Se la Chiesa, e il Papa in prima persona, sono convinti che sul mondo giovanile occorra una seria riflessione, facendosi per questo promotori di un'azione sinodale, significa che tra Chiesa e giovani non "corre buon sangue". Non vi è una grande collaborazione vissuta in una compagnia relazionale ampia e popolare, né si dispone di una serie di proposte impegnative per i singoli cristiani, le comunità e le famiglie. I giovani sono ancora sicuramente un dono impareggiabile per la Chiesa, una forza motrice di lettura dei segni dei tempi.
Questo dossier apre, in un certo senso, i lavori della 68ª Settimana di aggiornamento pastorale (25/28 giugno 2018), affrontando alcuni aspetti dell'ampio orizzonte del mondo giovanile. La preoccupazione della Chiesa per i giovani non deve suonare ipocrita, poiché essi smaschererebbero subito ogni falsità.
La Condizione Giovanile Oggi: Sfide e Trasformazioni
La Disconnessione tra Chiesa e Giovani
Nelle nostre comunità passano ormai troppo pochi giovani, e soprattutto non sentono più di appartenervi o di esserne accolti. Questa è un'osservazione evidente: i banchi vuoti la domenica durante la celebrazione eucaristica ne sono la prova più lampante, seguita da altre constatazioni relative a gruppi, catechesi, impegno per la carità o la missione e coro. Sembra che non sia più possibile mantenere la partecipazione secondo i canoni che ci siamo costruiti nel tempo, specialmente quelli che ci permettevano di incontrare i giovani con assiduità.
Il forte impulso riformatore di Papa Francesco, al quale non solo non ci siamo abituati ma che sta incontrando forti resistenze, si scontra soprattutto con una pigrizia pastorale che non accetta di prendere coscienza del grande cambiamento d'epoca, il quale ha completamente mutato prospettive e orizzonti.

L'Ascolto come Chiave di Comprensione
La prima cosa da fare per comprendere qualcosa dei giovani è mettersi in ascolto del loro mondo, cercando di dare un nome al loro desiderio profondo di vita e di assoluto. Papa Francesco afferma: «Mi piace pensare che la giovinezza quindi non esiste, e che al suo posto esistono i giovani. Allo stesso modo non esiste la vecchiaia, ma esistono i vecchi». Di libri sulla condizione giovanile ne esistono a scaffali, ma se li vogliamo capire, non si può considerare una perdita di tempo guardarli negli occhi, a uno a uno, e ascoltare il racconto della loro vita e del loro cuore. Questa operazione è ancora da molti considerata inutile, eppure, chi ha la pazienza di fare questo esercizio, scopre ogni volta che il volto di un giovane non corrisponde mai alle descrizioni che la sociologia (anche religiosa) tende a consegnare e a costruire. L'ascolto mette in crisi le nostre certezze, perché mette di fronte a un modo diverso di guardare la vita e costringe a porsi delle domande.
L'Allungamento della Giovinezza e la Scomparsa dell'Iniziazione
Quello che è profondamente cambiato nel nostro tempo è che il tempo della giovinezza si è allungato tantissimo, e sembrano scomparsi quei passaggi di vita che decretavano l'inizio di un'età adulta: è scomparsa, insomma, la cosiddetta «iniziazione». La domanda, ora, è: come si diventa adulti oggi? Come si entra nel mondo dei grandi? Come si impara, e con chi, a fare le scelte giuste? L'età della giovinezza, con il suo vitalismo e la sua libertà, è diventata una condizione invidiata da tutti, un ideale collettivo. Gli stessi valori sociali si orientano inseguendo le predilezioni delle giovani generazioni, osservate come fonte di una novità diventata un valore assoluto. Così l'intera società, anziché guidare i giovani, li ha fatti diventare le proprie guide alla ricerca continua del nuovo, in un circolo vizioso in cui tutti perdono l'orientamento.

Il Ruolo della Chiesa e degli Adulti
Accompagnamento e Nuove Prospettive
Oggi è giusto riprendere e valorizzare i doni che Dio per la vita del mondo pone solo nei giovani, e «accompagnarli», come usava dire San Giovanni Paolo II. Dobbiamo comportarci non come contemporanei di età diverse, ma da adulti che accompagnano. Non si tratta di schierarsi a prescindere dalla parte dei giovani, poiché essere in crescita li porta inevitabilmente a commettere errori. Il punto sta nel fatto che soltanto un atteggiamento di comprensione, capace di riandare anche alle proprie fatiche e fragilità giovanili, permetterebbe di arrivare a voler loro bene. Questa tensione e questo riconoscimento mancano oggi alla comunità cristiana, e ciò traspare dall'insofferenza che si ha quando si tratta di muoversi, riflettere, agitarsi e decidere cosa fare e come stare accanto alle giovani generazioni, considerandole non un problema da sopportare, ma esistenze da accompagnare.
