Il Sacerdozio e l'Omosessualità: Tra Vocazione, Celibato e Sfide Pastorali

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La questione dell'omosessualità all'interno della Chiesa Cattolica e, in particolare, nel sacerdozio, è un tema complesso e ampiamente dibattuto, che interseca vocazione personale, dottrina ecclesiastica e dinamiche sociali in evoluzione. Le esperienze di molti sacerdoti omosessuali rivelano una realtà fatta di idealismo, conflitto interiore e ricerca di accettazione in un contesto che tradizionalmente considera l'omosessualità un "disordine oggettivo".

La Vocazione e l'Identità Omosessuale nel Sacerdozio

Padre Joe, riflettendo sulla sua decisione di diventare sacerdote più di vent'anni fa, ammette che la sua scelta fu motivata, in parte, dalla sua omosessualità. Divenuto maggiorenne negli anni '70, in un'epoca di forte stigma per chi ammetteva di essere gay, il sacerdozio rappresentava per lui un'alternativa rispettabile al matrimonio e ai figli. Egli credeva sinceramente nel sacerdozio, ma vedeva in esso "l’unico modo rispettabile di essere un cattolico single". Tuttavia, una volta ordinato, comprese che essere gay in una Chiesa con una tale dottrina comportava numerosi problemi.

Prede delle stesse tentazioni di ogni uomo, ma senza poterne parlare apertamente, molti preti omosessuali si sentono sottovalutati e isolati. Navigano a vista in una società molto sessualizzata, raramente godono di un sostegno pastorale e, di conseguenza, a volte faticano a tenere fede al loro voto. Padre Joe sottolinea che il celibato è sempre una lotta per tutti i sacerdoti, che cercano di mantenere la propria integrità e di essere fedeli alla loro vocazione.

Un sacerdote in meditazione, simbolo della vocazione e della lotta interiore

Statistiche e Realità Nascoste

Le esperienze di padre Joe non sono isolate. Diversi studi mostrano come il sacerdozio attiri un numero sproporzionato di gay; come suggerisce il padre domenicano, poi diventato giornalista, Mark Dowd, la percentuale potrebbe arrivare al 50%. Tali statistiche sono finite sulle prime pagine di molti giornali in quanto, mentre la Chiesa si oppone sempre più accanitamente a riforme come il matrimonio omosessuale, pare che un numero crescente di consacrati omosessuali, inclusi vescovi e persino cardinali, rompano il loro voto di castità.

Scandali, Ricatti e Contrasti

Ovviamente, ci sono stati in passato molti scandali che hanno coinvolto preti e vescovi eterosessuali, che hanno intrecciato relazioni e avuto figli. Tuttavia, ora alcuni giornali italiani ipotizzano che le dimissioni senza precedenti di Benedetto XVI siano dovute a un dossier che rivelerebbe una potente rete di prelati gay praticanti, che arriverebbe ai più alti livelli del Vaticano. Anche in Scozia ci sono state controversie, come il caso di un uomo incarcerato nel 2008 per aver ricattato un sacerdote incontrato in un battuage a Glasgow, o le accuse rivolte al cardinale Keith O’Brien di "comportamento inappropriato" con numerosi sacerdoti, accuse che, seppur contestate, hanno portato alle sue dimissioni.

Il fatto che il sacerdozio attragga gli omosessuali non è nuovo né sorprendente, come non lo sono gli sforzi della Chiesa di insabbiare questa realtà. Negli anni '80, Richard Wagner, un sacerdote gay dichiarato dell'Illinois che stava studiando per un dottorato in sessuologia, intervistò cinquanta sacerdoti gay sulle loro esperienze per capire come conciliassero la loro identità con il divieto assoluto, da parte della Chiesa, all'attività omosessuale. Il risultato del ciclone mediatico seguito alla pubblicazione della sua dissertazione Gay Catholic Priests: A Study Of Cognitive And Affective Dissonance fu che padre Wagner, a quanto afferma, venne mobbizzato e costretto a lasciare il suo ordine.

Egli osserva che "in un certo senso, la Chiesa è il luogo perfetto per gli omosessuali nascosti, ma a un certo punto queste persone devono affrontare la propria sessualità e le alternative sono due: o accettarla ed essere a proprio agio, o lasciare che contamini il resto della vita".

