Nel panorama televisivo internazionale, il genere poliziesco e forense ha sempre riscosso un notevole successo, da classici come Perry Mason e Law & Order a serie più recenti come The Wire e CSI. Negli ultimi anni, il sottogenere del true crime, che narra casi di cronaca realmente accaduti, ha guadagnato particolare popolarità. Questo interesse è stato alimentato da produzioni di grande impatto come la serie Netflix Making a Murderer e la prima stagione di American Crime Story, incentrata sul processo a O.J. Simpson. Di conseguenza, sono emerse numerose altre serie TV dedicate a crimini reali, presentati attraverso le lenti della finzione o del documentario.

Il Fenomeno delle False Confessioni
Un aspetto cruciale e inquietante che emerge da molte di queste narrazioni è quello delle false confessioni. Si tratta di ammissioni di colpevolezza da parte di individui che, in realtà, non hanno commesso il crimine per cui vengono accusati o condannati. Questo fenomeno, spesso frutto di interrogatori coercitivi, manipolazioni psicologiche o pressioni esterne, ha un impatto devastante sui sistemi giudiziari e sulla vita delle persone coinvolte.
Alla fine del 2024, è stata pubblicata una miniserie di sei parti dedicata proprio alle false confessioni e al loro impatto sui sistemi giudiziari. La serie ha visto la partecipazione di massimi esperti del settore, tra cui Steve Drizin, Itiel Dror, Saul Kassin, Richard Leo, Elizabeth Loftus, Laura Nirider e Lara Zarowsky. Inoltre, la produzione ha dato voce direttamente a persone scagionate che sono state costrette a confessare falsamente, come Ted Bradford, Johnny Hincapie, Eddie Lowry, Christopher Ochoa, Jason Strong e Marty Tankleff.
L'autore stesso discute ampiamente la propria esperienza di interrogatorio in Italia e la lotta in corso per rovesciare la propria condanna errata per calunnia, evidenziando la complessità e le conseguenze personali di tali dinamiche.
Serie TV e Documentari che Esplorano il True Crime e le False Confessioni
Diverse produzioni televisive hanno affrontato il tema dei crimini reali e, in particolare, delle false confessioni, analizzando le diverse sfaccettature di questo fenomeno.
American Vandal (Netflix)
Considerata una parodia del genere true crime, American Vandal è un mockumentary che utilizza tutti gli stilemi delle serie criminali per raccontare la storia di Dylan Maxwell, uno studente accusato di aver imbrattato le auto dei professori con disegni osceni. Nonostante venga subito accusato ed espulso, un altro studente, Peter Maldonado, inizia a indagare per scoprire la verità. Gli episodi, con titoli significativi come "Incastrato" o "I sospetti crescono", riproducono il procedimento tipico dei titoli crime, estremizzando il genere su un fatto apparentemente irrisorio, creando un cortocircuito narrativo interessante.
American Vandal - Stagione 2 | Trailer ufficiale | Netflix Italia
The Confession Tapes (Netflix)
Questa serie di sette documentari, debutta su Netflix l'8 settembre 2017, affronta casi in cui il percorso giudiziario è stato poco chiaro, portando all'incarcerazione di persone dopo aver fornito confessioni false o forzate. Ogni episodio ricostruisce le versioni dell'evento criminale con l'aiuto di esperti in confessioni fasulle, mala giustizia e psicologia. Vengono presentati casi come quello di un ragazzo che confessa un omicidio mai commesso, un uomo convinto di aver ucciso la fidanzata attraverso una serie di bugie, o tre adolescenti costretti a confessare per sé e per altri amici. La serie indaga il paradosso di come qualcuno possa ammettere un crimine non commesso, spesso attribuendo la causa alla violenza della polizia nei confronti di individui deboli o emarginati, o a forme di autolesionismo psicologico.
La serie è stata elogiata dalla critica e paragonata ad altri documentari di Netflix sui crimini veri, come The Keepers e Making a Murderer. La produzione e distribuzione da parte di Netflix l'ha resa disponibile a tutti gli abbonati.

Law & Order True Crime: The Menendez Brothers
La longeva saga crime Law & Order, creata da Dick Wolf, ha dato vita a numerosi spin-off, tra cui questa serie dedicata ai crimini reali. Il nuovo brand True Crime ha debuttato sulla NBC concentrandosi sul controverso caso dei fratelli Lyle e Erik Menendez, accusati nel 1994 di aver ucciso i genitori a Beverly Hills. Il caso ottenne un'enorme attenzione mediatica, soprattutto dopo che i fratelli confessarono (o dichiararono di averlo fatto) che il delitto era avvenuto come conseguenza di anni di abusi psicologici, fisici e sessuali. Il cast include Gus Halper ed Miles Gaston Villanueva nei ruoli dei fratelli, Edie Falco nel ruolo dell'avvocato difensore Leslie Abramson e Anthony Edwards in quello del giudice Stanley Wesiberg.
Mindhunter (Netflix)
Creata da David Fincher e basata sul bestseller Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit di Mark Olshaker e John E. Douglas, questa serie ambientata nel 1979 narra la storia di due agenti dell'FBI, interpretati da Jonathan Groff e Holt McCallany, che indagano la mente criminale intervistando serial killer. L'approccio della serie è reso particolare dall'ambientazione storica, un periodo in cui i metodi psicologici nelle indagini e nella profilazione dei criminali erano visti in maniera controversa, specialmente in ambienti che prediligevano soluzioni più drastiche.

