La Bibbia: Comprendere la Sua Storia, la Composizione e la Questione del Testo Originale

La Bibbia è un libro fuori del comune, considerato un testo sacro da oltre tre miliardi di persone. Sebbene sia il libro più letto della storia, circolano molte idee contrastanti sul periodo in cui fu scritta, specialmente per quanto riguarda le Scritture Ebraiche, spesso chiamate Antico Testamento. Queste teorie sono state oggetto di dibattito in riviste, libri e documentari televisivi, dove studiosi hanno presentato le loro spiegazioni. Per un cristiano che crede che “tutta la Scrittura è ispirata da Dio”, è fondamentale comprendere queste diverse prospettive.

La Datazione e l'Autore delle Scritture Ebraiche (Antico Testamento)

La Cronologia Biblica Tradizionale

La Bibbia ebraica, o Scritture Ebraiche, contiene numerosi riferimenti cronologici. Questi indicano che i primi libri furono scritti al tempo di Mosè e Giosuè, circa 3.500 anni fa. Ad esempio, Mosè terminò di scrivere Genesi nel 1513 a.E.V. Gli scritti di Samuele, Davide, Salomone e altri sono datati all’XI secolo a.E.V. Copie o frammenti di questi libri biblici, eccetto il libro di Ester, si ritrovano nei Rotoli del Mar Morto.

Le Sfide alla Datazione Tradizionale

Uno dei motivi principali per cui la cronologia della Bibbia viene messa in dubbio è l'affermazione di quest'ultima di essere ispirata da Dio. Secondo il prof. Walter Kaiser jr., chi la pensa così asserisce che “il testo [biblico] non è credibile proprio perché dice di avere origine divina, menziona miracoli e parla di Dio”. Per un certo periodo, la teoria darwiniana dell’evoluzione fu usata per spiegare che le religioni si sono evolute da forme semplici a forme complesse, dall’animismo al politeismo, fino a culminare nel monoteismo. Da allora, la critica biblica ha assunto varie forme.

Anche se gli studiosi hanno idee diverse sulla datazione dei libri biblici, molti propendono per la teoria avanzata dal prof. Richard E. Friedman, che scrive: “Antichi scrittori produssero testi di poesia, prosa e legge nel corso di molti secoli. Successivamente alcuni redattori usarono questi documenti come fonti.” Il libro Faith, Tradition, and History analizza sia teorie di questo tipo che altre ancora.

Prove Storiche Indirette e la Questione dei Manoscritti Antichi

I primi libri della Bibbia furono scritti su materiale deperibile. Non è quindi realistico aspettarsi di ritrovare gli scritti originali, oppure le prime copie risalenti al tempo di Mosè, Giosuè, Samuele o Davide. È possibile, però, studiare prove storiche indirette dalle quali si conclude che è ragionevole accettare, come fanno vari studiosi e archeologi autorevoli, le date riportate nella Bibbia stessa.

Tremilacinquecento anni fa, quando, come indica la Bibbia, vissero Mosè e Giosuè, esistevano testi scritti nell’antico Medio Oriente. I popoli mesopotamici e gli antichi egizi producevano testi storici, religiosi, legali e letterari. Per quanto riguarda Mosè e gli israeliti, il Dictionary of the Old Testament: Pentateuch risponde: “Abbiamo ogni motivo per credere che in Canaan esistessero testi scritti nella tarda età del bronzo [ca. 1550-1200 a.E.V.]”. E aggiunge: “Considerata la pratica scrittoria antica, non c’è motivo di dubitare che i testi attribuiti a Mosè siano stati scritti quando sostengono; lo stesso vale per la maggior parte degli altri testi”.

Mappa del Vicino Oriente Antico con le aree di Mesopotamia, Egitto e Canaan

Gli scrittori biblici si rifecero a fonti più antiche? Sì, alcuni fanno riferimento a ‘libri’, che potrebbero essere stati documenti ufficiali, registrazioni genealogiche, opere storiche e documenti tribali e familiari.

Perché non sono stati ritrovati documenti biblici più antichi dei Rotoli del Mar Morto? La rivista Biblical Archaeology Review spiega: “Documenti su papiro e pelle non sono sopravvissuti nella maggior parte della Palestina, se non in regioni molto aride come l’area intorno al Mar Morto. In terreni umidi questi materiali si deteriorano. Il fatto che tali documenti non siano stati scoperti non significa quindi che non siano esistiti”. A riprova di ciò, sono stati infatti trovati centinaia di sigilli d’argilla usati per sigillare documenti. I documenti su papiro e pelle sono andati distrutti a causa del fuoco o del terreno umido, ma non i sigilli d’argilla.