12/02/2014 - FIABE GAY, LA CONDANNA DELLA CHIESA VENEZIANA

Casi di Ricatto e Testimonianze

Una vicenda dai contorni scabrosi è emersa nelle aule del Palazzo di Giustizia di Rimini, dove un macedone di 36 anni è stato accusato di aver ricattato un sacerdote della Valmarecchia. La vicenda, iniziata nel 2006, narra di un rapporto sempre più assiduo tra il macedone e il parroco, con il religioso che avrebbe ospitato l'uomo in canonica per trascorrere la notte insieme e avrebbe elargito denaro in cambio di "prestazioni". Il prete ha denunciato il macedone nel 2011, sostenendo di essere stato circuito e che la storia omosessuale fosse una "colossale invenzione".

Un altro fenomeno è la nascita di piattaforme come "Venerabilis", una chat per preti gay che permette di confrontarsi in maniera anonima, scambiando informazioni e, in alcuni casi, sfociando in conversazioni esplicite. Un sacerdote ha confessato a un giornalista il suo bisogno di parlare, raccontando di incontri facili in luoghi pubblici. Simili episodi sono stati raccolti in un dossier che un escort napoletano, Francesco Mangiacapra, intende consegnare alla procura di Napoli, coinvolgendo "almeno una cinquantina di toghe" tra sacerdoti, frati e seminaristi in un presunto giro di chat erotiche, sesso a pagamento e frequentazioni di locali omosessuali, che, secondo le accuse, si spingerebbe fino al sesso di gruppo, a volte persino in luoghi di culto.

Il Conflitto Interiore e le Politiche della Chiesa

È strano come, mentre la società nel suo complesso accetta sempre più l'omosessualità (e recenti ricerche indicano come il laicato cattolico si preoccupi meno di tematiche quali il sesso fuori dal matrimonio e quello omosessuale rispetto ad altre denominazioni cristiane), la Chiesa Cattolica sia sempre più in una trincea. Monsignor O’Brien, inizialmente percepito come liberale, si è trovato in prima linea contro il matrimonio omosessuale.

Per rimediare al "terremoto degli abusi sessuali" che ha scosso la Chiesa negli ultimi dieci anni, la gerarchia ha tentato di dare un taglio all’ordinazione di sacerdoti omosessuali: una mossa estremamente controversa, non solo per il dolore che ha causato ai sacerdoti gay già ordinati, ma anche per la sottintesa connessione tra omosessualità e pedofilia. Le nuove regole, introdotte nel 2005, prevedono che gli uomini con tendenze omosessuali "transitorie" possono essere ordinati dopo tre anni di castità, mentre chi ha tendenze "profondamente radicate" o è sessualmente attivo non può accedere al sacerdozio. Sono stati anche introdotti dei test molto più stringenti, come quelli psicologici somministrati in Inghilterra e Galles.

Sacerdoti in fila per la comunione, rappresentazione della struttura ecclesiastica

Le Conseguenze del Silenzio e dell'Esclusione

Il fatto che alcuni prelati gay di alto rango abbiano avallato questa linea di condotta può essere considerato il non plus ultra del cinismo, ma chi conosce da vicino i meccanismi della Chiesa sa che è una manifestazione del loro conflitto interiore. Padre Joe afferma: "Ci sono molti preti che odiano se stessi, altri invece sono spaventati perché pensano di dover obbedire agli ordini o si troveranno in mezzo a una strada". Oggi Richard Wagner ha il suo sito web e viene contattato da preti gay in difficoltà da tutto il mondo.

È difficile non sentire simpatia per quei preti in gamba che hanno pronunciato il voto prima di comprendere appieno la loro sessualità o quanto possa diventare forte il bisogno di un/a compagno/a più avanti negli anni. Elena Curti, redattrice del Tablet, osserva: "Ci sono uomini che prendono su di sé questo voto e pensano di potervi restare fedeli, specialmente se sono abbastanza giovani. Sono entusiasti e idealisti e possono sopravvivere così per dieci, vent’anni, ma quello che ho visto è che quando superano i 40, quando arrivano ai 50, si sentono tremendamente isolati. Vedono i loro coetanei con i loro figli e subentra una forte, intensa solitudine. Spesso è a questo punto che abbandonano il sacerdozio".

Don Andrea, sacerdote con i capelli neri e una barba ben rasata, ci ride su quando parla delle difficoltà. Confessa di aver "cuccato e palpato per la prima volta in chiesa quando era ragazzo", con un uomo che lo seguì tra gli scranni deserti. Ammette che per anni ha finto di credere nella dottrina della Chiesa, ma in cuor suo non la condivideva. Ha vissuto il conflitto interiore, dicendosi che "non posso rinunciare a me stesso, non devo".

