Il Simbolismo Arcana nella Bibbia: Tra Antiche Tradizioni e Nuove Interpretazioni

La Bibbia, testo sacro e oggetto di innumerevoli interpretazioni, è stata nel corso dei secoli al centro di studi che ne hanno esplorato le dimensioni più profonde e talvolta occulte. La sua revisione critica, unitamente all'attenzione del mondo accademico e delle società esoteriche, ha permesso di svelare strati di significato che trascendono la mera narrazione letterale.

Manoscritto antico o illustrazione che rappresenta la traduzione della Bibbia di Re Giacomo

Le Origini dell'Interpretazione Esoterica della Bibbia

La Traduzione della Bibbia di Re Giacomo e la Royal Society

Nel XVII secolo, periodo in cui si è andata formando la struttura dei rituali massonici della cosiddetta Massoneria moderna, la Bibbia fu tradotta, in Inghilterra, da un gruppo di dotti appositamente convocati da Re Giacomo I. Lo scopo era soddisfare l’esigenza di una reinterpretazione del testo che non dipendesse dalla Vulgata. La revisione critica del testo biblico era, in quel tempo, all’attenzione del mondo accademico, e in particolare della Royal Society (fondata nel 1660).

Di questa illustre istituzione facevano parte molti scienziati famosi, alcuni dei quali, come John Aubrey, Christopher Wren e Elias Ashmole, ritroviamo all’origine del Neo Druidismo e della Massoneria cosiddetta moderna.

Isaac Newton e il Metodo Interpretativo dell'Apocalisse

Presidente della Royal Society fu Isaac Newton, grande scienziato e, allo stesso tempo, grande esoterista, al quale dobbiamo un Trattato sull’Apocalisse. Secondo Newton, Dio diede le profezie perché fossero interpretate dal talento umano, e che si tratti di interpretare il linguaggio rivelato o il mondo nei suoi fenomeni non fa molta differenza, poiché sia la rivelazione, sia la creazione del mondo discendono da Dio e dalla sua volontà.

Come scrive Mamiani, “È vero che nel Trattato Newton usa definizioni linguistiche e nei Principia definizioni matematiche; tuttavia, poiché sono entrambe trattate more geometrico, Newton le considera allo stesso modo: esempio di fusione, o forse non del tutto consapevole confusione, tra metodi tradizionalmente distinti. Il metodo di interpretazione dell’Apocalisse è dunque, formalmente, lo stesso metodo matematico-sperimentale dei Principia”.

L'Apocalisse di Giovanni: Numeri, Simboli e Scenario Cosmico

La Misura della Gerusalemme Celeste e il Numero della Bestia

Nell’Apocalisse di Giovanni si legge che un angelo misurò la Gerusalemme celeste, descrivendola come una città quadrangolare, con lunghezza, larghezza e altezza uguali, pari a dodicimila stadi. Giovanni scrive inoltre: “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei”.

Utilizzando la geometria, qui intesa come gematria, la bestia ci appare nella sua dimensione storica: il cubo 666, che rappresenta la città terrena di Roma, sede dell’impero, opposta alla città di Dio, il cubo 123: la Gerusalemme celeste. Che il numero della bestia rappresenti il nome di un uomo appare, in questa chiave di lettura, ormai chiaro.

Venere, i Cicli Celesti e la Gematria

Il pianeta Venere, un pianeta interno, non supera mai i 48° di elongazione, ossia la sua distanza angolare dal Sole, rendendolo visibile solo per poche ore (al massimo tre) dopo il tramonto o prima dell’alba (come Stella matutina e Stella vespertina). Le congiunzioni inferiori si verificano ogni 584 giorni (periodo sinodico), cioè circa 1,6 anni terrestri.

