Giovanni Scifoni e il suo approccio alla santità

Giovanni Scifoni, attore, marito e padre, ha sviluppato un modo unico e coinvolgente di raccontare la vita di figure straordinarie, proponendo un modello di santità accessibile e credibile per tutti.

Attraverso un approccio che mescola immedesimazione nei personaggi, narrazione accattivante e ironia, Scifoni invita il pubblico a riflettere su temi universali, stimolando domande profonde sulla vita, il perdono, la fede e il proprio ruolo nella società. Non mira a fornire risposte definitive, ma a risvegliare il desiderio di dare un senso alla propria esistenza e di intraprendere un cammino verso la santità.

Giovanni Scifoni durante una performance teatrale

L'approccio di Scifoni alla santità

Scifoni si concentra su aspetti specifici della vita dei santi, utilizzandoli come spunto per innescare riflessioni. Il suo metodo si basa sull'idea di rendere la santità comprensibile anche a chi non ha familiarità con la teologia o non è credente. L'obiettivo è mostrare una santità vera, credibile e raggiungibile da chiunque.

Nei suoi video e spettacoli, non disdegna l'uso di filmati e testimonianze per evidenziare l'attualità dei messaggi trasmessi dai santi. L'approccio è spesso divertente, con una narrazione a volte rocambolesca ma sempre piacevole e ricca di ironia. Questo stile mira a stimolare il destinatario del messaggio a porsi interrogativi fondamentali, come la rilevanza del perdono, la separazione tra devozionismo e devozione, o la possibilità di incidere attivamente sulla società.

L'esperimento creativo "Il Santo del Giorno" nasce dalla gratitudine. Scifoni non segue uno schema fisso di racconto, ma adotta un approccio costante: si chiede sempre come parlare di un santo a un "bambino ateo", un interlocutore immaginario che non possiede i rudimenti della teologia né è credente.

La figura di San Francesco nel lavoro di Scifoni

Uno dei temi centrali nel lavoro di Scifoni è la figura di San Francesco d'Assisi. Il suo spettacolo "Fra' - San Francesco, la superstar del Medioevo" ha riscosso un grande successo, proponendo un ritratto insolito e allegro del santo.

Scifoni descrive Francesco come un "influencer ante litteram", un comunicatore che utilizzava la gestualità per far comprendere il mistero di Dio, capace di radunare migliaia di persone senza microfoni. La sua capacità di dialogare con il pubblico, anche attraverso la risata, è un elemento distintivo. Francesco, secondo Scifoni, era una persona allegra, che non amava la povertà fine a sé stessa, ma la condivisione, per diffondere gioia e felicità.

Lo spettacolo esplora le tre grandi tentazioni di Gesù nel deserto, che Francesco ha vissuto in prima persona: il denaro e i piaceri (trasformare le pietre in pane), il potere (gettarsi dal pinnacolo) e il successo (possedere tutto il mondo). Francesco ha combattuto queste tentazioni sposando la Madonna Povertà, rinunciando a tutto, compreso il successo e il potere, e alla fine anche all'ordine che aveva fondato.

Immagine evocativa di San Francesco

Scifoni sottolinea come Francesco abbia imparato le mosse dai giullari e trovatori, rendendo le sue prediche efficaci e comprensibili. La sua capacità di far immaginare cose che non c'erano, come nel caso del Presepe, è vista come una dimostrazione del suo potere creativo.

L'importanza della risata e dell'ironia

Scifoni ritiene che alternare pensiero e risate sia fondamentale. San Francesco stesso prediligeva la compagnia di persone che ridevano, e la risata, anche quella disperata, permette di ridere di sé stessi, della propria pochezza e imperfezione.

L'ironia, secondo Scifoni, promuove un dialogo più libero e concreto sui temi della fede. Un cristiano triste è un cristiano triste, e la risata è legata allo spirito. La risata implica coinvolgimento e immedesimazione, nascendo dal riconoscimento di sé in qualcosa o dalla constatazione di una verità. La complessità delle grandi domande sull'aldilà e sul senso della vita, inevitabilmente, porta anche alla risata.

L'attore crede che l'ironia sia un elemento chiave per rendere la fede accessibile in un'era desacralizzata. Come diceva Dario Fo, i cattolici non sono sempre i più bravi a parlare del cattolicesimo.

I santi come antieroi

Ciò che affascina Scifoni dei santi è la loro natura di "antieroi". A differenza dell'eroe superdotato, il santo è un individuo solitamente "ipodotato" che compie azioni che chiunque potrebbe realizzare semplicemente dicendo "sì" a Dio.

Leggere le loro vite è consolatorio, poiché dimostra che c'è speranza per tutti. Scifoni si ispira a San Giovanni di Dio, definito un malato di mente, bipolare, che fino a 40 anni non aveva combinato nulla, ma che dal manicomio diede vita all'ospedale Fatebenefratelli.

Scifoni è particolarmente attratto dal lato "politicamente scorretto" dei santi, ponendo l'accento sulle loro debolezze e sul modo in cui "incalzano" Dio, sollevando domande scomode. Questo approccio è motivato dal fatto che la grazia di Dio agisce attraverso i nostri limiti e che la fede, non l'irriverenza, è il punto cruciale. Come affermava Pasolini, ci si scandalizza nella misura in cui non si è convinti di ciò che si sta difendendo.

La preghiera e la figura dei maestri

Scifoni incoraggia un dialogo sincero e "invadente" con Dio, citando l'invito di Papa Francesco alla preghiera. La preghiera è vista come un momento di sospensione dalla fretta della vita, un modo per ritrovare il senso delle cose, come il lavoro e la famiglia, che l'urgenza quotidiana tende a offuscare.

Pur essendo cresciuto in una famiglia cattolica e rimanendo credente, Scifoni ammette di attraversare momenti di crisi e dubbi. Superarli è stato possibile grazie al Cammino neocatecumenale, alla moglie e a straordinari padri spirituali come don Fabio Rosini e Pino Manzari.

Scifoni crede fermamente nella figura dei maestri, coloro che guidano e indirizzano nel cammino della vita. Chi non li ha, o non li riconosce, è una persona che definisce pericolosa.

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Giovanni Scifoni: Biografia e Carriera

Nato a Roma nel 1976, Giovanni Scifoni è attore, scrittore e regista teatrale. Ha una vasta esperienza nel teatro, nel cinema e nella fiction televisiva, tra cui la serie "Doc - Nelle tue mani".

Oltre ai suoi spettacoli teatrali, Scifoni ha partecipato a programmi televisivi come "Beati voi" su Tv2000, dove ha condiviso la sua interpretazione personale della santità. Ha anche affrontato il tema della sessualità giovanile nel suo spettacolo "Santo piacere - Dio è contento quando godo".

Sposato con Elisabetta, ha tre figli: Marco, Cecilia e Tommaso. Vive a Roma e la sua famiglia è spesso coinvolta nel suo lavoro, contribuendo a creare un ambiente in cui la santità viene vissuta e raccontata in modo autentico e quotidiano.

Scifoni è stato anche chiamato a presentare il Sinodo dei giovani, mostrando una particolare attenzione verso le nuove generazioni e le loro sfide. Sottolinea l'importanza di fornire risposte ai giovani senza paura e di accoglierli nella loro ricerca.

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