Prospettive di Cambiamento e Sfide Future

Dato che la Chiesa non può permettersi di perdere altri sacerdoti, sembrerebbe più sensato rendere meno rigide le regole sul celibato, come suggeriva monsignor O’Brien qualche giorno prima delle dimissioni. Il celibato non è un punto dottrinale e molti liberali sarebbero felici di vederlo abbandonato, tanto più che la Chiesa ha deciso di accogliere tra le sue fila i preti anglicani sposati. Il consulente vaticano John Haldane ha detto che l’unico modo di uscire dalla crisi attuale sta nell’obbligare i sacerdoti - gay ed etero - a rinnovare il loro voto di celibato, oppure a lasciare la Chiesa.

Appelli al Dialogo e all'Accoglienza

Padre Joe è realista: sa che, chiunque venga eletto Papa, è improbabile che la posizione ufficiale cattolica sull’omosessualità venga significativamente rivista in tempi brevi. Tuttavia, propone cambiamenti: "La prima cosa, quella più facile, è cambiare toni. Moderiamo i termini e smettiamola di parlare di omosessualità come peccato e malattia. Seconda cosa, se la Chiesa vuole avere l’autorità di parlare in materia deve mettere in campo un concreto sostegno pastorale per lesbiche e gay, senza giudicare, a livello spirituale e pratico". Egli auspica di dare speranza ai giovani del mondo gay che vivono il rapporto con la Chiesa e con la fede in modo conflittuale.

Don Luca, 42 anni, di Roma, accetta l'intervista, convinto che "un rapporto vero di fede non deve lasciarsi condizionare da qualche atteggiamento di non accoglienza da parte dell’istituzione ecclesiastica". Non gli piace la "catalogazione dell’essere gay o etero", credendo che "la vita affettiva è parte di noi e non credo che abbia generi". Sottolinea che la sfera sessuale è parte dell'uomo per chiunque. Don Luca smentisce le leggende metropolitane su festini, ma ammette che "nei seminari può accadere che ci possano essere delle scivolate, specialmente nell’età della giovinezza dove l’istintività sessuale è più alta e gli ormoni sono più caldi".

Egli mette in discussione la sua scelta non per il suo comportamento sessuale, ma perché nella Chiesa "la prassi del Vangelo purtroppo a volte viene dimenticata". È convinto che se Dio sceglie per servire la Chiesa, "non si pone il problema dei nostri gusti sessuali, ma piuttosto ci giudica per come ci comportiamo nell’accoglienza dell’amore e nell’annuncio della sua misericordia". La sintesi di Cristo è: "Ama il prossimo tuo come te stesso e ama Dio", non parla di con chi si va a letto o di con chi lo si fa.

Gruppo di persone in dialogo, simbolo di comunità e accoglienza

La Gerarchia e la Base

La gerarchia è fatta da uomini e, come tra tutti gli uomini, ci possono essere persone buone, serie o meno serie, persone che sono coerenti con il Vangelo o persone che dimenticano il senso cristiano di Gesù. L’intelligenza è di non fare mai di tutta l’erba un fascio. Il vero problema di alcuni uomini di Chiesa è la mancanza di coraggio nel fare scelte radicali e coraggiose, tutto per salvaguardare un concetto di "tradizione" che ha portato l’istituzione a seguire una prassi pastorale che oggi "fa acqua", come nel rapporto con i divorziati, con chi non crede e con la questione dell’omosessualità. C'è paura di accettare gruppi di credenti omosessuali, tanto che gli stessi sacerdoti che li seguono spiritualmente devono fare attenzione al controllo delle gerarchie.

Don Luca riconosce nella Chiesa la capacità della carità verso i bisognosi, pensando ai paesi di missione, all'educazione scolastica e all'assistenza a drogati e orfani, e alla difesa dei diritti dei poveri. Il problema nasce da come la gerarchia a volte si pone in materia di morale sessuale: sicuramente l’istituzione dovrebbe adottare una prospettiva diversa sulla situazione omosessuale. La base - cioè i parroci, le suore, i sacerdoti e in generale tutti coloro che vivono il rapporto continuo pastorale con i ragazzi e le ragazze nelle parrocchie e nelle scuole - hanno un atteggiamento diverso, di accoglienza e non di discriminazione, anche se non tutti hanno questa sensibilità, forse per paura di essere giudicati dagli altri o ancora di più di avere problemi con i superiori ecclesiastici. L’anticlericalismo certamente non aiuta ad avviare un dialogo sereno e un cambiamento di mentalità sia clericale sia del mondo gay.

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