Le opere di Sebastiano Ricci, pittore bellunese nato nel 1659 e morto a Venezia il 15 maggio 1734, rappresentano un punto di svolta fondamentale nel panorama artistico del Settecento veneziano. A lui si deve infatti il rinascimento settecentesco della pittura veneziana, raggiungendo grande successo sia in Italia che all’estero, nonostante la presenza di contemporanei del calibro di Piazzetta e Tiepolo.
Il Contesto Artistico e la Transizione al Rococò
Nel passaggio tra Seicento e Settecento, il valore ideologico delle immagini si allentò. L’iconografia celebrativa dell’arte barocca fu riproposta solo in termini di finzione e artificio. In questo clima mutato si affermò il nuovo gusto rococò, riconoscibile in pittura per un generale schiarimento della tavolozza, un aggraziarsi di forme, un’invenzione libera e una tematica laica e mondana.
Nel Seicento e nell’età barocca, l’ostentazione del fasto e del lusso da parte di principi e sovrani era sentita come indispensabile all’affermazione di un potere assolutistico. Le dimore, il cerimoniale e le feste si trasformavano in sfoggio di sovranità, in un atto pubblico che soggiogava i sudditi. Nei cicli dipinti, il linguaggio dei simboli e delle allegorie esaltava le virtù del sovrano, legittimandone l’autorità e l’investitura divina.
All’inizio del Settecento, tuttavia, l’equilibrio tra potere assoluto e obbedienza dei sudditi si incrinò. Le sconfitte militari di Luigi XIV, gli scandali della reggenza e la conquista del trono d’Inghilterra da parte della casa d’Orange misero in crisi il principio di autorità. Anche in campo artistico il significato ideologico delle immagini si allentò: gli schemi e i temi della decorazione barocca resistevano solo come formule convenzionali adatte a lusingare la vanità dei principi, divenuti unici destinatari di un universo di immagini che non soggiogava più, ma seduceva e divertiva. La retorica del repertorio celebrativo tradizionale si trasformò “in vuoto balbettio, o meglio, in un discorso pieno solo di nobili luoghi comuni”.
La perdita di significato dei vecchi contenuti offrì all’artista la possibilità di affermare più liberamente la propria personalità, senza vincoli né condizionamenti, in una compiaciuta esibizione delle proprie capacità di invenzione fantastica e di abilità tecnica. Così, nel passaggio tra barocco e rococò, la pittura decorativa perse in tensione ideologica, ma acquisì in vivacità e freschezza grazie ad abilissimi decoratori, più preoccupati di affermare la propria “bravura” che di dare credibilità al loro mondo di favola e di sogno.

L'Influenza di Luca Giordano e l'Affermazione del Rococò in Europa
Come ha scritto Jean Starobinski, “il lusso settecentesco sfrutta, modificandole, le diverse forme attraverso cui si era espresso il linguaggio dell’autorità, ma non corrispondendo più al contenuto che era stato il loro, queste restano fini a se stesse: l’artista può servirsene capricciosamente per soddisfare il gusto della varietà”.
Estro, genialità ed esuberanza creativa, unite a facilità d’esecuzione e assoluta padronanza della tecnica, furono le doti che fecero di Giambattista Tiepolo il più apprezzato e richiesto tra i pittori in Europa, l’ultimo grande interprete di una pittura illusionistica che spalanca gli spazi sul teatro della storia e sui cieli rosati di un Olimpo. In questo senso, dovettero giocare un ruolo importante le opere lasciate allo scadere del Seicento da Luca Giordano, esempio di libertà pittorica e di ritrovata sensibilità ai valori della luce e del colore.
I Pionieri Veneziani in Inghilterra e il Contributo di Ricci
I primi esempi del nuovo linguaggio decorativo si registrarono in Inghilterra, dove nel 1708 giunse Giovanni Antonio Pellegrini, il più estroso e audace dei pittori itineranti veneziani. Lontano dalla patria e dai vincoli di una cultura attardata e conservatrice, l’artista, in collaborazione con il paesaggista Marco Ricci, creò una pittura sensuale e raffinata, freschissima per rapidità di tocco e preziosità di tinte. Le occasioni di lavoro gli furono offerte dai membri della nuova aristocrazia whig che proprio in quegli anni aveva affidato all’architetto John Vanbrugh la costruzione di eleganti dimore in stile neopalladiano, come Kimbolton Castle, Castle Howard e Narford Hall.
