La Scuola dell'Infanzia "Sacro Cuore" di Chirignago: Storia, Impegno e Valori Educativi

La scuola, intesa come luogo in cui ciascuno può sperimentare un clima di vero amore, riveste un'importanza fondamentale nella vita quotidiana dei bambini e dei giovani. L'impegno per la felicità e la libertà, giorno dopo giorno, si concretizza tanto in famiglia quanto nell'ambiente scolastico, richiedendo una proposta educativa saldamente inserita nella realtà attuale. Una società raggiunge un elevato grado di civiltà quando investe le sue migliori energie e risorse nella scuola. È in questo contesto che si inserisce la storia della Scuola dell'Infanzia "Sacro Cuore" di Chirignago, un'istituzione che ha le sue radici profonde nell'impegno per l'educazione cristiana e la formazione integrale.

Le Origini e la Visione di Mons. Giovanni Battista Buso

La Nascita dell'Asilo (1910)

L'inizio della storia della Scuola dell'Infanzia "Sacro Cuore" di Chirignago si colloca nell'anno 1910. Mons. Giovanni Battista Buso, arciprete di Chirignago dal 1861 al 1914, alla veneranda età di 88 anni, desiderava dedicare le sue ultime fatiche all'apertura di un asilo infantile. Il suo intento era che l'asilo fosse retto da suore, le quali potessero accogliere i bambini per impartire loro i primi germi dell'educazione cristiana. Secondo le intenzioni dell'arciprete, l'asilo avrebbe dovuto essere anche una scuola di lavoro per le ragazze, affinché queste si potessero formare in vista di una loro futura famiglia.

Le Difficoltà e la Perseveranza

Le difficoltà per la realizzazione di questo progetto erano di ogni tipo ed erano enormi. Mons. Buso, nel mezzo secolo di pastorale precedente, aveva già profuso il suo patrimonio nella costruzione della nuova chiesa, del campanile (dotandolo di poderose campane) e dell'organo. Nonostante ciò, Mons. Buso era deciso e fortemente convinto nella realizzazione di quanto concepito. Fu così che, aiutato da buoni parrocchiani e senza arrendersi a ostacoli di ogni genere, riuscì a portare a termine questo suo grande progetto. Nel maggio 1910, il Vescovo di Treviso, il Beato Mons. Andrea Giacinto Longhin, impartì la sua benedizione all'iniziativa, accompagnata dalle parole: "Le Benedizioni dei beneficati e più ancora quelle del Signore, che fece sua delizia i fanciulli, accompagnino costantemente la S.V."

Foto storica di Mons. Giovanni Battista Buso

La Prima Sede: Una Villa Settecentesca

Descrizione della Struttura

Per la sede dell'asilo, Mons. Buso prese in affitto dal Sig. Pio Saccardo e dalle sorelle una piccola villa del XVIII secolo. L'edificio, tuttora esistente, si trova di fronte all'odierno parco "Gianni Rodari" ed è posto all'intersezione tra Via dell'Asilo Vecchio (che appunto prende il nome dalla struttura) e Via Miranese. Nella casa trovavano posto tre stanze di medie dimensioni al piano terra, una stanza grande e le stanze delle suore al piano superiore. All'esterno, la villetta era circondata da un giardino cinto da mura dove c'erano una tettoia ed i servizi; davanti e soprattutto dietro c'era lo spazio per giocare. La vicina famiglia Forte, per venire incontro alle numerose presenze, mise a disposizione alcune stanze, probabilmente di un altro edificio di sua proprietà.

Contesto Territoriale e Sociale

Prima di diventare proprietà dei Saccardo, la casetta, con uno stemma in marmo bianco sul timpano in facciata, fu sede di un’osteria con campo di bocce. In seguito divenne sede dell'Asilo e fu poi abitata da diverse famiglie. L'edificio, denominato con l'appellativo di "casetta", venne intitolato a Nostra Signora del Sacro Cuore e fu da subito affidato alle suore. A quel tempo (1911) il Comune di Chirignago contava 4207 abitanti, dei quali 4112 erano cattolici, 105 emigrati in altre province e 22 emigrati all'estero.

Foto della villa settecentesca che ospitò la prima sede dell'asilo di Chirignago

L'Arrivo delle Figlie di San Giuseppe

La Richiesta e la Risposta (1910-1911)

Nel 1910, alla Madre Superiora giunsero due richieste contemporanee: una dal parroco di Chirignago, allora in diocesi di Treviso, e l'altra da quello di Grisolera (l'odierna Eraclea), nel Patriarcato di Venezia. Entrambi i parroci chiedevano l'aiuto delle suore per aprire un asilo parrocchiale, presso il quale potessero accogliere e guidare anche le classi di catechismo, un oratorio festivo femminile, attività di lavoro femminile e di formazione cristiana per bambine e giovani. Tra le due richieste venne esaudita quella dell'arciprete di Chirignago, mentre Grisolera vide l'apertura dell'asilo infantile e la conseguente presenza delle suore solo più tardi, nel 1913. Purtroppo, però, quella di Grisolera fu una breve esperienza poiché l'asilo infantile fu distrutto nel 1917 dai bombardamenti nel corso della Grande Guerra.