La Conservazione e la Trasmissione dei Testi Biblici

Come vennero preservati i manoscritti biblici? Il libro The Bible as It Was spiega: “Le narrazioni, le leggi, le profezie e i salmi giunti fino a noi oggi come parte della Bibbia devono quindi essere stati copiati più e più volte anche durante il periodo biblico. . . . Se questi testi vennero ripetutamente copiati durante il periodo biblico, fu perché venivano usati; avevano un loro ruolo nella vita quotidiana. . . . Nessuno si sarebbe preso la briga di copiare testi senza alcun motivo”. Questo significa che i primi libri biblici vennero copiati più e più volte per quasi 1.500 anni fino al I secolo E.V.

Illustrazione di scribi antichi che copiano manoscritti

È ragionevole insistere che la mancanza di manoscritti risalenti al tempo di Mosè, Giosuè, Samuele e altri provi che i libri biblici non siano stati scritti così anticamente come sostengono? Molti studiosi concordano che la mancanza di prove non dimostra che tali manoscritti non siano esistiti. Realisticamente, quanti testi scritti su materiale deperibile sarebbero potuti arrivare fino a noi?

La Prospettiva di Gesù sulle Scritture Ebraiche

Coloro che rispettano la Bibbia potrebbero anche chiedersi come Gesù considerava la Bibbia ebraica. A quel tempo, la questione della datazione non fu mai un argomento controverso. Gesù, come gli ebrei in generale, evidentemente accettava le informazioni cronologiche contenute nelle Scritture. Riferendosi alla paternità dei primi libri biblici, Gesù menzionò il “libro di Mosè” (Marco 12:26; Giovanni 5:46). Si riferì alle narrazioni di Genesi (Matteo 19:4, 5; 24:37-39), Esodo (Luca 20:37), Levitico (Matteo 8:4), Numeri (Matteo 12:5) e Deuteronomio (Matteo 18:16). Affermò inoltre: “Tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè e nei Profeti e nei Salmi dovevano adempiersi”. Considerando la posizione critica di molti studiosi, le informazioni bibliche, le prove storiche indirette e l’opinione di Gesù, è coerente concordare con Gesù, che disse in preghiera a suo Padre, Geova Dio: “La tua parola è verità”.

L'Evoluzione del Testo Biblico e la Ricerca della "Vera Bibbia"

Dal Rinascimento alle Scoperte Moderne

La storia del testo biblico è complessa. All’epoca della Riforma e della Controriforma, cattolici e protestanti scelsero le “loro” Bibbie. Nel mondo protestante si optò per i testi originali: ebraico per l’Antico Testamento e il greco di Erasmo per il Nuovo Testamento, che più tardi, con qualche piccola correzione, fu definito il textus receptus, ovvero il testo ricevuto dalla chiesa antica e quindi ritenuto di origine divina. Nel mondo cattolico, invece, dopo il Concilio di Trento che dichiarò la Vulgata di Girolamo come testo “autentico” (normativo per la chiesa), ci fu la pubblicazione della Bibbia Vulgata Sisto-Clementina, che divenne la Bibbia ufficiale fino al Concilio Vaticano II.

Tuttavia, dal XIX secolo si cominciarono a riscoprire antichi manoscritti del Nuovo Testamento che mettevano in dubbio l’antichità del testo greco fino ad allora ritenuto ispirato. Dopo un periodo di scomuniche e critiche, si accettò la necessità di ricostruire un testo il più possibile vicino alle origini. Per l’Antico Testamento, un fatto rivoluzionario fu la scoperta dei manoscritti di Qumran, nei pressi del Mar Morto, che dimostrò come il testo ebraico arrivato fino a noi non sia molto diverso da quello di due secoli prima di Cristo.

Foto dei Rotoli del Mar Morto esposti in un museo

I Rotoli del Mar Morto erano avvolti in fasce di lino e conservati in giare. Nel 1947, nelle grotte di Khirbet Qumran, vicino al Mar Morto, fu scoperto il nascondiglio per i libri sacri di una comunità religiosa, gli Esseni, che visse nelle vicinanze tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C. I libri erano contenuti in giare di terracotta ed erano in forma di rotoli di pergamena, o frammenti di rotoli, scritti in ebraico, aramaico e greco.

