Storia e Architettura delle Chiese di San Michele Arcangelo

La figura di San Michele Arcangelo, il guerriero celeste, ha affascinato l'immaginario religioso e culturale per secoli, diventando un simbolo di forza, protezione e vittoria sul male. Il culto di San Michele si è diffuso a partire dai primi secoli del cristianesimo, diventando uno dei santi più venerati in Europa. San Michele è una figura chiave nelle tradizioni religiose abramitiche, incluse cristianesimo, ebraismo e islam.

San Michele Arcangelo: Il Guerriero di Dio

Nell'Apocalisse, San Michele guida gli eserciti celesti contro le forze del male, rappresentate da Lucifero e gli angeli ribelli. È considerato il difensore della fede e il protettore contro Satana, con un ruolo centrale come custode delle anime durante il Giudizio Universale. Il suo nome, che significa "Chi è come Dio?", rappresenta un'esclamazione di sfida contro l'orgoglio di Lucifero, che osò mettersi al pari di Dio. Non sorprende che il culto di San Michele sia stato associato a luoghi strategici o di confine, come montagne e grotte, simboli di protezione e dominio spirituale.

mappa della Linea Sacra di San Michele

Il culto di San Michele si diffuse in Europa soprattutto durante il Medioevo, epoca in cui i popoli avevano un profondo bisogno di protezione spirituale contro le calamità, le invasioni e le malattie. Oltre alla sua rilevanza spirituale, esiste un misterioso fenomeno legato a questo culto: la cosiddetta Linea Sacra di San Michele, una linea immaginaria che collega sette importanti santuari dedicati all'Arcangelo, che si estende dall'Irlanda fino a Israele.

La Linea Sacra di San Michele: Un Mistero Millenario

Un mistero avvolge sette dei principali santuari dedicati a San Michele: essi si trovano allineati lungo una retta che attraversa l'Europa e il Mediterraneo, un fenomeno che ha suscitato curiosità e speculazioni per secoli. La linea, lunga migliaia di chilometri, parte dall'Irlanda, passa per l'Inghilterra, la Francia, l'Italia, la Grecia e finisce a Israele. La linea perfetta che collega questi santuari è stata oggetto di numerose interpretazioni. Alcuni studiosi suggeriscono che sia una semplice coincidenza, dovuta al fatto che questi luoghi erano già siti sacri di culto pagano prima di essere cristianizzati e trasformati in luoghi dedicati a San Michele. Altri, invece, vedono un legame più profondo e spirituale. Secondo una teoria esoterica, la linea rappresenterebbe la spada di San Michele che, con un colpo, avrebbe sconfitto il male sulla Terra.

Curiosamente, la linea sacra è perfettamente allineata con il tramonto del sole durante il solstizio estivo, suggerendo che potrebbe esserci stato un intento astronomico dietro la scelta dei siti.

Il Pellegrinaggio dei Santuari: Un Cammino a Tappe

Per chi desidera ripercorrere fisicamente la misteriosa Linea Sacra di San Michele, è possibile intraprendere un pellegrinaggio che tocca le principali località dove sorgono i santuari e i monasteri dedicati all'Arcangelo. Questo cammino si estende dall'Irlanda fino a Israele, attraversando suggestivi paesaggi e città ricche di storia e spiritualità.

  1. Skellig Michael (Irlanda)

    La prima tappa del cammino si trova sulla costa occidentale dell'Irlanda, sull'isola rocciosa di Skellig Michael. Questo antico monastero, fondato nel VI secolo, è accessibile solo via mare, con un viaggio che parte dal porto di Portmagee e dura circa un'ora. Una volta sbarcati, si deve affrontare una ripida salita di oltre 600 gradini per raggiungere le celle monastiche. Un’esperienza remota e selvaggia che regala un profondo senso di isolamento spirituale.

