La Collegiata di Santa Maria Assunta a Sermoneta è un edificio di grande valore storico e artistico, la cui origine si colloca sui resti di un antico tempio pagano dedicato alla dea Cibele, come riportato dalle Notizie storiche della terra di Sermoneta di Pietro Pantanelli (1766). Probabilmente la chiesa fu adibita al rito cristiano dal V secolo, con gli adattamenti architettonici richiesti dal nuovo culto. Questa chiesa è considerata una collegiata, ovvero una chiesa di importanza tale da ospitare un collegium canonicum.

Evoluzione Storica e Architettonica
Le Notizie di Pantanelli narrano che la chiesa venne distrutta intorno al 1030 nel corso dei conflitti che videro impegnati gli Annibaldi, signori di Sermoneta, e Lando da Ceccano, proprio da quest'ultimo. Le ricerche storiche successive hanno corretto tale datazione, spostando gli avvenimenti circa un secolo in avanti. In seguito alla distruzione, la chiesa divenne oggetto di donazioni a partire dalla seconda metà del XII secolo; la prima al Capitolo, per volontà dei signori di Bassano, risale al 1169. Nel 1235 i canonici chiesero di riprendere possesso della struttura, evidentemente già ricostruita nelle sue parti essenziali, e nel 1266 il canonico Giovanni Sapiente finanziò un ulteriore intervento "pro restauratione ecclesia".
Intorno alla prima metà del XII secolo, in seguito a eventi bellici, l'edificio romanico fu ricostruito da maestranze operanti in ambito cistercense, presenti nella regione per la costruzione delle abbazie di Fossanova e di Valvisciolo. Nel XIII secolo, la chiesa assunse quell’aspetto gotico che ancora oggi possiamo riconoscere, probabilmente grazie agli interventi degli architetti monaci cistercensi di Fossanova. Le arcate ogivali, le semicolonne dai capitelli a crochet addossate ai pilastri e i pilastrini disposti lungo la navata destra, con il loro carattere gotico-cistercense, testimoniano gli interventi di questa epoca. L'impianto longitudinale a tre navate divise da robusti pilastri, tipico dello stile cistercense, fu ulteriormente evidenziato dopo i restauri del secolo scorso. L'assetto planimetrico della prima fondazione romanica prevedeva un edificio a tre navate, che sommava in lunghezza a nove campate una terminazione absidale, paragonabile a quella della chiesa di San Pietro a Ninfa.
Le pareti laterali erano originariamente aperte da diciotto monofore, oggi murate e sostituite da una singola apertura quadrata per campata. Un'altra fondamentale differenza con l'attuale struttura risiedeva nella natura e nelle dimensioni dell'alzato: le imposte degli archi a tutto sesto, tuttora visibili nelle prime due campate della chiesa, evidenziano infatti un'altezza inferiore della fabbrica romanica rispetto alla sua ricostruzione gotica. L'attuale soffitto voltato a crociera, sulle cui vele affrescate in blu campeggiano motivi geometrici ad andamento curvilineo, andò a sostituire la primitiva copertura in legno. La statica della chiesa, in seguito alla costruzione delle nuove crociere, introdotte da un'infilata di archi ogivali a conci di pietra regolari, fu rafforzata tramite l'addossamento ai pilastri romanici di semipilastri in pietra. Anche le navate laterali furono dotate di una copertura a volta, sebbene la regolarità della scansione architettonica venne mantenuta solo nella navata di destra. Nella prima metà del Seicento furono portati a termine pesantissimi interventi di restauro, al termine dei quali la superficie nuda dei conci lapidei duecenteschi venne totalmente ricoperta di intonaco.