Le suore che cuciono per il Cielo: la storia delle Figlie di San Giuseppe

Le Prime Suore a Chirignago

Madre Eletta Moggio lavorò con convinzione per esaudire la richiesta fiduciosa e appassionata dell'arciprete Mons. Buso. Fu così che arrivarono a Chirignago le prime quattro Figlie di San Giuseppe, l'ordine fondato a Venezia nel 1850 dal Venerabile Mons. Luigi Caburlotto. Le suore che partirono da Venezia per la nuova Casa furono Suor Rita, Suor Pia, Suor Amalia e Suor Demetria (Elvira) Valentini. Quest'ultima, nata a Venezia nel 1888, professa nel 1913 e morta nel 1971, giunse a Chirignago ancora novizia, poiché in quel periodo il noviziato poteva essere protratto per anni, e le novizie venivano impiegate nelle comunità. Il suo incarico fu inizialmente con i bambini, successivamente addetta a lavori di casa, inclusa la cura del pollaio.

Il loro arrivo fu accolto con entusiasmo. Il M.R.S. Arciprete di Chirignago le aspettava a Mestre e le condusse, divise in tre carrozze, fino alla loro futura dimora. Accompagnate dal suono allegro e festoso delle campane, le suore furono condotte nella bella piazza del paese, salendo poi in chiesa per una funzioncella d'apertura. Furono accolte cordialmente in Canonica e rifocillate. Il pranzo del primo giorno fu mandato già pronto dalle signorine Saccardo del paese. Quella sera, le quattro suore rimasero sole nella casetta e organizzarono il loro primo oratorio nel refettorio, con una sedia bianca e il Crocifisso come altare e lumi ad olio come prime lampade.

Le Attività Educative e Sociali

L'Impegno Quotidiano delle Suore

Avendo primariamente a cuore l'educazione dei bambini e delle fanciulle, le suore si adattarono con disinvoltura alle situazioni più scomode, sacrificando i loro spazi. L'asilo infantile e l'opera delle suore iniziarono subito con un approccio a 360 gradi, con molte attività organizzate e gestite. Oltre alle attività inerenti l'asilo infantile vero e proprio, prese il via il doposcuola e, collegata, la scuola di lavoro per fanciulle, affinché potessero imparare a ricamare. Fondamentale e prezioso fu anche il servizio che iniziarono a svolgere in parrocchia nell'assistenza alle varie celebrazioni.

Le suore si divisero le incombenze fin dal loro primo arrivo: Suor Leonita Onor (presente dal 1911 al 1912 e poi dal 1915 al 1918) era addetta alle "piccole dell'asilo". Suor Pia e Suor Amalia "entravano un po' dappertutto e avevano anche l'istruzione religiosa a quegli eserciti di figlie che ci inviavano da tutti i dintorni e nelle varie ore". Inoltre, suor Amalia dava lezioni giornaliere di lingua italiana e lingua francese e talvolta anche di scienze a una signorina benestante, mentre a una piccolina della famiglia Zerbo dava ripetizioni in varie materie.

Istruzione Religiosa e Oratorio Festivo

L'asilo accoglieva bambine dai quattro ai sette anni e, inizialmente, anche bambini fino ai sei o sette anni al massimo. Le suore impartivano istruzioni varie di religione a bambine e giovinette, anche grandi, specialmente in preparazione alla Santa Comunione e alle confessioni. L'istruzione religiosa avveniva in diverse ore del giorno: il mattino, dopo che le suore erano rientrate dalla Santa Messa, e nel pomeriggio, dalle 14.30 fino alle 17.00, in base alle necessità. Le Figlie di San Giuseppe avevano dato vita anche a un oratorio festivo che radunava le fanciulle all'asilo appena finita la Messa. Iniziava con la Benedizione con il Santissimo Sacramento impartita dal cappellano don Martino Favretto, seguiva il canto di una lode a Maria, dopodiché iniziavano i giochi, per lo più di movimento. Nei giorni in cui, per la pioggia o il freddo, non si poteva uscire, le suore organizzavano svariati giochi all'interno, primo tra tutti la tombola.

Innovazione e Divertimento: La Pesca

In quei tempi, nei paesi del circondario, c'erano spesso sagre di ogni genere che erano un'attrazione speciale per tutti, anche per le fanciulle. Le suore, non reputando tali sagre adatte alle ragazze, idearono un diversivo che fece subito colpo: la "pesca", un'attività fin da subito molto desiderata da tutte le frequentanti. Quando veniva programmata, le fanciulle "lasciavano tutto e venivano molto volentieri all'oratorio". Le suore, soprattutto grazie all'ingegno di Suor Pia, nelle lunghe sere d'inverno, finiti tutti i compiti giornalieri, trasformavano tante cianfrusaglie che giacevano in asilo in oggettini accattivanti quali borsette, fermagli, puntaspilli, cestine di fiori che divenivano gli oggetti tanto desiderati al gioco della pesca. Le ragazze pescavano un numero (o più d'uno) e ad ogni numero era abbinato un piccolo oggetto, che pur modesto, era la grande gioia di tutte le partecipanti.