Occorrono cinque periodi sinodici, circa otto anni terrestri, affinché la congiunzione abbia luogo a poco più di 2° dal punto di partenza sull’eclittica. Questa durata di otto anni coincide con il ciclo ottennale delle fasi lunari, l'octareteride (99 fasi lunari). Durante il ciclo sinodico di otto anni terrestri, si verificano cinque congiunzioni inferiori, delineando uno scenario cosmico dietro la narrazione apocalittica.

La Donna Vestita di Sole e la Grande Dea Madre Cosmica

Al suono della settima tromba, nel cielo appare “un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna ai suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Questa donna incinta grida “per le doglie e il travaglio del parto”, mentre un drago tenta di divorare il bambino. Giovanni scrive che “Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con uno scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni”.

L’immagine della donna, pur richiamando Maria e la nascita di Gesù, corrisponde più precisamente alla Grande Dea Madre Cosmica, ovvero Iside-Sirio, la stella di cui il sole Horus è il figlio, osteggiato da Seth. Il numero di 1260 giorni assegnato alla Grande Dea Madre Cosmica nel deserto riporta al ciclo precessionale: il suo doppio è 2520, e dietro i 1260 giorni si nasconde una metà del ciclo precessionale, ossia 12.600 anni.

Le Mitologie Traslate nella Nascita di Gesù

Anche le immagini della nascita di Gesù suggeriscono mitologie traslate. La nascita è annunciata da una stella (si attende il “figlio della stella”), assistita da pastori e greggi (il mito del re pastore) e da animali simbolici come il bue/toro (animale solare, associato a Ptah, Ra e Horus stesso) e l’asinello (associato a Seth). L’omaggio dei Re Magi, sapienti Caldei, indica una continuità con la tradizione sacerdotale, regale e taumaturgica mesopotamica. La fuga in Egitto per sfuggire a Erode richiama la fuga di Iside che si rifugia nel Delta per impedire a Seth di uccidere Horus neonato.

Afrodite, Ishtar e il Simbolismo dell'Otto

Venere (Sirio), ovvero Afrodite (Iside), è la stella del mattino e della sera (Stella matutina, Stella vespertina). Afrodite, figlia della dispersione-castrazione di Urano, emerge dalle onde salate come dea marina, portando l'epiteto di Pelagia. Platone distingue tra l'amore terreno (Pandemia, colei che ama tutto il genere umano) e quello celeste (Urania). Afrodite era anche chiamata Apostrophia (colei che si volta da parte) e Dione (forma femminile di Zeus). Sotto il nome di Epitragia, cavalcava un caprone, come la divinità basca Mari. La sua isola preferita era Cipro, dove veniva adorata in forma di Afrodito, uomo barbuto, simile al Baphomet dei Templari.

Ishtar, la venere mesopotamica e sumera Inanna, manifestava attributi sia maschili che femminili: femmina in qualità di stella della sera, maschio come stella del mattino. Ha inglobato Attar (divinità semita maschile associata a Venere), divenuta Ashtar (maschile) e infine Ishtar (femminile). Attar aveva una sembianza femminile, Attart, che divenne Astart o Astoret, tradotta dai Greci come Astarte, ovvero Afrodite. A Ishtar era associata la stella a otto punte e il numero otto era sacro. Questo simbolismo dell'ottagono si ritrova nelle chiese templari e cistercensi, e nel maniero di Castel del Monte, costruito da maestri legati a tali mondi. Ishtar, la stella della capra, è Venere, e Venere corrisponde a Sirio, ritenuta una stella imperitura. La devozione alla Stella del Mattino si perpetua nel medioevo cristiano come simbolo della Vergine Maria. L’epiteto per Sirio di “Grande Polo” ne sottolinea la funzione di riferimento assiale, di “sole dei soli”.

