalla figura scultorea di Gesù fino alla figura dell'eterno, che ne riprende posa e fisionomia». I personaggi, in dimensioni naturali, coinvolgono al massimo lo spettatore all'interno della scena, «miracolosamente in equilibrio tra lo spettacolo della natura e la contemplazione del mistero».

Andrea Mantegna: Plasticità e Dettaglio Scultoreo (inizio XVI secolo)
Il dipinto di Andrea Mantegna con il tema del Battesimo di Cristo, realizzato attorno al 1506 a tempera, caseina e oro su tela, non si è ben conservato, mostrando la tela bruna sottostante in molte zone a causa della perdita della preparazione pittorica. Oggi decora la sua cappella funebre all’interno della basilica di Sant’Andrea a Mantova. Alla morte dell’artista, quest’opera non era stata completata, ma ci pensò il figliolo Francesco a condurla a termine, sebbene non avesse la maestria del padre.
Si possono comunque ancora distinguere i suoi personaggi: Gesù, raffigurato al centro mentre riceve il battesimo da San Giovanni Battista, in piedi a destra su una roccia. In alto appare la colomba dello Spirito Santo. Gesù sembra fare un gesto di benedizione verso Giovanni. A sinistra, un altro personaggio, probabilmente un angelo, regge la veste di Cristo sottobraccio, mentre a destra un personaggio non identificato regge un secchiello. Lo sfondo è composto da colline, con una roccia che torreggia incombente a destra e con due alberi di agrumi (arance a destra e limoni a sinistra). Impressiona «il panneggio del perizoma di Cristo, il cui chiaroscuro incisivo dona una plasticità scultorea notevole».

Luca Signorelli: L'Elegante Commistione tra Gotico e Rinascimento (fine XV - inizio XVI secolo)
Per la Collegiata di San Medardo di Arcevia, Luca Signorelli lavorò la scena centrale della pala del Battesimo di Cristo [23]. Quest'opera venne firmata su un cartiglio, e si caratterizza per l'esecuzione raffinata, un intenso naturalismo nel paesaggio, la grazia pittorica e un corpo nudo del Cristo un poco ‘artificioso’, così come le due figurette sullo sfondo e le pieghe del manto rosso squillante del Battista. La scena, coronata dall'Eterno Padre, è affiancata da due colonnine con l'Annunciazione e sei santi, e la predella.
Luca sembra aver tratto le due piccole figure dal Battesimo del maestro Piero della Francesca e dal celebre bronzo romano Spinario. Come nel polittico, c'è una «elegantissima commistione» fra gotico e rinascimento, fra la lussureggiante cornice dal «formosissimo arco inflesso veneziano» e il «moderno eloquio coloratissimo» di Luca. «Di grande invenzione è la bellissima sciarpa dalle strette righe multicolori diventata l'esotico perizoma di Cristo».

Il Pieno Cinquecento: Il Manierismo e l'Esaltazione del Colore
Tiziano Vecellio: Dal Colore Materico al Dinamismo Manierista
«Artista innovatore e poliedrico, maestro del colore tonale insieme al Giorgione», Tiziano Vecellio fu uno dei pittori più influenti del Cinquecento. La sua arte si basò sull'uso personalissimo del colore [25]. Tiziano utilizzò la forza espressiva del colore materico e, in piena maturità, abbandonò il carattere solare e fastoso del colore del Rinascimento per assumere «il dinamismo proprio del manierismo, giocando con libertà nelle variazioni cromatiche in cui il colore era reso più duttile, più sensibile agli effetti della luce». [26]
La struttura del dipinto dedicato al Battesimo di Cristo è formata da tre personaggi disposti lungo una linea diagonale: al centro Gesù, in piedi nel Giordano, con il corpo nudo e un telo bianco intorno ai fianchi, in atteggiamento devoto e umile. Egli riceve il battesimo da Giovanni Battista, posto più in alto sulla riva del fiume, con un ginocchio a terra e i fianchi coperti da un manto violetto sotto il quale s’intravede la pelle di pecora.
In basso a destra, in primo piano, all’evento assiste «un uomo vestito di nero, ritratto di profilo: i capelli e la barba sono brizzolati, quasi canuti, e porta due fedi nuziali, all'anulare e al mignolo della mano sinistra. Si tratta del committente e proprietario dell'opera, lo spagnolo Giovanni (Juan) Ram, forse un mercante, che visse a Venezia dalla fine del Quattrocento».

Paolo Veronese: Sfarzo Decorativo e Cromatismo Esplosivo
Incline a un «classicismo reso sensibile e sottilmente pittorico dall’esperienza manierista», Paolo Veronese dipinse un mondo «decorativo e sfarzoso», in cui «gli spunti naturalistici sono sublimati in grandiosità ornamentale», come nelle sue celebri Cene, caratterizzate da «stupenda policromia delle folle e dei grandiosi impianti scenografici» [29].
Il dipinto dedicato dal pittore al Battesimo di Cristo, conservato nella Chiesa del Santissimo Redentore a Venezia, venne realizzato su commissione di Bartolomeo Stravazzino, ritratto in basso insieme al figlio Giovanni in adorazione del suo eponimo che battezza Cristo. Originariamente si trovava in un oratorio dedicato al Battista, che fu poi inglobato nella chiesa del Palladio. A seguito della demolizione della cappella, la tela fu trasferita nella sacrestia della chiesa dove fu quasi dimenticata, fino al recupero e alla sua piena rivalutazione da parte della critica novecentesca per il suo straordinario cromatismo.
