Esplorare il Monte Redentore a Formia è molto più di una semplice escursione; è un vero e proprio percorso spirituale e un suggestivo viaggio nella natura selvaggia dei Monti Aurunci, nel Lazio. Qui, la passione per la montagna si unisce alla contemplazione e alla fede, offrendo panorami mozzafiato sul Golfo di Gaeta e sulle isole Pontine. Questa zona, parte dell'Antiappennino laziale, è un punto di partenza per una miriade di sentieri, tra cui l'affascinante anello che conduce alla Cima del Redentore.

Punto di Partenza e Avvicinamento
Il punto di partenza del pellegrino o dell'escursionista che intende cimentarsi con l'emozione di percorrere questo sentiero religioso è l'antico borgo medioevale di Maranola, una frazione di Formia, situato alle pendici dei Monti Aurunci. Da qui, si imbocca la strada provinciale Maranola-Redentore e dopo circa 5 chilometri si raggiunge la località Campone, a circa 752 metri di altitudine, dove gli avventori sono accolti da un'attrezzata area picnic dislocata nel folto bosco.
Proseguendo per circa 1 km, si arriva al Rifugio Pornito (819 m / 820 m), il punto in cui solitamente si lascia l'auto. Questo è un luogo panoramico molto suggestivo, ideale per una piccola pausa prima di iniziare il trekking. Dal Rifugio Pornito partono numerosi sentieri di accesso ai Monti Aurunci, tra cui l'itinerario ad anello verso il Redentore.
Il Sentiero verso la Cima del Redentore
Abbandonata l'auto, si imbocca il sentiero contraddistinto dal numero CAI 960 (indicato anche come sentiero 60 dalla segnaletica del Parco Naturale), seguendo il percorso brecciato che gradualmente comincia ad inerpicarsi sul Monte Altino. La "Strada della Statua" nasce nel 1900, allorquando fu trasportata l'imponente immagine del Redentore che sovrasta la cima del Monte.
Il sentiero è in costante salita, inizialmente lieve e poi, dopo un paio di chilometri, diventa più ripido, proprio all'inizio di una serie di tornanti. Il tragitto, di circa 7,5 km (andata e ritorno), è caratterizzato da una bassa vegetazione costituita prevalentemente da piccoli cespugli di salvia ed elicriso, che riempiono l'aria con i loro profumi. Il percorso, molto panoramico, è adatto a tutti e può essere affrontato in tutte le stagioni, sebbene si sconsiglino le calde giornate estive a causa dell'esposizione, della quota e della mancanza di boschi, che possono rendere il cammino faticoso e spiacevole. La durata complessiva del percorso, comprese le soste, è di circa 3 ore e mezza.

L'Eremo di San Michele Arcangelo
Lungo la salita, a quota 1160 metri di altezza, si incontra il suggestivo Eremo di San Michele Arcangelo. Questo piccolo santuario rupestre, totalmente incastonato nelle pareti rocciose del monte e perfettamente mimetizzato con esso, è un luogo che lascia attoniti, increduli e al contempo profondamente colpiti. La chiesetta mostra solo una facciata in pietra, dove si notano, oltre al portone ogivale e al rosone soprastante, due elementi aggettanti ai lati, somiglianti a torrette. In alto a quella di sinistra si trova una piccola struttura in pietra che sorregge una campanella. Ciascun elemento è interrotto da due finestrelle, una grande in basso e una più piccola in alto.
L'antica grotta sacra, oggi protetta da una struttura neogotica del XIX secolo, custodisce una sorgente che disseta i pellegrini e la statua del santo. L'originario cenobio fu realizzato nell’830 d.C., come attestato da documenti facenti parte del Codex Diplomaticus Cajetanus, una serie di preziosi documenti storici redatti all’interno dell’Abbazia di Montecassino. L'effige del santo, secondo la leggenda, risalirebbe all’epoca romana, ma studi storici ritengono sia del XVI secolo, attestato anche dalle iniziali P.F. sulla statua, riferibili allo scultore Pompeo Ferrucci, vissuto tra il XVI e il XVII secolo.
Ogni anno, la prima domenica dopo il 13 giugno, una processione di devoti sale al santuario-eremo con la statua del santo. Dal balcone naturale antistante la piccola chiesa, comodamente adagiati su di una terrazza naturale, si può ammirare un magnifico panorama che spazia su buona parte della costa del Lazio meridionale, in particolare verso Formia, Gaeta e il Monte Orlando, unendo idealmente il Golfo di Napoli con il porto di Gaeta.