Nel XX secolo, grazie alle scoperte archeologiche e a uno studio più scientifico dei testi, si è arrivati alla convinzione che il testo biblico non sia fissato una volta per sempre, ma sia una sorta di work in progress. Solo in epoca bizantina si è avuta una certa standardizzazione: per l'ebraico è il testo masoretico, per il Nuovo Testamento il cosiddetto testo bizantino, pubblicato poi da Erasmo.

La "Bibbia Vera" nel Contesto Moderno

La domanda che spesso sorge è: qual è allora la Bibbia vera, quella più vicina a ciò che hanno pensato gli autori originali dei singoli libri, quella trasmessa per secoli nella tradizione greca o, ancora, quella trasmessa nella tradizione latina? Oggi, fortunatamente, non si vuole assolutizzare un testo rispetto agli altri, ma ci si rende conto che la Bibbia, come ha detto in modo illuminante san Gregorio Magno, cresce con chi la legge, ha accompagnato i credenti per secoli e si è adattata, in qualche modo, alle loro capacità di comprendere. Oggi la si può paragonare ad un lago molto grande a cui affluiscono tanti fiumi e torrenti, manifestando così la ricchezza della Parola di Dio.

Diagramma che illustra le diverse tradizioni testuali della Bibbia (ebraica, greca, latina, ecc.)

Allo stesso tempo, siamo in una posizione completamente nuova rispetto alle generazioni passate. Non possiamo più leggere la Bibbia come se non ci fosse lo studio critico dei testi e continuare ad usarla, come gli antichi, solo come fonte materiale di idee fuori dalla storia, ritenute eterne e immodificabili. Oggi abbiamo consapevolezza che quei libri sono stati modificati eccome! Anzi, spesso le idee elaborate dalle teologie delle diverse epoche hanno portato alcuni copisti a cambiare i testi per corrispondere a quelle idee, e quei cambiamenti sono entrati poi nel testo, diventando sacri per le generazioni successive (l’esempio più famoso è il cosiddetto comma johanneum nella prima Lettera di Giovanni 5,7).

Da questa consapevolezza dovrebbe derivare un metodo per leggere così tutta la tradizione cristiana, anche le formulazioni dogmatiche che si sono elaborate lungo la storia nei concili e nei pronunciamenti papali. Come è possibile, infatti, continuare a difendere come leggi vincolanti per la vita del credente formulazioni che sono legate a determinati contesti storici, mentre con molta facilità interpretiamo e contestualizziamo alcuni contenuti della Bibbia? O come è possibile, in altri casi, che si continui a citare in modo destoricizzato la Bibbia per confermare idee ormai obsolete accumulatesi lungo la storia, negando di fatto la dimensione umana e quindi storica della Scrittura?

La Bibbia: Un Libro di Fede e di Studio

La Bibbia è un libro di fede, ma è anche un oggetto di studio per gli storici. L'interpretazione religiosa della Bibbia serve per capire cosa vuole dire Dio al lettore in qualsiasi momento della storia, mentre l'interpretazione scientifica vuole scoprire quale significato aveva il testo biblico per l'uomo che l'ha scritto, in un dato momento storico e all'interno di una determinata cultura.

Struttura, Contenuti e Lingue della Bibbia

L'Antico Testamento (Scritture Ebraiche)

Il nome Bibbia deriva dal greco biblìa, "libri (in forma di rotolo)". Per i cristiani si divide in Antico e Nuovo Testamento. L'Antico Testamento, o Bibbia ebraica, è la raccolta dei libri sacri degli Ebrei. Si tratta di opere di genere assai diverso, scritte in un arco di tempo molto vasto, che espongono la storia del popolo d'Israele nell'antichità, le sue leggi e le sue idee religiose.

Gli Ebrei chiamano la loro scrittura sacra Tanach, dalle iniziali delle parole ebraiche Legge, Profeti e Scritti. Essi ritengono ispirati da Dio solo i libri scritti e tramandati in lingua ebraica o aramaica. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse orientali, invece, ritengono sacri anche i libri scritti o tramandati in greco, che sono: Siracide (detto anche Ecclesiastico), Sapienza, 1 e 2 Maccabei, Tobia, Giuditta, Baruch, e le parti aggiunte in greco nei libri di Daniele e di Ester. Le chiese cristiane riformate (o protestanti) chiamano questi libri apocrifi (cioè nascosti) e non li ritengono ispirati.