American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace
Il secondo capitolo dell'antologia di Ryan Murphy, che ricostruisce casi criminali di grande risonanza negli Stati Uniti, si concentra sull'assassinio dello stilista Gianni Versace da parte del serial killer Andrew Cunanan il 15 luglio 1997. La serie ha suscitato interesse per le ambientazioni originali, girate nella vera villa di Versace, e per il cast stellare che include Penelope Cruz nei panni di Donatella Versace e Ricky Martin in quelli del compagno Antonio D'Amico. La serie è prevista per i primi mesi del 2018 negli Stati Uniti, con la trasmissione in Italia su FoxCrime subito dopo.
The Confession Killer: Il Caso di Henry Lee Lucas
La docuserie Netflix The Confession Killer, in cinque puntate, ricostruisce la vicenda di Henry Lee Lucas, protagonista di uno dei più incredibili casi giudiziari statunitensi. Tutto ebbe inizio in un piccolo centro agricolo del Texas, Montague County, dove i locali Rangers erano una forza predominante. Nel 1983, viene uccisa la ottantaduenne Kate Rich, e i sospetti ricadono su Henry Lee Lucas, un vagabondo con uno stile di vita trasandato, che era stato accolto in casa dalla vittima insieme al suo amico Ottis Toole. Lucas viene arrestato per possesso di arma da fuoco (era già stato condannato per l'omicidio della madre).
Pochi giorni dopo l'arresto, Lucas confessa. Inizia così una serie di ammissioni, ritrattazioni e colpi di scena. Il Texas Ranger Jim Boutwell "adotta" il detenuto nella sua prigione, e da quel momento Lucas inizia a confessare centinaia di omicidi commessi negli Stati Uniti negli ultimi vent'anni. Alcuni media parlano di 600 vittime, mentre poliziotti da ogni parte d'America si mettono in fila per interrogarlo e dichiarare risolti i propri casi.
La questione centrale diventa: "Serial killer or serial liar?" (assassino seriale o bugiardo seriale?). Un articolo del Dallas Times Herald solleva dubbi sulla veridicità delle confessioni di Lucas. Boutwell viene celebrato come un eroe, finché un giovane procuratore, Vic Feazell, inizia a nutrire dubbi e dimostra la falsità delle confessioni, affermando che Lucas era stato "imboccato" dai Texas Rangers. Le accuse di Feazell portano alla sua delegittimazione e arresto con prove costruite ad hoc, ma Feazell verrà poi assolto, facendo crollare il castello di carte dei Rangers.
Ciò che rende la vicenda ancora più inquietante è lo strazio dei parenti delle vittime. Inizialmente fautori della pena di morte per Lucas, si ritrovano disorientati quando, grazie alle analisi del DNA (tecnologia non disponibile in passato), molti degli omicidi vengono risolti e i veri assassini arrestati, facendo cadere come birilli le false confessioni di Lucas, anche grazie all'intervento della Cold Case Foundation.
Un colpo di scena clamoroso riguarda una delle presunte vittime, Becky, una ragazzina che era stata la fidanzatina quindicenne di Lucas negli anni '60. La donna riappare, affermando di essere viva, ma si rivela essere una mitomane innamorata di Henry, desiderosa di salvarlo dalla pena di morte. Alla fine, George W. Bush, allora governatore del Texas, concede la grazia a Lucas.
La regia di Robert Kenner e Taki Oldham è avvincente, supportata da musiche inquietanti. La giornalista Nan Cuba, che ha seguito capillarmente il caso, suggerisce che Lucas soffrisse di confabulazione, un sintomo psichico caratterizzato dalla costruzione di falsi ricordi. Alla fine, solo 20 casi tra quelli attribuiti da Lucas sono stati ufficialmente risolti. Lucas, assediato dai giornalisti, ha sempre affermato: "Non ho mai ucciso nessuno, solo mia madre e, forse, neppure lei...".

Il Caso di Atif Rafay e Sebastian Burns
Dopo l'omicidio dei genitori e della sorella nel 1994, Atif Rafay e l'amico Sebastian Burns diventano sospettati. Sebbene gli omicidi siano avvenuti negli Stati Uniti, Rafay e Burns, cittadini canadesi, tornano in Canada poiché la polizia locale non trova prove sufficienti per trattenerli. In Canada, in coordinamento con l'FBI, la Royal Canadian Mounted Police utilizza la controversa tecnica di interrogatorio Mr. Big, una tattica investigativa che mira a indurre un sospettato a confessare un crimine.
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