Il santuario di Santa Filomena, situato a Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino, riveste un'importanza storica e religiosa notevole. Al suo interno, dal 10 agosto 1805, è custodito il corpo di santa Filomena, vergine e martire.
La Storia del Santuario e del Corpo di Santa Filomena
La costruzione dell'edificio iniziò nel 1580 per volere del comune di Mugnano del Cardinale. La storia legata alla traslazione del corpo della santa è particolarmente significativa.
Don Francesco De Lucia, figura di spicco legata al santuario, prima del suo sacerdozio insegnò filosofia presso la casa d'Iliceto, il noviziato dei religiosi di sant'Alfonso de' Liguori. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 19 settembre 1796, si stabilì a Napoli, dove fondò una scuola di filosofia e letteratura. A Napoli, De Lucia godeva di grande stima da parte di personalità influenti, tra cui monsignor Bartolomeo De Cesare, futuro vescovo di Potenza, e san Giuseppe Pignatelli, restauratore della Compagnia di Gesù.
Nel 1805, don Francesco De Lucia si recò a Roma per accompagnare il vescovo di Potenza, Bartolomeo De Cesare, in una visita ufficiale per conto di Ferdinando IV di Napoli. Il viaggio di ritorno da Napoli iniziò la sera del 9 agosto, con l'intenzione di fare ritorno a Mugnano la mattina del 10 agosto. Fu in questa data che il corpo della santa venne posto nella chiesa della Madonna delle Grazie.
Nel settembre dello stesso anno, don Francesco De Lucia donò il corpo della santa al comune di Mugnano del Cardinale. Successivamente, il 22 aprile 1836, il comune, a sua volta, lo donò al re Ferdinando II delle Due Sicilie, insieme alla chiesa stessa. Questa cessione è documentata in una lettera del 16 maggio 1836, inviata dal sindaco al Re, nella quale si esprimeva la volontà del Decurionato di cedere ogni diritto comunale sulla chiesa e sul sacro corpo della gloriosa santa, considerando il grande vantaggio derivante dalla fondazione di un ministero di religiose Salesiane per la custodia del Santuario.
Il 10 agosto 1835, un evento miracoloso segnò la storia del santuario: avvenne la guarigione di Pauline Jaricot, fondatrice dell'Opera della Propagazione della Fede, all'interno del santuario di Santa Filomena.

Il Furto della Statua di Santa Filomena a Sassuolo
Un evento di cronaca recente ha destato sdegno e amarezza nella comunità di Sassuolo: il furto della statua di Santa Filomena dall'altare della cappella delle Carandine, adiacente alla chiesa di San Giorgio.
L'amara sorpresa è stata scoperta da una delle suore collaboratrici della parrocchia di San Giorgio. La statua, trafugata da sotto l'altare, ha immediatamente suscitato l'allarme, seguito da incredulità e indignazione tra i vertici parrocchiali e i fedeli. L'episodio, oltre a muovere sdegno, provoca anche una certa rabbia, data la natura apparentemente immotivata del furto.
Il valore della statua, realizzata in ceramica, è considerato esiguo, suggerendo che il furto non sia avvenuto per motivi di lucro. Questo aspetto aumenta il senso di amarezza e delusione tra coloro che frequentano la cappella, luogo sacro e di devozione, dove è sepolto anche il Servo di Dio, don Alfonso Ugolini.
Una fedele devota di don Ugolini, che è solita visitare la cappella quotidianamente, ha raccontato di aver notato la nicchia vuota, inizialmente pensando a una rimozione per pulizia. La consapevolezza che la santa sia stata rubata in pieno giorno è stata percepita come un atto oltraggioso, specialmente considerando che la chiesa viene chiusa di notte, come la vicina San Giorgio.
Si attende ora un possibile "pentimento" da parte del ladro, dato che la rivendita della statua rubata non offrirebbe reali possibilità di guadagno. Lo sdegno è unanime in città, con numerosi post di condanna sui social media. L'atto viene considerato uno sfregio ai fedeli e a un luogo caro alla memoria di molti sassolesi.

Dettagli del Furto e Reazioni dei Fedeli
Il furto è stato perpetrato dall'Oratorio delle Carandine, una chiesetta storica situata tra il Duomo cittadino di San Giorgio e gli edifici parrocchiali. La statua di Santa Filomena era collocata sotto l'altare della cappella principale. L'atto non trova spiegazioni plausibili, poiché, al di là dell'aspetto religioso, la statua in terracotta non possedeva un valore particolare né era particolarmente protetta.
Sebbene la parte frontale dell'altare fosse protetta da un vetro, il lato corto era sguarnito, rendendo relativamente semplice l'asportazione del manufatto. Tuttavia, la facilità del furto non diminuisce la gravità del gesto, trattandosi di un luogo sacro e caro ai sassolesi.
L'indignazione monta, soprattutto sui social network, dove si moltiplicano i messaggi di condanna. Il furto è considerato un gesto inqualificabile e inspiegabile, soprattutto considerando il valore economico irrisorio dell'oggetto trafugato. La scoperta della scomparsa della statua è avvenuta solo dopo alcuni giorni, nonostante la chiesa rimanga aperta per lunghi tratti della giornata.
L'episodio ha scosso profondamente la comunità, che considera le "Carandine" non solo un luogo di devozione, ma anche un importante punto di memoria collettiva.
Contesto Storico dell'Edificio di Sassuolo
L'edificio in questione, la cui storia è legata alla Compagnia dei Battuti o dei Flagellanti, fu fondato nel 1325. La Compagnia ottenne il permesso dall'abate di Nonantola di costruire una casa fuori dalle mura cittadine per accogliere poveri, infermi e pellegrini.
Tra il 1589 e il 1597, la chiesa fu ricostruita su quella preesistente, con dimensioni maggiori, e sul lato nord venne aggiunto il coro poligonale. Nel 1798, la Repubblica Cisalpina incamerò i beni della Compagnia e li mise in vendita. L'avvocato Giovanni Battista Veratti, all'epoca sindaco di Nonantola, acquistò questi beni e cedette la chiesa all'Abbazia, mentre dall'ospedale ricavò degli appartamenti da affittare.
Durante la Prima Guerra Mondiale, la chiesa fu utilizzata come ricovero per i militari e successivamente come magazzino. L'edificio, dopo i restauri e la ricostruzione del 2004, presenta un portico a tre arcate in stile rinascimentale e un'abside a forma pentagonale, sormontata da un campanile a torre che richiama le forme romaniche dell'Abbazia. Questo luogo si trova lungo il cammino principale della Via Romea Strata da Tarvisio a Roma.