L'Antico Testamento è scritto per la maggior parte in ebraico, una lingua semitica (cioè simile all'arabo e a lingue antiche come l'accadico e il fenicio). L'ebraico era la lingua parlata e scritta nel 1° millennio a.C. nel regno di Giuda; dopo l'esilio in Babilonia fu sostituita come lingua parlata dall'aramaico e poi dal greco, ma è sopravvissuta fino a oggi come lingua sacra e di cultura. Una forma diversa è parlata nello Stato d'Israele. L'aramaico fu in origine la lingua degli Aramei, un popolo nomade del Vicino Oriente che tra il 2° e il 1° millennio a.C. divenne sedentario.

Nell'antichità (e ancora oggi nel culto ebraico) i libri dell'Antico Testamento erano scritti su rotoli di pergamena. I rotoli biblici più antichi giunti fino a noi sono quelli trovati presso il Mar Morto, che però contengono solo una parte dell'Antico Testamento. I migliori esemplari della Bibbia ebraica completa sono del X (codice di Aleppo) o dell'XI secolo d.C.

L'Antico Testamento fu tradotto dapprima in greco, poi anche in siriaco e in aramaico. Queste antiche versioni sono importanti per ricostruire il testo originale, perché traducono esemplari in ebraico più antichi di quelli a nostra disposizione. La versione greca dell'Antico Testamento, iniziata attorno al III secolo a.C. con la traduzione del Pentateuco (la Septuaginta), divenne la scrittura sacra dei cristiani e fu tradotta in molte lingue (latino, siriaco, copto, armeno, etiopico e altre). In Occidente prese il suo posto la traduzione latina di san Girolamo (la Vulgata), fatta direttamente sul testo ebraico nel IV secolo d.C., che divenne con il tempo la versione ufficiale della Chiesa di Roma.

Il Nuovo Testamento

Per Nuovo Testamento si intende l'insieme dei libri sacri dei cristiani che narrano la vita, le opere e le parole di Gesù di Nazareth (Vangeli) e delle prime comunità cristiane (Atti degli apostoli). Questi libri espongono la nuova fede (lettere di Paolo, di Giacomo, di Pietro, di Giovanni, di Giuda e lettera agli Ebrei) e rivelano il destino finale del mondo (Apocalisse di Giovanni). Il centro del messaggio del Nuovo Testamento è la vicenda di Gesù di Nazareth e la fede nella sua resurrezione dopo la morte.

Il testo greco del Nuovo Testamento ci è stato tramandato da migliaia di manoscritti e da frammenti su papiro ritrovati in Egitto (il più antico è del II secolo d.C.). Il Nuovo Testamento, assieme all'Antico Testamento greco, fu presto tradotto nelle lingue dei vari paesi in cui si diffuse il cristianesimo. Anche in questo caso, la Chiesa cattolica ha usato a lungo come testo ufficiale la traduzione in latino di san Girolamo.

Foto di un frammento di papiro del Nuovo Testamento

Gli scritti del Nuovo Testamento non nacquero per opporsi alle scritture ebraiche, che i cristiani continuarono a ritenere sacre e ispirate, ma per diffondere il nuovo messaggio religioso nella forma che si riteneva più corretta e senza doversi spostare da una comunità all’altra. I testi più antichi del Nuovo Testamento sono infatti le lettere di un discepolo di Gesù, Paolo di Tarso, che si rivolge alle comunità cristiane. Gli studiosi ritengono che solo sette lettere del Nuovo Testamento (1 Tessalonicesi, 1 e 2 Corinzi, Galati, Filippesi, Filemone, Romani) siano state scritte da Paolo, mentre le altre (2 Tessalonicesi, Colossesi, Efesini, 1 e 2 Timoteo, Tito) sarebbero da attribuire ai suoi discepoli. Paolo sostiene che per ottenere la salvezza la fede in Cristo è più importante della Legge di Mosè: l'esposizione più completa del suo pensiero si può leggere nella Lettera ai Romani.