Il Campanile Romanico
All’esterno, la chiesa si presenta con un campanile poderoso e solenne, che sporge sull’angolo sinistro della fronte ed è legato all’architettura romanica. Questo campanile, antecedente ai rimaneggiamenti cistercensi ma originariamente staccato rispetto al primo corpo di fabbrica, segue la tipologia dei campanili eretti in area romana tra l'XI e il XIII secolo. A base quadrata, si eleva per ventiquattro metri, scandendo la sua superficie laterale in sei piani tramite cornici marcapiano. Ogni piano consta di una piccola finestra bifora a colonnine binate a tutto sesto, le cui due aperture sono separate da una colonnina in marmo culminante in un capitello a stampella. Sul lato nord, la serie ininterrotta di bifore parte dal secondo piano, mentre sul primo è presente un'edicola a due archi sovrapposti: al primo, a tutto sesto, se ne sovrappone un secondo a sesto acuto. Questa conformazione dell'edicola trae le sue origini dalla mescolanza, nell'area del Lazio meridionale, di modelli più squisitamente romani con influssi tipicamente campani. Un'incisione del 1561 su un pilastro angolare ("LO TRONE DETTE AL CAPANILE") ricorda la distruzione del coronamento a guglia del campanile, colpito da un fulmine in quell'anno.

Il Portico e gli Interni
L’ingresso principale è inserito in un portico gotico a due arcate a sesto acuto, coperto da una volta a crociera sostenuta da colonne di marmo. Questo portico, antistante rispetto al portale d'ingresso e ascrivibile alla fase cistercense dell'edificio, ha pianta quadrata e sviluppa una larghezza coincidente con quella della navata principale. Aperto su due lati e murato su quello adiacente alla navata di destra, le sue aperture ogivali poggiano sulle semicolonne addossate in facciata e su di un grande pilastro angolare.
L’interno romanico è a tre navate, con volte a crociera formate da arcate gotiche a sesto acuto. La sedia episcopale calcarea, ricavata da un'ara romana del periodo adrianeo, è un elemento degno di nota. Il leone stiloforo, in pietra calcarea scolpita, si trova nella navata centrale, addossato al primo pilastro sul lato sinistro e murato a pavimento. Il tabernacolo, in marmo scolpito e inciso, si trova nella navata destra, sul quarto pilastro, incassato a parete; la sua tipologia architettonica è composta da tre elementi ornati da figurazioni a rilievo.
SAN GIMIGNANO - Il Duomo - Collegiata di Santa Maria Assunta
Opere d'Arte e Cappelle
Il fervore artistico si riaccese agli inizi del Quattrocento, quando nel 1422 il pittore privernese Pietro Coleberti decorò la lunetta del portale d’ingresso con una Vergine con Bambino tra i Santi Pietro ed Epafrodite e il Cristo fra quattro angeli. Nel Quattrocento si assiste anche all’apertura delle cappelle laterali e alla decorazione della controfacciata con un Giudizio Universale del XV secolo, frammento di un'opera più ampia attribuita a Desiderio da Subiaco, dove a sinistra di Gesù, in basso, alcuni demoni dall'aspetto mostruoso si impadroniscono dei dannati.
La Pala d'Altare di Benozzo Gozzoli: la "Madonna degli Angeli"
L'avvento del Rinascimento a Sermoneta è segnato dall'arrivo di Benozzo Gozzoli (Firenze 1420 - Pistoia 1497) nella seconda metà degli anni Cinquanta del XV secolo. Allievo di Ghiberti e collaboratore del Beato Angelico a Roma e Orvieto, Gozzoli sviluppò un proprio stile narrativo, ricco di episodi colorati. La sua opera più significativa nella Collegiata è la Madonna degli Angeli, realizzata intorno al 1456 in seguito alla grave pestilenza che colpì il territorio lepino. L'opera, inizialmente su tavola e poi trasferita su tela, si trova nella Cappella De Marchis, la prima della navata destra.
Il dipinto, attribuito per la prima volta a Gozzoli da Adolfo Venturi nel 1901 e successivamente da Bernard Berenson e Mario Salmi, è una pala cuspidata dal soggetto complesso: rappresenta contemporaneamente una Madonna misericordiosa, un'Incoronazione e una Madonna in gloria. La pala è considerata un ex voto per lo scampato pericolo della peste del 1456, come testimoniato dallo storico locale Pietro Pantanelli. La Vergine, ricoperta da un manto dorato, regge sulle proprie ginocchia una veduta prospettica della città di Sermoneta, riconoscibile dal Castello e dal campanile della chiesa di Santa Maria, ancora cuspidato nell'immagine quattrocentesca.