  2. St Michael’s Mount (Inghilterra)

    A circa 600 km a sud-est, lungo le coste della Cornovaglia, si trova la seconda tappa, St Michael’s Mount. Simile al più famoso Mont-Saint-Michel in Francia, quest'isola è collegata alla terraferma da un passaggio pedonale che si può percorrere solo con la bassa marea. Il monastero sorge su una rocca che domina l'oceano, un luogo di grande potenza visiva e spirituale. La distanza da Skellig Michael è notevole, ma può essere coperta con voli interni o tragitti in treno e auto.

  3. Mont-Saint-Michel (Francia)

    A circa 500 km a sud-est di St Michael’s Mount, attraversando il canale della Manica, si arriva a Mont-Saint-Michel in Normandia. Questa abbazia medievale, che sorge su un isolotto roccioso circondato dalle maree, è una delle destinazioni più iconiche del mondo. Mont-Saint-Michel è raggiungibile dalla terraferma tramite una strada rialzata. Conosciuto per la sua architettura imponente e la bellezza del paesaggio circostante, il luogo è una tappa fondamentale per ogni pellegrino.

  4. Sacra di San Michele (Italia)

    Proseguendo il viaggio verso sud-est, dopo circa 1.100 km si giunge alla Sacra di San Michele, nelle Alpi piemontesi in Italia. Questo straordinario complesso monastico sorge su un'altura a 962 metri di altitudine, dominando la Val di Susa. Costruita nel X secolo, la Sacra è uno dei più importanti simboli del culto di San Michele in Italia. Il sito è raggiungibile attraverso un’escursione dalla vicina città di Avigliana o in auto lungo una strada panoramica.

  5. Santuario di San Michele sul Gargano (Italia)

    Scendendo lungo la penisola italiana, dopo circa 900 km si arriva al Santuario di San Michele sul Gargano, in Puglia. Questo luogo è famoso per le apparizioni dell'Arcangelo che, secondo la leggenda, si sono verificate nella grotta dove è stato eretto il santuario. Riconosciuto come uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio in Europa, la sua grotta sacra è intrisa di misticismo e silenzio.

  6. Monastero di San Michele, Symi (Grecia)

    Proseguendo verso l’Oriente, dopo un viaggio di circa 1.200 km attraverso il Mar Adriatico e l’Egeo, si raggiunge la pittoresca isola di Symi in Grecia. Qui, il Monastero di San Michele si trova in una posizione incantevole sulla costa. Costruito su una scogliera a picco sul mare, è uno dei luoghi più suggestivi e panoramici di questo itinerario. Il monastero è ancora attivo e rappresenta un importante centro spirituale per la comunità locale.

  7. Monte Carmelo (Israele)

    L'ultima tappa del pellegrinaggio si trova a circa 1.500 km più a sud-est, in Israele, sul Monte Carmelo. Questo monte è stato venerato come luogo sacro fin dai tempi antichi ed è associato a vari eventi biblici. Qui sorge il Monastero di Stella Maris, dedicato a San Michele, a pochi chilometri dalla città di Haifa. Raggiungere questo luogo segna la conclusione di un cammino spirituale che attraversa millenni di storia e fede.

Le distanze tra queste tappe sono notevoli, ma ognuna di esse offre un'esperienza unica, che unisce la devozione alla scoperta di luoghi incantevoli. Chi intraprende questo cammino, oltre a vivere un pellegrinaggio spirituale, ha l'opportunità di attraversare territori di straordinaria bellezza naturale e ricchezza storica.