Il Presbitero e la Rete Digitale
Può essere utile definire il ruolo del presbitero, e in particolare del prete giovane, nei confronti dei giovani. I preti giovani, proprio per la loro componente giovanile, hanno la ricchezza unica di mettersi dentro il mondo giovanile non da estraneo, non da censore, ma da compagno che fa la stessa strada, magari talvolta con il morale ai tacchi, ma capace di intuire Gesù che si mostra risorto e di entusiasmare con la propria coerenza la possibilità e la bellezza di seguire Cristo. In questo impegno di rilettura del mondo giovanile, non è di minore importanza la rete e il lavoro di rete. Siamo alla generazione dei nativi digitali, i post-millennials, per i quali il virtuale non è un insieme di tecniche, ma un ambiente in cui vivono, pensano, ridicono la loro vita e vogliono ridire la loro fede e i loro sogni. Possono contribuire con le loro proposte a uno svecchiamento dei nostri modelli statici o troppo autoreferenziali e dire nel linguaggio del web la bellezza delle esperienze di Gesù che molti fanno. Questo farebbe nascere anche una rete di adulti ed educatori.
L'Oratorio: un Luogo di Dialogo e Responsabilità
L'oratorio è certamente uno degli ambienti più idonei per riuscire a dialogare con i giovani. Siamo convinti che un oratorio che non si apre al massimo di collaborazione tra tutti i giovani e le aggregazioni che lo frequentano, e con le varie aggregazioni giovanili del territorio (spesso raramente aperte alla dimensione religiosa, laiche o laiciste), ha poca vita. Riesce a tenere ancora per un poco i ragazzi delle elementari e delle medie e qualche rimasuglio di adolescenti. Deve soprattutto aprirsi ad alcune responsabilità fondamentali: il lavoro, la scuola e la preparazione alla professione, e la famiglia da progettare e far nascere.
Il Sinodo dei Vescovi: Un Processo di Dialogo e Ascolto
Un'Opportunità Imperdibile
Il Sinodo dei giovani è ormai sulla bocca di tutti, sia perché il processo sinodale è abbastanza avviato, sia perché ci si sta accorgendo di quante implicazioni esso abbia nella vita ecclesiale. Il Sinodo, quindi, diventa un'esperienza imperdibile di dialogo tra giovani e Chiesa, sia per la preparazione (coinvolgimento del massimo di giovani a comunicare di sé, della loro fede e del rapporto con la Chiesa e la società) sia per il tempo dello svolgimento (partecipazione attiva in forme originali, usando tutti gli strumenti della comunicazione sia personale che comunitaria). Il Sinodo si sta rivelando un'opportunità per entrare in dialogo con loro, senza prenderli in giro e senza lamentarsi perché non li vediamo più prendere parte alle nostre celebrazioni.
Cos'è il SInodo?
Il Percorso di Preparazione Inclusivo
Un primo elemento che merita di essere sottolineato è l'articolazione del percorso di preparazione del Sinodo, ispirata a criteri di inclusione e partecipazione senza precedenti. Il consueto Documento preparatorio, pubblicato a gennaio 2017, era infatti accompagnato da un questionario a cui tutte le Conferenze episcopali del mondo erano invitate a rispondere. Un Seminario internazionale a settembre 2017 ha permesso di raccogliere l'opinione di esperti di varie discipline teologiche e sociologiche. Intanto, una consultazione online offriva ai giovani di tutto il mondo la possibilità di prendere la parola in prima persona: oltre 100mila l'hanno completata. Infine, e questa è una novità assoluta, dal 19 al 24 marzo 2018, 300 giovani di tutto il mondo (non tutti cattolici e non tutti credenti) sono stati invitati a Roma per prendere parte alla Riunione pre-sinodale. Questa dinamica ha reso la preparazione al Sinodo un processo di reale incontro e ascolto tra generazioni, permettendo ai giovani di far sentire la propria voce «senza filtri» ed essere presi sul serio. Da evento, il Sinodo si sta trasformando in un processo lungo e articolato, raccogliendo gli stimoli di Papa Francesco che desidera che lo stile della Chiesa sia ispirato alla cultura del «camminare insieme».

Gli Obiettivi del Sinodo
Tra i primi frutti del cammino di preparazione di questo Sinodo possiamo annoverare una migliore messa a fuoco dei suoi obiettivi, che si articolano tra loro:
- Accompagnamento: rispondere al bisogno dei giovani di trovare figure capaci di accompagnarli nell'identificazione della strada originale di ciascuno verso la pienezza della vita.
- Conversione delle Comunità: stimolare le comunità ecclesiali a intraprendere un «cammino di conversione», affinché siano riconosciute dai giovani come portatrici di un messaggio di gioia e di speranza, superando la percezione di celebrazioni e comunità "morte".
- Crescita nel Discernimento: promuovere una crescita nella capacità di «discernimento» da parte delle comunità ecclesiali, individuando mezzi, strumenti e una direzione di marcia.
Il dialogo evangelico tra Gesù e i discepoli nel testo scelto come icona dal Sinodo - «Che cercate?», «Maestro, dove abiti?», «Venite e vedrete» (cf. Gv 1,35ss) - svela una reale preoccupazione giovanile: la ricerca di senso, senza la quale la vita stessa risulta povera. La ricerca di una vita sensata si trova nel trovare una buona causa attorno alla quale organizzare le migliori energie esistenziali, in un generoso investimento di sé verso l'altro da sé, e nella ricerca di testimoni che rendano credibile la vita stessa.
