Confessio: L'autobiografia di Pablo Neruda tra poesia e impegno civile

Le autobiografie sono sempre affascinanti, soprattutto se parlano di un campione della cultura, fortemente impegnato nel sociale. "Confesso che ho vissuto" non è solo un libro di memorie, ma un'opera che ci apre un mondo, quello latino-americano, dove vivono milioni di persone e pulsano storie universali. Pubblicato postumo nel 1974, il testo raccoglie i ricordi di Pablo Neruda, premio Nobel per la letteratura e uno dei più grandi poeti latino-americani, scomparso nel 1973 all'età di 69 anni.

Ritratto fotografico di Pablo Neruda durante gli anni della maturità

La struttura del ricordo: tra poeta e memorialista

Il libro è stato scritto, come dice lo stesso autore, raccogliendo ricordi in modo intermittente, quelli che appaiono nitidi e poi si smarriscono. L’autore avverte che c’è una differenza tra memorialista e poeta: il primo "è vissuto forse meno, ma ha fotografato molto di più e ci diverte con la precisione dei particolari". Pertanto, il lettore non deve aspettarsi una cronaca storica dettagliata, poiché Neruda "ci consegna una galleria di fantasmi scossi dal fuoco e dall’ombra della sua epoca".

Nella sua unica opera in prosa, il poeta ripercorre la propria vita procedendo per schizzi e illuminazioni improvvise, seguendo i misteriosi circuiti del ricordo. La vita di Neruda attraversa il secolo nel tempo e nello spazio, immergendosi nei grandi avvenimenti del '900: la guerra di Spagna, il secondo conflitto mondiale e le lotte di liberazione delle colonie.

Le radici e la formazione

Il poeta nacque il 12 luglio 1904 a Parral, in Cile, in una terra dove crescono le vigne e il vino abbonda. Apparteneva a una modesta famiglia di agricoltori che avevano “poca terra e molti figli”. Il padre, José del Carmen, lavorava inizialmente come operaio per poi diventare ferroviere nella cittadina di Temuco, dove portò il figlio. La madre, donna Rosa Basoalto, morì quando lui era ancora bambino.

Il giovane Pablo scoprì l’amore per la scrittura nella prima infanzia. Sebbene il padre lo scoraggiasse, preferendo una carriera tecnica e concreta, Neruda trovò una valida alleata nella sua insegnante, la maestra di provincia Gabriela Mistral, futura premio Nobel, che gli prestò i classici della letteratura russa incoraggiandolo a perseverare.

Mappa illustrata del Cile con i luoghi simbolo della vita di Neruda

Dagli esordi alla diplomazia

Nel 1920, il poeta si trasferì a Santiago cercando lavoro come insegnante. Iniziò a firmare le poesie con lo pseudonimo di Pablo Neruda, in onore del poeta ceco, nome che gli fu poi riconosciuto anche legalmente. A soli vent’anni raggiunse il successo con la pubblicazione della raccolta "Venti poesie d’amore e una canzone disperata".

All'attività letteraria affiancò quella diplomatica: nel 1927 venne eletto console onorario in Birmania, dando inizio a un lungo periodo di viaggi che lo portarono nel sud-est asiatico, in Spagna, a Buenos Aires e a Città del Messico. La sua vita privata fu segnata da profondi dolori, come la perdita della figlia Malva Marina Trinidad, avuta da Maruca, morta ancora bambina.

Impegno politico e ideali

La politica ebbe un peso determinante nell’esistenza di Neruda. Dopo l'incontro con Federico García Lorca e la morte di quest'ultimo per mano delle forze di Francisco Franco, Neruda abbracciò il comunismo. Divenne un politico scomodo ed incorruttibile: nel 1949 fu esiliato per aver difeso i minatori in sciopero, repressi duramente dal governo.

Evento Impatto sulla vita di Neruda
Guerra civile spagnola Avvicinamento al comunismo e lotta per la libertà
Esilio Viaggi in Argentina ed Europa, ritorno in Cile nel 1952
Governo Allende Ambasciatore a Parigi, impegno istituzionale democratico

Nel fluire dei ricordi riappaiono grandi protagonisti del secolo breve: Gandhi, Nehru, Stalin, Castro e il Che. Non fu però un percorso privo di ombre: negli anni della militanza fu persino accusato di aver avuto un ruolo nella congiura contro Lev Trotsky. La sua era una "poesia d'azione", fatta di parole semplici e concrete, capace di emozionare la moltitudine.

Gli ultimi anni e l'eredità

Nel 1971 Pablo Neruda fu insignito del Nobel per la Letteratura. Dopo la consacrazione, però, iniziarono anni difficili. Il disfacimento del governo democratico cileno con il colpo di stato di Augusto Pinochet avvenne mentre il poeta si trovava a Parigi. Neruda non fece in tempo a vedere le nefandezze del dittatore: la morte lo colse all'improvviso, sebbene in molti oggi sospettino che dietro la sua scomparsa si celi il clima del colpo di Stato.

Il funerale di Neruda rappresentò uno dei primissimi momenti di opposizione alla dittatura, avvenuto nonostante la presenza ostile dei militari. Come scrisse lo stesso poeta: "Forse non vissi in me stesso, forse vissi la vita degli altri". Leggere le sue memorie significa riscoprire un uomo tra gli uomini che, attraverso la scrittura, ha trasformato la luce in materia, impastandola sulla pagina come un pittore.

Chile bids farewell to poet Neruda

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