Tra le mete più prestigiose che il Concilio Vaticano II si è prefisso per il rinnovamento della vita della Chiesa, si deve collocare il recupero del ruolo che il Popolo di Dio ha nella celebrazione liturgica. Essere soggetto vivo dell'azione liturgica implica da parte di tutti una coscienza vasta e approfondita del valore dei segni che si pongono e una partecipazione attiva e personale al mistero che si celebra.
Approfondire con rigore scientifico questo aspetto e presentarlo in termini accessibili al mondo di oggi, perché il mistero diventi esperienza, è lo scopo precipuo della riflessione sulla liturgia pastorale e dei percorsi di formazione dedicati.
La Riforma Liturgica Conciliare e il Recupero del Ruolo del Popolo di Dio
La Costituzione Sacrosanctum Concilium (S.C.) è la prima Costituzione conciliare e, sebbene a livello teologico possa apparire la meno matura tra quelle conciliari, ha posto le basi per tutto l’impianto ecclesiologico successivo, arrivato ai vertici con Lumen Gentium e Gaudium et Spes. Le ragioni che hanno motivato e sostenuto la riforma liturgica conciliare concordano nell’affermare che l'assemblea, in quanto soggetto della celebrazione, non si forma a caso, non si educa alla preghiera senza impegno e non si attiva se manca una forza di organizzazione e di propulsione che ne valorizzi il potenziale liturgico.
Emblematico di questo cambiamento è il momento in cui ha inizio la liturgia eucaristica: prima essa era segnata dal sacerdote abbigliato, "paratus", ora, invece, dal momento in cui il popolo è convenuto ed adunato. In questi decenni abbiamo assistito al succedersi di varie fasi: una prima, caratterizzata da un tentativo di eliminare tutto ciò che sapeva di vecchio e di stantio, quindi una di recupero, poi, un’altra ancora negli anni ’80, vissuta con una certa libertà, talora un po’ anarchica. Tuttavia, il principio fondamentale resta la centralità dell'assemblea come soggetto attivo.
L'Assemblea come Soggetto della Celebrazione e i Ruoli Ministeriali
La liturgia è «servizio per il popolo»; la celebrazione esige quindi lo svolgimento concorde di vari ruoli ministeriali nelle assemblee, fra i quali preminente è quello di chi presiede. Così infatti raccomanda Principi e Norme per l’uso del Messale Romano (PNMR) 73, riferendosi in particolare alla preparazione dell’eucaristia: «La preparazione pratica di ogni celebrazione liturgica si faccia di comune intesa fra tutti coloro che sono interessati rispettivamente alla parte rituale, pastorale e musicale, sotto la direzione del rettore della chiesa, e sentito anche il parere dei fedeli per quelle cose che li riguardano direttamente».
Su questa linea, a proposito della «scelta delle parti della messa», PNMR 313 insiste e precisa: «Nel preparare la messa, il sacerdote, tenga presente più il bene spirituale comune dell’assemblea che il proprio gusto».

L'Evoluzione dei Ministeri Liturgici
Prima del Concilio, il prete, nel rito, faceva un po' tutto: era lettore, cantore, presidente. La liturgia attuale prevede la presenza del sacerdote, ma anche di ministerialità presenti in varie forme. Pensiamo solamente alla Liturgia della Parola: sono previsti i lettori, il salmista, il diacono, il coro, i ministranti con cero e candele, eventualmente il commentatore. In uno dei numeri dell’Ordinamento Generale del nuovo Messale è previsto che il prete sia aiutato dai laici addirittura nella scelta delle orazioni. La disponibilità dunque c’è, e occorre il coraggio di prestarsi a tali compiti.
La loro azione, però, non può essere isolata e divisa, tantomeno contrapposta ed esclusiva, con il rischio di impoverire e di disorientare l'esperienza rituale. Nello stesso tempo, in subordine ai ministeri propriamente liturgici, il coinvolgimento di vari soggetti può essere visto come manifestazione della cura e della passione per l’esercizio del sacerdozio battesimale dei fedeli e dei ministri nell’ambito della celebrazione.
I ministeri laicali nella Chiesa: fastidio, sfida o possibilità?