Roberto Giacobbo e la misteriosa Abbazia dell'Arcangelo Michele in Val di Susa

La Sacra di San Michele: Un Capolavoro Romanico-Gotico

Il Santuario romanico-gotico che accoglie oggi il visitatore alla sommità del monte Pirchiriano venne realizzato e modificato nel corso di più secoli. Vi appaiono tre generi di architettura: romanico nella parte absidale, orientata verso il punto esatto in cui sorge il sole il giorno della festività di San Michele (29 settembre), nella prima arcata e relative finestre e colonne; romanico di transizione nelle due successive arcate con pilastri a fascio e archi acuti, e uno gotico di scuola piacentina nella decorazione del finestrone dell'abside centrale e nelle due finestre delle navate minori. L’inizio dei lavori di costruzione della chiesa è di difficile datazione, ma si suppone che l'avvio sia stato commissionato dall'abate Stefano (tra il 1148 e il 1170).

Struttura e Elementi Architettonici della Sacra di San Michele

Originariamente la chiesa doveva essere sormontata da volte a crociera analoghe alle attuali. Tali volte crollarono e, nel Seicento, furono sostituite nella navata centrale da una pesante volta a botte, che esercitava una notevole spinta sui muri laterali, minacciandone la stabilità e creando pericolo di ribaltamento. Per far fronte a questa minaccia, durante i restauri di fine Ottocento, fu demolita la volta a botte e sostituita con una triplice volta a crociera completata nel 1937.

All'interno della chiesa sono presenti imponenti colonne, numerose colonnette, lesene e spigoli. Il tutto coronato da suggestivi e simbolici capitelli: se ne contano 139. Di particolare interesse il primo pilastro a sinistra della navata centrale, sotto il quale affiora per 15 centimetri la cima del monte Pirchiriano, "culmine vertiginosamente santo", come lo definì il poeta-rosminiano Clemente Rebora.

Il Massiccio della Facciata e l'Ingresso

Il massiccio della facciata dell’abbazia (41 metri di altezza) è rotto dalla combinazione coloristica e geometrica delle linee rette del basamento grigio-ferrigno con le curve piene della chiesa verdognola, coronata dall’abside centrale e da quel trionfo di galleria ad archetti (Loggia dei Viretti) che è fra i migliori esempi di logge absidali romaniche. I monaci di San Benedetto intrapresero il ciclopico lavoro di costruzione del basamento nella prima metà del XII secolo, per erigervi sopra la grande chiesa a cinque absidi. L'artistico portale d'ingresso della Sacra di San Michele - di derivazione romanica in pietra grigia e verde che conduce in chiesa - è osservabile da uno spazioso ripiano. Fu costruito dagli architetti di Ugone nei primi anni del 1000. Molto elegante, a tutto sesto, dall'ampia strombatura, comunica tuttora un forte senso di accoglienza, di sicurezza, di calma. Gli archi fatti a spigolo e a cordoni sono sostenuti da semicolonnine a capitelli floreali. È sovrastato da un gocciolatoio che sulla destra termina con la testa di un monaco incappucciato, e a sinistra terminava (ora mancante) con quella di un ragazzo. Le colonnine con archetti trilobati chiaramente gotici e aggiunti tardivamente, sono i resti del portico che proteggeva il portale. I battenti della porta in noce, eseguiti nel 1826, mostrano le armi di San Michele Arcangelo e il diavolo in forma di serpente ma con volto umano. In alto a sinistra del portale è incastrata una lapide funeraria romana di Surio Clemente che risale al I secolo d.C., a testimonianza della presenza su questo monte di una stazione romana.

Lo Scalone dei Morti e il Portale dello Zodiaco

Dal piano d’ingresso, si giunge allo Scalone dei Morti, la cui edificazione pare risalire alla metà del XII secolo. Superati i primi scalini, si lascia a sinistra un pilastro di oltre 18 metri che sostiene il pavimento della sovrastante chiesa. A destra emerge uno spuntone di roccia che si perde nel muro di fronte. Nella nicchia centrale fino al 1936 erano custoditi alcuni scheletri di monaci, da cui il nome dello scalone. Questo "atrio" fu un tempo assai sfruttato per la sepoltura di uomini illustri, abati e benemeriti del monastero.

