La famiglia Morozzo, che ha assunto il nome dall'omonima terra di Morozzo nel Cuneese di cui era signora, è una delle più antiche ed illustri famiglie del Piemonte. Le sue origini risalgono al X secolo, riattaccandosi alla casa Robaldina e contando tra i più lontani antenati un Eremperto, figlio di Gezone da Stolezano.

La Famiglia Morozzo della Rocca: Origini e Figure Illustri
La famiglia Morozzo si divise in parecchi rami, come Brusaporcelli, Puliselli e Morozzo, di cui quest'ultimo è l'unico superstite. Prese il nome da uno dei numerosi feudi posseduti nell'antico contado di Bredulo (Mondovì). Per difendersi contro i comuni di Cuneo e di Mondovì, i Morozzo fecero omaggio al vescovo d'Asti, ma nel 1240 dovettero rassegnarsi a fare omaggio ai due comuni, finché Mondovì nel 1250 distrusse i due castelli di Morozzo.
Durante la dominazione angioina, furono dichiarati ribelli dal re Roberto, che nel 1319 donò il luogo di Morozzo al marchese di Ceva. Le loro sorti si rialzarono alquanto in Mondovì dopo la caduta definitiva della dominazione angioina, ma riebbero Morozzo, con titolo comitale, solo nel 1628 con Carlo Filippo, gran cancelliere di Savoia.
Membri di Spicco
Molti membri della famiglia ricoprirono eminenti cariche. Tra i degni di memoria si annoverano:
- Rolando, o Robaldo, che nel 1222 in Alba era a capo della Società popolare.
- Gerolamo, professore nell'università fondata in Mondovì da Emanuele Filiberto.
- Lodovico, suo figlio, primo presidente del senato di Piemonte.
- Luigi Ludovico (1549-1611), governatore di Vercelli e primo presidente del Senato di Piemonte.
- Carlo Filippo (1586-1661), primo presidente del Senato di Piemonte e gran cancelliere di Savoia.
- Carlo Francesco (1628-1699), inviato straordinario e plenipotenziario presso vari sovrani.
- Gaspare Maria Ludovico (1655-1732), ambasciatore ordinario presso il re Filippo V di Spagna.
- Carlo Ludovico (1743-1804), presidente della R. Camera dei Conti.
- Carlo Giuseppe, vescovo di Bobbio alla fine del XVII secolo.
Giuseppe Morozzo della Rocca (1759-1842): Vita e Carriera Ecclesiastica
Nato a Torino, Giuseppe Morozzo della Rocca era figlio di Giuseppe Francesco e Ludovica Cristina Lucrezia Balbo Bertone, quest'ultima sorella del vescovo di Novara Marco Aurelio. La sua istruzione fu curata dal precettore Paolo Lamberto D'Allègre, allora canonico di Novara e in seguito vescovo di Pavia nel 1807. Proseguì gli studi presso l'Università di Torino dal 1773, dove si laureò in teologia il 23 aprile 1777 e dove l'anno seguente divenne rettore dell'Università.

Carriera Pontificia e Vescovile
Papa Pio VI lo nominò protonotario apostolico e lo destinò come vice-delegato pontificio a Bologna nel biennio 1784-85. In quell'anno fu promosso al governatorato di Civitavecchia, carica che detenne per nove anni, durante i quali scrisse l'opuscolo "Analisi della carta corografica del Patrimonio di S. Pietro, corredata di alcune memorie storiche ed economiche", pubblicato a Roma nel 1791. Fu poi governatore a Perugia sino al 1797.
Dopo la morte di Pio VI in esilio francese il 29 agosto 1799, Morozzo, assieme al cardinale Giacinto Sigismondo Gerdil, fu segretario del conclave veneziano che elesse Pio VII. Entrato nelle grazie del nuovo pontefice, grazie a Consalvi e Gerdil, fu ordinato presbitero il 14 marzo 1802 e il 29 marzo seguente fu preconizzato Arcivescovo titolare di Tebe In partibus infidelium. Ricevette la consacrazione vescovile nella Chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari a Roma, il 4 aprile, dalle mani del cardinale Leonardo Antonelli. L'11 maggio fu nominato nunzio apostolico nel napoleonico Regno d'Etruria, alla corte di Ludovico I di Borbone, dove si legò inizialmente al partito degli zelanti, ostili a Consalvi.