Il Gruppo Liturgico: Strumento di Cura e Preparazione
La storia dei gruppi liturgici è in chiaroscuro: a livello teorico il gruppo liturgico dovrebbe essere presente in ogni comunità. Esso dovrebbe essere il luogo dove ci si prepara, si studia, si diventa sempre più competenti a livello liturgico, ma anche un luogo dove si vive la comunione, perché tiene insieme le varie ministerialità liturgiche: i ministri straordinari della Comunione eucaristica, il coro, i lettori, senza dimenticare coloro che hanno creatività per gli addobbi floreali della chiesa, ad esempio.
Sarà perciò molto importante lo spirito che anima il gruppo liturgico. Coloro che operano nel gruppo liturgico fanno dunque esperienza di Chiesa, non già come una nuova aggregazione ecclesiale (gruppi, movimenti, associazioni), ma come una delle molte aree carismatiche potenzialmente presenti in ogni comunità e capaci di attivare mente e cuore per il raggiungimento di precisi obiettivi pastorali. Così sarà indispensabile favorire le relazioni fraterne tra i presenti, promuovere l'esercizio di una ministerialità veramente competente e assicurare lo svolgimento fruttuoso dei segni sacramentali.
Composizione del Gruppo Liturgico
Per le sue peculiari finalità e attività, il gruppo liturgico dovrebbe comprendere coloro che agiscono per la liturgia sia al suo interno (presidenti, diaconi, lettori, cantori, salmista, ministranti, ecc.), che nelle altre fasi (ministro straordinario della comunione, sacrista, direttore e organista, catechista, tecnici ecc.). Nelle piccole comunità tutti i collaboratori ne fanno parte; nelle comunità medie e grandi, basteranno alcuni rappresentanti di ognuno dei ministeri esercitati, sempre con la presenza e la responsabilità del presbitero. Si può pensare, per alcuni collaboratori, come ad esempio il gruppo dei cantori, dei lettori o dei ministranti, a una presenza rappresentativa a rotazione.
Compiti e Metodologia del Gruppo Liturgico
I compiti del gruppo liturgico non possono essere lasciati all’estemporaneità o all’improvvisazione. Si può individuare, tra i molti possibili, un metodo pratico di lavoro per il gruppo liturgico che comprenda:
- La formazione permanente: È bene che il gruppo liturgico accosti con sistematicità, attraverso un contatto periodico, i grandi documenti della riforma liturgica, i maggiori testi del magistero in materia e anche i libri liturgici riformati. Gradualmente, questa ricerca potrà non solo accrescere la preparazione e la competenza dei componenti, ma animarli alla collaborazione reciproca e all’educazione degli altri fedeli, in modo da esprimere il nucleo essenziale della liturgia e non fermarsi solo alle questioni marginali o di dettaglio.
- La preparazione delle celebrazioni: Il lavoro di preparazione remota terrà presente prima di tutto le condizioni dei celebranti (assemblea, ministri), poi tratterà dei contenuti misterici di ciascun rito, ma senza dimenticare il grande piano teologico della Chiesa che è l'anno liturgico, cammino fondamentale della vita sacramentale. Sarà proprio la linea dell'anno liturgico a costituire il tracciato sul quale allineare e approfondire le singole celebrazioni.
Prima della celebrazione, occorre esercitare una preparazione remota che tenga conto dei contenuti da celebrare, della situazione dell’assemblea che si raduna, dello spazio, dell’arredo e della loro organizzazione, della distribuzione dei compiti ministeriali, della disponibilità dei sussidi ecc.
Il gruppo liturgico si fa dunque carico di seguire, in ogni sua fase, la vita celebrativa di una comunità, curando la propria formazione permanente e, nel contempo, l’educazione di tutti i fedeli alla preghiera ecclesiale.
La Regia dell'Azione Liturgica
È compito del gruppo liturgico curare la regia dell’azione liturgica celebrativa, distinguendo vari livelli:
- Regia remota: con la formazione e con la memoria storica.
- Regia prossima: nel dislocare persone, luoghi e oggetti per le varie celebrazioni e nel creare le condizioni della relazione con gli altri gruppi della comunità.
- Regia puntuale: attenta e attuativa nel momento della celebrazione stessa, liberando così il presidente dalle preoccupazioni contingenti.