Illustrazione di bambini che giocano in un oratorio d'epoca

La Comunità Scolastica e i Benefattori

La Crescita degli Alunni

Le giovinette e le bambine registrate erano un buon numero e sempre crescente nelle varie scuole. Nel diario redatto da suor Amalia Gallerani vengono esplicitamente menzionate solo "le bambine registrate", ma ciò allude a una presenza discontinua di bambine "non registrate", per cui i numeri, già molto alti, si incrementavano ancor di più. Dapprincipio c'erano anche i maschietti, ma con il crescere del numero delle bambine non si poterono più tenere insieme senza promiscuità tra i sessi a causa della mancanza di locali convenienti. Tale promiscuità ebbe luogo in un primo periodo fra i più piccini. Le alunne di tali scuole, tra piccini e grandi, superavano di molto il centinaio nel registro. Il numero era elevato anche per il pranzo, infatti le fanciulle che abitavano distante restavano lì, ma questo succedeva anche con il grande caldo estivo e con il gran freddo invernale. Le ragazze che partecipavano all'istruzione religiosa arrivavano "a truppe, a eserciti".

Il Sostegno Economico e la Gestione

Il primo benefattore che viene più volte nominato da Suor Amalia nel racconto dei primi tempi è il cappellano don Martino Favretto, che "si distinse per generosità, bontà d'animo, delicatezza di cuore: si mostrò sempre il vero padre dell'asilo. Egli ci portò in quasi tutti i mesi un sussidio che di certo raccoglieva da diverse famiglie benemerite: Bisacco, Draghi, ecc., aggiungendo di tasca sua cinque lire: erano quando 25, quando 30, quando 40 lire che ci portava". Un aiuto concreto e prezioso giungeva anche dall'arciprete Mons. Buso e dalla sua perpetua, che inviava una sporta di pane ogni martedì. Altri importanti e considerevoli benefattori furono senz'altro i signori Bisacco: oltre all'interessamento (anche economico) per avviare l'asilo, il signor Alessandro Bisacco, di ritorno da Venezia per tre volte, portò alle suore la somma di 50 lire, oltre a molti giocattoli comprati per i bambini.

Le offerte e i doni che la gente generosa di Chirignago usava fare alle suore non bastavano però alla conduzione dell'asilo. Le suore allora si misero all'opera dedicandosi all'orto; difatti, dopo aver pulito e dissodato la terra, l'orto diede con abbondanza i suoi frutti: piselli, pannocchie, legumi e frumento. Le entrate sicure erano le rette mensili degli scolari: 1 lira per gli scolari di famiglie benestanti; per gli altri, secondo le possibilità economiche, 0,5 lire, 0,25 lire o niente. Suor Amalia continua dicendo che "tutto sommato, anche se qualcuno non pagava si poteva portare avanti la barca facendo anche qualche risparmio, come si fece da noi nel secondo anno: risparmio di qualche centinaia di lire".

Inforgrafica sull'economia domestica di un asilo di inizio '900

Dettagli Storici e Testimonianze

Il Diario di Suor Amalia Gallerani

Il primo documento ufficiale della presenza delle suore che descrive le attività svolte con bambini e ragazzi è un diario scritto a posteriori (nel dicembre 1914) da Suor Amalia Gallerani su incarico dell'amica Suor Serafina Vincenzetto, che, dal gennaio 1914, era stata designata consigliera della Superiora Generale. Suor Amalia Gallerani era amica di Suor Serafina, aveva condiviso con lei molti anni nella comunità di Vittorio e nel 1910 era stata inviata a fondare la comunità di Chirignago, rientrando due anni dopo.

Il Ruolo di Madre Serafina Vincenzetto

Nel gennaio 1914, infatti, vi fu un cambio di Superiora Generale. Il Patriarca di Venezia Aristide Card. Cavallari assegnò a Madre Cristina Minchio, novella Superiora Generale, quattro consigliere, tra le quali Madre Serafina Vincenzetto, allora superiora nella comunità del Collegio San Giuseppe di Vittorio (all'epoca non si chiamava ancora Vittorio Veneto). Madre Serafina era a Vittorio dal 1860, epoca del suo ingresso nelle Figlie di San Giuseppe. A Venezia, dove dovette trasferirsi, era un po' a disagio e le pareva, soprattutto, di non avere occupazione. Fu il Patriarca Cavallari a suggerirle di scrivere la storia del Fondatore, che ella aveva conosciuto benissimo, e della Congregazione. Madre Serafina allora chiese diversi contributi di memorie a diverse suore, tra cui il prezioso diario di Suor Amalia.

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