Illustrazione di Iside con Horus o una figura della Dea Madre Cosmica

Il Percorso Iniziatico e la Resurrezione

L'Albero della Vita e il Djed Egizio

L’albero della vita è collegato al Djed, la colonna vertebrale di Osiride, e alla cerimonia del raddrizzamento, che equivale alla resurrezione. Il Djed esprime il concetto di stabilità. L’albero corrispondente è la palma, o meglio, l’albero Ima, il dattero maschio, considerato Albero Sacro. Il suo femminile Imait era il soprannome della dea Athor. Nel Libro dei Morti, le allusioni all’Albero sono frequenti e riguardano il sicomoro, la palma da dattero e il ficus religiosa.

Il Corpo di Luce e il "Nome Nuovo"

La narrazione apocalittica presenta un percorso iniziatico, scandito da diverse tappe che culminano nella trasformazione dell'individuo. La terza tappa promette al vincitore la “manna nascosta e la pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve”. Questo è un riferimento all’egizio Akh Akhu, il corpo di luce, primo involucro dello spirito divino che si incarna; un elemento trasfigurante: nella ritualità è l’essere santificato e rinato nella sfera del sacro.

Il sogno ad occhi aperti del defunto o dell’iniziato diviene realtà; si tramuta in una stella, un essere risplendente. Il corpo di luce è il corpo che ha raggiunto un alto grado di conoscenza, potere e gloria, divenendo eterno. Il “nome nuovo” è il Ren: la definizione completa dell’essere umano, comprensiva del nome segreto Ren Sheta, il nome occulto che mantiene in vita e conferma la vita. Nell’antico Egitto, si riteneva che nell’onominazione occulta fosse racchiusa l’essenza della cosa nominata.

Le Sette Tappe della Via Iniziatica

Il cammino verso la divinizzazione e la resurrezione è articolato in sette passaggi, come descritto nelle epistole alle Chiese dell'Apocalisse:

  1. «Ricordati da dove sei venuto», ossia ricordati della tua origine divina, che è la tua vera essenza. Riconosciti, ri-accordati.
  2. «Il vincitore non sarà colpito da seconda morte».
  3. «Al vincitore darò la manna nascosta e la pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve».
  4. «Darò al lui la stella del mattino. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese».
  5. «Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerò il suo nome dal libro della vita…». Il defunto, o iniziato, è riconosciuto, vestito con la veste di bianco lino, come avveniva nei riti Isiaci e Osiriaci, ed entra a far parte del nucleo degli iniziati.
  6. «Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio…».
  7. «Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono…».

Questi passi sottolineano l'importanza della fedeltà, del distacco dai vizi e dai falsi profeti, e del risveglio della propria essenza divina. La sesta tappa evidenzia il “daimon concertum”, l'unione di intenti tra la mente umana e lo Spiritus (l’ispirazione, l’awen dei Druidi, i mercuri di Giordano Bruno), che interviene quando la debolezza umana potrebbe richiudere il passaggio verso il Divino. La settima tappa ammonisce contro la tiepidezza spirituale, invitando all'ardore (Eros, il daimon dell’amore) e allo slancio vitale, il fuoco dello Spirito, necessario per vestirsi del corpo di luce e recuperare la vista. La serena medietas, l’aurea mediocritas, non appartengono all’iniziato, che deve bruciare d’ardore, sentendo il fuoco interiore dello Spirito, che alimenta e stabilizza il bianco vestito, il corpo di luce, l’Akhu.

Schema che illustra le sette tappe o fasi di un percorso iniziatico

I Sette Sigilli e il Linguaggio Profetico

L'Apertura dei Sigilli e i Colori della Dea

Nella narrazione di Giovanni, inizia la parte relativa ai sette sigilli che chiudono un libro. I primi quattro sigilli, che l’iniziato può rompere in quanto Agnus Dei (che tradotto in egizio si potrebbe dire Agnello dell’Ariete, ossia di Amon), consentono di rivelare la funzione di quattro cavalieri che sono su quattro cavalli i cui colori sono quelli della Dea: bianco, rosso, nero e verde/blu. Il quinto sigillo rivela la funzione della testimonianza, e il settimo sigillo è aperto dall’Agnello.