Morozzo si trovò coinvolto nello scontro tra Pio VII e l'imperatore francese, subendo l'esilio in Francia dopo la conquista napoleonica dello Stato pontificio nel 1809. L'anno dopo gli fu concesso di ritirarsi a Torino. Nel 1814 raggiunse Pio VII a Savona, dopo il suo rilascio da Fontainebleau, e accompagnò il pontefice nel viaggio attraverso l'Italia, raggiungendo gli avamposti di Gioacchino Murat.
Cardinale e Vescovo di Novara
Successivamente divenne segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari e consultore della Sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione. Prese parte a tutti i conclavi tenutisi nel suo cardinalato: quello che vide l'elezione a papa di Leone XII nel 1823, quello di Pio VIII del 1829 e quello del 1832 con Gregorio XVI. La sua posizione intermedia gli permise di agire da mediatore tra i due grandi schieramenti cardinalizi dei politici e gli zelanti.
Nel 1817 fu nominato vescovo di Novara, carica che mantenne fino alla sua morte nel 1842. In diocesi operò attivamente per la sua riorganizzazione. Nel 1823 riformò il corso di studi del seminario novarese, portandolo da cinque a sei anni e scegliendo testi di ispirazione sia gesuitica sia rigorista. Fu un instancabile visitatore pastorale, compiendo ben tre visite pastorali della diocesi (nel 1819, 1829 e 1841), primo tra tutti i vescovi novaresi.
Giuseppe Morozzo della Rocca morì il 22 marzo 1842 a Novara. Le sue ultime volontà lo ricordarono, lasciando delle rendite alla comunità del Calvario, affinché il suo sostegno non venisse a mancare neppure dopo la sua dipartita. Al Calvario, il 28 aprile 1842, si tenne l'elogio funebre del cardinale.
Il Ruolo di Giuseppe Morozzo della Rocca nella Nascita dell'Istituto della Carità di Antonio Rosmini
Quando Antonio Rosmini decise di impiantare il suo Istituto della Carità proprio nel Novarese, trasferendosi al Sacro Monte Calvario di Domodossola il 19 febbraio 1828, avviò con Morozzo una fitta corrispondenza, che è stata fondamentale per l'analisi del loro rapporto. Questo rapporto segnò la nascita della Congregazione Rosminiana e ne influenzò la futura diffusione.
Tutto il 1838 fu caratterizzato da un clima di incertezza, nell'attesa dell'approvazione delle Costituzioni dell'Istituto. Le comunicazioni da Roma alimentavano qualche speranza: l'abate Setti manifestava molta fiducia in una felice conclusione, mentre il cardinale Sala era meno ottimista, indicando che le Regole Rosminiane erano "tuttora Sub Iudice" e richiedevano chiarimenti. Notizie più confortanti erano state comunicate al Morozzo dallo stesso Rosmini, quando lo informò del voto "del dotto Monsig.e Bellenghi intorno alla natura, ed alle Costituzioni di detto Istituto […] che lascia luogo a fondata speranza che non si abbiano più ad incontrare difficoltà sulla tanto sospirata Ap.ca approvazione."
Il 20 dicembre 1838, finalmente, l'Istituto e la Regola superarono l'esame della congregazione romana, formata da monss. Castracane, Sala, Giustiniani, Tiberi, Spinola, Patrizi, Mai e Orioli, e il 22 seguente il decreto fu confermato da Gregorio XVI. Il 28 dicembre il Morozzo espresse al Rosmini la sua gioia per il buon esito della vicenda, e il 4 gennaio successivo scrisse al Papa ringraziandolo e pregandolo, su richiesta del Rosmini, di concedere all'Istituto tutti i privilegi dei Regolari.

