Fatema Mernissi (Fès, 1940 - Rabat, 2015) è stata una figura emblematica del pensiero contemporaneo, distinguendosi come scrittrice e sociologa marocchina. La sua vasta opera ha profondamente indagato le dinamiche di genere, l'esclusione femminile e i meccanismi di coercizione sociale nella società musulmana, emergendo come una delle voci più lucide e influenti del mondo arabo-islamico.
Le Origini e l'Esperienza dell'Harem
Nata a Fez nel 1940, città del Marocco settentrionale durante il periodo di protettorato francese, Fatima trascorse la sua giovinezza nell'harem di famiglia, appartenente alla borghesia cittadina. In quest'ambiente, l'educazione era intesa come la conoscenza dei "hudud", i sacri confini, come asseriva Lalla Tam, direttrice della scuola coranica. Il "hudud" per eccellenza era il portone di casa, sorvegliato da Ahmed il portinaio, una soglia invalicabile per le donne della sua famiglia senza l'autorizzazione del padre o dello zio. Le alte mura dell'abitazione rendevano l'intimità della vita nell'harem invisibile all'esterno, racchiudendo l'onore della famiglia, di cui le donne erano custodi.
L'harem dove la piccola Fatima crebbe era un'ampia e splendida casa ricca di cortili fioriti e fontane, di stanze ovattate da tendaggi e tappeti, dove convivevano le famiglie di due fratelli insieme a molte donne con loro imparentate e ai servitori. Nonostante l'apparente libertà, restava un luogo in cui le donne erano sottomesse a precise regole imposte dagli uomini, prima fra tutte quella di non varcare i sacri confini delle mura domestiche. Sarà proprio questo contesto a ispirare uno dei suoi libri più celebri, La terrazza proibita (Rêves de femmes: une enfance au harem, 1994), in cui la Mernissi narra l'intima storia di una grande famiglia allargata, cogliendo il contrasto tra tradizione e modernità.

Nella sua descrizione, la Mernissi scardina i luoghi comuni sull'harem: "non ci sono danze del ventre o seducenti figure femminili, l’harem è quello dove io sono nata, dice la Mernissi, una terrazza proibita agli uomini, un salone vietato alle donne". La terrazza, tra mura e cielo, diventava il luogo dello sconfinamento, dove le donne si ritrovavano per trascorrere lunghe ore tra narrazioni di storie e racconti, e rappresentazioni teatrali. Il repertorio spaziava dagli episodi delle Mille e una notte alla messa in scena delle vite di figure religiose come Aisha, moglie del profeta Muhammad, o di femministe arabe come l'egiziana Huda Shaarawi.
Percorso Accademico e Nascita del Pensiero Critico
Dopo aver ultimato gli studi in Marocco in una delle prime scuole private marocchine e aver conseguito la laurea in scienze politiche all’Università Muhammad V di Rabat, Fatema Mernissi si trasferì in Francia e quindi negli Stati Uniti. Qui ottenne, nel 1974, un dottorato in Sociologia alla Brandeis University, presentando la tesi The Effects of Modernization on the Male-Female Dynamics in a Muslim Society. Da questa ricerca, condensata nel libro Beyond the Veil: Male-Female Dynamics in the Modern Society, Mernissi iniziò a indagare le relazioni di genere, le nozioni di sessualità e famiglia, e le dinamiche di controllo sociale della sessualità femminile nella società musulmana, con particolare riferimento a quella marocchina. Muovendo da un approccio critico nei confronti dell'Islam, inizialmente visto come un ostacolo a una possibile uguaglianza di genere, la Mernissi ha posto le basi del suo impegno intellettuale.
La condizione femminile nell’Islam: oltre stereotipi e propaganda
Il Femminismo Islamico e la Rilettura dei Testi Sacri
Di ritorno dagli Stati Uniti, Fatima Mernissi iniziò la sua attività accademica all'Università Mohammed V di Rabat, insegnando sociologia dal 1974 al 1981 e specializzandosi in sociologia familiare e psicosociologia. A questa prima prospettiva fece seguito uno spostamento e ri-posizionamento all'interno di quello che viene definito femminismo islamico, un movimento affermatosi tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90 del secolo scorso. Esponente sui generis di questo movimento, Mernissi elaborò una revisione critica dei testi sacri islamici. Individuando in un'interpretazione distorta della letteratura religiosa lo strumento principale di dominazione maschile, additava la necessità di un rinnovamento dall'interno e da una prospettiva laica della cultura arabo-islamica.