Il Silenzio nel Cielo: Interpretazioni e Antiche Dottrine

“E avendo aperto il 7° sigillo, si fece silenzio nel cielo quasi di mezz’ora”. Questa affermazione è cruciale. L'Apocalisse, come scrive Natoli, è “svelamento da apo-kalypto: dis-occulto, scopro il celato. Il Verbo kalypto, infatti, risale alla radice indoeuropea kel da cui il celo latino, che significa appunto occulto, copro, nascondo. L’Apocalisse svela: in tal senso essa è compimento e fine poiché non concede ulteriorità, non c’è un dopo, non c’è nulla da sapere o altro da aggiungere. Ecco perché l’éscaton, in quanto tempo ultimo, è anche compimento del tempo”.

Tuttavia, un’altra interpretazione possibile ci è data da una diversa traduzione del testo greco ως ημιωριον, che introduce il concetto non di "mezz’ora", ma di un tempo di mezzo, di una pausa: il silenzio di Dio. Il vocabolo ωρα è tradotto con tempo e ημι con semi, prefisso partitivo che indica la metà della cosa espressa. Inoltre, ως non è circa, ma come. Non siamo pertanto in presenza di un silenzio nel cielo di circa mezz’ora, ma di un silenzio nel cielo come semitempo, ossia come pausa tra un prima e un dopo: un prima rumoroso, una pausa di silenzio, un dopo rumoroso.

Alfred Tomatis scrive che “Con un’insistenza che avrebbe meritato maggiore attenzione, gli antichi hanno sempre affermato che il mondo era stato generato da un suono primordiale, cioè da un dire iniziale proveniente da una voce suprema”. Newton, riguardo ai sigilli e alle trombe, scrive che sono “distribuzioni di tempo che si succedono ordinatamente le une dopo le altre, senza alcuna interruzione o interferenza”. Egli accenna a un’antica dottrina tramandata dai maghi e saggi egiziani, ripresa da Mosè e Daniele, nonché dai magi evangelici, attestando la certezza della dottrina degli antichi interpreti. Uno dei segreti degli antichi Egizi, come scrive Daniel Levy, era costituito dal canto delle 7 vocali o delle divinità cosmiche.

La Ricostruzione del Linguaggio Primitivo

Maurizio Mamiani sottolinea che “l’interpretazione delle profezie consiste dunque soprattutto nel ripristinare il linguaggio primitivo che, come quello in parabole, è il linguaggio dei fanciulli”. Il ritorno agli antichi di Newton è in effetti un ritorno al linguaggio e all’esperienza comuni, a una fase primigenia della conoscenza in cui la realtà non è velata da sovrastrutture culturali. È necessario, pertanto, anche solo per avvicinarsi al possibile significato della profezia, uno sforzo di ricostruzione filologica attento e rigoroso. Il linguaggio dei profeti non si riferisce a concetti morali, ma, secondo Newton, a concreti eventi storici (così ad esempio montagna significa città, sole un magistrato supremo, bestie selvagge eserciti, e via discorrendo).

L'Apocalisse continua con la narrazione di un incensiere d’oro riempito dagli angeli con vari profumi e preghiere, che viene poi gettato sulla terra con clamori, tuoni e fulmini. Man mano che suonano le trombe si presentano alla coscienza le storie di eventi drammatici che hanno colpito il pianeta. La quinta tromba narra di un astro caduto dal cielo e il conseguente aprirsi dell’abisso. A questo punto Giovanni viene invitato da un angelo a ingoiare un libricino. A Giovanni, ossia all’iniziato, viene poi data una canna simile a una verga; Giovanni è ora come l’angelo della canna d’oro, anche se la sua canna è solo una verga. Entrano in scena i due Testimoni, che svolgono la funzione di profeti per 1260 giorni. Giovanni riprende poi la narrazione criptata parlando di una prima resurrezione (20, 5) e scrive che coloro che prendono parte alla prima resurrezione saranno beati e santi, in quanto su di loro non ha potere la seconda morte.