Dopo la partenza del Pellegrini nel 1713, il successo dei pittori veneziani in Inghilterra proseguì con Sebastiano Ricci, che vi era giunto nel 1711. Il suo soggiorno inglese seguì un lungo itinerario di formazione, compiuto a Bologna, Parma, Roma e Napoli, che gli aveva consentito di dotarsi di una vasta cultura visiva e di rinnovare progressivamente l’impronta barocca del suo stile attraverso il recupero delle larghe e luminose stesure cromatiche di Paolo Veronese.
Ep. 27 - Storia degli Stili - Il Rococò
Biografia e Formazione di Sebastiano Ricci
Sebastiano Ricci, venuto da Belluno a dodici anni, apprese la pittura più con la pratica, lavorando in una pubblica bottega a Rialto, che da maestri. La sua vita fu ricca di avventure, tanto da sembrare un romanzo. Fuggi da Venezia a Bologna per un “delitto d’amore” e poi scappò a Torino.
Realizzò una Decollazione del Battista, di cui rimane solo la stampa, il Santo vescovo ad Innsbruck e una sua Pietà, opere che palesano lo studio dei Carracci e soprattutto di Lodovico. Giunto a Parma, fu ben accolto da Ranuccio Farnese, che gli pagò gli studi a Firenze e a Roma. Si affermò come pittore di largo potere, ma ancora del tutto barocco, a Milano nel 1695 nel soffitto della cupola di S. Bernardino dei Morti, con il volo in cielo delle anime beate. Già in questo primo soggiorno in Lombardia, il Ricci conobbe e frequentò Alessandro Magnasco, il singolare pittore che ebbe su di lui un innegabile potere.
Dopo circa un ventennio di formazione lontano da Venezia (dal 1680), celebrò a Belluno il ritorno in patria, nei primi anni del Settecento, dove mostrò già il suo colorire frizzante, su esempi del Correggio più che veneziani. Limitazione del Correggio, attraverso il Carracci, nella pala imponente del San Gregorio con la sua pesantezza barocca, è pur sempre un’impetuosa forza barocca che agita nei bellissimi tondi del soffitto di S. Marziale a Venezia, sotto le ardite prospettive, gli angeli che scolpiscono l’immagine della Vergine.
Nella vita molto movimentata di quegli anni (fra il 1701 e il 1703 il Ricci lavorò probabilmente anche a Vienna), lo troviamo in amichevoli relazioni con Ferdinando di Toscana, nei cui palazzi si potrà dire che a Firenze sia nata la decorazione nuova, rococò, dell’ambiente signorile italiano, portata a Venezia a tanta perfezione dal Tiepolo. Di questo tempo è l’autoritratto del Ricci agli Uffizî, di provocante imponenza.

Le Opere di Sebastiano Ricci: Dalle Storie Sacre al Gusto Rococò
Prima della partenza per Londra, l’artista aveva riproposto l’illusionismo aereo e le tematiche celebrative dei modelli fiorentini di Pietro da Cortona e Luca Giordano nel soffitto della Sala degli Specchi del castello di Schönbrunn a Vienna (1702). Il soggetto, L’esaltazione del condottiero virtuoso, viene sviluppato lungo i lati della volta con la messa in scena di una battaglia navale e una campale, dando vita a un continuum narrativo incalzante che si placa solo al centro, dove il condottiero è portato sulle nubi per essere glorificato e incoronato dalle virtù.
Pochi anni dopo, nella decorazione dell’appartamento estivo di palazzo Maruccelli a Firenze (1705-1706), Sebastiano Ricci mostrò di essersi liberato da ogni retaggio barocco per dar libero corso a uno spettacolo pittorico che sfruttava ogni risorsa (tele, affreschi, finte architetture, trompe l’oeil, timbri cromatici, luci fenomeniche) per tradurre la tematica moraleggiante del programma iconografico, Il trionfo della pace e delle virtù, in un racconto seducente, luminoso e coloratissimo. L’intonazione profana e il ritmo disteso della narrazione annunciavano l’incipiente affermazione del gusto rococò, che affiorò più decisamente nelle opere eseguite in Inghilterra.
Periodo Inglese e le "Storie Bibliche" (1711-1717)
Al suo arrivo in Inghilterra, Ricci lavorò subito per il giovane Lord Burlington, il più colto e influente mecenate inglese della prima metà del Settecento. Per la sua casa di Londra e per la villa di Chiswick, realizzò, in collaborazione con il nipote Marco Ricci, una serie di tele e di pitture decorative che, alla tematica moraleggiante e celebrativa dell’iconografia barocca, sostituirono quella profana del Trionfo di Amore.