Giunti alla sommità dello Scalone dei Morti si attraversa il Portale dello Zodiaco (1128-30), opera romanica scolpita dal Maestro Nicolao, famoso architetto-scultore piacentino, così denominata perché gli stipiti nella facciata rivolta verso lo scalone sono scolpiti a destra con i dodici segni zodiacali e a sinistra con le costellazioni australi e boreali. Di notevole pregio anche i capitelli storici e simbolici, e le basi delle colonne. Superato il Portale dello Zodiaco si affronta l'ultima rampa di salita alla chiesa: è una solenne scala in pietra verde, sotto il gioco di quattro imponenti contrafforti e archi rampanti progettati dall'architetto Alfredo D'Andrade e ultimati nel 1937. Questa zona era, a fine Ottocento, completamente occupata da costruzioni e dunque il Portale dello Zodiaco non dava accesso a un terrazzo aperto, bensì ad ambienti coperti attraverso i quali si giungeva alla chiesa. Il D'Andrade intervenne demolendo tali ambienti e progettando la scalinata e gli archi rampanti, per far fronte al dissesto statico della parete sud della chiesa.

Le Absidi e il Primitivo Santuario

Le tre absidi si distinguono per il rosso dei mattoni che le rivestono. In quella centrale si aprono ai lati due spaziose nicchie con una propria finestra romanica e sopra queste è presente una croce greca profondamente scavata nel muro. Il Primitivo Santuario di San Michele è composto da 3 sacelli absidali, ai quali si accede dalla navata centrale, presso il pilastro di destra, scendendo 12 antichissimi scalini assai logori, che fanno pensare alle migliaia di pellegrini che li calpestarono fin dal lontano Medioevo. Gli studiosi concordano nell'individuare qui la prima Sacra ed il momento storico originario del suo culto a Michele. La cappella più vasta e con parete di fondo in viva roccia è un ampliamento delle altre due, ed è ora dedicata a San Giovanni Vincenzo. Siamo nel luogo più sacro dell'Abbazia.

veduta aerea della Sacra di San Michele e delle Rovine del Monastero Nuovo

Le Foresterie e le Rovine del Monastero Nuovo

Seguono le foresterie, in due appositi edifici. La Foresteria Grande fu costruita verso la fine del sec. XI, quando la fama dell’ospitalità dei monaci era già tale da richiedere un vero e proprio ospizio staccato dal monastero. Durante il periodo medievale la Foresteria Grande era quindi la zona dell'hospitale destinata ai pellegrini e agli ospiti. La Foresteria attuale è in gran parte una ricostruzione avvenuta tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, durante la quale venne posta una merlatura a coronamento dell'edificio. L’errore fu però notevole in quanto stilisticamente tale merlatura è ghibellina (a coda di rondine), mentre l'abbazia essendo legata al papato avrebbe dovuto avere una merlatura guelfa (a parallelepipedo semplice). La Foresteria Piccola è sorta probabilmente come luogo di servizio, la cui destinazione d'uso è di difficile individuazione.

La parte nord-ovest del monte, per una lunghezza di circa 50 metri, è occupata da imponenti ammassi di pietre, pilastri, muraglioni, archi e barbacani: sono le cosiddette Rovine del Monastero Nuovo, edificato tra il XII e il XIV secolo in corrispondenza del momento di massima espansione della comunità monastica. Il grandioso edificio a 5 piani, a cui fu aggiunta, verso nord, una nuova costruzione terminante con la Torre della Bell'Alda, una torre a strapiombo sul precipizio del monte al termine del muraglione perimetrale delle Rovine, cadde in rovina a causa di sismi, guerre e abbandono. Questa zona delle "Rovine" è stata oggetto di interventi di restauro, conservazione e accessibilità negli anni 1999-2002. Tra le rovine del Monastero Nuovo è visibile una "Casetta" costruita alla fine del 1800, utilizzata dal Genio Militare come stazione per il telegrafo ottico.