Gli Atti degli apostoli sono la continuazione del vangelo di Luca e narrano le vicende della comunità cristiana dall'assunzione in cielo di Gesù all'arresto di Paolo e al suo arrivo a Roma. L'Apocalisse ("rivelazione") espone per mezzo di simboli una profezia sull'intervento di Dio nella storia, profezia che riguarda sia il presente della comunità cristiana sia il suo futuro ultimo.

Storia e Sviluppo della Narrazione Biblica

La storia d'Israele è preceduta da una sorta di 'preistoria' (Genesi 1-11), che va dalla creazione del mondo e dell'uomo (Adamo ed Eva) ad Abramo, capostipite del popolo d'Israele. La storia narrata nell'Antico Testamento non è storia in senso moderno, cioè basata su testimonianze antiche e su ricerche scientifiche: essa vuole mostrare il continuo intervento di Dio nelle vicende del popolo d'Israele. Gli studiosi moderni ritengono che quest'idea della storia sia nata al tempo dell'esilio in Babilonia, dopo la distruzione di Gerusalemme e la fine del regno di Giuda (587 a.C.). In quel momento la fede di Israele era in crisi, perché nella mentalità antica la sconfitta di un popolo era segno di quella del suo dio da parte del dio del vincitore. Tuttavia, i profeti interpretarono l'esilio come un segno della potenza di Dio, che puniva Israele per non essere stato fedele alla sua Legge.

Ma quando era nata 'la Legge', cioè la religione degli Ebrei come è descritta nei libri del Pentateuco, che espongono tutti i precetti da seguire? I libri storici della Bibbia ci affermano che la Legge fu rivelata da Dio a Mosè sul monte Sinai, durante il viaggio dall'Egitto alla Palestina, ma dicono anche che fu continuamente trasgredita, e praticamente ignorata, dai tempi di Giosuè a quelli del re Giosia (VII secolo a.C.: 2 Re 22). Una buona parte degli storici di oggi ritiene invece che la fede nell'esistenza di un solo Dio, fondamento della legge sacra, non sia nata dal nulla ma sia frutto di una lunga evoluzione a partire da una religione simile a quella degli altri popoli dell'Oriente, evoluzione in cui ebbe un ruolo importante proprio la predicazione dei profeti.

(Documentario) Il Mondo Della Bibbia - Il Nuovo Testamento, I Vangeli

In tutto il Vicino Oriente, e anche nel mondo classico, esistevano personaggi simili ai profeti d'Israele: erano uomini e donne che avevano il preciso compito di conoscere la volontà degli dei per comunicarla al re o alla gente comune (vedi il profeta Balaam, Numeri 22-25). I profeti biblici, prima dell'esilio, predicavano l'adorazione di un unico Dio, la giustizia e la compassione per i più deboli, e condannavano le forme sbagliate di religione (Amos 4). Durante e dopo l'esilio, invece, i profeti vogliono soprattutto dimostrare che Dio aveva punito gli uomini per i loro peccati, ma annunciano anche che presto li consolerà e li ricondurrà nella loro terra (Isaia 40, 1-11), per rifondare la comunità su basi nuove (Geremia 31; Isaia 55; Ezechiele 40-48), e che l'unico Dio sarà conosciuto e adorato da tutti i popoli della Terra (Isaia 56, 1-8, Zaccaria 14, 16-21).

I cosiddetti libri sapienziali o poetici sono in generale i più recenti dell'Antico Testamento: essi danno consigli pratici di vita (Proverbi 10-31; Siracide), descrivono poeticamente i principi della religione (Proverbi 1-9, Sapienza, Cantico dei Cantici) o discutono in forma polemica le idee religiose di altri autori (Giobbe, Qoelet). I libri dell'Antico Testamento furono scritti in epoche diverse e talvolta esprimono idee in contrasto tra di loro. La prima forma di interpretazione della Bibbia furono le aggiunte e le correzioni che vennero fatte ai testi. Gli esemplari più antichi di commentario biblico in ebraico si trovano tra i manoscritti del Mar Morto. Nel cristianesimo, l'interpretazione dell'Antico Testamento fu fondamentale per la nascita della nuova religione.

Come Consultare i Testi Biblici

Le edizioni moderne della Bibbia sono divise in capitoli e versetti. Dopo il nome del libro (intero o abbreviato, per esempio Gen. per Genesi), il primo numero indica il capitolo, il secondo (dopo la virgola) il versetto.

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