Quando, nel 1708, il Ricci firmò la pala della Vergine di S. Giorgio Isola e innalzò a S. Stae nello stesso anno il soffitto con l’Allegoria della Virtù, aveva ormai rifatto veneziana la sua pittura vivace, chiara e luminosa. Portò allora la sua arte alla conquista della ricchezza a Londra, dove la Resurrezione per la cupola dell’ospedale di Chelsea e parecchi soffitti a Burlington-House attestarono la considerazione in cui era nel mondo ufficiale artistico. Ma conquistò il grande successo finanziario con i quadri di storie bibliche e profane, grazie alla gaia libertà del suo pennello, impreziositosi sempre più anche su esempi fiamminghi.
È in questo contesto che si colloca un dipinto realizzato da Sebastiano Ricci tra il 1715 e il 1716, dove i soldati che sorvegliavano il sepolcro sono sconvolti da una luce e dalla straordinarietà di ciò che sta accadendo. Davanti alla tomba, sulla destra, si vede un centurione che addirittura sta per sfoderare la spada, come se quel gesto potesse salvarlo da chissà che cosa. Questa scena è emblematicamente rappresentativa della sua maestria nell'infondere drammaticità e luminosità alle narrazioni sacre.

Il Declino e il Ritorno in Italia
Alla fine del secondo decennio del Settecento, la fortuna dei pittori veneziani in Inghilterra cominciò a declinare per l’ostilità dei pittori locali che ne impedirono l’accesso alle commissioni più importanti. Nel 1716 la decorazione della cattedrale di San Paolo e degli appartamenti reali di Hampton Court, a cui Sebastiano Ricci aspirava, venne affidata a James Thornhill, il più importante decoratore inglese del primo Settecento. Nel corso del terzo decennio si registrò inoltre un progressivo orientarsi del gusto verso nuovi generi pittorici, quali il ritratto, il paesaggio e la veduta.
Nel 1717 Ricci ritornò attraverso i Paesi Bassi e, a Parigi, ottenne il titolo d’accademico con il saggio della Francia che onora le scienze (ora al Louvre). Nel 1723 divenne accademico della Clementina di Bologna. Rese onore alla sua Belluno dipingendo una grande sala nel Belvedere per il vescovo Bembo, della quale resta solo qualche frammento di gustosissimo affresco al museo.
La Maturità Artistica a Venezia e le Ultime Opere
A Venezia, Sebastiano Ricci si stabilì a lungo in un lussuoso appartamento della Procuratia, vivendo “alla grande” e ricevendo numerose commissioni da principi e signori. Della sua perfezione luminosa, a Venezia, abbiamo il grande soffitto dell’Apoteosi delle scienze nella Libreria dei somaschi (ora Seminario patriarcale).
I procuratori di San Marco incaricarono il Ricci del cartone vivacissimo, ancora in Palazzo Ducale, del doge che venera il corpo del Santo, reso in mosaico da Leopoldo del Pozzo sulla facciata della basilica d’oro. Composizioni larghe, ariose, sempre di più prezioso colore, della sua maturità, come la Comunione di Santa Lucia a Parma, il San Gregorio che libera le anime a S. Alessandro a Bergamo, l’Assunta in S. Carlo a Vienna, sono fra le più splendide creazioni del Settecento veneziano. Delle sue ultime opere, si ricordano le pale del Miracolo di San Francesco e di Sant’Elena a S. […].
Il Ciclo delle "Storie di San Pietro"
Si ipotizza che il Ricci abbia ricevuto la commessa di un ciclo di opere per il coro della chiesa, tra il 1709 e il 1710, comprendente un dipinto e altri quattro con "Storie di San Pietro". Sebbene ne abbia soprinteso i lavori nella loro globalità, è probabile che abbia delegato agli aiuti più fidati gran parte dell'esecuzione delle tele.
La Consegna delle chiavi, oggi a Trescore (Bergamo), S., citata in Fondazione Cini/ Fototeca Ist. in Arte veneta/ 1952, è un esempio di queste commissioni.
Il Rococò in Europa Centrale e in Italia
Nell’Europa centrale, il rinnovamento in senso rococò del linguaggio decorativo fu assicurato ancora una volta dall’incessante attività della schiera dei veneziani che operarono a turno presso le varie corti: Antonio Bellucci e Federico Bencovich a Vienna, Gaspare Diziani a Dresda e Jacopo Amigoni a Monaco. Quest’ultimo fu attivo nel padiglione di Badenburg a Nymphenburg, nell’abbazia benedettina di Ottobeuren e nel castello di Schleissheim, dove il suo stile si definì secondo i parametri di grazia e leggerezza tipici del gusto rococò.