I Misteri Svelati: Alla Scoperta dei Simboli in Apocalisse 1 e 2

La Trasfigurazione e la Conoscenza che Salva

Le Sette Chiese e la Dimensione Angelica

Nella Bibbia di Re Giacomo si legge: “And he measured the wall thereof, an hundred [and] forty [and] four cubits, [according to] the measure of a man, that is, of the angel”. Questa affermazione evidenzia la coincidenza di essere umano e di angelo. Tale concetto è proclamato in tutta la narrazione riguardante le sette chiese (i candelabri), a capo delle quali ci sono sette angeli (stelle). La coincidenza dell’essere umano e dell’essere angelico (stati molteplici dell’essere), seppur operanti su due piani diversi della realtà, avvalora quanto affermato in relazione alla seconda morte: chi conosce la propria dimensione angelica vede perire il proprio corpo materiale, ma non il proprio corpo di luce. È la conoscenza che salva, e la via iniziatica massonica (e non solo) è una via di conoscenza.

Il Corpo Animale e il Corpo Spirituale

Le epistole paoline (1 Corinti 15) descrivono la resurrezione dei morti: “Così come c’è un corpo animale, v’è anche un corpo spirituale e così come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste. […] È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale. Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.”

Paolo prosegue: “Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità. Ecco, io vi annuncio un mistero: noi tutti non moriremo, ma tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Essa infatti suonerà e i morti risorgeranno incorruttibili e noi saremo trasformati. È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta d’incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta d’immortalità. Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?”

I Misteri Osiriaci e la Spiga di Grano

L’immagine della semina offre un senso preciso all’antica raffigurazione di Osiride dal cui corpo sorgono le spighe di grano. Il grano è simbolo della luce, e l’iconografia dell’antico Egitto, con le spighe che sorgono dal corpo di Osiride, rappresenta chiaramente i “corpi di luce”. Il processo di osirificazione, ovvero il passaggio dal corpo terreno mortale a quello energetico celeste, è attestato dalla presenza del bastone Uas (simbolo del rapporto tra cielo e terra) e dell’Ankh (simbolo della vita) nel piedistallo che regge il corpo del Neter, e dall’assenza del Djed.

Diodoro scrive che al momento della mietitura, innalzando le prime spighe tagliate e tenendone un mazzo, si battevano il petto, invocando Iside. Iside è il Neter che, ritrovato Osiride sepolto in un tronco d’acacia, ne rimane magicamente incinta dando vita a Horus, un corpo di luce. Si ripropone qui il rapporto Arché-Lógos, con Iside associata a Sirio, Osiride a Orione e Horus all’occhio del Toro, Aldebaran.

Angelo Tonelli ricostruisce la parte rituale relativa alla spiga: “Una spiga viene spiccata in silenzio dallo ierofante. È un gesto di grande potenza evocativa: un frutto, che è anche un seme, viene mietuto dallo stelo, e dunque la pianta viene uccisa come unità, ma da questa morte scaturirà una pluralità di piante-vite; l’Uno diventa Molti e i Molti sono forme dell’uno. La pianta tagliata è Dioniso che, come Osiride, muore nel fiore della vita, ma che rinascerà. E dunque il dio segreto dell’epoteía è Dioniso: morte e vita unite insieme in un solo gesto. La spiga mietuta in silenzio, viene mostrata agli Epopti come il grande, il mirabile, il più perfetto mistero.” La spiga in greco è Στάχυ (amento, orecchio, pannocchia, spiga), mentre Στάχυς è Spica, nella costellazione della Vergine.