Maria è attorniata da due gruppi speculari di angeli, disposti gerarchicamente dall'alto verso il basso, i cui nimbi recano le rispettive denominazioni: SERAPHINI, CHERVBINI, TRONI, DOMINATIONI, VIRTVTES, POTESTATES, PRINCIPATI, ARCANGELI, ANGELI. Anche l'aureola di Maria reca un'iscrizione: "MARIA. MATER GRATIE MATER MISERICORDIAE". Numerose iscrizioni presenti nei cartigli retti dagli angeli alludono alla piaga della pestilenza, raccontando di un Angelo inviato da Dio che semina la morte e di come, grazie all'intervento della Vergine, "la mano dell'Angelo che percuote" possa essere fermata. Nonostante l'ampio utilizzo della doratura, che in altre opere di Gozzoli è solitamente riservata al cielo, in quest'opera sermonetana essa è probabilmente dovuta alla volontà dei committenti di impreziosire e rendere "unica" la pala. Secondo alcuni studiosi, la famiglia Caetani, in particolare Onorato III, fece da tramite per la commissione dell'opera, mentre il Senato romano donò la cornice cinquecentesca in legno intagliato e dorato.

Altre Opere d'Arte e Cappelle
- Nella Cappella De Marchis (già dedicata ai Santi Giuseppe e Leonardo), fatta costruire nel 1615 da Tullia de Marchis, oltre all'opera di Gozzoli, sono presenti la Madonna che allatta il Bambino con i santi Anna e Gioacchino (scuola napoletana sec. XVI), un dipinto di San Giacomo Maggiore in adorazione dell’Eucarestia del pittore G.B. Viganego (XVIII secolo), e un crocifisso ligneo di bottega laziale.
- La statua della Madonna della Vittoria si trova all'interno dell'omonima cappella (la quarta della navata destra), dove è conservata anche una tela ovale con cornice di stucco.
- Nella Cappella dei Magi si trova il crocifisso ligneo quattrocentesco. Questa cappella venne costruita nel XV secolo, chiudendo la campata destra del portico esterno, per ospitare la Confraternita dei Battenti.
- Il coro rettangolare, con abside quadrata (ma originariamente semicircolare), è affiancato da cappelle laterali e presenta tre riquadri affrescati, due dei quali contengono episodi della storia di Maria e uno l'apparizione di Cristo agli Apostoli dopo la resurrezione. Nel 1603, su commissione della famiglia Americi, il coro venne affrescato con Storie della vita della Vergine Maria, un'opera completata dalla squadra di Bernardino Cesari (fratello minore del Cavalier d'Arpino) nel primissimo Seicento (1600-1606). Questi affreschi dettagliati includono episodi della vita della Vergine, Sibille nei clipei, angeli musicanti e figure profetiche, con lo stemma degli Americi. Pochi anni dopo, il duca Pietro Caetani fece realizzare gli stalli lignei del coro, sui quali è ancora possibile identificare lo stemma della sua casata.
- La Cappella del Santissimo Rosario, di pianta circolare e posta in fondo alla navata destra, era riservata alla Confraternita del Rosario, fondata dal Duca Francesco Caetani nel 1628. Qui è dipinto un Ciclo delle Storie dell’Antico Testamento, attribuito a Giovanni Domenico Fiorentini (XVIII secolo), che continua anche nelle vele della volta. In questa cappella si trova anche un ritratto di San Francesco, stilisticamente attribuito a Desiderio da Subiaco.
- Nel 1683 il Capitolo donò alla chiesa l'altare del monumentale baldacchino ligneo di Giuseppe Baccari, sostenuto da quattro colonne tortili e ornato da grandi volute e teste di cherubini. L'opera custodiva una statua dell'Assunta dello stesso scultore, oggi scomparsa e sostituita con un crocifisso. L'antistante crocifisso ligneo (1689) fu realizzato da Francesco Cavallini.
Informazioni Utili per i Visitatori
La Collegiata di Santa Maria Assunta a Sermoneta è un luogo di culto e di interesse storico-artistico aperto al pubblico.
- Ingresso: Libero e gratuito.
- Accessibilità: Sono presenti barriere architettoniche.
- Orario Messe:
- Sabato: ore 17:00 (estivo ore 18:00)
- Domenica: ore 8:00, 10:30, 17:00 (estivo ore 18:00)
SAN GIMIGNANO - Il Duomo - Collegiata di Santa Maria Assunta
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