La Sella Sola
Dopo aver ammirato l'Eremo, in pochi minuti, il sentiero si apre su un altro scenario mozzafiato: quello della Sella Sola (1.226 m), ai piedi del Monte Redentore. Questa grandissima vallata, circondata alle spalle da una faggeta rigogliosa, accoglie l'escursionista ricoperta dai tipici cespugli della macchia mediterranea e dai profumi della salvia e dell'elicriso. È qui, a un crocevia, che si continua l'ascesa verso la vetta.
La Cima del Redentore (1252 m)
Arrivati in cima, dopo aver percorso i pochi tornanti finali, si raggiunge la vetta del Monte Redentore, che ospita una cupola rocciosa sul cui tetto è posta la statua in bronzo del Redentore. La Statua, austera e grandiosa, incute anche un po' di timore con la sua presenza imponente. Fa parte delle 20 statue commissionate da Papa Leone XIII per accogliere il XX secolo e scongiurare le guerre e le atrocità che avevano accompagnato il secolo precedente.
Con l'Enciclica Praeclara del 1894, Papa Leone XIII espresse un giudizio deludente sul secolo XIX, augurando al contempo un prosperoso e pacifico XX secolo. Il suo consigliere Conte Acquaderni gli propose di iniziare il Secolo collocando 19 monumenti al Redentore sulle vette italiane più belle e panoramiche. I monumenti divennero poi 20 quando Ludovico Pecci, nipote del Papa, volle aggiungerne un altro a Monte Capreo di Carpineto Romano, luogo di nascita dello zio. L'arcivescovo di Gaeta propose la vetta del Monte Altino per una di queste statue.
La Statua, realizzata dalla Ditta Rosa Zanazio e fusa dalla Fonderia Tuse Mense di Parigi in un unico blocco, aveva un peso complessivo di ventuno quintali. Fu trasportata per via ferroviaria e arrivò a Formia nel settembre del 1900. Dalla città fu portata fino a Maranola con un enorme carro trainato da quattro buoi e conservata nella Chiesa dell’Annunziata del piccolo borgo formiano per tutto il periodo invernale, prima di essere posizionata in vetta in maniera molto difficoltosa con l'ausilio di un enorme carro.
Monte Redentore - Formia
Panorami dalla Vetta
La vetta offre una balconata naturale a strapiombo sul mare, tra infinite sfumature di blu, delimitata da una staccionata di legno, regalando la vista più panoramica di tutta l'escursione. Da qui, è possibile ammirare tutto il litorale di Formia, Gaeta e Scauri, la foce del Garigliano, il Monte Massico, il Vesuvio, il Monte Faito e le isole di Ischia, Capri, Ponza e Ventotene. Si è praticamente su una terrazza totalmente aperta, con una vista spettacolare che solo pochi sentieri sanno regalare. La fantastica vista panoramica, unita alle favorevoli condizioni meteo, permette di estendere lo sguardo fino all'isola di Capri.
Percorsi Alternativi e Opzioni
Il percorso ad anello può essere completato scendendo per lo stesso sentiero dell’andata e, una volta giunti al crocevia sulla Sella Sola, imboccare il sentiero interno lungo il bosco. In autunno, i boschi degli Aurunci regalano i tipici colori dorati degli alberi che si preparano all’inverno, con sentieri che si alternano tra tratti boschivi e zone più lunari/rocciose della Sella Sola. Lungo il sentiero si passa anche per una zona picnic attrezzata con tavoli e barbecue in pietra.
Per gli amanti della Mountain Bike, esiste uno dei percorsi più amati dei Monti Aurunci che raggiunge il Monte Altino. La discesa, tecnica, prosegue passando per l'eremo di San Michele e chiude un anello con una serie di tornanti lungo un single track abbastanza impegnativo. In alternativa, si può ritornare percorrendo la stessa strada al contrario.
Prima dell'Escursione: La Montagna Spaccata e la Grotta del Turco
Prima di recarsi verso il punto di partenza dell'escursione al Monte Redentore, è possibile visitare altri luoghi suggestivi nelle vicinanze, come la famosissima Montagna Spaccata e la "Grotta del Turco" a Gaeta. La Montagna Spaccata è una formazione rocciosa situata lungo la costa di Gaeta, una spaccatura naturale nella roccia calcarea che si estende verticalmente verso il mare. La zona è arricchita da una chiesa medievale, la Chiesa di San Francesco, che aggiunge un elemento storico e spirituale al luogo.
La Grotta del Turco è collegata sia a un'antica tradizione religiosa secondo cui venne alla luce al tempo della morte di Cristo, quando si squarciò il velo del tempio di Gerusalemme, sia a diverse credenze popolari. Tra queste, la più famosa è l'impronta della mano di un marinaio turco su una roccia. Visitare questi luoghi offre un meraviglioso e suggestivo inizio alla giornata, prima di immergersi nell'escursione montana.