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Tricase: Una Perla del Barocco Salentino

A pochissimi passi dalla centralissima Piazza Giuseppe Pisanelli, è situato uno dei gioielli architettonici della città, la chiesa di San Michele Arcangelo. Il tempio comunemente nominato dai tricasini Sant'Angelo è anche conosciuto con un'altra denominazione che lo contraddistingue da sempre, come "Cappella dei Secondogeniti", perché eretta nel 1624 a titolo di chiesa ufficiale dei Cadetti di Casa Gallone. Il percorso attorno a questa struttura parte proprio dalle parole scolpite sull'architrave della porta principale, che da quasi quattro secoli, hanno consegnato alla storia di tutti una delle "sette perle dell'architettura barocca salentina".

La lapide recita: "ARCHANGELO MICHAELI ECCLESIAM HANC OLIM MATRICEM CESAR GALLONIUS TRICASENTIUM DOM. SENIORES ALESSANDRI FILIUS’ E FUNDAMENTIS EREXIT ANNO DOMINI 1624".

Architettura e Decorazioni Interne

Attribuita alle creazioni dell'architetto Marcello "Protomastro" da Lecce, Sant'Angelo colpisce sin da subito per l'eleganza della sua forma esteriore, che è il manifesto del periodo storico della sua erezione. L'interno a navata unica offre delle sorprese a ripetizione. Varcando la soglia colpisce l'altare barocco in pietra leccese, con statue policrome di santi, che sono di coronamento alla scultura principale di San Michele Arcangelo, che con la sua lancia sta per infilzare il demonio. Nel piccolo coro, alle spalle dell'altare, un altorilievo in pietra leccese è decorato con motivi di vegetazione e animale. La copertura, composta da una volta salentina a stella impostata su ampi pilastri, è caratterizzata da campate decorate con motivi graffiati sull'intonaco e non sulla pietra, come potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

dettaglio dell'organo ligneo della chiesa di San Michele Arcangelo a Tricase

Altro gioiello della chiesa è l'organo e il suo palco d'alloggiamento interamente in legno, risalenti ai primi anni del XVII secolo. Le ante dell'organo sono decorate da delicati motivi floreali, mentre il balcone è arricchito da sei formelle mistilinee, ornate con scene di genere miste a momenti della vita di Gesù. Attenzione merita anche il crocifisso ligneo sistemato sulla porta principale, anch'esso coevo alla costruzione della chiesa. Ai lati del presbiterio, decorato con una fine pavimentazione in mosaico realizzato sul finire del XIX dai fratelli Peluso, mosaicisti di Tricase, si intravedono gli alloggiamenti di due altari laterali occupati da due tele del Seicento salentino: a sinistra quella della "Vergine Maria Bambina con Sant'Anna e San Gioacchino", di autore ignoto, a destra quella di "Sant'Oronzo", attribuita al pennello di Giovanni Andrea Coppola da Gallipoli.

San Michele a Santarcangelo di Romagna: Fede e Tradizione Locale

Anche Santarcangelo di Romagna ha un profondo legame con San Michele Arcangelo, che è il patrono della città a cui è intitolata l'omonima fiera. Ogni anno, il 29 settembre, la comunità celebra la festività di San Michele con eventi religiosi, culturali e popolari, rendendo omaggio all'Arcangelo protettore. Nel cuore del borgo si trova la Collegiata di San Michele Arcangelo, una chiesa barocca del XVIII secolo. La chiesa è il principale luogo di culto di Santarcangelo, con una splendida facciata e interni riccamente decorati, mentre la Pieve di San Michele Arcangelo è una pieve bizantina risalente al VI secolo, situata a circa 1 km a sud dal centro abitato, ed è considerata la chiesa più antica del riminese ancora esistente. La Porta di San Michele era l'ingresso principale alla città in epoca medioevale, le cui vestigia sono visibili nel sito archeologico di Piazza Balacchi, davanti all’ingresso dell’Osteria La Sangiovesa.