I testi sacri dell'Islam, riletti e reinterpretati, divennero i principali strumenti attraverso cui le femministe islamiche rivendicavano i propri diritti, contrapponendosi ai discorsi egemoni prodotti da esperti in materia religiosa, da élite di potere e da quella parte della società che vede le donne in una posizione di inferiorità. Questa prospettiva appare già compiutamente formulata nei saggi Sexe, idéologie, Islam (1985) e Le harem politique. Le Prophète et les femmes (1987; trad. it. Donne del profeta. La condizione femminile nell'Islam, 1992). In particolare, la Mernissi si soffermò su figure come Aisha e sul ruolo politico da lei ricoperto, contestando tradizioni misogine, come quella secondo cui Maometto avrebbe pronunciato la sentenza: “Un popolo che affida i propri destini a una donna, mai potrà essere prospero”.

Nel suo lavoro, Fatema Mernissi indaga quindici secoli di storia dell'Islam, dalla storia delle dinastie ai fondamenti del linguaggio politico religioso, per scoprire il ruolo spesso nascosto delle sultane. A tal proposito, la nonna di Fatima affermava sempre che nel mondo musulmano, per non prendere le botte, bisognava tacere. La sociologa dimostrò invece come la storia abbia visto donne governare l'Egitto, lo Yemen, la Persia mongola, l'Indonesia, spesso colpevoli delle stesse mancanze dei colleghi uomini. Secondo lei, fu l’ignoranza a decidere l’esiguità di quel numero.
Analisi della Modernità e L'Impatto delle Nuove Tecnologie
Acuta osservatrice della modernità, Mernissi ha inoltre condotto ricerche sull’impatto sociale delle televisioni satellitari nel mondo arabo (Journalistes marocaines: génération dialogue, 2012), essendo tra i primi studiosi a rilevare il ruolo cruciale svolto da Internet nelle Primavere arabe. Ha aderito ideologicamente a questi movimenti con l'impegno e il rigore intellettuale che hanno caratterizzato per intero il suo pensiero. La scrittrice è convinta che "l’elemento-chiave che caratterizza oggi il mondo arabo non è la religione, come sostengono molti americani, bensì la tecnologia informatica e cioè le televisioni satellitari indipendenti rispetto a quelle gestite dai vari regimi e stati islamici, le reti Internet a cui si rivolgono soprattutto i giovani e le donne".
Attraverso questi strumenti, che consentono il confronto delle opinioni, si può arrivare alla conoscenza reciproca e allontanare la violenza e la guerra. Questa visione, definita "islam cibernetico" o "cyber-Islam", sostiene che la forza che plasma il mondo islamico di oggi non è tanto la religione, quanto piuttosto la tecnologia informatica. Le TV satellitari indipendenti come Al-Jazeera contrastano la propaganda dei nuovi despoti islamici e la disinformazione delle potenze occidentali, mentre le reti Internet sono utilizzate soprattutto dai giovani e dalle donne in tutti i paesi musulmani. Questo ha aperto inedite opportunità e orizzonti anche a soggetti tradizionalmente esclusi, come giovani, donne e comunità di villaggio.
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L'Impegno Civico e i "Confini" Culturali
All'attività di studio della letteratura araba e religiosa e alla scrittura, a partire dalla fine degli anni '90, si sono affiancate altre attività, tra cui il progetto Synergie Civique: laboratori di scrittura con relative pubblicazioni collettive, rivolti ai membri di alcune ONG locali. Svolti in collaborazione con accademici, scrittori e artisti, questi incontri miravano ad affinare la scrittura come strumento politico di espressione e comunicazione di un proprio pensiero e messaggio, e l'uso dei media e delle nuove tecnologie per dare loro visibilità ed essere diffusi. Per Fatema Mernissi, questo significava prendere parte attivamente alla democratizzazione del Paese, un processo che non passa soltanto attraverso riforme istituzionali ma anche attraverso "the possibility of not only creating their own messages (to write and refine them), but especially of spreading them through the means of modern technology".
Nella sua opera, Mernissi affronta spesso il tema dei "confini", intesi come "violenza" e "esclusione". “Quello che mi è sempre stato chiaro è che il confine ha sempre a che vedere con la violenza e l’ineguaglianza. Ogni volta che c’è un limite, se qualcuno mi dice che quel limite non va superato io dico: ah, qui c’è della violenza e dell’ineguaglianza”. Pertanto, invita a scoprire un Islam umanista, che promuove l'incontro e il dialogo. Come esempio di questo approccio, la Mernissi propone l'antica e infallibile ricetta per favorire l'arte del confronto: "partire per un viaggio". Invita il lettore alla scoperta di un Marocco che non si trova sulle guide del turismo di massa, né s'incontra fra le pagine e le immagini che focalizzano soltanto l'incubo del terrorismo islamico.