Nonostante l'emanazione delle Costituzioni, una larga parte della Curia romana - quella più conservatrice - continuò a mostrarsi ostile e poco incline ad accettare le innovazioni introdotte dal Rosmini, in particolar modo quelle concernenti l'obbligo di povertà. Questo sentimento interessò anche personalità del clero piemontese, come il vescovo di Casale, Francesco Icheri di Malabaila, suscitando nel Rosmini il timore che queste opposizioni potessero dilatare i tempi della ratifica del Breve pontificio da parte dei Senati, per il definitivo riconoscimento reale dell'Istituto. Sebbene il cardinale Sala, fermo nelle sue convinzioni, manifestasse scetticismo nei confronti dei Rosminiani e sulla possibilità di una loro diffusione e longevità, egli era più volte intervenuto a favore della congregazione del Calvario, anche per compiacere l'amico vescovo.
Il 25 marzo 1839, al Calvario, ebbe luogo la prima professione dei voti dei coadiutori, e il 9 maggio, sopra Stresa, fu posta la prima pietra del noviziato, alla presenza del cardinale Morozzo. Si concludeva così una vicenda iniziata dieci anni prima, ma l'approvazione delle Costituzioni è solo uno dei momenti in cui la collaborazione tra Rosmini e il cardinale piemontese produsse i suoi frutti. Dalla iniziale concessione del casino per gli esercizi al Monte Calvario, all'interesse dimostrato nei confronti delle Suore della Provvidenza - che il Morozzo volle a Novara nel primo asilo comunale gestito da religiose - e all'approvazione della loro Regola nel 1840, innumerevoli furono le occasioni in cui il Rosmini poté rivolgersi fiducioso al cardinale, trovando sempre una persona disposta ad ascoltarlo e aiutarlo. Tra il vescovo di Novara e l'abate roveretano c'era una forte sintonia, accresciuta dalla condivisione di alcune tendenze che la Chiesa avrebbe dovuto seguire durante la Restaurazione. Questo rapporto, durato 14 anni, si concluse nel 1842 con la morte del Morozzo, che nelle sue ultime volontà lo ricordò.
Percorso Teologico sulla Sinodalità: Incontri e Tematiche Contemporanee
Un percorso teologico per un orizzonte di confronto sulla sinodalità è stato proposto dal Vicariato per la formazione permanente del clero. Questo percorso si articola in una serie di incontri nelle Zone pastorali, rivolti il mattino al clero (sacerdoti e diaconi) e la sera ai laici (in particolare i componenti dei Consigli parrocchiali, pastorali e affari economici).
In ogni incontro è presente l'Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, che fa omaggio ai presenti del volume "Lettera agli Efesini". Le tematiche sono pensate in base a uno sviluppo per offrire la possibilità di partecipare a più incontri. L'obiettivo è quello di aiutare a riflettere sulla dimensione della sinodalità, collocarla storicamente, provare a vedere elementi di criticità e a elaborare prospettive praticabili. La riflessione è intesa come avvio per una feconda riflessione condivisa tra i vari soggetti coinvolti e applicata al vissuto e al modo di vivere la comunione e la Chiesa nel concreto.
Mons. Delpini sulle polemiche per il saluto al card. Cantoni
Programma degli Incontri
- Martedì 16 gennaio, Zona 5 (Monza e Brianza): «Ecclesiologia in evoluzione nel percorso storico di una Chiesa sinodale in particolare dal Vaticano II a oggi» (relatore: Francesco Scanziani); ore 10-12.30 al Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso (via San Francesco), ore 20.45-22.30 parrocchia S. Maria Nascente di Meda (p.za Chiesa 10).
- Martedì 30 gennaio, Zona 7 (Sesto S. Giovanni): «Sinodalità-collegialità: quali circolarità possibili e quali indicazioni per il cammino» (relatore: Roberto Repole); ore 10-12.30 presso l’oratorio della parrocchia dei SS. Marco e Gregorio a Cologno Monzese (parcheggio in via don Pietro Giudici 19), ore 20.45-22.30 presso la chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo di Sesto San Giovanni.
- Giovedì 15 febbraio, Zona 3 (Lecco): «Diritto canonico e/o Chiesa di comunione: quali convergenze e quali problematiche nell’edificare la Chiesa?» (relatore: Alessandro Giraudo); ore 10-12.30 presso la casa dei Padri Barnabiti a Eupilio (via S. Antonio Maria Zaccaria 5), ore 20.45-22.30 presso la Basilica di S. Nicolò a Lecco.