Si tratta di costruire concretamente l’intera celebrazione, facendo attenzione all’equilibrio generale e anche alla collocazione di determinati elementi in modo che, con una regia previa, tutto sia predisposto con scioltezza e chiarezza. Qual è il mistero che celebriamo? Qual è l’assemblea che celebra? Quali forme, quali gesti, quali canti sono più consoni al mistero celebrato da questa assemblea? Lungo la linea già nota di un rito, si opera un’oculata scelta di testi, delle musiche vocali e strumentali, dei movimenti da accentuare, in armonia con il clima spirituale e i frutti sacramentali che si intende acquisire.

L'Importanza del Canto nella Liturgia
Il linguaggio sonoro non verbale è certamente uno dei più importanti nella liturgia. Tutti i riti, di tutte le religioni, non possono farne a meno: il linguaggio della musica è uno dei più potenti perché riempie lo spazio liturgico, coinvolge e avvolge tutti i presenti. Quando sant’Agostino diceva “qui canit bis orat” affermava una cosa reale: mentre si canta non solo si sta dicendo qualcosa della propria fede, ma ci si associa all’azione che sta avvenendo.
Da qui la necessità di una cura particolare per la parte musicale e per i testi: non per nulla Lutero ha ottenuto grandi risultati sul piano catechetico-divulgativo con la composizione di canti i cui testi trasmettevano la sua dogmatica. Il rischio per noi è opposto: ovvero l’utilizzo di parole che hanno scarso significato o, addirittura, non hanno nulla di cristiano. I direttori dei cori dovrebbero scegliere i canti non solo sulla base dell’armonia, ma anche in base ai testi e alla coerenza con l’atto liturgico che si sta attuando, perché quel linguaggio deve esprimere ciò che si sta vedendo.
La Formazione Specifica per i Ministeri Liturgici
La presenza a Roma delle università pontificie e di vari istituti di ricerca offre una possibilità unica di studio e di aggiornamento per coloro che desiderano approfondire la liturgia. Corsi di liturgia pastorale sono specificamente rivolti a formare gli studenti alla liturgia della Chiesa, mettendone in luce soprattutto la dimensione teologica e pastorale, ma offrendo anche i fondamenti storici e biblici.
La proposta formativa è offerta in modo particolare ai candidati al diaconato e ai ministeri istituiti, alle religiose, ai membri dei gruppi liturgici parrocchiali, ai ministri straordinari della Comunione, a quanti esercitano un ministero di fatto e ai fedeli che vogliono approfondire la liturgia. Tali corsi si sviluppano spesso in percorsi triennali o biennali, ciclici e strutturati, con incontri introduttivi alla teologia, alla sacra Scrittura, all’ecclesiologia e alla liturgia. Ogni annualità si conclude con un esame-verifica dei contenuti appresi, e a conclusione del percorso, gli studenti sono chiamati a una verifica complessiva che attesti la capacità di fare sintesi tra i vari insegnamenti ricevuti. Il superamento degli esami e della verifica finale dà diritto a un attestato (che non costituisce grado accademico) rilasciato da istituzioni come il Pontificio Ateneo S. Anselmo o il Pontificio Istituto Liturgico e dall’Ufficio Liturgico del Vicariato. È spesso prevista anche la possibilità di partecipazione via web, visualizzando i video delle lezioni e le dispense, e l'ammissione anche per studenti che non intendono sostenere gli esami, a cui si rilascia un attestato di frequenza.
Questi percorsi formativi sono cruciali per preparare la comunità a vivere pienamente la liturgia. Un esempio pratico di coinvolgimento attivo della comunità nella Parola di Dio è la "Giornata diocesana della Parola", un'iniziativa che, su input di Papa Francesco come lascito dell'Anno Santo della Misericordia, invita le diocesi a dedicare una domenica alle Sacre Scritture. Tale giornata può prevedere eventi come la lettura pubblica del Vangelo, cenacoli biblici, attività a tema per i ragazzi, testimonianze e una liturgia della Parola presieduta dal vescovo, per concludere con un momento di festa e solidarietà. Questo tipo di iniziative sottolinea l'importanza di educare e attivare l'intera comunità come soggetto della celebrazione e della vita ecclesiale.