La Collegiata di San Michele Arcangelo a Città Sant'Angelo

La Collegiata di San Michele Arcangelo è un capolavoro dell’architettura abruzzese. La datazione d’origine è incerta. La struttura attuale fu ricostruita probabilmente nel XIII secolo (dopo la distruzione del castrum nel 1239 su ordine di Federico II), mentre la data certa è l’elevazione al rango di Collegiata nel 1353. L’imponente edificio cultuale è costituito da due navate (S. Michele e S. Giovanni). Il soffitto a cassettoni lignei della navata di S. Michele - realizzato nel 1911 da maestranze locali - nasconde quello a capriate con gli affreschi trecenteschi, attribuiti al Maestro di Offida e di cui restano alcuni quadri, recentemente restaurati, che rappresentano scene della vita di Gesù. Nella stessa navata sono ammirabili pregevoli tesori quali l'imponente statua lignea di San Michele (XIV secolo), la statua in terracotta policroma della Madonna delle Grazie di Saturnino Gatti (XVI secolo), il sarcofago quattrocentesco del Vescovo Amico Buonamicizia del 1457 e, dietro l'altare maggiore, un prezioso coro ligneo intagliato, con leggio, eseguito dall'ebanista angolano Giuseppe Monti (XVII secolo); da apprezzare anche i cinque cappelloni di altare in legno dorato, con pregevoli intagli, risalenti sempre al XVII secolo e realizzati da maestri di scuola napoletana. Tra le varie tele presenti ne citiamo una restaurata nel 2006, quella della "Madonna della Purità e Santi" (2,10 x 3,10 mt) del 1611 del pittore ortonese Tommaso Alessandrino (1570 c.a. - Ortona 1640), dello stesso autore è presente il dipinto della Madonna del Carmine nella chiesa di San Francesco.

Il Portale Ogivale e la Torre Campanaria

Il portale ogivale, realizzato nel 1326 dallo scultore atriano Raimondo di Poggio, è opera di singolare suggestività: esso si apre al centro del lato che dà sul Corso, con grande effetto architettonico, interrompendo la maestosa cortina muraria del fianco, scandita da lesene di rinforzo e coronata superiormente da una cornice a piccoli archi sovrapposti. È ben visibile l'influenza della scuola atriana in quanto l'opera mantiene sostanzialmente, nella ricchezza e nella fantasia delle decorazioni e dell'impianto generale, l'andamento degli altri portali eseguiti dallo stesso artista; si distingue, tuttavia, dagli altri poiché cornice, arcate ed archivolti abbandonano il sesto tondo ed accettano il sesto acuto. Simbolo del primato della chiesa sul civile la grande torre campanaria, il cui progetto è attribuito al lombardo Antonio da Lodi, si innalza per 47 metri (misura equivalente alla lunghezza del porticato) ed è segnata da quattro marcapiani in laterizio lavorato. Due lapidi, poste sul lato sud-est della torre, fissano al 1425 la data della sua costruzione ad opera di maestranze napoletane ed al 1709 l'anno della ricostruzione del campanile, crollato a causa del terremoto del 1706.

dettaglio dell'organo a canne della Collegiata di San Michele Arcangelo a Città Sant'Angelo

L'Organo della Collegiata

Di notevole rilevanza è anche l'organo della collegiata appena restaurato (2023) dopo quasi sessanta anni di abbandono. Esso è un doppio organo con 1.218 canne. Il primo fu realizzato dalla famiglia Fedeli di Camerino nel secolo XVIII, il secondo, nel successivo secolo, dalla famiglia Gennari. A differenza di tutti gli altri organi, ha una cassarmonica in muratura e non in legno, particolare che lo rende quasi unico nel suo genere. Nel 1239 la chiesa fu distrutta con l'intera città, su ordine di Federico II.

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