La sua opera Karawan. Dal deserto al Web (titolo originale: Sindbads marocains: voyage dans le Marocco civique) si fonda su anni di ricerche ed esplorazioni nella cultura islamica e nella realtà marocchina, per raccontare un paese vivacissimo e per sostenere una comune speranza di dialogo fra un Islam umanista e l'Occidente di giustizia sociale. Nel volume, Mernissi sottolinea come le "minoranze escluse" abbiano tratto maggior vantaggio dal progresso tecnologico nel campo delle comunicazioni, permettendo la promozione del turismo responsabile, la costituzione di ONG e il commercio elettronico di prodotti dell'artigianato locale. Un esempio fra tutti è un villaggio dell'Alto Atlante che realizza ottimi profitti vendendo prodotti artigianali sul "suq virtuale", dopo aver creato un'associazione locale che si è mobilitata per l'arrivo dell'elettricità, ottenendo anche l'allacciamento alla rete idrica e liberando così le donne da pesanti incombenze quotidiane. In questo contesto, il tasso di scolarizzazione femminile nel villaggio è passato nel giro di due anni dal 5 al 90 per cento.
La Democrazia dal Basso e il Ruolo Femminile
Nel quadro del mondo arabo, l'assenza di petrolio in Marocco sembra essere una chance per la ricerca di una via meno soffocante alla modernità, spingendo a puntare sulle risorse di conoscenza e comunicazione che si prestano a una microprogettualità autogestita e diffusa. Dagli innumerevoli internet-café sorti in tutte le periferie urbane i giovani hanno accesso a basso costo all'informazione in tempo reale, trovano occasioni di formazione e lavoro, realizzano idee: navigando nella rete, come moderni Sindbad senza visti e burocrazie insormontabili, scoprono alternative "glocal" all'emigrazione e allo spopolamento. Da un computer domestico o dal proprio cellulare tessitrici di tappeti smerciavano i loro prodotti e non mancavano quelle che, passate alla pittura, hanno conquistato lo spazio pubblico come artiste. Mernissi ha evidenziato come il cammino delle donne nel Marocco contemporaneo sia fatto di piccole e grandi lotte quotidiane e denso di fatiche ed asperità, dando voce a un universo di donne cui la parola e l'espressione sono state sottratte.
La sociologa magrebina ha anche analizzato il problema della scolarizzazione femminile e le enormi difficoltà di accesso al sapere che vivono le donne del suo paese e, in generale, dell'area culturale araba, sostenendo come quella stessa area geografica potrebbe avere un diverso e maggiore grado di sviluppo se solo fosse aperta alla scolarizzazione femminile. La tesi espressa dalla Mernissi è che esiste un rapporto molto stretto fra le donne con il sapere e, inevitabilmente, con il potere. Ha sottolineato che lo Stato moderno marocchino, nato dopo l'indipendenza dal colonialismo, è stato il fattore che ha maggiormente contribuito alla liberazione delle donne perché ha favorito il loro accesso nella scuola e nel mercato del lavoro, scardinando quella visione secondo cui la donna è il simbolo della passività, dell'inferiorità, della marginalità. Un momento chiave fu nel 1947 a Tangeri, quando il re Mohammed V presentò sua figlia Laila Aicha vestita all'occidentale e le fece leggere pubblicamente un discorso ufficiale.
Riconoscimenti e Eredità Intellettuale
Nel 2003, Fatema Mernissi vinse il prestigioso Premio Principessa delle Asturie, nel 2004 il Premio Erasmus (insieme a Sadik al Azm e Abdolkarim Soroush) e nel 2005 il Premio Mediterraneo. Si spense a Rabat il 30 novembre 2015. La sua eredità intellettuale continua a influenzare il dibattito sulla condizione femminile, l'Islam e la modernità. I suoi libri, tradotti in oltre 20 lingue, come Le monde n'est pas un harem (1991), La peur-modernité: conflit islam démocratie (1992), Sultanes oubliées: femmes chefs d'État en Islam (1990) e L'harem e l'Occidente (2001), hanno contribuito a decostruire miti e mentalità tipiche di orientalismo ed eurocentrismo. "L’arabo soggiogato, umiliato, disprezzato, subirà una metamorfosi e diverrà persona sovrana in grado di esercitare la sua sovranità, il giorno in cui sarà allattato da una madre sovrana", affermava, sostenendo che l'energia femminile sia quella che contribuisce al verificarsi dei veri miracoli.
La sua visione di una società basata sulla comunicazione e sull'incontro tra culture diverse e differenti è riassunta nei principi a cui ha dedicato gran parte della propria vita: "Trasforma te stesso in uno straniero, viaggiare è il solo modo di rinnovarsi" (da un poema di Abu Tamman), "Il principio dell’Universo è il movimento, quando ci si ferma si torna alla non-esistenza", "Unisci la tua mente a quella degli altri", e "Ogni uomo è ostaggio delle proprie azioni" (dal Corano, sura at-Tur N.52, verso 21). Mernissi credeva nella forza dirompente della comunicazione, della contaminazione e della competizione tra culture, proponendo un Islam e un mondo arabo dinamici e aperti, lontani dagli stereotipi dell'arcaismo esotico o della violenza fondamentalista.