Paul Foucart stabilisce che Dioniso è il maestro dell'epopteia. Anche la bevanda sacra dei Riti Eleusini ("Ho digiunato, ho bevuto il ciceone, ho preso dalla cesta, dopo aver compiuto le azioni rituali ho riposto nel canestro, e dal canestro nella cesta", come riferisce Clemente Alessandrino) ci porta allo stesso significato. La spiga è sicuramente un emblema osiriaco, e “Tra le religioni antiche che conosciamo, quella di Osiride è la sola dove la spiga di frumento pare avere un valore religioso”. Nella 12ª ora, la barca di Osiride, di scorta a quella di Ra, è condotta dagli dèi pacifici che tengono una spiga in mano e hanno la testa ornata da due belle spighe. I loro nomi sono significativi: il Germe, Basti; il Grano, Uapri; la Primizia della mietitura; poi “gli dèi dalle braccia che brillano, poiché tengono la loro spiga”; l’Oblatore; Nipan. “Tutti questi esseri divini, per salutare Osiride, inalberano la spiga di grano come l’insegna del loro sovrano”. “Osiride essendo arrivato a personificare la resurrezione, lo si compara a tutto ciò che nella natura sembra morire per rinascere e, al contrario, tutto ciò che rinasce dopo una morte apparente, fu tenuto per una delle forme o dei valori mistici di Osiride”. Ananda Coomaraswamy aggiunge che lo scopo finale del Sacrificio è non solo continuare l’operazione creatrice iniziata dalla decapitazione, ma anche di “capo volgerla” con la ricostituzione totale della divinità divisa e con ciò del sacrificante stesso, identificato con la divinità e con il Sacrificio. La divinità dev’essere guarita da coloro stessi che l’avevano divisa.

Cristo, il Crisma e la Luce Divina

Cristo (dal greco Χριστός, traduzione del termine ebraico mašíakh, «unto») è al centro di queste interpretazioni. Nel Vangelo gnostico di Filippo è scritto: “Ma l’albero della vita è in mezzo al giardino. Tuttavia è dall’ulivo che si estrae il crisma, per mezzo del quale si ha la resurrezione”. L’unzione, secondo questo Vangelo, è superiore al battesimo: “È dall’unzione, infatti, che noi siamo stati chiamati «cristiani», e non dal battesimo. Anche il Cristo fu chiamato (così) a motivo dell’unzione: il Padre unse il Figlio, il Figlio unse gli apostoli, e gli apostoli unsero noi. Colui che è stato unto possiede il tutto: possiede la resurrezione, la luce, la croce, lo Spirito Santo.”

Se si guarda ai simboli e non alla cronaca, l’albero della vita, ossia il Lógos, è piantato in mezzo ad un uliveto - un ulivo dal quale si estrae il crisma - e non a caso l’uliveto si chiama “frantoio”. La mezzanotte è l’ora del sole corego, di quel Cristo che è sole e sta in mezzo agli astri e li dirige, ossia è la Luce nel grande Oceano primordiale, quel mare in amore, quel nero luminoso che è simbolicamente rappresentato dal firmamento. È l’ora di Osiride, colui che dimora in Occidente e risorge in Oriente; è il corpo mortale dal quale rinasce il corpo terreno che dà vita al corpo di luce, rappresentato dalla spiga che contiene il grano d’oro (oro, aur, luce). È l’ora di Demetra, la bionda spiga di grano, il granaio, che donerà nei Riti Eleusini, all’epopta, la luce dell’oro del grano e la bevanda di farina impastata con l’acqua, ossia la bevanda di luce che si incarna.

L’ultima cena di Leonardo è, simbolicamente, significativa, con linee che evocano il simbolo di Maria Vergine che ci riporta all’Archè che contiene il Lógos, come è detto nel Vangelo di Giovanni, secondo la tradizione giovannea. La notte del 25 dicembre è strettamente legata alla notte della Pasqua di resurrezione, che ha un doppio significato simbolico: è la data della resurrezione, ossia del ritorno alla luce, con un corpo di luce, ed è la data del concepimento, ossia dell’incarnazione della luce in un corpo mortale. Concepimento e crocifissione si sovrappongono come simboli dell’entrata nello spazio-tempo della luce divina.

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