- Martedì 27 febbraio, Zona 1 (Milano): «Sinodalità alla prova. La Chiesa ambrosiana verso il Sinodo dei Vescovi» (relatore: S.E. Mons. Mario Delpini); ore 10-12.30 presso la Parrocchia di San Fedele a Milano, ore 20.45-22.30 presso la Chiesa di San Carlo al Corso a Milano.
Roberto Morozzo della Rocca: Storico e Analista delle Dinamiche Ecclesiastiche Contemporanee
Roberto Morozzo della Rocca insegna Storia dell'Europa Orientale nell'Università di Roma Tre, dove dal 2004 è presidente del Collegio didattico in scienze storiche. È uno storico dei Balcani e del rapporto fra nazione e religione nell'Europa contemporanea, con interessi che si sono estesi anche all'America Latina.

Pubblicazioni e Ricerche
I suoi interessi scientifici, inizialmente focalizzati sulla storia italiana (sia civile sia religiosa), si sono poi estesi ai paesi dell’Europa orientale e del Sud Est. Ha particolarmente indagato il rapporto fra nazione e religione in Russia, Polonia, Jugoslavia, Albania, tra Ottocento e Novecento. Tra le sue pubblicazioni si annoverano:
- "Nazione e religione in Albania (1920-1944)" (1990)
- "Mozambico. Dalla guerra alla pace" (1994)
- "Primero Dios. Vita di Oscar Romero" (Mondadori, 2005)
- "Le nazioni non muoiono. Collana "Percorsi""
- "Oscar Romero. Un vescovo tra guerra fredda e rivoluzione" (2014)
- "Tra Est e Ovest. Agostino Casaroli diplomatico vaticano" (2014)
Analisi sulla Sinodalità e le Decisioni di Papa Francesco
Roberto Morozzo della Rocca ha offerto importanti analisi sulla "geopolitica della misericordia" come chiave di lettura dei concistori. Sottolinea come Papa Francesco "non ha mai amato le curie, fossero a Roma o in qualsiasi altra diocesi del mondo" e che il suo "discorso sulle periferie è una provocazione ai ‘centri’ cui tutti ambiscono," rappresentando un rovesciamento evangelico delle ambizioni umane: "gli ultimi saranno i primi, e viceversa".
Il Papa, secondo Morozzo della Rocca, non ama chi si sente "figlio di Abramo", chi gode degli onori e delle carriere, e vede il sacro dove gli uomini non lo scorgono, richiamando l'episodio biblico in cui Dio guarda il cuore e non l'apparenza. Per quanto riguarda le nomine cardinalizie, Papa Francesco guarda più alle persone che alle sedi tradizionali, spostando l'attenzione dalle otto diocesi italiane che prevedevano la porpora a una visione più universale, anche a fronte del declino demografico di alcune sedi italiane.
Morozzo della Rocca evidenzia che le nomine di Papa Francesco obbediscono a criteri multipli (geografici, personali, storici) e che i "suoi" cardinali sono diversi tra loro, suggerendo che "non esiste a mio parere un 'bergoglismo', perché il discorso di Francesco è essenzialmente un richiamo al Vangelo: al centro c'è la Scrittura, il povero, la liturgia e la preghiera." Ha commentato anche l'inedita nomina del custode del Sacro Convento, il francescano Mauro Gambetti, a cardinale elettore senza essere ancora vescovo, ricordando che "ogni papa, nel discernimento dello Spirito, può innovare le tradizioni storiche."
Le nomine di cardinali in Rwanda e nel sultanato del Brunei, Paesi con storie e contesti religiosi particolari, significano "accentuare sempre di più l’universalismo della Chiesa cattolica romana," con un "pregnante valore simbolico," potenzialmente legato al "Documento sulla Fratellanza Umana" e al dialogo con l'islam. L'analisi conclude con un'osservazione sul continuo scendere del peso della Curia, riflettendo la "teologia eminentemente pastorale" di Papa Francesco. Il suo desiderio di passare da una "Chiesa autoreferenziale a una Chiesa in uscita" è una questione di "conversione dei cuori," credendo che lo Spirito Santo si trovi più nelle periferie che nei centri.