Dopo la partenza da Londra (1713), anche il Pellegrini si recò in Germania e si fermò a Düsseldorf (1714-1716), capitale del Palatinato. Le importanti imprese decorative promosse dal principe-elettore Giovanni Guglielmo gli offrirono la possibilità di raggiungere nuovi e più audaci traguardi: nei due soffitti con la Caduta di Fetonte e la Caduta dei giganti, affrescati nel castello di Bensberg, o nella serie di tele raffiguranti in forma allegorica gli eventi e i benefici della dinastia (oggi a Schleissheim), le forme si sfaldarono e i colori si stemperarono in una luce argentea, creando una visione fantastica, piena di brio e di felicità creativa. Il progetto si ispirava al ciclo dipinto da Rubens per Maria de’ Medici, ma qui l’assunto encomiastico perse la sua retorica e si trasformò nello spettacolo effimero di una rappresentazione teatrale.
Nel panorama artistico italiano, l’unico centro in grado di competere con le corti europee nella promozione di importanti imprese architettoniche e decorative fu Torino, dove le aspirazioni e i programmi di rinnovamento avviati da Vittorio Amedeo II trovarono nell’architetto imprenditore Filippo Juvarra un regista versatile e geniale. Alla maniera aulica e accademica del pittore di corte Claudio Francesco Beaumont si contrapposero gli esiti più moderni di Giovanni Battista Crosato, brillante divulgatore della pittura veneziana rococò. I suoi interventi nella palazzina di caccia di Stupinigi (1733 e 1740) rivelano una fresca vena narrativa, dai toni cordiali e spiritosi, sempre sostenuta da un pittoricismo fragrante e luminoso.
La scuola romana fu rappresentata da Corrado Giaquinto, un pittore napoletano, allievo del Solimena, trasferitosi a Roma nel 1723. Dopo aver assimilato la lezione del Lanfranco e del Cortona, l’artista aveva iniziato a schiarire la tavolozza, ad adottare una grande libertà di tocco e a tradurre le arditezze pittoriche dell’ultimo Luca Giordano in un linguaggio raffinato e arioso. A Torino, Giaquinto portò a termine le sue sperimentazioni per la conquista di un cromatismo prezioso e trasparente, tutto vapori e riflessi luminosi: gli affreschi realizzati nella villa della Regina (1733 ca.) e le soprapporte con le Storie di Enea, eseguite per il castello di Moncalieri e oggi nel palazzo del Quirinale a Roma, sono tra le pagine “più poetiche e feconde del rococò europeo”. Tra il 1741 e il 1743 fu presente a Torino anche Francesco De Mura, portavoce della scuola napoletana che al classicismo del vecchio maestro Francesco Solimena impresse un ritmo più sciolto e fantasioso, di cui diede prova negli affreschi con le Storie di Teseo e di Achille nel Palazzo Reale.

Il Rococò Sacro in Germania
Il contributo più originale e autonomo dato dagli artisti tedeschi alla diffusione dello stile rococò va rintracciato nell’ambito dell’edilizia religiosa, dove la stretta collaborazione tra architetti, stuccatori e decoratori diede origine a un “rococò sacro” che ebbe il suo centro propulsore nei territori della Baviera. La vitalità e la gioia mondana espresse dal nuovo stile si propagarono alle aule sacre delle chiese e dei monasteri, dove gli andamenti sinuosi e imprevedibili dell’ornato rocaille ridisegnarono ogni elemento dell’architettura, della decorazione scultorea e dell’arredo (altari, tabernacoli, pulpiti, confessionali, balaustre, cornici).
Come ha scritto Adriano Mariuz, “anche lo spazio nel suo insieme è trasfigurato, si svuota di ogni pesantezza, si flette, si satura di luce”. In questo campo i maestri di maggior credito furono Kosmas Damian Asam, che lavorò a fianco del fratello e architetto Egid Quirin e lasciò i suoi capolavori nella chiesa di Weltenburg e nella chiesa di San Giovanni Nepomuceno a Monaco, e Johann Baptist Zimmermann, attivo come pittore e stuccatore a Nymphenburg e a Schleisseim e autore della decorazione della chiesa del Pellegrinaggio di Wies (1745-1757). La creazione più alta di questa particolare espressione del rococò europeo è tuttavia il santuario di Vierzehnheilingen (dei Quattordici Santi Salvatori), presso Bamberga, avviato nel 1742 e completato, con un nuovo progetto di Balthasar Neumann, nel 1772.
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