Le Sfide Cruciali per la Chiesa nel Dialogo con i Giovani
Il Problema della Comunicazione e della Credibilità
Il percorso di preparazione al Sinodo ha certificato l'esistenza di un problema di comunicazione tra la Chiesa, in particolare le sue istituzioni ufficiali, e il mondo giovanile nel suo complesso, specialmente quella parte maggioritaria che non ha un riferimento ecclesiale preciso. I giovani segnalano la difficoltà a sentirsi davvero accolti e ascoltati all'interno della Chiesa, a ricevere fiducia e a trovare spazi di protagonismo. Li tengono lontani non solo un generale disinteresse, ma anche la «scarsa preparazione» dei sacerdoti, oltre agli scandali economici e sessuali. Diverse Conferenze episcopali, dal canto loro, dichiarano di non conoscere o non comprendere alcuni tratti caratteristici del mondo giovanile e spesso di esserne spaventate, in particolare riguardo alla pervasività dei media digitali, alla cultura globale e alle sue conseguenze sulla comprensione della realtà e la strutturazione delle relazioni interpersonali.
Il risultato di questa fatica comunicativa è l'allontanamento dalla Chiesa da parte di molti giovani, pur portatori di domande e di sensibilità autenticamente spirituali. La questione investe soprattutto la capacità della Chiesa di presentarsi come interlocutore credibile dei giovani, molto attenti ai temi della trasparenza e della coerenza. Il peso di scandali e abusi di ogni genere non può essere sottostimato, ma ancora più cruciale è la gratuità dell'annuncio: i giovani sono particolarmente sensibili ai tentativi di strumentalizzazione da parte degli adulti e tendono ad allontanarsi quando percepiscono che l'interesse nei loro confronti non è genuino.
Le Istante Culturali Giovanili come Cartina di Tornasole
Alcune istanze tipiche della cultura giovanile diventano una cartina di tornasole con cui i giovani misurano la credibilità dei propri interlocutori:
- Inclusione delle Differenze: Riguarda soprattutto le tematiche del genere, della sessualità e dell'affettività. Posizioni percepite come astratte, slegate dall'esperienza concreta, aprioristiche o autoritarie, e non sufficientemente attente alla tutela delle differenze, rendono poco credibile agli occhi dei giovani chi se ne fa portatore.
- Giustizia Sociale e Ambientale: Con un'intensità ben maggiore, lo stesso discorso vale per le questioni legate alla disuguaglianza e all'ingiustizia sociale, a partire dal ruolo della donna nella società e nella Chiesa, e per quelle ambientali. I giovani hanno il loro modo di affrontarle, il loro lessico e le loro categorie per riflettere e le loro modalità per impegnarsi, spesso assai lontani da quelli delle generazioni precedenti.
La Cultura dell'Accompagnamento
Un secondo nodo che emerge con forza è quello della cultura dell'accompagnamento. Molto spesso i giovani si trovano di fronte adulti che hanno smarrito il senso della paternità, spirituale e non solo, e quindi la capacità di esercitarla, apparendo focalizzati unicamente sulla propria autorealizzazione. Parlare di cultura dell'accompagnamento significa mettere a tema il rapporto tra generazioni, chiedendo a ciascuno di assumere il proprio ruolo e anche il proprio limite, evitando ambiguità e confusioni. Rinnovare questa cultura richiede anche di valorizzare il potenziale di tutte le figure che, a vario titolo e per diverse ragioni, assumono un ruolo di riferimento nella vita dei giovani: genitori, insegnanti, educatori, allenatori, psicologi, medici, colleghi anziani, amici coetanei e, infine, la comunità cristiana nel suo insieme.
Vicinanza ai Giovani in Marginalità
Infine, un'ultima questione importante è quella della vicinanza e del sostegno di tutti quei giovani che vivono situazioni di marginalità socio-economica o culturale (a partire dalla mancanza di lavoro), o che fanno esperienze estreme di dolore, violenza o alienazione (dipendenze, disturbi alimentari, distacco dal mondo reale e rifugio in quello virtuale). Anche a loro è necessario offrire delle opportunità di accedere alla gioia e alla pienezza della vita, e anzi è indispensabile scoprire le forme migliori per rendere un servizio di accompagnamento. La sfiducia nelle istituzioni è senza dubbio uno dei tratti caratteristici della cultura contemporanea, in particolare giovanile. La Chiesa, che della sua struttura istituzionale fa uno degli elementi portanti della propria azione, rischia di diventare un boomerang se non è accompagnata dalla capacità di costruire relazioni interpersonali autentiche. Si tratta per la Chiesa di imparare ad ascoltare: soprattutto quando ci si muove a livello globale, trovare modalità concrete, adeguate, sostenibili è tutt'altro che scontato e c'è ancora molta strada da fare.